Battaglia di Montecassino

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Coordinate: 41°29′24″N 13°48′50″E / 41.49°N 13.813889°E41.49; 13.813889

Battaglia di Montecassino
parte della campagna d'Italia della seconda guerra mondiale
Monte Cassino.jpg
Rovine di Montecassino dopo il pesante bombardamento alleato
Data12 gennaio 1944 - 19 maggio 1944
LuogoCassino, valle del Liri
EsitoVittoria alleata
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
80.000 tedeschi, 1.500 italianiinizialmente 105.000 uomini
Perdite
ignote, forse 20.000 o piùcirca 55.000 perdite
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La battaglia di Montecassino (in inglese Battle of Monte Cassino, in tedesco Schlacht um Monte Cassino, conosciuta in Italia anche come "battaglia di Cassino") fu una serie di duri combattimenti svoltisi tra il gennaio e il maggio 1944 tra le forze degli Alleati e quelle della Wehrmacht durante la campagna d'Italia nella seconda guerra mondiale.

Il teatro delle operazioni vide le truppe alleate raggruppate nella 5ª Armata americana del generale Mark Clark assaltare, dopo il vittorioso sbarco a Salerno, la linea Gustav a sud di Roma, difesa dalle esperte truppe tedesche della 10ª Armata comandata dal generale Heinrich von Vietinghoff. Il perno difensivo tedesco sulla Gustav era rappresentato dall'abitato di Cassino che controllava l'accesso alla valle del Liri, e dall'abbazia di Montecassino che sovrastava la valle e permetteva ai difensori di controllare i movimenti delle truppe nemiche. La valle era dunque l'unica via d'accesso agevole per le colonne di uomini e mezzi alleati diretti verso la capitale, e divenne quindi un caposaldo difeso tenacemente dai tedeschi, che impegnarono per oltre cento giorni le forze avversarie in un'accanita guerra di posizione che per ampi tratti fu molto simile alla cruenta guerra di trincea che caratterizzò la prima guerra mondiale[1][2].

La battaglia fu caratterizzata, oltre che dai violenti scontri, anche dal discusso bombardamento aereo alleato che distrusse la secolare abbazia di Montecassino, il quale procurò non poche critiche ai comandi anglo-americani, a cui erano già rimproverati i fallimentari attacchi che continuavano a susseguirsi invano contro le tenaci linee difensive tedesche nel settore. Dopo un difficile inverno, in cui gli anglo-americani riuscirono a rinforzare e riorganizzare le proprie truppe, lo sfondamento della linea Gustav avvenne solo a metà maggio con l'operazione Diadem, che permise alle forze Alleate di irrompere oltre le difese tedesche che difendevano Montecassino e contemporaneamente sfondare il perimetro difensivo tedesco contro la testa di sbarco ad Anzio. Dopo questa azione le forze Alleate poterono aprirsi la strada per la conquista di Roma, mentre le truppe tedesche in Italia su ordine di Albert Kesselring si ritirarono schierandosi sulla successiva linea difensiva, la famosa linea Gotica, lungo la quale continuarono a opporre una efficace resistenza fino alla fine della guerra.

Contesto strategico[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la conquista della Sicilia, l'invasione della penisola nel 1943 mise le truppe alleate, per la prima volta in tre anni, faccia a faccia con l'esercito tedesco in una campagna di lunga durata sul suolo continentale europeo. All'inizio del 1944 l'Italia era l'unico fronte attivo degli Alleati nell'Europa controllata dai nazisti, ma l'avanzata era dolorosamente lenta e la campagna stava diventando motivo di imbarazzo e suscitava tensioni crescenti fra gli anglo-americani[3]. Fin dalla conferenza di Casablanca del gennaio 1943 nacquero tra gli Alleati dure divergenze sulla condotta della guerra in Europa: gli americani, fedeli alla regola militare per cui chi attacca deve raggiungere il proprio obiettivo per la via più breve e con la massima forza, guardavano con estrema diffidenza la volontà britannica di procrastinare l'invasione della Francia. Il teatro del Mediteranneo agli occhi del capo di stato dell'esercito statunitense, George Marshall, era secondario e rappresentava un salasso di uomini e risorse che sarebbe stato più utile impiegare in Francia, ma Winston Churchill, tormentato come tutti gli inglesi dai fantasmi del fronte occidentale della generazione precedente e dalle debacle subite in Norvegia, Francia e Grecia, era deciso a rinviare l'operazione Overlord finché la sua riuscita non fosse stata molto più sicura[4]. Alla fine Churchill e gli inglesi ebbero la meglio, e si raggiunse un compromesso che prevedeva l'invasione della Sicilia a cui avrebbe fatto seguito l'invasione dell'Italia meridionale, seppur con forze molto esigue e ancora da concordare[5]. Dopo la vittoriosa campagna di Sicilia e la caduta del fascismo nell'estate del 1943, i capi delle forze aeree alleate si espresso fortemente a favore dell'invasione dell'Italia, che avrebbe permesso all'aviazione di utilizzare i campi aerei di Foggia come base per bombardare obiettivi importanti nella Germania meridionale e nei Balcani, dando una spinta significativa alle intenzioni strategiche alleate. L'8 settembre l'Italia si arrese agli Alleati e i tedeschi iniziarono le operazioni di occupazione della penisola, mentre il giorno seguente gli anglo-americani sbarcarono a Salerno[6]. Nonostante i tedeschi arrivarono ad un passo dal successo a Salerno, le truppe della 5ª Armata del generale Mark Clark resistettero tenacemente, e dopo dieci giorni di furiosi combattimenti gli Alleati poterono organizzarsi per iniziare la loro avanzata verso nord. Dopo i combattimenti di Salerno, il comandante tedesco dell'Heeresgruppe C nel sud Italia, feldmaresciallo Albert Kesselring, con il comandante della 10ª Armata Heinrich von Vietinghoff, iniziò i preparativi per la difesa della penisola a sud di Roma, con il benestare dello stesso Adolf Hitler[7].

Dopo la resa dell'Italia Pietro Badoglio si recò a Malta dove il 29 settembre firmò il cosiddetto armistizio lungo a bordo della corazzata Nelson, nonostante le proteste della delegazione italiana perché esso comportava la resa incondizionata e perché i termini della resa stessa dovevano essere applicati da un governo italiano sotto la direzione di una commissione d'armistizio, pregiudicando quindi la possibilità a casa Savoia di tornare al potere[8]. Le condizioni per gli italiani sarebbero potute migliorare con il loro contributo nello sforzo bellico, per gli Alleati quindi, la cobelligeranza aveva un'importanza politica, ma Badoglio inizialmente si oppose a questa condizione cercando di arrivare ad un compromesso offrendo truppe italiane per combattere a fianco degli Alleati. Era facile immaginare la ferocia con cui i tedeschi si sarebbero sfogati contro la popolazione civile nel caso in cui l'Italia gli avesse dichiarato guerra, ma per gli Alleati era fondamentale avere un'alternativa politica che potesse contare sulla lealtà degli italiani dopo l'insediamento a Salò della Repubblica Sociale Italiana nata per volere di Hitler. Dopo accese trattative l'11 ottobre il governo Badoglio dichiarò guerra ai tedeschi[9].

La città di Napoli cadde il 1º ottobre e gli Alleati per poter proseguire l'avanzata dovettero affrontare la prima linea difensiva allestita dai tedeschi in Italia, la linea del Volturno, che consentì ai difensori di immobilizzare gli anglo-americani il tempo necessario per consentire alle truppe della Wehrmacht di sistemare il grosso delle difese lungo la linea Bernhardt, dietro la quale il generale Hans Bessel, capo del genio di Kesselring, stava ultimando i preparativi per l'allestimento della temibile linea Gustav[10]. Il 2 ottobre Harold Alexander, il comandante del 15º gruppo d'armate in Italia, stabilì le operazioni future per l'8ª Armata britannica e la 5ª Armata, che dovevano svolgersi in due fasi. La prima doveva essere un'avanzata per occupare una linea da Termoli sulla costa adriatica, attraverso Isernia e Venafro, fino a Sessa Aurunca sul versante tirrenico; mentre la seconda fase doveva essere un'avanzata su una linea molto più a nord di Roma. L'ordine per Clark era d'impadronirsi di una testa di ponte al di là del Volturno, procedere verso la valle del Liri, quindi verso Roma, mentre Bernard Law Montgomery avrebbe avuto il compito di avanzare passando per Termoli e Pescara, da dove partiva la strada meno montuosa per la capitale d'Italia. Sia Alexander che Montgomery sapevano che quella in cui sarebbe stata impegnata l'armata britannica era la strada più breve e diretta per Roma, così come lo sapeva Clark[11]. Infatti questi ordini fecero nascere nel generale statunitense il presentimento che i britannici intendessero prendersi se non completamente, almeno in parte, i meriti per la futura conquista della capitale. Ciò irritò Clark e i comandi americani che avrebbero di gran lunga preferito assumersi gli onori di entrare nella capitale dopo gli enormi sforzi che la 5ª Armata aveva profuso durante lo sbarco di Salerno e nei successivi combattimenti. Clark insistette con Alexander circa i problemi logistici creati da un'armata bi-nazionale, cercando così di far spostare dalle dipendenze della 5ª Armata il X Corpo britannico, ma Alexander non fece nulla a riguardo. La presenza del X Corpo d'armata britannico tra le forze della 5ª Armata divenne quindi la prova per Clark che i britannici volevano "giocare sicuro", assicurandosi in qualunque caso la presenza di forze britanniche durante il trionfale ingresso a Roma[12].

I piani iniziali stabiliti per il 15º gruppo d'armate, ossia la conquista degli aeroporti di Foggia e del porto di Napoli erano già stati raggiunti, ma l'euforia della vittoria di Salerno spinse i comandanti alleati a valutazioni strategiche troppo ottimistiche. Alexander credeva che dopo Salerno i tedeschi si sarebbero ritirati inesorabilmente al di là della pianura Padana, e la sua direttiva strategica prevedeva la conquista di Rimini e Firenze prima di Natale, ma l'8 ottobre Ultra costrinse il generale a rivedere i piani. Quel giorno fu decodificato un messaggio del LXXVI Panzerkorps che forniva dettagli di tre successive linee difensive a sud di Roma, l'ultima delle quali era indicata come "Linea d'Inverno" o "Gustav". Vi erano notizie e particolari topografici per far capire che questa era chiamata anche linea Bernhard, e qualche giorno dopo gli Alleati furono informati di una linea ancor più formidabile che doveva essere creata da costa a costa negli appennini a nord di Firenze. Relazioni precise riferirono inoltre che a sud di Roma sarebbero state impiegate le migliori divisioni tedesche della riserva strategica, cioè il gruppo d'armate B[13], rendendo così chiaro ad Alexander che la conquista di Roma sarebbe stata avvenuta solamente dopo un violento combattimento intorno ai monti di Cassino. «Quello fu il momento della vera nascita della campagna d'Italia» scrisse il generale britannico nelle sue memorie[13].

Avvicinamento e preparazione[modifica | modifica wikitesto]

Roma, uomini della "Hermann Göring" mettono al sicuro le opere d'arte provenienti da Montecassino e Napoli[N 1].

