Lanzerotto Malocello (cacciatorpediniere)

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Lanzerotto Malocello
RCT Malocello2 USMM.jpg
Il Malocello nel 1931, durante la missione di supporto alla crociera aerea Italia-Brasile di Italo Balbo
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipoesploratore (1930-1938)
cacciatorpediniere (1938-1943)
ClasseNavigatori
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CostruttoriAnsaldo, Genova
Impostazione30 agosto 1927
Varo14 marzo 1929
Entrata in servizio18 gennaio 1930
Destino finalesaltato su mine il 24 marzo 1943
Caratteristiche generali
Dislocamentostandard 2125 t
in carico normale 2760 t
pieno carico 2880 t
Lunghezza107 m
Larghezza11,5 m
Pescaggio4,5 m
Propulsione4 caldaie Odero
2 gruppi di turbine a vapore Parsons su 2 assi
potenza 55.000 hp
Velocità38 (poi ridotta a 28) nodi
Autonomia3.100 mn a 15 nodi
800 mn a 36
Equipaggio15 ufficiali, 215 tra sottufficiali e marinai
Equipaggiamento
Sensori di bordoradar De.Te. (dal 1942)
Sistemi difensivi
Armamento
Armamento
Note
Sigla identificativa: MO

dati presi principalmente da [1], [2], [3] e [4]

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Il Lanzerotto Malocello è stato un esploratore e successivamente un cacciatorpediniere della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

Il Malocello prese nome dal navigatore genovese Lanzerotto Malocello, nato a Varazze nel XIII secolo, scopritore delle isole Canarie. Da lui prese nome l'isola di Lanzarote.

Gli anni trenta[modifica | modifica wikitesto]

Il Malocello, pur essendo stato impostato in cantiere per primo, fu la quinta unità della classe ad entrare in servizio all'inizio del 1930 come esploratore leggero. Dopo pochi mesi di attività addestrativa rientrò in cantiere per essere sottoposto al primo ciclo di modifiche per il miglioramento della stabilità (alleggerimento e abbassamento delle sovrastrutture), nonché la sostituzione di timone (1932) e tubi lanciasiluri[1][2].

Rientrato in servizio il 18 ottobre 1930 e assegnato al II Gruppo Divisione Leggera, ricevette la bandiera di combattimento (fornita dal Comune di Varazze) a Genova l'8 dicembre 1931[2].

Il Malocello alla consegna con la struttura originale

Nel periodo intercorso tra queste due date, tra la fine del 1930 e l'inizio del 1931, operò con altre unità della classe a supporto della crociera aerea transatlantica Italia-Brasile di Italo Balbo[2][3].

Il 28 giugno 1935, durante un'esercitazione notturna (simulazione di un attacco), entrò in collisione con il gemello Zeno: entrambe le navi ebbero gravi danni e sul Malocello si ebbero cinque morti e sei feriti[2][3]. L'unità dovette quindi trascorrere alcuni mesi in riparazione.

Tra il 1936 ed il 1938 prese parte alla guerra civile spagnola[2][3]. Declassato a cacciatorpediniere nel 1938 ed aggregato al Gruppo cacciatorpediniere di riserva della IV Divisione navale, il 5 luglio 1939 lasciò La Spezia (sua base sino ad allora) e trascorse periodi di stanza a Tangeri[2] ed a Lero.

Rientrato in patria, restò in cantiere a Livorno per i primi dal 2 gennaio al 31 marzo 1940 e fu sottoposto ai grandi lavori di allargamento dello scafo e rifacimento della prora, nonché incremento dell'armamento[1][2].

Rientrato in servizio il 31 marzo 1940, fu assegnato alla XV Squadriglia Cacciatorpediniere, dipendente dalla IV Divisione Incrociatori nell'ambito della II Squadra Navale.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il Malocello in navigazione a tutta forza negli anni '30

1940[modifica | modifica wikitesto]

All'ingresso dell'Italia nel secondo conflitto mondiale faceva parte della XIV Squadriglia Cacciatorpediniere, insieme ai gemelli Vivaldi, Da Noli e Pancaldo. Fu impiegato principalmente in missioni di posa mine e soprattutto di scorta convogli, durante le quali ebbe occasione di attaccare sommergibili, recuperare sopravvissuti di navi affondate ed abbattere aerei nemici[3].

