Contratto di acquisto della Baia di Assab

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Il contratto di acquisto della baia di Assab fu un compromesso-contratto di acquisto a carattere privato stipulato il 15 novembre 1869 tra il sultano di Raheita e l'esploratore Giuseppe Sapeto, per conto dell'acquirente società di navigazione Rubattino allo scopo di creare un deposito di carbone, ma che era una copertura del Governo italiano per incominciare il colonialismo italiano in Africa orientale[1][2].

Giuseppe Sapeto, firmatario del contratto d'acquisto per la Baia di Assab con il sultano di Raheita per conto della societa di navigazione Rubattino in una foto del 1870 circa.

La Baia di Assab: punto di inizio del colonialismo italiano[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni sessanta dell'Ottocento le linee di comunicazione a vapore, ferrovie e piroscafi, avevano raggiunto la maturità e stavano rimuovendo gli ostacoli naturali sul loro cammino attraverso opere ingegneristiche per l'epoca "titaniche". L'Italia si trovava al centro dell'area coinvolta da questi lavori, infatti nelle Alpi erano in corso i lavori di perforazione delle gallerie ferroviarie del Frejus e del San Gottardo, che sarebbero stati aperti rispettivamente nel 1871 e nel 1882. D'altra parte nel 1869 fu ufficialmente inaugurato il Canale di Suez che congiungendo direttamente il Mediterraneo ed il Mar Rosso, permetteva di abbreviare notevolmente la rotta dell'India (strategica per l'Impero britannico) e dell'Estremo Oriente. L'Italia si trovava esattamente sul percorso che congiungeva i paesi europei più sviluppati con la nuova rotta di Suez, e pensò di approfittarne.

Il primo acquisto di Assab (1869-70)[modifica | modifica wikitesto]

Sapeto aveva esortato nello stesso anno con un memoriale il ministro dell'agricoltura Marco Minghetti del governo di Luigi Federico Menabrea per l'invio Mar Rosso di un console italiano e l'acquisto di una stazione mercantile e militare per proteggere il commercio italiano. A tal fine inizialmente Sapeto aveva proposto di acquistare Khur Amera sulla costa araba o Dumeira sulla costa africana. Menabrea accolse la proposta e inviò il contrammiraglio Guglielmo Acton e Sapeto ad acquistare la base che ritenessero più opportuna per la flotta italiana nel Mar Rosso. La provvista consisteva in 80.000 lire accreditate su di un conto bancario ad Alessandria d'Egitto[3].

Il 15 novembre 1869 fu stipulato il compromesso per l'acquisto della Baia con i fratelli arabi Hassan e Ibrahim ben Ahmad, autoproclamatisi sultani di Raheita. Il prezzo era fissato in 6.000 talleri di Maria Teresa (pari a circa 31.250 lire[4]), di cui duecentocinquanta di caparra (pari a circa 1.300 lire), il tutto doveva essere pagato da Sapeto entro il 20 febbraio 1870, pena la perdita della caparra. Il nuovo territorio della Baia di Assab misurava 6 chilometri di base e sei chilometri di altezza, ed era compreso tra il monte Ganga e il capo Lumah[3].

Tuttavia, i presidenti del consiglio Luigi Federico Menabrea e Giovanni Lanza, timorosi delle reazioni delle altre potenze coloniali, chiesero all'armatore genovese Raffaele Rubattino di intestarsi la baia con il pretesto di farci una base per il rifornimento di carbone. L'imprenditore ligure, dal canto suo, non poteva sottrarsi alla richiesta, in quanto obbligato verso lo stato che lo stava salvando dal fallimento[3].

Il 14 febbraio 1870 Rubattino versò a Sapeto il saldo prezzo e partì la spedizione composta dall'avviso della Regia Marina Vedetta e dal piroscafo della compagnia Rubattino Africa, in rotta per Bombay. Sbarcato ad Assab Sapeto dovette svolgere un'ulteriore trattativa, in quanto era comparso un nuovo preteso sultano, che dovette essere tacitato. Inoltre i fratelli venditori chiedettero di essere pagati in sterline e non più in talleri di Maria Teresa[3]. L'11 marzo 1870 venne firmata la convenzione di ratifica con l'assenso del governo italiano: era nato ufficialmente il colonialismo italiano e l'Eritrea italiana, la colonia primogenita[5]. Due giorni dopo Sapeto issò la bandiera italiana ad Assab, per la prima volta in Africa, e furono sparati i ventun colpi di cannone di prammatica; fu regalata una rupia a ogni marinaio, nonché una cassa di spumante d'Asti; infine fu innalzato un cartello con la scritta "Proprietà Rubattino comprata agli 11 marzo 1870". Finita la cerimonia il piroscafo Africa proseguì la sua rotta per Bombay, mentre il Vedetta tornò in Italia[3].