I tedeschi erano fortemente impegnati in Italia; Alexander calcolò che tredici divisioni Alleate tenevano impegnate ben diciotto divisioni nemiche, e per ogni divisione tedesca in Italia ce n'era una di meno che combatteva contro i sovietici o che poteva minacciare gli Alleati sul fronte occidentale l'anno successivo. Se questa visione fosse stata ampliata a tutta la regione del Mar Mediterraneo, e cioè se il nemico grazie alla presenza alleata in Italia, fosse stato costretto a difendere anche la costa francese, i Balcani e la Grecia, l'equilibro sarebbe stato ancora più favorevole. Ma ciò non tranquillizzò i comandanti americani i quali capirono ben presto che questa regola valeva anche nel senso opposto, e per ogni divisione Alleata in Italia ce n'era una di meno disponibile in Normandia. Anzi, in preparazione di Overlord vennero ritirate dall'Italia alcune delle migliori divisioni anglo-americane. Tutto ciò che Marshall e i comandi americani volevano in Italia, era una posizione sicura per le basi di Foggia e impegnare i tedeschi; Marshall però non immaginava che le truppe di Kesselring si sarebbero battute così tenacemente[14]. Le divisioni americani si erano ben comportate in Nordafrica e in Sicilia, ma molti comandanti erano stati sostituiti, perciò nelle discussioni con i britannici, gli americani avevano pochi risultati concreti da usare come argomentazioni valide per decidere sulla conduzione della guerra nel Mediterraneo. Il massiccio impiego di forze da parte tedesca fornì inoltre una ragione in più per proseguire la campagna, e adesso i generali Alleati potevano far valere il principio di economia di forze, dove poche divisioni Alleate potevano impegnare grosse forze nemiche[14]. Ma questa visione della situazione non convinse Dwight D. Eisenhower, il quale sapeva bene che una divisione tedesca era molto più piccola di una divisione Alleata, e sapeva che ogni divisione impegnata in Italia non era disponibile in altri fronti, per cui, allarmato da questa disparità di forze Eisenhower stesso insistette con i capi di stato maggiore congiunti per ottenere rinforzi. Bisognava ora trovare nuove divisioni, e vennero prese in considerazione il II Corpo polacco, i neozelandesi tornati dalla licenza dopo la vittoria in Africa, le forze coloniali della Francia Libera e le divisioni britanniche che avevano quasi completato il ri-addestramento. Inoltre negli Stati Uniti erano quasi pronte alcune nuove divisioni e Alexander fu costretto a prendere in considerazione anche gli italiani[15].

Colonna di automezzi tedeschi nei pressi di Isernia

Nonostante le enormi difficoltà del terreno, le piogge e la metodica opera di demolizione delle infrastrutture compiuta dai tedeschi in ritirata, il 13 ottobre le truppe alleate attraversarono il Volturno, pronte a percorrere i sessantacinque chilometri che li separavano dalla linea Gustav. «Avevo piena fiducia in questa fortissima posizione difensiva naturale» scrisse Kesselring a proposito della linea d'Inverno «e speravo, tenendola per un certo periodo di tempo, magari fino a Capodanno, di poter rafforzare nella sua retrovia la linea Gustav tanto che gli inglesi e gli americani ci si sarebbero spezzati i denti». E la Gustav aveva il suo fulcro proprio nella zona di Cassino[16]. Questa linea rappresentava uno straordinario esempio di ingegneria militare, un sistema difensivo che collegava la parte più stretta della penisola, tra Gaeta e Ortona, strutturato in modo tale da sfruttare ogni rilievo naturale per dominare dall'alto i numerosi fiumi che attraversano l'Italia centrale, in particolare le valli fluviali del Garigliano e del Rapido, che passavano dinanzi a Cassino[17]. La città rappresentava la porta alla valle del Liri, il cui ingresso era dominato dall'abbazia benedettina di Montecassino, lungo la quale si estendeva la statale n°6 "Casilina", l'unica via possibile per raggiungere Roma. I vantaggi difensivi naturali del terreno montagnoso attorno a Cassino erano stati migliorati dai tedeschi, che avevano rimosso edifici e alberi per creare campi di tiro, fortificato e ampliato grotte, creato ricoveri sotterranei collegati da gallerie. Non era in realtà un'unica linea, ma vi erano difese a più strati, con posizioni predisposte per contrattacchi immediati contro le posizioni perdute. I tedeschi crearono un sistema di campi minati antiuomo congiunti ai reticolati, in modo da coprire i tratti pianeggianti alle pendici dei colli per un'area di circa 400 metri dagli argini dei fiumi. Venne deviato il corso del Rapido facendo saltare una diga e inondando la pianura davanti a Cassino, trasformandola in un pantano[18].

Alla fine di novembre, dopo un mese di lotta, la linea Bernhard aveva ceduto al centro e a nord di Venafro, ma i tedeschi controllavano ancora in parte Mignano e monte Camino, mentre la penetrazione avversaria era stata arrestata a tergo della principale linea di resistenza nonostante la perdita di alcune posizioni dominanti. Parallelamente i possenti capisaldi di monte Sambucaro e monte Camino a nord e a sud della Casilina erano ancora in possesso delle forze di Kesselring, e l'arrivo della 26ª Divisione corazzata e della 29ª Divisione panzergrenadier a puntellare il corpo corazzato rialzarono il morale delle truppe di tutto il corpo[19]. Lentamente però tra fine novembre e inizio dicembre gli Alleati attaccarono e conquistarono monte Camino e monte Sambucaro, mentre a cavallo della Casilina continuavano aspri combattimenti nei pressi di monte Lungo e San Pietro Infine. A metà mese arrivò l'autorizzazione da Berlino di iniziare il ripiegamento generale sulla linea Gustav, con la 29ª panzergrenadier che continuò a contendere all'avversario ogni metro di terreno, scandendo così i ritmi di ripiegamento dei tedeschi[20].

Soldati britannici avanzano nei pressi di Calvi Risorta durante le dure marce verso la Gustav

Altro vantaggio per Kesselring era la catena degli Appennini che divideva in due le armate alleate che combattevano in Italia: poiché era impossibile avanzare sulle montagne, gli Alleati era fondamentalmente divisi in due settori, gli americani a ovest e gli inglesi a est. Le loro azioni non potevano integrarsi a vicenda e pertanto i tedeschi potevano affrontare gli attacchi su un lato e poi trasferire le truppe sull'altro. Kesselring aveva inoltre tenuto molte forze di riserva a nord, e mentre gli Alleati dovevano accontentarsi delle strette strade di montagna che attraversavano i rilievi montuosi, i tedeschi poteva usufruire della ben superiore rete stradale che passava per Roma. Le riserve e le migliori linee di comunicazioni permettevano a Kesselring e Von Vietinghoff di trasferire le loro truppe rapidamente dove richiesto, e mentre Alexander aveva ingaggiato entrambe le sue armate a disposizione, Kesselring disponeva della 14ª Armata di Eberhard von Mackensen che ancora non era entrata in azione, e che fungeva da temibile riserva mobile[21].

Dopo aver superato il Volturno l'avanzata degli Alleati si rivelò lenta e penosa; il 26 dicembre il generale John Lucas scrisse sul suo diario: «L'offensiva è di una lentezza spaventosa, [...] non abbiamo truppe sufficienti per andare più veloci e temo che con il passare del tempo diventeremo più deboli, non più forti: sono convinto che questo stia diventando un teatro secondario». La 5ª Armata forte di circa 200.000 uomini ad ottobre, nel solo mese di dicembre perse circa 23.000 soldati a causa di malattie e infortuni causati dal freddo e dal terreno fangoso; complessivamente dallo sbarco a Salerno i combattimenti si erano portati via più del 10 percento degli effettivi. Il 31 dicembre il comando tedesco osservò con soddisfazione che l'avanzata verso Roma degli Alleati si rivelava molto lenta, di appena «dieci chilometri al mese»[22]. Il fango, il terreno impervio, la mancanza di strade adatte agli enormi convogli di rifornimenti, il maltempo e la sistematica distruzione messa in atto dai tedeschi avevano quasi completamente bloccato le armate Alleate in Italia, e la resistenza tedesca lungo i vari capisaldi che anticipavano la Gustav crearono un teatro di combattimento molto simile alla guerra di posizione del primo conflitto mondiale; «La mente correva a Passchendaele» scrisse il capo di stato maggiore dell'8ª Armata Freddie de Guingand[22].

Gli Alleati raggiungono la Gustav[modifica | modifica wikitesto]

A seguito degli aspri combattimenti per conquistare il paese di San Pietro, dopo Natale la 36ª Divisione ricevette il cambio dalla 34ª Divisione "Red Bull"[23], che il 3 gennaio iniziò i combattimenti davanti alla Gustav per liberare i paesi e le alture rimanenti. Il 6 gennaio fu presa San Vittore e il 12 Cervaro, l'ultimo villaggio davanti a Cassino, mentre l'ultima altura che si ergeva di fronte a monastero, monte Trocchio, fu raggiunta il 15 dal 3º Battaglione del 168º Reggimento dei "Red Bull", che durante la loro scalata trovarono solo postazioni tedesche vuote. Dal Trocchio la divisione avanzò ancora, attestandosi poco a nord della città di Cassino[24], facilitati dalla tattica tedesca che con l'intento di risparmiare uomini, vide i soldati di Kesselring ritirarsi nelle postazioni predisposte sulla Gustav, lasciando sguarnito il terreno davanti al Garigliano e al Rapido. Per la 5ª Armata spezzare la Gustav era diventato ora l'obiettivo più urgente; dal novembre 1943 era in corso di definizione uno sbarco anfibio dietro le linee tedesche ad Anzio, poco a sud di Roma. La logica era impeccabile: gli Alleati avevano il controllo del cielo e del mare e le linee di comunicazione tedesche erano lunghe e vulnerabili. Con il rallentamento dell'avanzata tra novembre e dicembre il piano era stato accantonato, ma alla fine dell'anno Churchill lo rese di nuovo attuale, persuadendo gli americani a concedere una considerevole quantità di mezzi da sbarco che determinò il rinvio dell'invasione della Normandia, spostata al giugno 1944. Lo sbarco ad Anzio (operazione Shingle) era previsto per il 22 gennaio, l'ultima data disponibile prima di dover spedire i mezzi da sbarco in Gran Bretagna[25], e in concomitanza a questo attacco la 5ª Armata progettò un attacco contro la valle del Liri, che avrebbe permesso alle forze di Clark di congiungersi con le forze sbarcate a nord[26].

L'artiglieria britannica prende posto vicino Sessa Aurunca in vista dell'attacco al Garigliano.

Ma la fretta di Churchill nell'accelerare la campagna d'Italia avvenne proprio in un momento i cui si sarebbe dovuto analizzare più dettagliatamente la situazione militare Alleata e aspettare che il maltempo invernale si placasse[27]. Clark ebbe così solo due settimane per portare la 5ª Armata oltre il Rapido e il Garigliano, e fissò l'inizio dell'offensiva principale al 17 gennaio con un attacco del X Corpo britannico, ora rinforzato dalla 5ª Divisione proveniente dal fronte dell'8ª Armata, che avrebbe passato il basso corso del Garigliano nei pressi di Minturno e Castelforte creando una testa di ponte che avrebbe minacciato i tedeschi di un aggiramento proveniente dalle alture poste sul lato sinistro della valle del Liri, mentre dal 20 febbraio gli americani della 36ª Divisione "Texas" avrebbero superato il Garigliano nei pressi dell'abitato di Sant'Angelo con un attacco frontale alle difese tedesche, contemporaneamente a nord di Cassino gli americani della 34ª Divisione "Red Bull" e i coloniali francesi di Juin avrebbero tentato un aggiramento da destra lungo le alture a nord di Cassino, per emergere nella valle del Liri cinque o sei chilometri dietro le linee tedesche[28]. Gli strateghi della 5ª Armata pensavano così di distogliere forze tedesche dal fronte principale, e allo stesso tempo contavano di spezzare la Gustav ricongiungendosi con il VI Corpo d'armata di John Lucas che nel frattempo sarebbe sbarcato tra Anzio e Nettuno. Lo sbarco avrebbe minacciato le linee di comunicazione tedesche con la Gustav e i tedeschi, di fronte ad un attacco ad ampio raggio, non avrebbero avuto altra scelta che ritirarsi a nord di Roma[29].