Tra il 30 luglio ed il 1º agosto 1940 fornì scorta indiretta – insieme ai gemelli Pigafetta e Zeno, agli incrociatori Pola, Zara, Fiume, Gorizia, Trento, Da Barbiano, Di Giussano, Eugenio di Savoia, Duca degli Abruzzi, Attendolo, Montecuccoli ed alle Squadriglie Cacciatorpediniere IX, XII, XIII e XV per un totale di 11 unità – a due convogli per la Libia, che videro in mare complessivamente 10 mercantili, 4 cacciatorpediniere e 12 torpediniere[4].

Il 7 ottobre fu inviato insieme a Vivaldi e Da Noli ad attaccare unità nemiche, ma non riuscì a trovarle[5].

1941-42[modifica | modifica wikitesto]

Nella notte tra il 7 e l'8 gennaio 1941, insieme ai gemelli Vivaldi, Da Noli e Tarigo ed alle torpediniere Vega e Sagittario, effettuò la posa dei campi minati «X 2» ed «X 3» (180 mine ciascuno) al largo di Capo Bon[6].

Il 22 gennaio rilevò, insieme a Vivaldi, Da Noli e Tarigo, i cacciatorpediniere Freccia e Saetta nella scorta, sulla rotta Napoli-Trapani, ai trasporti truppe Marco Polo, Conte Rosso, Esperia e Victoria: il convoglio giunse indenne a Tripoli il 24, nonostante un attacco portato dal sommergibile HMS Unique contro l’Esperia, che non fu nemmeno notato[7].

Il 5 marzo salpò da Napoli scortando, insieme ai cacciatorpediniere Lampo, Da Noli, Vivaldi e Folgore, i trasporti tedeschi Ankara, Reichenfels, Marburg e Kybfels; dopo una tappa a Palermo l'8, l'indomani il convoglio proseguì per la Libia[8].

Dal 2 al 4 aprile scortò – insieme a Vivaldi e Da Noli – da Tripoli a Napoli, nella navigazione di ritorno, il trasporto truppe Galilea (silurato e gravemente danneggiato alcuni giorni prima dal sommergibile Upright) ed i mercantili Ankara, Reichenfels, Marburg e Kybfels[9].

Sempre in aprile prese parte alle operazioni di salvataggio dei sopravvissuti del convoglio «Tarigo», distrutto da una formazione di cacciatorpediniere britannici il 16 aprile[10].

Dal 4 al 5 maggio scortò da Napoli a Tripoli, insieme ai gemelli Vivaldi e Da Noli ed alla torpediniera Pegaso, un convoglio composto dai trasporti truppe Victoria e Calitea e dalle motonavi merci Andrea Gritti, Barbarigo, Sebastiano Venier, Marco Foscarini ed Ankara[11].

Il 14 luglio scortò da Tripoli a Napoli, insieme ai cacciatorpediniere Fuciliere ed Alpino ed alle torpediniere Orsa, Procione e Pegaso, i trasporti Rialto, Andrea Gritti, Sebastiano Venier, Barbarigo ed Ankara: il sommergibile britannico P 33 silurò ed affondò il Barbarigo in posizione 36°27' N e 11°54' E, venendo poi gravemente danneggiato dalla reazione della scorta, mentre il resto del convoglio giunse a Napoli il 16[12].

Il 13 agosto salpò da Napoli per scortare a Tripoli, insieme ai cacciatorpediniere Vivaldi, Folgore, Strale e Fulmine ed alla torpediniera Orsa, un convoglio composto dai trasporti Andrea Gritti, Rialto, Vettor Pisani, Francesco Barbaro e Sebastiano Venier; tale convoglio giunse indenne il 15 nonostante attacchi aerei (durante i quali esplose accidentalmente un cannone del Vivaldi) e subacquei[13].

