Operazione Pugilist

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Operazione Pugilist
Data 16 - 27 marzo 1943
Luogo Tunisia meridionale
Esito Tatticamente incerta
vittoria strategica Alleata
Schieramenti
Comandanti
Voci di operazioni militari presenti su Wikipedia

L'operazione Pugilist Gallop è il nome in codice dell'attacco compiuto, durante la Campagna del Nord Africa, dalla 8ª Armata britannica contro la linea del Mareth (Tunisia), insieme di fortificazioni create dai francesi e occupate dall'Asse, rinforzate con fortini e capisaldi. La linea del Mareth partiva dal mare a nord e terminava ai piedi di una formazione montuosa sfruttando i letti di alcuni fiumi in secca. Aggirando i rilievi si trovava la postazione di El Hamma.

Lo scenario storico[modifica | modifica wikitesto]

Mappa della Tunisia durante la campagna del 1942 - 1943

A seguito della sconfitta ad El Alamein, le truppe dell'Asse impegnate in nord Africa avevano iniziato la loro ritirata verso Tripoli. La città era divenuta indifendibile dopo lo sbarco di statunitensi e britannici in Africa Occidentale. Rommel decise di ritirarsi in Tunisia, per poter respingere le forze statunitensi avanzanti da ovest e poi concentrarsi sui britannici ad est, sfruttando il vantaggio che aveva su questi ultimi. Tedeschi e italiani si fortificarono sulla linea del Mareth, mentre Rommel guidava il grosso delle truppe contro il secondo corpo statunitense sbaragliandolo nella battaglia del passo di Kasserine. Terminata questa operazione, mentre gli statunitensi cercavano di riorganizzarsi, le truppe dell'Asse ritornarono alla linea del Mareth. Rommel, benché fosse in netta inferiorità numerica (150 carri armati contro i circa 450 britannici), decise di sferrare un attacco lungo la parte sud della linea il 6 marzo 1943. Fu intercettando le trasmissioni nemiche, i cui codici erano stati decifrati dall'intelligence britannica, che Montgomery riuscì ad organizzare una eccellente difesa. I carri dell'asse si ritrovarono a fronteggiare una divisione neozelandese con decine di cannoni anticarro. Il risultato dell'attacco (denominato Operazione Capri) fu la perdita di 52 carri per l'asse nel settore sud, mentre qualche giorno prima in un attacco più a nord il "gruppo Tiger" si era impantanato in un acquitrino: 17 su 19 furono i Tiger distrutti. Il 7 marzo Rommel rientrava in Germania per motivi di salute; la Volpe del deserto non sarebbe più ritornata in Africa. il comando del DAK fu assunto da von Arnim. Ora era il turno di Montgomery, e la sua contromossa non tardò.

Ordini di battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Le operazioni in Tunisia, 30 gennaio – 1º aprile 1943

Alleati[modifica | modifica wikitesto]

  • VIII Armata britannica
    • XXX Corpo d'Armata britannico
      • 50ª Divisione di Fanteria britannica
      • 51ª Divisione di Fanteria britannica
      • 4ª Divisione di Fanteria indiana
      • 210ª Brigata di Fanteria delle Guardie britannica
      • 23ª Brigata Corazzata britannica
    • Corpo d'Armata neozelandese
      • 2ª Divisione di Fanteria neozelandese
      • 8ª Brigata Corazzata britannica
      • Unità francesi
    • X Corpo d'Armata britannico
      • 1ª Divisione Corazzata britannica
      • 7ª Divisione Corazzata britannica

Asse[modifica | modifica wikitesto]

C'erano in più la 19. Flakdivision, la 1. Luftwaffebrigade e il Panzergrenadier Afrika Regiment.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