Il movimento di aggiramento a destra iniziò con alcuni primi attacchi a nord di Cassino effettuati dal Corpo di spedizione francese; l'obiettivo sarebbe stato quello di dirigersi verso Sant'Elia e Atina e impadronirsi delle alture immediatamente a nord e nord-ovest di Cassino, tastando in questo modo i primi approntamenti difensivi tedeschi sulla Gustav[29]. Il 16 dicembre, dopo aver dato il cambio alla 34ª Divisione, la 2ª Divisione di fanteria marocchina sferrò il primo attacco, e insieme alla 45ª Divisione statunitense avanzarono di circa undici chilometri, incontrando nuovamente i tedeschi il 21 dicembre. A quel punto la 3ª Divisione algerina di Joseph de Monsabert diede il cambio alla divisione americana, e dopo un periodo di studio delle alture a nord di Cassino, il 12 gennaio sferrò l'assalto sul fianco destro ordinato da Clark[30]. Nonostante furono mandate all'attacco alcune formazioni che non avevano ancora sperimentato il combattimento, come il 7º Reggimento algerino incaricato del difficile attacco a monte Monna Casale, per il 15 gennaio il Corpo francese era avanzato di circa sei chilometri e aveva preso contatto con le difese della Gustav che si apprestava ad attaccare[31].

Le forze di Von Senger in quel settore erano particolarmente vulnerabili: la 5ª Divisione da montagna proveniente dal fronte russo, che aveva appena dato il cambio alla 305ª, non si era ancora ambientata all'aspro terreno montagnoso del centro Italia, e le divisioni di Juin si rivelarono più combattive del previsto. Le forze di Von Senger con grande difficoltà riuscirono a reggere il primo urto e a ripiegare ordinatamente, consentendo di portare a termine gli ultimi apprestamenti difensivi sulla Gustav nel settore a nord di Cassino, ma la situazione tedesca non era incoraggiata. Von Senger era consapevole che la battaglia decisiva non era ancora iniziata, e non disponeva più, all'infuori della 15ª Divisione granatieri peraltro bisognosa di riposo, delle vecchie divisioni che fino ad allora avevano dato ottima prova in Italia. La 94ª Divisione sulla costa era di per sé in una situazione tattica critica, al centro dello schieramento e sulla sinistra la divisione viennese e la 5ª Divisione fino ad allora «non avevano dimostrato di poter fare grandi cose», così Von Senger non poté far altro che appigliarsi alla speranza che l'organizzazione delle disposizioni difensive che i capi militari avevano derivato dai ricordi della prima guerra mondiale, fossero realmente efficaci[32]. Anche Kesselring era ben consapevole della situazione tedesca lungo la Gustav e del rischio concreto di dover affrontare anche uno sbarco dietro le linee. Nelle sue memorie il feldmaresciallo tedesco scrisse di aver acquisito la convinzione che l'impegno con cui combattevano gli Alleati palesava l'esistenza di un vasto piano strategico, e la lentezza dell'avanzata avrebbe presto convinto Alexander di porre fine a questa lotta troppo lenta e dispendiosa con uno sbarco nelle retrovie nemiche, che, «dato il metodo seguito dagli Alleati, si poteva prevedere sarebbe avvenuto nei dintorni di Roma»[33]. Secondo Kesselring era inoltre chiaro che lo sbarco sarebbe avvenuto in concomitanza con un'offensiva proveniente dal fronte della Gustav, e per questo predispose l'arrivo di quattro divisioni di riserva con le quali contava di poter agire in tempo contro le previste offensive Alleate due delle quali però non arrivarono in tempo. Kesselring poté comunque quindi disporre a nord di Roma della 92. Infanterie-Division e a sud la 4. Fallschirmjäger-Division, mentre la 29. e la 90. Panzergrenadier messe in riserva mobile[34].

Le forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

Gli Alleati[modifica | modifica wikitesto]

A sinistra il generale Mark Clark con a suo fianco il generale Juin

Il malcontento regnava in tutta la catena di comando degli Alleati in Italia. Il corrispondente di guerra Alan Moorehead espresse riserve sia sulla confusione che regnava nei piani futuri d'avanzata, sia sulle capacità di comando di Alexander, opinione condivisa peraltro dal capo di stato maggiore dello stesso Alexander, che meglio di Moorehead era cosciente della situazione. Il comandante supremo nel teatro del Mediterraneo, Dwight D. Eisenhower si augurava in privato che Clark fosse sostituito da George Smith Patton al comando della 5ª Armata, mentre lo stesso Clark si lamentava di Lucas, e minacciava inoltre di destituire il comandante della 34ª Divisione, generale Charles Ryder, mentre Lucas rivolgeva aspre critiche a Troy Middleton della 45ª Divisione, il quale rivolgeva le sue critiche ai subordinati[35]. L'avvento del nuovo anno portò grossi cambiamenti tra i comandanti, Montgomery lasciò l'Italia per recarsi in Inghilterra, e venne sostituito alla guida dell'8ª Armata da Oliver Leese, mentre Eisenhower fu sostituito da Henry Maitland Wilson in qualità di nuovo Supreme Allied Commander Mediterranean al quartier generale Alleato[36].

Il generale polacco Anders mentre passa in rassegna le sue truppe

Nel frattempo le forze Alleate in Italia vennero rinforzate da nuove divisioni, e sul fronte occidentale la 5ª Armata di Clark ricevette in rinforzo il Corpo di Spedizione Francese (Corps expéditionnaire français en Italie - CEF) agli ordini del generale Alphonse Juin, che a novembre arrivò in Italia con le prime due divisioni, la 2ª Divisione di fanteria marocchina (Division d'Infanterie Marocaine - DIM) e la 3ª Divisione di fanteria algerina (Division d'Infanterie Algérienne - DIA)[37]. A metà novembre arrivò anche la 1ª Divisione corazzata di Ernest Harmon, di cui una parte dei suoi effettivi furono utilizzati a Salerno, e la First Special Service Force (i "Nordamericani") del generale di brigata Robert Frederick, formata da un contingente di cinque battaglioni misti di canadesi e statunitensi che vennero ben presto soprannominati i "Diavoli neri" dai tedeschi, per la loro propensione ad attaccare di notte con le facce annerite[37]. Nell'altro settore l'8ª Armata venne rinforzata con il II Corpo polacco forte di circa 25.000 uomini al comando del maggior generale Władysław Anders, composto dalla 3ª Divisione fucilieri di Carpazia e dalla 5ª Divisione "Kresowa". Altre due formazioni si unirono all'armata britannica entro la fine dell'anno: la 2ª Divisione neozelandese arrivò in linea i primi giorni di novembre dopo un lungo periodo di riposo a seguito della vittoria in Nordafrica, mentre la veterana 4ª Divisione indiana arrivò a dicembre, anch'essa dopo un lungo periodo di riposo dopo i combattimenti ad El Alamein e in Tunisia[38]. Infine anche agli italiani fu concesso di mettere insieme un contingente attingendo dalle poche unità al momento disponibili, e il Regio Esercito creò il Primo Raggruppamento Motorizzato, che a metà novembre fu inviato ad Avellino sotto il comando della 5ª Armata[39]. Oltre alle truppe combattenti gli italiani (come anche altri contingenti alleati, in particolare i Ciprioti) fornirono un elevato numero di militari addetti al supporto delle unita' combattenti: mulattieri (8 grosse compagnie, con anche 200/300 uomini e 600/800 animali, furono impiegate contemporaneamente nell'inverno, in totale una decina di reparti si diedero il cambio) e di distaccamenti incaricati della logistica, del rifornimento delle prime linee alleate (anche sotto il fuoco nemico) e del lavoro di sterro e risistemazione dei sentieri. Oltre che dell'evacuazione dei feriti appena dietro la linea del fuoco (e sovente sotto il tiro dell'artiglieria). Il contributo logistico italiano tende ad essere rimosso nella vecchia storiografia anglosassone della campagna (non così in quella più aggiornata)[40] ma risultò notevolmente importante. I generali italiani, all'epoca, tentarono di convincere gli alleati a impiegare più unità italiane fecendo presente che l'organigramma delle divisioni italiane (piccole, con pochissima meccanizzazione, numerosi quadrupedi e con batterie d'artiglieria leggera, molto mobili, a volte someggiabili), che era stato un fattore di grande debolezza per il Regio Esercito in Nord Africa e in Russia, era più adeguato di quelle alleate in campi di battaglia come quello italiano.

Quando si presentò dinanzi alla Gustav la 5ª Armata era dunque un assembramento di soldati di diverse nazionalità, formata dal II Corpo statunitense del generale Geoffrey Keyes comprendente la 34ª Divisione di Ryder, la 36ª Divisione di Fred Walker, la 85ª Divisione di John Coulter, la 88ª Divisione di John Sloan e la 1ª Divisione corazzata di Harmon, e dal X Corpo britannico di Richard McCreery, composto dalla 5ª Divisione di fanteria del generale Gerard Bucknall, dalla 46ª Divisione di John Hawkesworth e dalla 56ª Divisione di Gerald Templer. Clark poteva poi contare sul VI Corpo di Lucas che venne designato per effettuare lo sbarco di Anzio, e dei rinforzi del II Corpo d'armata neozelandese e del corpo di spedizione francese, ai quali nel prosieguo della battaglia si sarebbero aggiunte parte delle forze dell'8ª Armata sopracitate[41].

I tedeschi[modifica | modifica wikitesto]

Il feldmaresciallo Kesselring in Italia attorniato dai suoi ufficiali

L'assetto del teatro di guerra italiano per i tedeschi fu determinato in massima parte (o almeno inizialmente) dalla controversia fra Kesselring e Erwin Rommel nella gestione della difesa della penisola. Secondo Rommel l'Italia doveva essere difesa sugli appennini lungo la cosiddetta Linea Gotica, Kesselring invece, avrebbe voluto resistere ovunque se ne fosse presentata l'occasione. Dal comando supremo era trapelata, molto vagamente, la voce che Hitler si fosse deciso per la tesi di Kesselring, molto più aderente alla sua mentalità[42]. Il 21 novembre 1943 Hitler esaudì le richieste di Kesselring , e venne creato in Italia un comando unificato con a capo lo stesso feldmaresciallo, che assunse così il ruolo di "comandante supremo del settore sud-occidentale - gruppo d'armate C" (Oberbefehlshabers Süd - Heeresgruppe C), mentre Rommel fu inviato in Francia per il suo nuovo incarico di supervisore delle difese occidentali[43]. Dopo esser riuscito a trasportare le forze d'occupazione, circa 40.000 uomini, dalla Sardegna e dalla Corsica verso l'isola d'Elba, Livorno e Piombino[43], il generale Fridolin von Senger und Etterlin l'8 ottobre fu promosso comandante del XIV Corpo corazzato (Panzerkorps) e assunse il comando del più importante settore terrestre in Italia, quello occidentale, che corrispondeva per estensione a quello della 5ª Armata di Clark. Lungo la Gustav le forze tedesche erano però raggruppate nella 10ª Armata sotto il comando del colonnello generale Heinrich von Vietinghoff, comandante molto colto e capace di adattarsi ad ogni situazione, anche se non godeva di una fama particolarmente eccellente presso i soldati. Il suo capo di stato maggiore, generale Wenzel, era un tecnico di lunga esperienza, che assieme al capo di stato maggiore di Kesselring, il generale Westphal, andava a completare una schiera di comandanti molto capaci e con esperienza su molti fronti[44].