Nella notte del 12-13 ottobre avrebbe dovuto effettuare a sua volta la posa di un campo minato, insieme ai cacciatorpediniere Vivaldi, Camicia Nera, Pigafetta, Da Verrazzano ed Aviere ed agli incrociatori leggeri Eugenio di Savoia, Montecuccoli e Duca d’Aosta, ma l'operazione fu annullata in seguito all'uscita in mare della Mediterranean Fleet[14].

In novembre assunse il comando dell'unità il capitano di fregata Mario Leoni[15].

Il 20 novembre scortò da Taranto a Bengasi, insieme al gemello Zeno ed alla torpediniera Partenope (aggiuntasi in seguito, proveniente da Bengasi) le motonavi Città di Palermo e Città di Tunisi[16].

Alle tre del pomeriggio del 13 dicembre salpò da Taranto insieme ai gemelli Vivaldi, Da Noli, Da Recco e Zeno e si aggregò al gruppo scorta indiretta – corazzate Littorio e Vittorio Veneto, cacciatorpediniere Granatiere, Bersagliere, Fuciliere ed Alpino, torpediniere Clio e Centauro – nell'ambito dell'operazione «M 41», che fu però funestata dagli attacchi dei sommergibili (che danneggiarono la Vittorio Veneto ed affondarono due mercantili, il Filzi ed il Del Greco)[17].

Dal 16 al 18 dicembre, nell'ambito dell'operazione di traffico «M 42», scortò da Taranto a Tripoli, unitamente ai gemelli Vivaldi, Da Noli, Da Recco, Zeno e Pessagno, il convoglio «L», composto dalle moderne motonavi Napoli, Monginevro e Vettor Pisani[18] (inizialmente le navi viaggiarono insieme ad un altro convoglio, l'«N» – motonave Ankara, cacciatorpediniere Saetta, torpediniera Pegaso – separandosi poi al largo di Misurata)[19].

Alle 16 del 3 gennaio 1942 partì da Napoli – unitamente alla corazzata Caio Duilio, agli incrociatori leggeri Garibaldi, Montecuccoli ed Attendolo ed ai cacciatorpediniere Maestrale, Scirocco, Gioberti e Oriani – per fornire scorta indiretta nel corso dell'operazione «M. 43»: essa prevedeva l'invio di tre convogli (che videro in mare in tutto i mercantili Monginevro, Nino Bixio, Lerici, Gino Allegri, Monviso e Giulio Giordani ed una scorta diretta fornita dai cacciatorpediniere Vivaldi, Da Recco, Usodimare, Bersagliere, Fuciliere, Freccia e dalle torpediniere Procione, Orsa, Castore, Aretusa ed Antares) dai porti di Messina, Taranto e Brindisi, tutti diretti a Tripoli; dopo l'arrivo dei trasporti in porto (avvenuto il 5) il Malocello e le altre unità del gruppo tornarono alla base alle 4.20 del 6 febbraio[20].

1943[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 gennaio fece parte – insieme ai cacciatorpediniere Vivaldi, Camicia Nera, Da Noli, Geniere ed Aviere ed alle torpediniere Orsa e Castore – della scorta diretta aell'operazione «T. 18» (un convoglio formato dal trasporto truppe Victoria – partito da Taranto – e dai cargo Ravello, Monviso, Monginevro e Vettor Pisani – salpati da Messina –, con a bordo in tutto 15.000 tonnellate di materiali, 97 carri armati, 271 automezzi e 1467 uomini); il 23, durante la navigazione, la Victoria fu immobilizzata e poi affondata da due attacchi di aerosiluranti, mentre il resto del convoglio giunse a destinazione[21][22].

