Faccetta nera

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Faccetta Nera
Artista Carlo Buti
Autore/i Renato Micheli, Michele Ruccione
Genere Marcia (musica)
Data 1935
Durata 2:36

Faccetta nera è una canzone scritta da Renato Micheli e musicata da Mario Ruccione nell'aprile 1935[1]. Essa è stata composta in occasione della grande diffusione di notizie da parte della propaganda fascista relative all'Etiopia, e in particolare della schiavitù là ancora vigente, su parte della popolazione abissina. Tali notizie servirono in parte a giustificare l'intervento militare che oltre a procurare all'Italia un "posto al sole", doveva porre fine alla condizione così degradata della popolazione.

Origini e storia[modifica | modifica wikitesto]

Il bando De Bono che sopprimeva la schiavitù nel Tigrè. L'abolizione della schiavitù fu uno dei primi provvedimenti presi dal governo coloniale italiano in Etiopia

La canzone "Faccetta nera" celebra l'unione del popolo abissino con quello italiano come si può capire dalle ultime parole della canzone. Nel 1935, mentre lo Stato maggiore dell'Esercito italiano prepara le operazioni militari in Abissinia, iniziano ad essere pubblicate notizie relative allo sfruttamento della schiavitù cui era sottoposta la popolazione abissina, ed è appunto la liberazione dalla schiavitù il tema che la propaganda italiana vuole attribuire all'occupazione dell'Etiopia. Il poeta romano Renato Micheli, in seguito alla lettura di tali notizie, scrive una composizione in romanesco con l'intenzione di presentarla al Festival della canzone romana del 1935. Il Festival aveva una gloriosa tradizione, essendo stato ideato nel lontano 1891 all'interno del locale Facciafresca a San Giovanni; la canzone vincente della prima audizione fu Le streghe interpretata dalla voce potente e quasi baritonale di Leopoldo Fregoli. Si può affermare, quindi, che il brano fosse una canzone scritta in romanesco frutto di ingenui e scherzosi intenti di decantare il colonialismo italiano fascista nell'Africa orientale, esaltando la missione civilizzatrice di Roma con toni anche un po' spiritosi. Al Festival non se ne fa nulla, ma poco tempo dopo la canzone viene musicata dal maestro Mario Ruccione e conosce l'onore della ribalta al teatro Capranica, grazie all'interpretazione di Carlo Buti. Al cinema-teatro Quattro Fontane di Roma, Faccetta nera viene cantata dalla compagnia della Fougez. In scena compare in catene una giovane di colore, poi arriva la Fougez nelle vesti dell'Italia che la libera e le fa indossare una camicia nera. La canzone viene inserita in molte riviste dell'epoca diventando popolarissima, specie sulla bocca delle truppe in partenza per l'invasione dell'Abissinia. In ogni caso, questa versione avrebbe già subito dei ritocchi rispetto a quella originale, che conteneva il verso «vendicheremo noi sullo straniero/ i morti d'Adua e liberamo a te», non gradito al regime fascista in quanto riportava all'attenzione la disfatta italiana di Adua (nel 1896). I versi vennero cambiati col più generico «vendicheremo noi camicie nere/ l'eroi caduti e libberamo a te».

Il Ministero della Cultura Popolare, insoddisfatto e fremente per la stesura del testo, a causa dell'ammiccamento a rapporti interrazziali visto che definiva "romana" una ragazza etiope e per il senso troppo spiritoso di alcune parole, la censurò (sebbene le leggi razziali non fossero in vigore), perché in evidente contrasto con i pregiudizi razziali che, ancora negli anni '30 e fino agli anni '60, erano presenti nelle opinioni comuni di uomini e governi. In relazione anche al momento storico, delicato e drammatico, il Ministero pretese, tempestivamente, di modificare il testo per ben altre due volte, alterando notevolmente il senso e il significato della canzone, che venne così trasformata in un più rassicurante, per il regime, inno di conquista e di sottomissione degli abissini, notevolmente meno tollerante e scherzoso dell'originale. Infine, vennero eliminate pure tutte le parole e le inflessioni dialettali.[senza fonte]

Successivamente il comico, attore romano Gustavo Cacini vinse una causa per plagio musicale nei confronti di Mario Ruccione, poiché il ritornello “Faccetta nera, bell'abissina…” era persin troppo ispirato dalla sua “La vita è comica presa sul serio, perciò prendiamola come la va…”.

Avrà anche moltissime altre edizioni stampate e parecchi saranno gli editori e i compositori che se ne attribuiranno la paternità. Tra i tanti si ricordano Gustavo Cacini, ai quali la SIAE riconosce una percentuale sui diritti d'autore, e Giulio Razzi, maestro dei programmi radiofonici Rai ancora nel 1961[2]

Altri autori scriveranno canzoni dal titolo di Faccetta bianca, per bilanciare il successo di Faccetta nera, ma senza riuscirvi. Da Faccetta nera sono state ricavate tre versioni.[quali?]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le versioni della canzone Faccetta nera, lorien.it. URL consultato il 27 luglio 2013.
  2. ^ Testimonianza di Ettore Bernabei riferita in Enrico Menduni, "Televisione all'americana: fare e disfare gli italiani", in Bini, A., Daniele, C., Pons, S., a cura di, Farsi italiani. La costruzione dell'idea di nazione nell'Italia repubblicana, Milano, Feltrinelli, 2011, p. 234

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Un secolo di canzoni - Roma, Parenti 1969.
  • G. Micheli, Storia della canzone romana - Roma, Newton&Compton 1989.
  • Pier Paolo Pasolini, Canzoniere italiano - Milano, Garzanti 1972.
  • G. Zanazzo, Canti popolari di Roma e del Lazio - Roma, Newton&Compton 1977.
  • G. Gigliozzi, La canzone romana - Roma, Newton&Compton 1999.
  • SANGIULIANO, "Quando Roma cantava. Forma e vicenda della canzone romana", Joker, Novi Ligure, 2011.
  • SANGIULIANO, "Il caso Faccetta nera", in Studi Romani, gennaio-giugno 2005, Roma.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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