Camuffamento di un Panzer III sul fronte italiano

La 10ª Armata era composta da due corpi, il XIV Panzerkorps di Von Senger che teneva la Gustav dal mare fino alle montagne della catena appenninica, mentre dai monti al mare Adriatico a est era tenuta dal LXXVI Panzerkorps del generale Traugott Herr, inoltre von Vietinghoff disponeva di una riserva mobile a sud di Roma, composta dalla 29ª di Fries, dalla 90ª Panzergrenadier di Ernst-Günther Baade e dalla Divisione "Hermann Göring" del generale Paul Conrath[45]. Sull'ala destra XIV Panzerkorps c'era la 94ª Divisione di fanteria agli ordini del generale Georg Pfeiffer (sostituito il 2 gennaio dal tenente generale Bernhard Steinmetz), che abbracciava anche un buon tratto di costa, infatti secondo gli alti comandi avrebbe dovuto difendere il litorale fino a Terracina per prevenire i potenziali sbarchi dietro le linee tedesche. Sulla sinistra della 94ª era schierata la 15ª panzergrenadier del generale Rodt, sul cui fianco era schierata la 3ª Divisione panzergrenadier, comandata dal generale Fritz-Hubert Gräser, formata da Volksdeutscher, cioè oriundi tedeschi di altri paesi, che durante il ripiegamento da Salerno aveva subito pesanti perdite[46]. La 305ª Divisone di fanteria, schierata a nord della 3ª, era una grande unità formata da elementi del Baden-Württemberg sotto il comando del generale Hauck, che seppur di grande esperienza e combattività, era una divisione che lamentava deficienze nella mobilità, nella difesa anticarro e nell'esperienza di cooperazione con unità corazzate[47]. Quest'ultima divisione fu quella che durante l'avanzata alleata contro la Bernhard venne presa alla sprovvista, e consentì una prima penetrazione al centro dello schieramento tedesco, così fra la 3ª e la 305ª Divisione venne inserita la ben più efficiente 26ª Divisione corazzata, del generale Smilo von Lüttwitz. Questa divisione però, come tutte le unità corazzate, non disponeva di consistenti forze di fanteria e poteva quindi controllare un settore non molto ampio, e nonostante il suo grosso contributo nel rafforzamento del fronte, tra novembre e dicembre fu rinforzata con la 29ª Divisione panzergrenadier del generale Walter Fries, che andò a sostituire la 3ª Divisione, e dalla Reichsgrenadier-Division Hoch-und Deutschmeister di Fritz Franek, ossia la 44ª Divisione soprannominata "Vienna", di nuova ri-costituzione, che non aveva ancora sperimentato la guerra[48]. Dopo i duri combattimenti durante il ripiegamento sulla Gustav, la 305ª venne lentamente sostituita con la 5ª Divisione da montagna di Julius Ringel, teoricamente adatta al terreno, ma che abituata alla pianura del fronte russo e a grandi manovre tattiche, trovò non poche difficoltà nell'aspro e scosceso terreno delle montagne italiane e nel massiccio fuoco concentrato che caratterizzava i combattimenti in Italia[49].

L'assalto alla Gustav[modifica | modifica wikitesto]

La prima battaglia[modifica | modifica wikitesto]

L'attacco del X Corpo britannico[modifica | modifica wikitesto]

Artiglieria della 5ª Divisione in azione durante l'offensiva del 17-18 gennaio.

La fase iniziale della prima battaglia di Cassino, collegata con l'attraversamento del Garigliano, secondo i piani di Clark prevedeva diversi attacchi separati ma coordinati: un assalto lungo il basso corso del fiume Rapido da parte della 36ª Divisione che avrebbe tentato di forzare frontalmente il passaggio nella valle del Liri nei pressi di Sant'Angelo a sud di Cassino, e l'attacco sferrato dalla 34ª Divisione e dal Corpo di spedizione francese a nord di Cassino per aggirare da destra lo schieramento tedesco[50]. Il piano prevedeva anche attacchi nel basso corso del Garigliano con l'inclusione del X Corpo britannico nel settore costiero, nel tentativo di creare un testa di ponte su più punti nella notte fra il 17 e il 18 gennaio con la 5ª Divisione e la 56ª Divisione, che avrebbero anticipato l'attacco principale del 20 gennaio . Il piano di McCreery prevedeva che la 5ª Divisione conquistasse Minturno per prendere posizione alla base della direttrice della valle dell'Ausente che conduceva ad Ausonia, una gola che minacciava l'accesso alla valle del Liri alle spalle delle principali difese tedesche. Al centro dello schieramento la 56ª Divisione doveva invece conquistare il caposaldo di Castelforte, mentre la 46ª Divisione si sarebbe assicurata una testa di ponte sulla riva opposta del Garigliano, in direzione di Sant'Ambrogio, con l'ulteriore compito di proteggere il fianco sinistro della 36ª Divisione "Texas" che sarebbe passata all'attacco il 20[51].

Dal 15 gennaio il II Corpo statunitense era ormai sul fiume Rapido e stava preparandosi a irrompere nella valle del Liri, mentre le divisioni francesi stavano causando non pochi problemi sul fianco settentrionale tedesco, ma anche la situazione delle truppe tedesche di fronte al X Corpo non era delle più rosee. La 94ª Divisione di fanteria del generale Steinmetz[52] adottò l'ortodosso criterio di stabilire la linea di resistenza sul fiume, disponendo il grosso delle sue truppe sul terreno sopraelevato che sorgeva a poca distanza dalle rive del Garigliano, installando una forte linea di avamposti sul fiume stesso. Un reggimento fu posto sulle alture del Minturno mentre un altro teneva le colline di Castelforte, che dalla valle dell'Ausente si estendeva a nord fino alla linea di demarcazione con la 15ª Panzergrenadier, sul bordo meridionale della valle del Liri, e infine un terzo reggimento fu posto lungo la costa[53]. Tutti i punti più evidenti che permettevano l'attraversamento del fiume furono pesantemente minati e presidiati da solidi avamposti protetti da reticolati, ma a preoccupare i comandi tedeschi fu soprattutto la precaria situazione strategica della 94ª Divisione, la quale era priva di carri armati e artiglierie da montagna costringendo le sue batterie a posizionarsi lungo la piana tra il Minturno e Gaeta oppure nella valle dell'Ausente, e dato che la fanteria tendono a ripiegare verso le postazioni di artiglieria, una ritirata avrebbe assunto direzioni divergenti causando la rottura della divisione e del fronte[54].

L'attraversamento del Garigliano da parte di un M4 Sherman britannico della 5ª Armata, 20 gennaio 1944.

L'attacco britannico partì senza particolari intoppi prendendo di sorpresa la 94ª Divisione tedesca; nonostante duri combattimenti e le difficoltà incontrate a causa della forte corrente, al mattino seguente il X Corpo aveva portato dieci battaglioni sulla sponda opposta del fiume, mentre i genieri si stavano adoperando per permettere di far traversare il fiume anche ad armi controcarro e mezzi pesanti[55]. Durante il 18 gennaio entrambe le divisioni ampliarono la loro testa di ponte, nonostante i problemi che incontrò la 5ª Divisione, la quale trovò ampi campi minati ai lati della strada statale nº 7 e sulla spiaggia, che causarono gravi perdite. Al termine del secondo giorno di combattimenti la 56ª si attestò sul terreno sopraelevato ai due lati di Castelforte mentre il 19 la 5ª riuscì ad entrare a Minturno (dovette però ricorrere prima del previsto alla 15ª brigata di riserva[56]), ma il consolidamento della testa di ponte si rivelò lento a causa delle difficoltà di far arrivare oltre il Garigliano i mezzi corazzati e i veicoli dato che l'artiglieria tedesca frustava ogni tentativo dei genieri di costruire e rendere operativi i ponti Bailey. I ponti perciò potevano essere utilizzati solo di notte perché di giorno le strade di accesso alle rive del fiume erano costantemente bersagliate dall'artiglieria tedesca (tale situazione peraltro perdurò per i successivi tre mesi, giacché l'osservazione tedesca sul corso del fiume venne eliminata solo a maggio con la caduta della Gustav), e ciò non consentì uno sfondamento deciso contro la 94ª Divisione, che al contrario resse bene all'urto e dopo pochi giorni poté contare sull'arrivo delle riserve tedesche inviate da Kesselring[57].

Genieri britannici al lavoro lungo un ponte di barche sul Garigliano.

Quest'ultimo, venne sollecitato direttamente da Von Senger, il quale il 18 gennaio dopo aver visitato personalmente il fronte minacciato notò la precaria situazione della 94ª Divisione e contattò direttamente Kesselring chiedendo di poter utilizzare le sue riserve mobili, garantendo in questo caso una certa probabilità di successo. Kesselring, deciso a resistere ad oltranza, e consapevole che la linea Senger che correva qualche chilometro dietro Cassino e bloccava l'accesso alla valle dell'Ausente non era ancora pronta[58], approvò la richiesta e inviò la 29ª e la 90ª Panzergrenadier a sostegno del XIV Panzerkorps[59]. Con l'arrivo dei rinforzi iniziarono anche i contrattacchi tedeschi: il 21 ripresero Castelforte, il 23 ripresero colle Damiano (un altura a metà strada fra Minturo e Castelforte occupata la prima notte di combattimenti), e allo stesso tempo dovettero affrontare gli inevitabili contrattacchi britannici, in un susseguirsi di attacchi che continuarono in modo altalenante fino al 9 febbraio, giorno in cui il generale McCreery, nonostante le sue truppe tenevano saldamente le colline appena oltre il Garigliano, comprese che la testa di ponte era ormai isolata dai tedeschi i quali potevano martellare impunemente le linee di comunicazioni del X Corpo, e decise di passare alla difensiva[60].

I comandi Alleati furono soddisfatti di aver attraversato in forze il fiume, creato una testa di ponte e attratto sul fronte di Cassino due divisioni tedesche che altrimenti avrebbero potuto contrastare lo sbarco ad Anzio; allo stesso tempo però rimasero del tutto delusi dalla prova della 46ª Divisione che avrebbe dovuto superare il Garigliano e attaccare l'abitato di Sant'Ambrogio situato sul punto di unione tra la 94ª Divisione e la 15ª Panzergrenadier. Partita all'attacco il 19 gennaio, la Divisione di Hawkesworth trovò grosse difficoltà ad attraversare il fiume ingrossatosi a causa dell'aperture delle chiuse della diga a monte del Rapido da parte dei tedeschi, i quali poterono contare sull'arrivo della combattiva 29ª Divisione Panzergrenadier. In un solo giorno le perdite britanniche furono tali e le difficoltà talmente grandi da far decidere ad Hawkesworth di sospendere ogni attacco, con grosse recriminazioni da parte di Clark e da parte del generale Fred Walker, che il giorno successivo con la sua 36ª Divisione avrebbe dovuto condurre l'attacco lungo il Rapido, e ora non poteva più contare sul supporto britannico alla sua sinistra[61].