Il 21 febbraio prese parte all'operazione di traffico «K 7» scortando, insieme ai cacciatorpediniere Strale, Zeno, Vivaldi e Premuda ed alla torpediniera Pallade, un convoglio composto dai trasporti Monginevro, Ravello ed Unione sulla rotta da Messina (da dove il convoglio partì alle 17.30 del 21)a Tripoli[23].

Alle 16.30 del 13 giugno salpò da Cagliari (al comando del capitano di fregata Mario Leoni) insieme a Vivaldi e Zeno per attaccare – insieme alla VII Divisione incrociatori (Montecuccoli ed Eugenio di Savoia) ed alla X Squadriglia cacciatorpediniere (Premuda, Gioberti, Ascari, Oriani) – il convoglio britannico «Harpoon» nell'ambito della Battaglia di mezzo giugno[15][24][25]. All'inizio del combattimento il Vivaldi ed il Malocello (lo Zeno era rientrato per un guasto ai motori, così come del resto il Gioberti) si trovavano in coda alla formazione, e, dato che il Malocello aveva subito un guasto alle macchine che ne aveva ridotto la velocità a 28 nodi, alle 5.38 vennero incaricati di attaccare i mercantili del convoglio[15][26]. Alle 5.44, mentre si avvicinavano al convoglio, Vivaldi e Malocello furono presi di mira dai cacciatorpediniere britannici Marne e Matchless da 18.000 metri di distanza: alle 5.58 le due navi italiane aprirono il fuoco contro altri cacciatorpediniere frattanto sopraggiunti, ritenendo di averne colpito uno (il Badsworth, ma in realtà non risultano danni a questa nave) e mancando di poco il polacco Kujawiak; alle 5.59, ritenendo ormai impossibile l'avvicinamento al convoglio, ben difeso ed in allontanamento, il Malocello lanciò un iluro da 5.800 metri contro il Kujawiak (che lo evitò con la manovra cinque minuti dopo; anche il Vivaldi lanciò due siluri, infruttuosamente, contro i trasporti Troilus e Chant)[15][26]. Vivaldi e Malocello continuarono poi a far fuoco contro i mercantili e contro il Marne, quando questi emergevano dalle cortine fumogene frattanto stese dalle navi inglesi[15][26]. Alle 6.07 il Vivaldi fu colpito dal Matchless, venendo in breve incendiato ed immobilizzato; il Malocello gli fornì assistenza difendendolo dagli attacchi delle navi inglesi (cui frattanto si erano aggiunti altri cacciatorpediniere), che si erano avvicinate sino a 4.000-5.000 metri, e coprendolo con cortine fumogene (alle 6.20 le due unità rimasero momentaneamente scoperte dalla nebbia artificiale, tornandovi poi poco dopo)[15][26]. Il Malocello aprì poi il fuoco contro il cacciatorpediniere Bedouin; alle 6.36 l'incrociatore HMS Cairo ed il cacciatorpediniere Ithuriel aprirono il fuoco contro le due navi italiane: il comandante del Vivaldi, capitano di vascello Ignazio Castrogiovanni, ordinò al comandante Leoni del Malocello di rompere il contatto ed allontanarsi, ma questi decise invece di contrattaccare e lanciò (seppure infruttuosamente) due siluri da 7.000 metri contro il Cairo, sparando al contempo contro l’Ithuriel[2]. Dopo un'ora e mezza di scontro ravvicinato le navi inglesi ripiegarono[15]. Il Malocello (cui erano frattanto giunti in aiuto) Oriani, Ascari e Premuda, sebbene troppo tardi per prendere parte allo scontro) assisté quindi il Vivaldi, che era riuscito a rimettere in moto, lungo la rotta di rientro: fornì alla nave danneggiata mezzi per domare gli incendi e ne prese a bordo i feriti e gli ustionati[15]. Alle 9.25 l'unità prese a rimorchio il Vivaldi, ma verso le 9.30 le due navi furono infruttuosamente attaccate per errore da 9 aerosiluranti italiani Savoia Marchetti SM 84 e poi da bombardieri britannici: il Malocello, lasciati i cavi, manovrò evitando vari siluri lanciati a 2.000 metri di distanza (a prendere poi a rimorchio il Vivaldi fu il Premuda)[15][26]. La nave poté infine raggiungere Napoli[15]. In tutto il combattimento il Malocello aveva sparato 329 proiettili da 120 mm[26]. Per l'accanita difesa del Vivaldi la nave ricevette una Medaglia d'argento al valor militare[3].

