Occupazione italiana di Adalia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'occupazione italiana di Adalia, città della Turchia, avvenne nelle fasi convulse che portarono al trattato di Sèvres (dal 1919 al 1922).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Con il Patto di Londra del 1915, l'Italia aveva negoziato, in cambio dell'intervento a fianco della Triplice Intesa, in aggiunta al Trentino-Alto Adige fino al confine del Brennero, alla Venezia Giulia ed alcuni territori della Dalmazia, anche degli altri compensi nel caso di uno smembramento dell'impero ottomano, come il porto di Adalia in Turchia e il territorio contiguo, dove era segnalato un bacino carbonifero.

Mappa della divisione dell'Anatolia turca a seguito del Trattato di Sèvres (1920), dove si vede Adalia (Antalya) al centro della zona italiana

Con l'armistizio di Mudros del 30 ottobre 1918, la Turchia aveva accettato le condizioni, dettate unilateralmente dalle potenze vincitrici; in Italia, dove già maturava l'idea della vittoria mutilata, si temeva di vedere delusa anche questa clausola del Patto di Londra.

Sbarco italiano in Anatolia[modifica | modifica wikitesto]

In questo clima, il 9 marzo 1919, il governo italiano fece sbarcare un corpo di spedizione italiano ad Adalia e in breve tempo furono occupate anche le località vicine: Makri Budrun, Kuch-Adassi, Alanya, Konya, Ismidt e Eskisehir.

Questa prova di forza trovò la ferrea opposizione del governo greco – non legato al Patto di Londra - che aspirava ad occupare un largo territorio dell'Anatolia. In assenza della delegazione italiana capeggiata dal presidente del consiglio Orlando, alla conferenza di pace di Parigi, la Grecia riuscì ad ottenere, dal Consiglio Supremo, il permesso di intervenire sulla costa egea dell'Anatolia. Il 15 maggio 1919, pertanto, l'esercito greco operò uno sbarco a Smirne con l'occupazione di Aydin, Magnesia, Kassaba, Ayalik ed Edemieh.

Tra il governo italiano e quello greco sorse un'aspra controversia, poi risolta con un accordo segreto sottoscritto il 29 luglio 1919 da Tittoni e da Venizelos in cui l'Italia rinunciava a Adalia e alle isole del Dodecanneso salvo Rodi, in cambio dell'appoggio greco ad un “mandato” italiano sull'Albania. Tale accordo, peraltro, fu denunciato dal successivo Ministro degli esteri italiano Carlo Sforza (giugno 1920).

La Conferenza di Pace di Parigi, conseguente alle vicende della Prima guerra mondiale, fu articolata con una serie di trattati con le singole nazioni rimaste sconfitte. Con l'Impero Ottomano si arriverà al trattato di Sèvres (10 agosto 1920), che riconobbe all'Italia una zona di penetrazione economica su Adalia e dintorni, oltre al possesso del Dodecaneso, e l'occupazione greca di Smirne e i suoi dintorni.

Con l'espandersi della Guerra greco-turca (1919-1922), i rivoluzionari turchi ottennero un'importante assistenza militare da parte dell'Italia, che utilizzò la base di Adalia per armare e addestrare le truppe di Mustafa Kemal Atatürk contro i Greci[1].

Il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia provvide al ritiro del proprio corpo di spedizione in Anatolia (aprile-autunno 1922)[2].

Dopo la vittoriosa guerra contro i greci e la costituzione della Repubblica Turca di Mustafa Kemal, il trattato di Sèvres fu annullato e sostituito dal trattato di Losanna (1923). In quest'ultimo atto, la Turchia confermava all'Italia il possesso del Dodecaneso e riconosceva per la prima volta la sovranità italiana sulla Libia, ma non le accordava nessuna zona oggetto di influenza economica né di occupazione militare in Anatolia[3].

Comandanti delle truppe italiane ad Adalia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michael Smith, Ionian Vision: Greece in Asia Minor, 1919-1922, University of Michigan Press, 1999, ISBN 1-85065-368-2.
  2. ^ Giovanni Cecini, Il Corpo di Spedizione italiano in Anatolia (1919-1922), Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, Roma 2010.
  3. ^ Il testo del Trattato di Losanna del 24 luglio 1923 (DOC), su www2.mfa.gr. URL consultato il 3 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 29 giugno 2007).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]