Il massacro del fiume Rapido[modifica | modifica wikitesto]

I tedeschi oltre ad avere il possesso delle alture ai lati della valle del Liri potevano godere anche di un altro punto di osservazione eccellente, il paese di Sant'Angelo, posto su un promontorio di una quindicina di metri dall'altra parte del Rapido, al centro della valle. Fu quello l'obiettivo dei "texani" di Walker, il quale la notte tra il 20 e il 21 gennaio partì all'attacco con due reggimenti a nord e a sud dell'abitato nonostante fosse cosciente che le previsioni dell'attacco erano tutt'altro che favorevoli[62]. Oltre al fallimento dell'attacco di Hawkesworth, Walker aveva ricevuto un cupo rapporto del maggiore del genio Oran C. Stovall, il quale dopo aver ragguagliato il generale sulla mancanza di passerelle e DUKW (spostati per lo sbarco di Anzio[63]), nel suo rapporto scrisse: «In primo luogo, per noi sarebbe impossibile raggiungere il fiume. Secondo, non potremmo passare e, terzo, anche se lo attraversassimo in qualche modo non avremmo un posto in cui dirigerci»; era opinione comune che la valle del Liri attaccata frontalmente sarebbe diventata «un collo di bottiglia fangoso». Walker aveva anche altre ragioni per cui preoccuparsi: innanzitutto la divisione sotto il suo comando era formata in maggioranza da rimpiazzi, molti dei quali mai impiegati in combattimento; il fiume era sì largo solo una decina di metri, ma le sue rive erano praticamente verticali e la sua esigua larghezza faceva sì che l'artiglieria non poteva colpire la sponda opposta nel momenti in cui fosse partito l'attacco, il che costrinse Walker ad iniziare l'attacco durante la notte con tutti i relativi problemi di visibilità; inoltre gli argini erano minati, protetti da ampi reticolati e i genieri statunitensi erano riusciti ad aprire e delimitare con nastro bianco solo pochi e stretti passaggi, nastro che in alcuni casi nottetempo venne spostato dalle pattuglie tedesche, che resero così ancora più drammatica l'avanzata statunitense[64].

Nonostante i grossi dubbi, Walker il 18 gennaio scrisse a Clark che la sua divisione sarebbe riuscita ad aprirsi un varco nella valle e alle ore 20:00 del 20 gennaio diede inizio alle operazioni[64]. Gli uomini del 143º e del 141º Reggimento di fanteria avanzarono in mezzo ad una densa nebbia fino alle rive del fiume, molti a causa dell'oscurità incapparono nei campi minati e i tedeschi ormai all'erta da giorni ai primi segni di pericolo aprirono il fuoco d'infilata con le mitragliatrici pesanti. Gli statunitensi vennero massacrati ancor prima di provare ad attraversare il fiume, e l'artiglieria tedesca aprì il fuoco distruggendo anche buona parte delle imbarcazioni stipate dagli americani[65]. Piccoli gruppi isolati di soldati riuscirono comunque ad attraversare il fiume, ma i rabbiosi contrattacchi tedeschi costrinsero i pochi sopravvissuti a riattraversare il fiume per mettersi in salvo. Il 3º Battaglione del 143º non riuscì nemmeno ad avvicinarsi alle sponde del Rapido; i campi minati e il fuoco nemico scompaginarono gli uomini, e gli ufficiali persero il controllo della situazione. A nord di Sant'Angelo un battaglione del 141º riuscì ad attraversare il ponte ma la riuscita di tali operazioni dipendevano in gran parte dal lavoro dei genieri, i quali nell'occasione si trovarono a dover sminare le due rive, organizzare un servizio di traghetto e installare i ponti Bailey. Al buio e sotto il fuoco nemico tutto ciò fu impossibile, e alle prime luci dell'alba Walker non poté far altro che rilevare la portata del disastro, ma nonostante fosse contrario, fu obbligato dal generale del II Corpo Keyes a riprendere l'attacco nel primo pomeriggio[66].

Una colonna di barellieri riporta i feriti oltre le linee alleate dopo i combattimenti del 23 gennaio

Dopo un violento tiro d'artiglieria alle 16:00 partì il nuovo attacco del 143, il quale riuscì ad attraversare il fiume ma in nottata, senza l'appoggio delle armi pesanti, fu ricacciato sui punti di partenza da un contrattacco tedesco. Il 141º partì all'attacco solo alle 22:00 e il risultato fu la sanguinosa ripetizione di quanto accaduto la notte prima, e la debole testa di ponte coraggiosamente aperta dagli statunitensi durante la notte, con le prime luci del giorno venne eliminata dalla reazione nemica. A questo punto intervenne lo stesso Clark che annullò il terzo tentativo ordinato ostinatamente da Keyes[67].

Nelle quarantotto ore di battaglia la 36ª Divisione perse circa duemila uomini, ossia il 60% delle forze inviate all'attacco. Ma la cosa più tragica fu il fatto che nonostante il grosso tributo di sangue, i tedeschi non si resero nemmeno conto che quello fosse un attacco in forze per scardinare le sue posizioni lungo il Rapido e in quella notte diedero poca importanza a quei combattimenti. La 15ª Divisione Panzergrenadier schierata a tergo del fiume era ben posizionata in trincee a zig zag a buona distanza dalla sponda, in modo tale da colpire l'avversario con un tremendo tiro incrociato appena questi vi avrebbe messo piede. Né il comando di divisione né quello del Corpo si resero subito conto dell'ampiezza dello scacco offerto al nemico, e le difese tedesche non ebbero neppure bisogno di allertare le riserve offerte da Kesselring[68][67] Sulla riva tedesca si contarono 430 americani morti e 770 furono presi prigionieri, e sulla riva americana c'erano altri 900 tra morti e feriti, mentre i tedeschi persero 64 uomini e 179 feriti. L'attacco si era concluso con un completo fallimento[69][N 2].

Il massiccio di Cassino[modifica | modifica wikitesto]

Mentre si esauriva l'attacco al Rapido, il 22 gennaio le truppe angloamericane del VI Corpo d'armata statunitense al comando di John Lucas compirono i loro sbarchi ad Anzio e Nettuno, senza trovare resistenza. Per i tedeschi fu una sorpresa tattica più che strategica; Kesselring sapeva da mesi che gli Alleati stavano preparando uno sbarco oltre le sue linee, ma non sapeva dove e quando[70], e con sua sorpresa apprese solo alle 08:20 del mattino che gli Alleati avevano preso terra dietro la Gustav, ossia sei ore dopo da quando le prime truppe erano sbarcate[71]. Lucas però fu troppo prudente e invece di affondare velocemente il colpo decise di trincerarsi per aspettare il contrattacco tedesco; in questo modo la testa di sbarco di Anzio venne rapidamente accerchiata e isolata. Concepita per aiutare le truppe a Cassino e tagliare le linee di comunicazioni tedesche, quando le forze tedesche attaccarono la testa di ponte Clark fu costretto a sferrare nuovi attacchi a Cassino per alleggerire la pressione ad Anzio. Inoltre gli anglo-americani sbagliarono i tempi, gli sbarchi ad Anzio arrivarono proprio mentre gli attacchi del X e del II Corpo si stavano esaurendo e l'avanzata a nord del Corpo francese si era fermata da pochi giorni, ma le pressioni politiche e dell'opinione pubblica costrinsero Clark a mantenere sull'offensiva la sua armata; «abbiamo un gran bisogno di tenerli impegnati», «anche una battaglia d'attrito è meglio che stare fermi a guardare combattere i russi» insisté Churchill[72].

Il generale Clark decise quindi di riprendere gli attacchi per il 25 gennaio, utilizzando la 34ª Divisione "Red Bull" e invitando i riluttanti Juin e McCreery a fare il possibile per riprendere gli attacchi nei loro settori. Il piano di Clark prevedeva l'attacco della 34ª Divisione del generale Ryder contro la parte settentrionale dell'abitato di Cassino contemporaneamente ad un attacco portato dai francesi direttamente contro il massiccio di Cassino avrebbe portato ad un aggiramento da destra delle linee tedesche. Per fare ciò la 34ª Divisione avrebbe dovuto oltrepassare il Rapido e tutta la zona allagata dai tedeschi proprio a nord della città, e puntare a Quota 213 (che domina l'abitato di Caira) e ad una vecchia caserma fortificata a tre chilometri da Cassino[73], mentre il Corpo di spedizione francese avrebbe attaccato il colle Belvedere e un'altura a destra della 34ª Divisione: in questo modo sperava che i francesi avrebbero coperto il fianco destro degli statunitensi e distolto truppe dalla stessa Cassino. Juin non avrebbe voluto rinunciare al suo attacco in direzione di Atina, perché lo considerava il perno per il suo aggiramento oltre la Gustav e riteneva Belvedere uno degli accessi più difficili, considerando che così le sue truppe avrebbero dovuto attraversare il Rapido e poi il Secco, per poi arrampicarsi per circa 800 m sulla nuda roccia (con tutti i problemi logistici e di rifornimento che questo avrebbe comportato), per di più sempre visibili dalle posizioni tedesche di monte Cifalco[74].

In quella zona i tedeschi avevano la 44ª Divisione del generale Franek, unità che aveva subito pesanti perdite sul fronte orientale ed era numericamente ridotta, con ufficiali giovani diventati veterani prima del tempo, che guidavano compagnie di appena cento uomini come se fossero compagnie d'assalto miste. Il 24 gennaio la 3ª Divisione di fanteria algerina varcò il Secco, superò i campi minati e travolse le difese tedesche della 44ª Divisione[75] per poi scalare in mezzo a molte difficoltà il colle Belvedere, che venne occupato durante il secondo giorno di combattimenti. Il 26 gennaio gli algerini presero anche monte Abate e si trovavano ormai ad un passo da monte Cairo, ma lo slancio offensivo era ormai terminato e i tedeschi, rinforzati da un reggimento di fanteria[76], contrattaccarono cacciando i francesi da monte Abate ma non oltre: erano truppe di pianura non abituate al terreno montagnoso e senza equipaggiamento adatto, mentre «le truppe coloniali si batterono qui, come altrove, con estremo accanimento e senza curarsi delle perdite» scrisse a proposito Von Senger[77]. Poco più a sud, dopo un furioso martellamento la divisione di Ryder con due reggimenti tentò di stabilire alcune teste di ponte oltre il Rapido, ma la prima notte entrambi i tentativi furono bloccati. Gli americani insistettero finché nella notte del 30 gennaio il 168º riuscì a passare, consolidando una piccola testa di ponte proprio mentre i francesi occupavano monte Cairo e le alture circostanti, e mentre il 133º fanteria avanzava nella valle di Cassino. Il 168º e il 135º Reggimento rinnovarono quindi gli attacchi alle colline dietro la cittadina, e Keyes inviò di rinforzo il 142º Reggimento della 36ª Divisione che in precedenza non era stato utilizzato, i quali si portarono a destra delle forze di Ryder e si collegarono al fianco sinistro del Corpo francese, con i quali iniziarono a colpire le difese tedesche portandosi sul terreno elevato di cui faceva parte Montecassino. Sotto di loro il 133º si portò alla periferia dell'abitato iniziando furiosi combattimenti che si protrassero per giorni, appoggiati dagli Sherman della 1ª Divisione di Harmon che cercavano di attraversare il Rapido e di avanzare lungo la Statale 6 verso la valle del Liri[78].