L'attacco di Montgomery ebbe inizio il 20 marzo 1943 con un pesante bombardamento sulle postazioni italo-tedesche. Il 17 marzo il II Corpo statunitense, guidato dal generale Patton, aveva attaccato la posizione di Gafsa, a nord di El Hamma, costringendo alla fuga la brigata di carri Centauro che la difendeva. Dopo trenta minuti di bombardamento Montgomery lanciò all'attacco la 50ª Divisione di fanteria supportata dal 50° Royal Tank Regiment, attraverso reticolati e campi minati e sotto il costante fuoco dell'artiglieria nemica. Quando le truppe raggiunsero la linea, furono contrattaccate dalla 15ª Divisione Panzer e si ritirarono su posizioni più difendibili. Qui Montgomery intuì che l'unico modo di prendere la linea del Mareth era aggirarla colpendo El Hamma (operazione Supercharge II). Inviò quindi la 2ª Divisione neozelandese supportata dalla 8ª Brigata carri e da brigate francesi. Ma gli italo-tedeschi si accorsero dei movimenti verso El Hamma e contrattaccarono utilizzando due divisioni corazzate e la 164ª Divisione di fanteria leggera. Un attacco laterale riuscì a fermare i neozelandesi e permise a von Arnim di ritirare le sue truppe con ordine verso l'altopiano roccioso di Akerit, senza perdite di uomini e materiali.

Ma la posizione sull'Akarit non poteva essere tenuta a lungo. Von Armin temeva un attacco da parte di Patton a nord, per questo concentrò le forze corazzate lasciando il generale Messe con alcuni autoblindo e praticamente niente carri. Il nuovo attacco di Montgomery scattò il 5 aprile, i britannici furono bloccati in vari settori, ma non al punto di dover retrocedere. Per tutto il 5 aprile la sorte dello scontro fu incerta, il 6 una manovra inglese venne stroncata da un violento contrattacco della 15ª Panzerdivision. Gli inglesi si riorganizzarono e, appoggiati dall'artiglieria, lanciarono un altro assalto, ma scoprirono che gli italo-tedeschi si erano ritirati a nord. Le truppe dell'Asse raggiunsero infatti Enfidaville, dopo aver percorso 250 chilometri, l'11 aprile 1943. Ad Enfidaville, come alla linea del Mareth, le ripide alture restringono la fascia costiera.

Nel frattempo, gli statunitensi avevano rioccupato Gafsa (22 marzo) e costretto nuovamente la Brigata Centauro alla fuga. Le forze dell'Asse, per evitare l'insaccamento, si ritirarono su un fronte di circa 215 chilometri, esteso da Capo Serrat ad Enfidaville. Nel frattempo, statunitensi e inglesi si ricongiungevano sulla strada per Gabes, chiudendo gli italo-tedeschi nel fronte detto sopra. Il vantaggio di questo fronte a semicerchio era la possibilità di far accorrere rinforzi ovunque fosse necessario, vantaggio reso inutile dalla scarsità di carburante e munizioni. Gli Alleati infatti, erano ben riforniti e godevano di una superiorità schiacciante in fatto di uomini e carri (1500 carri contro i soli 50 nemici); la superiorità aerea degli alleati era assoluta.

Il 19 aprile, tre divisioni di fanteria di Montgomery assaltarono la posizione di Enfidaville, tenuta dagli italiani del generale Messe, che seppe sfruttare al meglio i cannoni a sua disposizione ricacciando gli inglesi e infliggendo grosse perdite. Gli americani tentarono invece l'assalto alle posizioni della 5ª Panzerarmée, ma non riuscirono a fermare von Arnim e le sue divisioni prima che si ritirassero. Il colpo finale fu dato con l'Operazione Vulcano. Tale operazione iniziò il 5 maggio 1943, con un attacco del V Corpo d'armata. Il 7 maggio gli inglesi dell'11º Reggimento Ussari entravano a Tunisi, mentre divisioni statunitensi entravano a Biserta. Alcune unità, il 5º gruppo corazzato Nizza Cavalleria al comando di Battistini e Baldissera si arrese solamente l'11, continuarono a lottare strenuamente. Il 13 maggio il generale Messe firmò la capitolazione ufficiale.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia di Tunisia segna la fine dei combattimenti nel nord Africa dove gli Alleati catturano oltre 275.000 prigionieri. Dal nord Africa partirà poi l'sbarco in Sicilia volta a conquistare la Sicilia per poi risalire «il ventre molle d'Europa» (secondo la definizione di Winston Churchill).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]