Dall'agosto al dicembre 1942 rimase nell'Arsenale di La Spezia per grandi lavori durante i quali venne anche dotato del radar di fabbricazione tedesca «De.Te»; subì inoltre la sostituzione dei tubi lanciasiluri poppieri e delle mitragliere da 13,2 mm rispettivamente con 2 mitragliere da 37 mm e 7 da 20 mm[1][2]. Rientrò in servizio nel gennaio del 1943, durante il periodo più difficile della guerra dei convogli, operando insieme alle altre unità superstiti sulla cosiddetta "rotta della morte", cioè il tragitto obbligato tra i campi minati che univa l'Italia alla Tunisia[2]. Svolse quindi varie missioni di trasporto veloce di truppe da Trapani a Tunisi[2].

Nella sera del 23 marzo 1943, al comando del capitano di fregata Carlo Rossi, partì da Pozzuoli come insieme ai cacciatorpediniere Pancaldo e Camicia Nera per trasportare truppe tedesche a Tunisi; nella mattinata del 24 si aggiunse un quarto cacciatorpediniere, l’Ascari, che divenne capo formazione[27][28][29]. Alle 7.28 del 24 marzo, mentre navigava a 27 nodi con rotta a zig zag poco distante da Capo Bon, il Malocello urtò una mina (posata alcuni giorni prima dal posamine britannico Abdiel) e s'immobilizzò con gravi danni, sbandando[27][28]. Gran parte del personale di macchina fu ucciso dallo scoppio o dal vapore surriscaldato fuoriuscito dalle tubature rotte[30]. Alcuni uomini caddero o si gettarono in acqua, il resto dell'equipaggio e delle truppe rimasero allineati sul ponte in attesa dei soccorsi[27][28]. Mentre Pancaldo e Camicia Nera venivano fatti proseguire, l’Ascari si affiancò al Malocello per trasbordarne equipaggio e truppe, ma il sistema «TAG» rilevò un siluro obbligando l’Ascari ad accelerare ed allontanarsi dal Malocello[27][28]. Alle 8.35 fu dato ordine di abbandonare la nave[30] e dieci minuti dopo, ad un'ora ed un quarto dall'urto contro la mina, alle 8.45, il Malocello si rovesciò, si spezzò in due e s'inabissò 28 miglia a settentrione di Capo Bon[3][27][28][29]. Anche l’Ascari, mentre soccorreva i naufraghi della nave affondata, sparpagliati dal mare mosso in un raggio di oltre un chilometro (alcune scialuppe si capovolsero[30]), urtò tre mine: la prima distrusse la prua, la seconda asportò la poppa e la terza ne provocò l'affondamento, alle 13.20[27][28].

Quattro ore dopo l'affondamento dell’Ascari (e quasi nove dopo quello del Malocello) alcuni MAS partiti da Biserta e Pantelleria recuperarono i sopravvissuti delle due navi: 96 ufficiali e marinai degli equipaggi (su 489) ed un centinaio di militari tedeschi (su 650)[27][28].

Del Malocello scomparvero in mare il comandante Rossi[31] e 198 tra ufficiali, sottufficiali e marinai (a fronte di solo 42 superstiti), oltre a qualche centinaio di militari tedeschi[27][28]. Tra gli scomparsi il direttore di tiro, tenente di vascello Adolfo Gregoretti, che, prodigatosi per salvare il maggior numero di vite possibile, diede il proprio salvagente ad un marinaio ed affondò con la nave: alla sua memoria fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare[30][32].