La battaglia continuò giorno dopo giorno tra pioggia e nebbia, con rapidi attacchi a livello di compagnie dove gli uomini quando consolidavano una posizione appena conquistata dovevano trincerarsi in fretta per affrontare l'inevitabile contrattacco nemico, con rabbiosi scontri corpo a corpo dove le bombe a mano erano più importanti dell'artiglieria[79]. Il 4 febbraio i battaglioni di Ryder si stavano avvicinando poco a poco all'Abbazia: due posizioni molto importanti, colle Sant'Angelo e Quota 593 (denominata "testa di Serpente") furono conquistate e di nuovo perdute, ma Von Senger coordinò magistralmente le difese e dopo aver ritirato la 44ª Divisione fece entrare in azione la 90ª Panzergrenadier Division appena disimpegnata dal fronte meridionale, affidando al generale Baade il comando del settore[80]. Ma i combattimenti provarono fortemente anche le capacità di resistenza dei tedeschi i quali si stavano dissanguando al ritmo di un battaglione al giorno[81][82]. Nel frattempo intervenne a Cassino direttamente Alexander, che inviò il suo capo di stato maggiore a sondare il morale dei soldati, scoprendo che le truppe stavano «quasi per ammutinarsi», dopodiché diede tempo a Clark fino al 12 febbraio per impegnare la 34ª Divisione a Cassino, se a quel punto la divisione non avesse ancora preso Cassino e l'Abbazia, l'unità e tutto il II Corpo sarebbe stata sostituita dal neo-costituito Corpo d'armata neozelandese al comando del generale Bernard Freyberg che poteva contare su truppe neozelandesi e indiane richiamate dal fronte adriatico. Clark ordinò quindi un ultimo tentativo per l'11 febbraio, ma l'attacco si infranse alle prime battute e contro i contrattacchi tedeschi. Ironia della sorte Von Senger il 12 febbraio aveva proposto a Kesselring la possibilità di disimpegnarsi da Cassino e ripiegare sulla cosiddetta "Linea C", situata a tergo della testa di ponte di Anzio; anche i tedeschi erano allo stremo delle loro forze ma a quel punto anche gli Alleati avevano perso qualsiasi spunto offensivo. Il 13 febbraio una brigata della 4ª Divisione indiana diede il cambio alla esausta 34ª Divisione sulla "testa di Serpente" ma non per continuare l'attacco, bensì per consolidare le posizioni. L'offensiva venne sospesa e Von Senger poté rimanere sulle sue posizioni, la prima battaglia di Cassino era finita[83][84][85].

Le perdite Alleate furono pesantissime, considerando gli avvenimenti dal 17 gennaio i britannici persero 4000 uomini tra morti e feriti, e pur avendo consolidato una testa di ponte nel basso corso del Garigliano le divisioni britanniche erano allo stremo; la sconfitta della 36ª Divisione sul Rapido avvenne in cambio di 1700 perdite, mentre la 34ª Divisione di Ryder aveva aperto una piccola breccia a nord di Cassino al costo di 220 uomini tra morti e feriti. I francesi all'estremo del fianco destro erano avanzati più di tutti e penetrati a cuneo fra le montagne, ma avevano perso circa 2500 uomini[86]. In pratica cinque divisioni alleate era state messe completamente fuori combattimento, gran parte dei reparti di fanteria erano ridotti ad un quarto dei loro effettivi[87] mentre i tedeschi, seppur provati, potevano reclamare una vittoria difensiva, facilitata dall'eccessiva «rigidità tattica» tenuta dagli Alleati, che permise a Von Senger di spostare truppe ove necessario[88], e resa gestibile dall'inattività dell'8ª Armata di Oliver Leese sul fronte adriatico[89].

Stasi invernale e riorganizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Poiché tutte le unità della 5ª Armata del generale Clark erano state impiegate, il generale Alexander, comandante di tutte le forze alleate in Italia, decise il trasferimento di tre divisioni dall'8ª Armata britannica dal fronte adriatico al fronte di Cassino. Queste avrebbero formato un corpo d'armata provvisorio, il II corpo neozelandese (sotto la guida del generale Freyberg), il cui compito era quello di proseguire l'azione intrapresa dagli americani e aggirare Montecassino per piombare nella valle del Liri[90].

Delle tre unità inviate, la 4ª Divisione indiana diede il cambio agli americani sulle colline di fronte a Montecassino, la 2ª Divisione neozelandese si attestò di fronte alla città di Cassino, mentre la 78ª Divisione britannica era in ritardo nell'attraversamento degli Appennini stretti sotto la morsa dell'inverno[90].

I comandi alleati si resero conto dell'impossibilità di prendere il Monastero in quelle condizioni. In questo contesto, tra il 5 e il 15 febbraio maturò una delle decisioni più controverse dell'intero conflitto: il "bombardamento di Montecassino", suggerito dal comandante della 4ª divisione indiana Francis Tuker.

Il bombardamento dell'abbazia[modifica | modifica wikitesto]

La questione chiave, a cui gli alleati risposero affermativamente era se il Monastero fosse, o no, occupato dai tedeschi. In effetti non lo era[91], ma questo lo si scoprì solo dopo. Lo stesso Generale Mark Clark, che dette l'ordine, a posteriori ammette che fu un tragico errore di tattica militare - oltre che una vergogna dal punto di vista morale - che rese poi tutto il lavoro più difficile. Infatti, come fece notare, in una sua monografia, lo storico di Harvard Herbert Bloch, il bombardamento non fu solo un'operazione inutile ma anche estremamente dannosa dal punto di vista strategico: Bloch sosteneva che le macerie del bombardamento, occupate subito dai tedeschi, avevano offerto un prezioso riparo, che consentì loro di tenere a lungo quella posizione, dalla quale poterono bersagliare le truppe alleate, infliggendo gravissime perdite a chiunque tentasse di superare la linea Gustav[92].

L'Abbazia di Montecassino dopo il bombardamento.

Tra l'altro, fra le autorità ecclesiastiche e quelle italo-tedesche vi fu un accordo secondo cui i soldati avrebbero potuto stare all'esterno dell'Abbazia, ma nessuno sarebbe potuto entrare. Infatti, i soldati che stavano nel perimetro non erano lì a far la guardia a un'eventuale guarnigione all'interno della struttura, ma sorvegliavano affinché nessun militare facesse l'errore di entrare all'interno del Monastero, oltre che coadiuvare il lavoro di messa in sicurezza dei beni artistici.

Il 15 febbraio l'aviazione rase al suolo Montecassino in un bombardamento che durò per tutta la mattinata. In questo bombardamento trovarono la morte numerosi civili che avevano cercato rifugio all'interno dell'abbazia, mentre all'esterno furono uccisi dalle bombe numerosi soldati tedeschi e quaranta soldati della divisione indiana[93]. Inoltre all'operazione, che avrebbe dovuto vedere in azione pochi bombardieri, come richiesto da Clark, parteciparono invece più di duecento velivoli per l'intenzione dei Comandi Alleati di approfittare dell'occasione per sperimentare una nuova strategia di bombardamento con mezzi ad alta quota su di un obiettivo puntiforme.

La seconda battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La seconda battaglia, nota anche come "Operazione Avenger", fu, di fatto, la continuazione della prima, ma dalle posizioni avanzate appena sotto l'abbazia e alla periferia di Cassino.

Il piano, a questo punto, consisteva in una manovra a tenaglia da nord e da sud della città, essa doveva coinvolgere i corpi neozelandesi e indiani. Gli indiani, molto più abituati ai terreni pesanti degli americani, trovarono pure infinite difficoltà ad avanzare sulla montagna e di fatto si bloccarono ai piedi dell'abbazia.

Paracadutisti tedeschi all'interno del chiostro dopo la distruzione del monastero

Gli attacchi dei neozelandesi e degli indiani fallirono per via di alcuni errori. Prima di tutto il raid aereo, previsto per il 16 ma anticipato al 15 di febbraio per il miglioramento delle condizioni meteorologiche, non venne loro riportato, causando rallentamenti nella loro entrata in azione. In secondo luogo, quando gli indiani entrarono nella zona di combattimento di prima linea, dando il cambio agli americani, si resero conto che la collina Quota 593, soprannominata Monte Calvario, che distava poco più di un chilometro dall'Abbazia, non era in mano alleata come invece avevano riferito gli americani, bensì saldamente presidiata dai tedeschi, che potevano dunque controllare le vie per raggiungere Montecassino e respingere l'avanzata delle truppe alleate. Ciò permise ai reparti tedeschi di impadronirsi delle rovine dell'Abbazia, che offrivano un riparo perfetto (dato che l'Abbazia era rasa al suolo, l'accordo di fatto aveva perso d'efficacia). Infatti qualsiasi esperto di guerra urbana può confermare come una casa, o una struttura in generale, può rivelarsi una trappola, mentre le sue macerie costituiscono un riparo ideale.

Un analogo attacco portato in serata dal 28º battaglione contro la città di Cassino riuscì a penetrare fino a conquistare la stazione ferroviaria, ma il giorno dopo i soldati furono respinti sulle posizioni precedenti da un contrattacco tedesco.

La "seconda battaglia di Montecassino" era finita.

La terza battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle cinque settimane precedenti gli Alleati non erano riusciti a compiere grandi miglioramenti: avevano il fianco sinistro sulla sponda occidentale del Garigliano e avevano creato un profondo saliente nel fronte tedesco a nord di Cassino, ma non erano riusciti ad occupare la città e il monte dell'Abbazia di Montecassino che erano ancora in mani tedesche.

Si stabilì che la nuova offensiva non sarebbe iniziata prima della metà di maggio, non solo per permettere alle unità di organizzarsi, ma anche per disporre di condizioni meteorologiche favorevoli e del terreno asciutto e compatto per un migliore utilizzo dei reparti corazzati. Mentre l‘operazione era allo studio, il generale Freyberg ottenne l'autorizzazione ad effettuare un nuovo attacco limitato per occupare Cassino e Montecassino. L'idea consisteva nell'effettuare un bombardamento a tappeto sulla città di Cassino per annientare le difese tedesche. Successivamente, i neozelandesi avrebbero attaccato direttamente la città, seguendo la stessa direttrice da nord utilizzata dagli americani in gennaio[90]. A ciò fu dato il nome di "Operazione Dickens".

Gli Alleati fecero ruotare le loro truppe e l'esausto 2º Corpo statunitense venne sostituito dalle forze del Corps expéditionnaire français en Italie della France libre e dal Corpo d'armata neozelandese. Anche i tedeschi, il 20 febbraio, trasferirono la 90. Panzergrenadierdivision con la 1ª Divisione paracadutisti nel settore che comprendeva la città di Cassino, la collina del monastero e il monte Cairo; a nord di queste postazioni si trovava la divisione "Hoch und Deutschmeister" che difendeva la posizione chiave di Terelle.

Il bombardamento di Cassino[modifica | modifica wikitesto]

La cittadina di Cassino sotto i bombardamenti Alleati.

Il 15 marzo tutti i più alti gradi delle forze alleate erano riuniti presso il comando operativo del II Corpo d'armata neozelandese a Cervaro, per assistere al bombardamento che avrebbe dovuto radere al suolo la città di Cassino[94].