L'operazione suscitò forti polemiche. Innanzitutto Nino Bixio sosteneva che il commercio italiano nel Mar Rosso avrebbe dovuto essere affidato alla tutela di qualche altra potenza coloniale, e che Assab era un "luogo più deserto, inadatto, scomodo per fondare una colonia europea" . Un altro critico del tempo disse che "se la baia di Assab è stata un affare, lo è stato perché non valeva nulla, e nulla vale ora". Venne nominata una commissione, per decidere se trasformare Assab in una colonia penale o in una base commerciale, ed allo stesso tempo continuò la sfiducia nell'operazione di Sapeto, mentre si cercò di colonizzare (inutilmente) l'isola di Sumatra in Indonesia. A causa anche di questo inutile sforzo, la politica coloniale si concentrò sul Corno d'Africa[6].

Di fatto il primo acquisto della Baia di Assab si risolse in un nulla, in quanto quattro giorni dopo l'area venne rioccupata dalle truppe egiziane: il cartello e la baracca di Sapeto furono distrutti, mentre i pretesi sultani dancali furono picchiati[7].

Il secondo acquisto di Assab (1879-82)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1879 Rubattino fece pubblicare a Sapeto un nuovo libro che facesse tornare l'attenzione su Assab. La Gran Bretagna avvertì, tuttavia, che avrebbero potuto esserci reazioni egiziane; perciò il governo italiano chiese ancora una volta a Rubattino di fare da prestanome. L'espediente si rivelò inutile, dal momento che la formazione del corpo di spedizione della Regia Marina nel porto di Napoli era palese. In ogni modo il 25 dicembre 1879 le truppe italiane occuparono definitivamente la Baia di Assab[8].

La baia di Assab venne acquistata ufficialmente solo il 10 marzo 1882 dal Governo italiano con una convenzione con la compagnia Rubattino, ad un costo di 416.000 lire[9][10]. La Colonia Eritrea nacque con il regio decreto n. 6592 del 1º gennaio 1890 a firma del re Umberto I e del presidente del Consiglio Francesco Crispi[11].

Carta di Assab.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Assab sull'Enciclopedia italiana, ed. 1929
  2. ^ Il Museo Coloniale di Roma (1904-1971): Fra le zebre nel paese dell’olio di ricino, Gangemi Editore, pag. 76 "A questo angolo di mondo, conteso tra quattro paesi e divenuto di colpo, con l'apertura del canale di Suez, uno degli scacchieri più delicati del globo, si afafccia, il 15 novembre 1869 il professor Giuseppe Sapeto. Non più in veste di diplomatico dilettante e sfortunato in cerca di miniere inesistenti o di un ladro di un incunaboli, ma con l'incarico ufficiale (anche se inegenuamente mascherato) di acquisire all'Italia una testa di ponte in Africa, il suo primo lembo di colonia." Angelo Del Boca, 1976
  3. ^ a b c d e Giorgio Doria, Debiti e navi. La compagnia di Rubattino 1839-1881, Genova, Marietti, 1990, pagg. 132-34
  4. ^ Considerando la rivalutazione e il cambio in euro, pari a circa 120.000 euro del 2017
  5. ^ L'acquisto di Assab, l'esordio del colonialismo italiano
  6. ^ Rudolph Vescoli e Francesco Durante, Oh capitano!: La vita favolosa di Celso Cesare Moreno in quattro continenti 1831-1901, Gli Specchi Marsilio
  7. ^ Giorgio Doria, Debiti e navi. La compagnia di Rubattino 1839-1881, Genova, Marietti, 1990, pagg. 134-35
  8. ^ Giorgio Doria, Debiti e navi. La compagnia di Rubattino 1839-1881, Genova, Marietti, 1990, pagg. 211-4
  9. ^ Con la rivalutazione e il cambio in euro pari a circa 1.400.000 euro del 2017
  10. ^ 1882 - Il Regno d'Italia acquista, dalla società Rubattino, la baia di Assab.
  11. ^ Regio decreto n. 6592 del 1º gennaio 1890

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