L'unità aveva effettuato 149 missioni di guerra (68 di scorta, 6 di ricerca del nemico, 6 di posa mine, 2 di caccia antisommergibile e le rimanenti di trasferimento, trasporto od altro tipo), percorrendo complessivamente 61.709 miglia[2][3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Ct classe Navigatori Archiviato il 18 giugno 2012 in Internet Archive..
  2. ^ a b c d e f g h i j k l Il R. Cacciatorpediniere "Lanzerotto Malocello", su digilander.libero.it. URL consultato il 31 gennaio 2015.
  3. ^ a b c d e f g Trentoincina.
  4. ^ Naval Events 15-31 July 1940.
  5. ^ 1 November, Friday.
  6. ^ 1941.
  7. ^ 1941.
  8. ^ 1 March, Saturday.
  9. ^ 1 March, Saturday.
  10. ^ 1 April, Tuesday.
  11. ^ World War 2 at Sea, May 1941.
  12. ^ Malta Convoys, 1941.
  13. ^ Naval Events, 1-14 August 1941.
  14. ^ 1 October, Wednesday.
  15. ^ a b c d e f g h i j Mezzo Giugno 1942 - Vivaldi e Malocello.
  16. ^ KMS Kormoran and HMAS Sydney, KMS Atlantis and HMS Dunedin lost, November 1941.
  17. ^ 1 December, Monday.
  18. ^ 1 December, Monday.
  19. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 511.
  20. ^ Royal Navy Events January 1942.
  21. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 516.
  22. ^ Royal Navy events January 1942.
  23. ^ Royal Navy events February 1942.
  24. ^ Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 248.
  25. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 371.
  26. ^ a b c d e f Enrico Cernuschi, Pantelleria, 15 giugno 1942, su Storia Militare n. 205 – ottobre 2010 e n. 206 – novembre 2010.
  27. ^ a b c d e f g h La guerra delle mine.
  28. ^ a b c d e f g h Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, pp. 276-277.
  29. ^ a b Le Operazioni Navali nel Mediterraneo Archiviato il 18 luglio 2003 in Internet Archive..
  30. ^ a b c d La voce del marinaio – Blog » Adolfo Gregoretti.
  31. ^ Aldo Cocchia, Convogli. Un marinaio in guerra 1940-1942.
  32. ^ Marina Militare.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Fioravanzo. La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. IV: La Guerra nel Mediterraneo – Le azioni navali: dal 10 giugno 1940 al 31 marzo 1941. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare ,1959
  • Aldo Cocchia e Filippo De Palma. La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. VI: La Guerra nel Mediterraneo – La difesa del Traffico coll'Africa Settentrionale: dal 10 giugno 1940 al 30 settembre 1941. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1958.
  • Aldo Cocchia. La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. VII: La Guerra nel Mediterraneo – La difesa del Traffico coll'Africa Settentrionale: dal 1º ottobre 1941 al 30 settembre 1942. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare ,1962
  • Giuseppe Fioravanzo. La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. VIII: La Guerra nel Mediterraneo – La difesa del Traffico coll'Africa Settentrionale: dal 1º ottobre 1942 alla caduta della Tunisia. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare ,1964
  • Pier Filippo Lupinacci. La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. XVIII: La Guerra di Mine. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare ,1966
  • Franco Bargoni. Esploratori Italiani. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare ,1996
  • Angelo Iachino. Operazione Mezzo giugno. Milano, Mondadori, 1955.
  • Mario Leoni. IL SOMMERGIBILE MALASPINA È RIENTRATO A BETASOM - Le avventure del Comandante Leoni sul smg. Malspina e il c.t. Malocello. Riedizione di Sangue di marinai a cura di G. Bianchi, 2007
  • Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, Mondadori
  • Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, Mondadori 2001
  • Enrico Cernuschi, Acque di Pantelleria, 15 giugno 1942, su Storia Militare n. 205-206 (ottobre-novembre 2010)
  • Alfonso Licata,Lanzarotto Malocello,dall'Italia alle Canarie, Roma, Commissione Italiana di Storia Militare del Ministero della Difesa, pagine 254,anno 2012'

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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