A partire dalle 8,30, ondate di bombardieri alleati rasero completamente al suolo Cassino, che era già stata gravemente danneggiata dai precedenti combattimenti: 575 bombardieri pesanti e medi e 200 cacciabombardieri scaricarono 1.250 tonnellate di bombe sull'abitato. Anche questa volta la precisione dell'aviazione alleata lasciò a desiderare: alcune bombe vennero lanciate sul Quartier generale dell'Ottava Armata britannica e sull'artiglieria neozelandese causando 75 morti e 250 feriti; senza contare le perdite tra la popolazione civile italiana. Inoltre sempre nello stesso giorno prima di bombardare Cassino e l'abbazia, gli Alleati bombardarono la città di Venafro per un fatale errore che costò la vita a centinaia di persone, tra civili e soldati anche alleati.

Alle 12,30 iniziò il fuoco d'artiglieria: dopo due ore 746 cannoni avevano sparato 200.000 proiettili sulla città e sulla collina. Secondo una stima successiva, ogni difensore della città ricevette circa quattro tonnellate d'esplosivo; nonostante ciò i paracadutisti tedeschi sopravvissero in gran numero sfruttando i rifugi sotterranei e una grande caverna ai piedi di Montecassino. I crateri delle bombe e le macerie cambiarono l'aspetto dei luoghi e la mobilità sul terreno fu ridotta notevolmente[90].

Terminato il bombardamento le truppe del Commonwealth si divisero per conquistare la città e l'abbazia.

L'offensiva verso l'abbazia[modifica | modifica wikitesto]

Al termine del bombardamento i neozelandesi conquistarono la Rocca Janula, ai piedi di Montecassino. Il piano a questo punto era di raggiungere una serie di obiettivi disseminati lungo la montagna fino a Montecassino. Avanzando a tergo delle truppe neozelandesi, i battaglioni indiani dovevano per prima cosa prendere in consegna la Rocca Janula. Poi dovevano conquistare due curve a gomito della strada che sale al monastero per poi puntare sulla cosiddetta "collina del Boia" (così chiamata dal pilone della funicolare che era rimasto in piedi), ovvero quota 435. Da quest'ultima posizione sarebbe partito l'attacco diretto a Montecassino. Nel corso di due notti un intero battaglione di Gurkha riuscì ad aggirare l'ostacolo e ad occupare la "collina del Boia", arrivando quindi ad un passo dall'obiettivo finale, ma trovandosi isolate. I rinforzi dovevano arrivare dal castello, ma non potevano muoversi in forze perché i tedeschi si frammezzavano[90].

Paracadutisti tedeschi a Montecassino

Il generale Heidrich, comandante della 1ª Divisione paracadutisti tedesca, si rese conto della crisi ed ordinò un contrattacco verso la Rocca Janula. All'alba del 19 marzo un battaglione di paracadutisti (soprannominati dagli alleati "Diavoli Verdi" dal colore delle uniformi mimetiche che portavano invece di quelle blu della Luftwaffe) scese, quindi dall'Abbazia e assalì il castello. Fu una battaglia in stile medievale: gli attaccanti raggiunsero le mura e tentarono di scalarle o di demolirle con l'esplosivo. Dall'interno, la guarnigione formata in massima parte da soldati di un battaglione inglese si difese disperatamente. I paracadutisti attaccarono inutilmente il castello per quattro volte, anche con forze provenienti dalla città; furono decimati, ma mandarono in aria i piani alleati per quel giorno. Infatti quel battaglione inglese aveva appena iniziato ad inviare le sue truppe in rinforzo ai Gurka sulla "collina del Boia" per poi assalire l'Abbazia. Anche il battaglione inglese fu decimato e l'attacco verso l'Abbazia fu annullato[90].

L'ultimo atto di quella difficile giornata del 19 marzo si consumò tra le colline a nord dell'Abbazia. Gli Alleati avevano progettato un attacco con i carri armati da effettuarsi in contemporanea all'assalto della fanteria Gurkha e inglese dalla "collina del Boia" verso l'Abbazia. Quest'ultimo assalto non si verificò, ma nessuno informò i carristi ed essi si avviarono al loro destino[90].

La formazione corazzata era composta da plotoni indiani, neozelandesi e americani per un totale di 35 mezzi. I tedeschi rimasero esterrefatti nel veder spuntare dal nulla quei carri armati, ritenevano impossibile il loro impiego tra le montagne, ma presto si accorsero che gli attaccanti erano sprovvisti di fanteria di appoggio. Così i paracadutisti tedeschi misero in atto le tattiche di attacco ravvicinato ai veicoli corazzati e la battaglia fu durissima. Per alcune ore i carri armati attaccarono la Masseria Albaneta, una grande fattoria che costituiva un forte caposaldo tedesco. Alcuni mezzi si diressero verso l'Abbazia, ma furono distrutti prima che potessero avvicinarvisi. Quando l'attacco fu sospeso 25 carri armati alleati erano stati distrutti o danneggiati e abbandonati[90].

L'offensiva tra le macerie di Cassino[modifica | modifica wikitesto]

Come si presentava la città di Cassino dopo il bombardamento.

Nel frattempo, le truppe neozelandesi e indiane si erano lanciate all'attacco tra le macerie della città, venendo però subito bloccate da una tenace resistenza tedesca: alla sera le truppe alleate erano penetrate meno di 200 metri fra le macerie di Cassino, che nel frattempo si era trasformata in un'immensa barriera anticarro.

Tra il 16 e il 17 marzo i genieri riuscirono a ricavare un passaggio per i carri armati tra le macerie della città e gli alleati riuscirono così a conquistare la stazione ferroviaria, poco distante dalla via Casilina[94]. La lenta conquista della città da parte dei reparti britannici, però, si bloccò nei pressi del munitissimo caposaldo tedesco costituito presso le rovine dell'Hotel Continental e dell'Hotel des Roses[95]. Il 17 marzo, vi fu una breve tregua che permise alle due fazioni di recuperare morti e feriti[94]. Il 21 marzo un ultimo assalto si infranse sulle difese dell'Hotel Continental che rimase in mani tedesche nonostante i numerosi attacchi del 21º Battaglione neozelandese[96].

Il 22 marzo, dopo l'ennesimo inutile assalto alleato, il Generale Alexander decise di sospendere ogni azione.

Anche la terza battaglia si era conclusa con un sostanziale nulla di fatto. Le perdite tedesche erano però state pesanti: la 1. Fallschirmjäger Division era ridotta a una forza che andava dai 40 ai 120 uomini per battaglione. Anche gli Alleati avevano sofferto gravi perdite, con le truppe neozelandesi, indiane e inglesi che avevano perso 2.400 uomini in meno di nove giorni di battaglia.

Di fronte a questa situazione, Harold Alexander decise di aspettare la buona stagione prima di lanciare l'attacco finale alla Linea Gustav, in modo da prepararlo perché non potesse fallire.

Operazione Diadem[modifica | modifica wikitesto]

L'ultima battaglia, nota anche come "Operazione Diadem", ebbe inizio l'11 maggio. Dalle 23,00 sulle linee tedesche si scatenò un diluvio di fuoco ad opera di quasi mille cannoni alleati. Il terrificante bombardamento durò più di un'ora e si estese da Cassino fino al Mar Tirreno[90].

La poderosa offensiva alleata fu intrapresa da quattro corpi d'armata che attaccarono contemporaneamente su tutto il fronte. Il settore tirrenico fu affidato al II Corpo americano che ora comprendeva due divisioni appena giunte dagli Stati Uniti, l'85ª e l'88ª. Più all'interno, sui Monti Aurunci, fu schierato il Corpo di Spedizione Francese che da due era passato a quattro divisioni. La valle del Liri, come sempre il punto focale dell'operazione, era competenza del XIII Corpo britannico, su tre divisioni. Al II Corpo d'Armata polacco del Generale Władysław Anders, da poco giunto in Italia, fu assegnato il settore più difficile, quello di Montecassino[90].

Il primo assalto portò gravi perdite ma permise all'Ottava armata britannica del generale Sir Oliver Leese di irrompere tra le linee tedesche nella valle del fiume Liri e per la prima volta di insediare presidi sotto il Monastero. I tedeschi, occupati a respingere l'Ottava armata, furono colti di sorpresa dallo sfondamento della Linea Gustav opera dei reparti coloniali del Corpo di Spedizione Francese, che il 13 maggio avevano occupato Monte Maio, spaccando in due la linea tedesca. Il generale Kesselring e il suo stato maggiore non si aspettavano un forte attacco nell'aspro settore dei Monti Aurunci.

La bandiera polacca sventola sulle rovine di Cassino

Il secondo assalto (17-19 maggio), compiuto pagando un prezzo molto elevato dalle truppe polacche, non sortì l'effetto voluto, e nonostante i tedeschi barcollassero e avendo perso circa la metà degli operativi dall'inizio degli assalti riuscirono ancora una volta a respingere l'attacco polacco. Sapendo, però, che le divisioni marocchine avevano sfondato le linee poco più a sud, per evitare di essere accerchiati dovettero ritirarsi. Nelle prime ore del mattino del 18 maggio una pattuglia in ricognizione di Polacchi del 12º reggimento lancieri si arrampicò sulle rovine dove innalzò la bandiera polacca.

La conquista di Cassino permise alle divisioni britanniche e statunitensi di cominciare l'avanzata verso Roma, che cadde il 4 giugno 1944 pochi giorni prima dello Sbarco in Normandia. L'operazione "Diadem" costò 18.000 perdite agli americani, 14.000 agli inglesi e 11.000 ai tedeschi.

L'avanzata finale e la conquista di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Analisi e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Perdite[modifica | modifica wikitesto]

Dal numero di salme custodite nei vari cimiteri di guerra che sorsero al termine del conflitto si può trarre un'approssimazione del totale dei caduti, sebbene non possano essere contati il numero dei dispersi. I polacchi persero 1.052 uomini, i francesi 4.345, le forze del Commonwealth (inglesi, indiani, nepalesi, canadesi, neozelandesi e sudafricani) 5.934, gli americani circa 3.000, i tedeschi circa 15.000, per un totale di 30.000 vittime[97].

Le "marocchinate"[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Goumiers e Marocchinate.

Dopo i combattimenti si verificò un feroce stupro di massa a opera dei Goumier, soldati marocchini e algerini ai quali il generale francese Alphonse Juin aveva concesso assoluta libertà di comportamento per 50 ore, come premio per aver sfondato il fronte difensivo tedesco[98]. I goumiers commetteranno stupri, assassinii, furti e violenze di ogni genere soprattutto a danno di donne, bambini e sacerdoti in tutta la Valle del Liri e nei Monti Aurunci, passati alla storia con il nome di Marocchinate[99][100].

Lo scrittore Norman Lewis, all'epoca ufficiale britannico sul fronte di Montecassino, narrò gli eventi:

«Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate... A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n'erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi. I marocchini di solito aggrediscono le donne in due - uno ha un rapporto normale, mentre l'altro la sodomizza.»

(Norman Lewis nel libro Napoli '44[101])

Diverse città laziali furono investite dalla foga dei Goumier: si segnalano nella Provincia di Frosinone le cittadine di Esperia[102], Castro dei Volsci, Vallemaio, Sant'Apollinare, Ausonia, Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, San Giorgio a Liri, Coreno Ausonio, Morolo e Sgurgola, mentre nella Provincia di Latina si segnalano le cittadine di Lenola, Campodimele, Spigno Saturnia, Formia, Terracina, San Felice Circeo, Roccagorga, Priverno, Maenza e Sezze, in cui numerose ragazze e bambine furono ripetutamente violentate, talvolta anche alla presenza dei genitori[103].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il 14 ottobre giunse a Cassino il tenente colonnello austriaco Julius Schlegel della divisione "Hermann Göring". Questi prospettò all'abate Gregorio Diamare il pericolo che correva l'Abbazia di Montecassino, che di lì a poco si sarebbe trovata al centro del fronte di resistenza tedesca. Si riuscì, dunque, a far mettere al sicuro gran parte dei tesori dell'Abbazia stessa, che vennero consegnati l'8 dicembre in Vaticano. Vedi: Von Senger, p. 285
  2. ^ Nel dopoguerra i reduci della 36ª Divisione chiesero e ottennero dal Congresso l'apertura di una commissione d'inchiesta sulla battaglia, sperando di chiarire i fatti e dimostrare che il generale Clark aveva in pratica ordinato un attacco suicida. Clark criticò Walker per non essere mai andato personalmente al fronte, per non aver dato abbastanza energia alla seconda azione e per non aver ispirato i sottoposti: secondo il generale i dubbi di Walker vennero trasmessi ai comandi inferiori, indebolendone lo spirito. Diversi resoconti appaiono critici nei confronti di Walker e della sua divisione più che in quelli di Clark e Keyes: «Si direbbe che l'operazione fosse condotta male dal comando e dallo stato maggiore della 36ª Divisione» scrisse a tal proposito nel 1957 Fred Majdalany nel suo Cassino, Portrait of a Battle. Vedi: Parker, p. 145, Morris, p. 291, Von Senger, p. 272

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Parker, p. 10.
  2. ^ Von Senger, p. 264.
  3. ^ Parker, p. 15.
  4. ^ Parker, pp. 23-24.
  5. ^ Parker, p. 29.
  6. ^ Parker, pp. 34-35.
  7. ^ Parker, pp. 44-45.
  8. ^ Morris, pp. 233-234.
  9. ^ Morris, pp. 234-235.
  10. ^ Parker, p. 45.
  11. ^ Morris, p. 235.
  12. ^ Morris, pp. 235-236.
  13. ^ a b Morris, p. 236.
  14. ^ a b Morris, p. 237.
  15. ^ Morris, p. 238.
  16. ^ Parker, pp. 45-46.
  17. ^ Parker, pp. 17-55.
  18. ^ Parker, p. 17.
  19. ^ Von Senger, pp. 260-261.
  20. ^ Von Senger, p. 263.
  21. ^ Ford, p. 31.
  22. ^ a b Atkinson, p. 369.
  23. ^ Parker, p. 88.
  24. ^ Parker, p. 93.
  25. ^ Parker, p. 94.
  26. ^ Parker, pp. 94-95.
  27. ^ Morris, p. 284.
  28. ^ Parker, pp. 111-151.
  29. ^ a b Parker, p. 95.
  30. ^ Parker, p. 99.
  31. ^ Parker, pp. 101-102.
  32. ^ Von Senger, pp. 266-267.
  33. ^ Kesselring, p. 226.
  34. ^ Kesselring, p. 227. In questa pagina, nella traduzione italiana delle memorie di Kesselring vengono citate la 29. e la 30. Panzergrenadier; purtroppo però la 30. Panzergrenadier non è mai esistita, non sappiamo se si tratta di un errore di traduzione o di un errore dello stesso generale tedesco.
  35. ^ Atkinson, p. 370.
  36. ^ Atkinson, pp. 372-373.
  37. ^ a b Morris, p. 250.
  38. ^ Morris, pp. 251-252.
  39. ^ Morris, p. 253.
  40. ^ Peter Caddick-Adams, L'inferno di Montecassino. La battaglia decisiva della campagna d'Italia., Mondadori, Milano, 2014.
  41. ^ Ford, pp. 24-25.
  42. ^ Von Senger, p. 253.
  43. ^ a b Kesselring, p. 226.
  44. ^ Von Senger, p. 254.
  45. ^ Ford, p. 26.
  46. ^ Von Senger, pp. 256-257.
  47. ^ Von Senger, p. 257.
  48. ^ Von Senger, pp. 259-260.
  49. ^ Von Senger, p. 265.
  50. ^ Shepperd, p. 275.
  51. ^ Parker, p. 111.
  52. ^ Lo storico William Jackson nella descrizione dei fatti che coinvolsero la 94ª Divisione sul Garigliano parla del generale Pfeiffer, ma questi era stato sostituito il 2 gennaio 1944 dal tenente generale Bernhard Steinmetz, come si può leggere in Von Senger, p. 268 e in 94. Infanterie-Division, axishistory.com. URL consultato il 17 ottobre 2018.
  53. ^ Jackson 2017, p. 219.
  54. ^ Von Senger, p. 268.
  55. ^ Jackson 2017, p. 221.
  56. ^ Parker, p. 119.
  57. ^ Jackson 2017, p. 221.
  58. ^ Jackson 2017, p. 222.
  59. ^ Von Senger, p. 270.
  60. ^ Parker, pp. 121-126-127.
  61. ^ Parker, pp. 128-129.
  62. ^ Parker, p. 133.
  63. ^ Morris, p. 287.
  64. ^ a b Parker, pp. 132-134.
  65. ^ Morris, p. 288.
  66. ^ Morris, p. 289.
  67. ^ a b Morris, p. 290.
  68. ^ Von Senger, pp. 271-272.
  69. ^ Parker, p. 144.
  70. ^ Parker, p. 147.
  71. ^ Morris, p. 296.
  72. ^ Parker, pp. 148-149.
  73. ^ Parker, p. 151.
  74. ^ Parker, p. 154.
  75. ^ Morris, p. 307.
  76. ^ Un reggimento della 71ª Divisione di fanteria, recentemente formata e che da lì a pochi giorni avrebbe dovuto dare il cambio alla 15ª Panzergrenadier Division. Vedi: Von Senger, p. 274.
  77. ^ Von Senger, p. 273.
  78. ^ Morris, p. 308.
  79. ^ Morris, p. 309.
  80. ^ Von Senger, p. 273.
  81. ^ Morris, p. 309.
  82. ^ Von Senger, p. 275.
  83. ^ Morris, pp. 310-311.
  84. ^ Von Senger, p. 276.
  85. ^ Jackson 2017, p. 237.
  86. ^ Morris, p. 311.
  87. ^ Jackson 2017, p. 240.
  88. ^ Von Senger, p. 276.
  89. ^ Morris, p. 312.
  90. ^ a b c d e f g h i j Dal Volturno a Cassino - Le battaglie per Cassino: la cronologia delle operazioni, su www.dalvolturnoacassino.it. URL consultato il 18 novembre 2015.
  91. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.55: "I nazisti, per proteggere il venerabile edificio, avevano dichiarato "zona neutrale" una fascia di trecento metri intorno ad esso e avevano ordinato che non vi entrasse nessuna delle loro truppe. Tuttavia, a mano a mano che il combattimento si faceva più vicino, la zona si restringeva, fino a quando von Senger diede ordine di costruire postazioni proprio a ridosso delle mura"
  92. ^ Mariano Dell'Omo, In Memoriam. Herbert Bloch (1911-2006) storico del medioevo cassinese, in «Benedectina. Rivista del Centro storico benedettino italiano», 53 (2006), pp. 517-23
  93. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.56: "La mattina del 15 febbraio, 142 bombardieri pesanti e 114 medi distrussero l'antica abbazia di Montecassino. Le potentissime bombe sganciate sul venerabile edificio lo ridussero a un cumulo di macerie. Il massiccio bombardamento a tappeto uccise un gran numero di civili che avevano cercato rifugio nel monastero e ancor più numerosi tedeschi nelle postazioni sui colli circostanti, oltre a quaranta uomini della divisione indiana nei loro rifugi lungo il fianco della montagna. Il monastero non esisteva più, e con lui finirono tutte le restrizioni: ora su Montecassino poteva scendere la guerra totale"
  94. ^ a b c CASSINO - Storia: La II Guerra Mondiale, Seconda fase della Battaglia, su edu.let.unicas.it. URL consultato il 17 novembre 2015.
  95. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.70: "In città il 25º Battaglione era riuscito a fare qualche progresso con l'appoggio dei carri armati del 19º Reggimento corazzato, riuscendo ad avvicinarsi all'Hotel Continental, dove fu però costretto a fermarsi perché le truppe del generale Heidrich avevano creato un temibile caposaldo intorno alle rovine di questo edificio e dell'Hotel des Roses, e non ne sarebbero state sloggiate."
  96. ^ Ken Ford, Le quattro battaglie di Cassino, Lo sfondamento della Linea Gustav, Edizioni Osprey Publishing, 2009, pag.72: "L'Hotel Continental rimase ancora ben saldo in mano tedesca, respingendo i numerosi tentativi di prenderlo portati dal 21º Battaglione neozelandese, ora ingaggiato in battaglia."
  97. ^ Dal Volturno a Cassino - Le battaglie per Cassino: i caduti, su www.dalvolturnoacassino.it. URL consultato il 18 novembre 2015.
  98. ^ Vasco Ferretti, Kesselring, Mursia, 2009, pag. 97: Il carattere sistematico delle violenze e della sostanziale acquiescenza degli ufficiali francesi che erano al loro comando conferma che essi ubbidivano a disposizioni superiori in base alle quali ai goumiers marocchini era stata accordata "mano libera", o "carta bianca" che dir si voglia nei confronti della popolazione civile italiana nel presupposto che tali truppe erano state reclutate "mediante un patto che accordava loro il diritto di preda e di saccheggio". La discriminante etica e giudiziaria tra vincitori e vinti in questo caso risulta molto evidente."
  99. ^ ACS-MI, Gab 1944-46, b, 27, f. 2097. Nota 13.9.44. Assistenza alle donne violentate dai marocchini nelle province di Latina e di Frosinone
  100. ^ ACS-PCM, Gab 1944-47, n. 10270, f. 19-10, Nota del comando generale dell'Arma dei carabinieri alla presidenza del Consiglio dei ministri dell'Italia liberata, "nei comuni di Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, Morolo e Sgurgola, paesi nei quali si ebbero stupri, omicidi, furti, rapine, saccheggi di abitazioni poi devastate e incendiate e dove vennero violentate, spesso ripetutamente, donne, ragazze e bambine da soldati in preda a sfrenata e sadica esaltazione sessuale, costringendo più volte a forza genitori e mariti ad assistere a tale scempio"
  101. ^ Fabio Andriola, Come ti umilio il liberato, articolo su L'Italia settimanale, N° 7 anno III 23 febbraio 1994, pag.46
  102. ^ Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna, Vol. 10, pag.285. Feltrinelli editore, 2002.
  103. ^ ACS-PCM, Gab 1944-47, n. 10270, f. 19-10, Nota del comando generale dell'Arma dei carabinieri alla presidenza del Consiglio dei ministri dell'Italia liberata, "nei comuni di Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, Morolo e Sgurgola, paesi nei quali si ebbero stupri, omicidi, furti, rapine, saccheggi di abitazioni poi devastate e incendiate e dove vennero violentate, spesso ripetutamente, donne, ragazze e bambine da soldati in preda a sfrenata e sadica esaltazione sessuale."

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Saggistica
Narrativa
  • Harold L. Bond, Inferno a Cassino - La battaglia per Roma, Milano, Mursia, 1994, ISBN 88-425-1744-5.
  • Sven Hassel, Gli sporchi dannati di Cassino, Milano, Longanesi, 1971, ISBN non esistente.
Fonti web

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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