Cesare Maria De Vecchi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Cesare Maria De Vecchi
Cesare Maria De Vecchi.jpg
14 novembre 1884 - 23 giugno 1959
Nato a Casale Monferrato
Morto a Roma
Cause della morte morte naturale
Religione Cattolicesimo
Dati militari
Paese servito Italia Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Arma Esercito
MVSN
Anni di servizio 1923 - 1925
Grado Comandante generale

[senza fonte]

voci di militari presenti su Wikipedia
Cesare Maria De Vecchi

Governatore generale della Somalia Italiana
Durata mandato 8 dicembre 1923 - 1º giugno 1928
Predecessore Carlo Ricci
Successore Guido Corni

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza, laurea in lettere e filosofia
Professione Militare, politico
Cesare Maria De Vecchi

Governatore della Colonia delle Isole Italiane dell'Egeo
Durata mandato 2 dicembre 1936 - 9 dicembre 1940
Predecessore Mario Lago
Successore Ettore Bastico

Dati generali
Partito politico PNF
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza, laurea in lettere e filosofia
Professione Militare, politico
sen. Cesare Maria De Vecchi
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Legislatura XXVII
Cesare Maria De Vecchi
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera del Regno d'Italia
Partito PNF
Legislatura XXVI

Cesare Maria De Vecchi, Conte di Val Cismon (Casale Monferrato, 14 novembre 1884Roma, 23 giugno 1959) è stato un generale, politico e diplomatico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in giurisprudenza (1906), e successivamente anche in Lettere e Filosofia (1908), fu un avvocato di successo a Torino e partecipò alla vita culturale della città essendo, per esempio, per ben due volte segretario della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino. Era anche pubblicista.

Schierato sul fronte interventista, prese parte a tutta la prima guerra mondiale fin dal primo giorno essendo già sotto le armi come sottotenente, dove arrivò al grado di capitano di artiglieria. Al suo ritorno dal fronte nel 1919 aderì al movimento fascista a Torino[1], di cui rappresentò la corrente monarchica e moderata.[2]

Parlamentare e quadriumviro[modifica | modifica wikitesto]

Presidente degli ex-combattenti torinesi, il 15 maggio 1921 venne eletto deputato alla Camera nel collegio di Torino nel Blocco della vittoria; aderì al gruppo fascista di cui fu nominato vice segretario senior, essendone presidente Mussolini e vice segretario junior Costanzo Ciano. Comandante delle squadre d'azione torinesi, fu uno dei quadriumviri della marcia su Roma,anche se aveva chiesto un rinvio di un mese. Fu sostenitore di un governo Salandra con la partecipazione dei fascisti. Nel gennaio 1923 divenne membro del Gran consiglio del fascismo[3] e fu comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale dal 1º febbraio 1923, fino al 10 luglio 1925.

Nel dicembre 1922, nel I governo Mussolini fu Sottosegretario all'Assistenza militare e Pensioni di guerra e poi nel marzo 1923 al Tesoro[4]. Monarchico, rimase in quel tempo in contrasto con Mussolini, dal 21 maggio 1923 al maggio 1928 fu governatore della Somalia Italiana, una carica che lo allontanò dalla scena politica nazionale. Nel 1925 dal re ottenne il titolo di conte di Val Cismon (in ricordo del combattimento da lui sostenuto insieme a quattro suoi bombardieri al Ponte di Corlo nella Val Cismon nell'ottobre del 1918). Nel 1925 fu nominato dal re senatore del Regno[5], dopo un primo tentativo andato a vuoto nel 1924.[senza fonte]

Giunto in Somalia Italiana, De Vecchi, trovò soltanto una parte del paese sotto il controllo del governo coloniale italiano, ed in base ad una legge del governo italiano provvide a portare sotto il controllo diretto anche i territori dei sultanati di Migiurtinia e di Obbia che erano fino ad allora protettorati. Il giudizio sul suo operato in Somalia è controverso; da un lato riorganizzò e consolidò la colonia e raggiunse tutti i suoi obiettivi, dall'altro "portò [in Somalia] i metodi terroristici dello squadrismo fascista".[6] Dal giugno del 1929 fu il primo ambasciatore presso il Vaticano dopo i Patti Lateranensi, carica che mantenne fino al gennaio del 1935.

Ebbe anche importanti incarichi: commissario agli archivi di Stato (1934-1935),e soprattutto ministro dell'Educazione Nazionale (24 gennaio 1935-15 novembre 1936), dove iniziò a fascistizzare la scuola e soppresse il Consiglio superiore della Pubblica istruzione.

De Vecchi intorno al 1935

Durante la sua carriera politica ricoprì anche l'incarico di membro della commissione per l'esame dei Patti Lateranensi (16 maggio 1929), membro della commissione per il giudizio dell'Alta Corte di Giustizia (27 dicembre 1929-19 gennaio 1934), (1º maggio 1934-24 gennaio 1935. Decaduto), membro della commissione consultiva per la determinazione degli enti che possono proporre candidati alle elezioni politiche (7 dicembre 1932), membro della commissione per la verifica dei titoli dei nuovi senatori (22 marzo 1933-19 gennaio 1934), membro della commissione per l'esame del disegno di legge "Costituzione e funzioni delle Corporazioni" (8 gennaio 1934), presidente della commissione per la verifica dei titoli dei nuovi senatori (30 aprile 1934-24 gennaio 1935. Decaduto), membro della commissione per il regolamento interno (1º maggio 1934-24 gennaio 1935. Decaduto), membro della commissione delle Forze Armate (17 aprile 1939-5 agosto 1943).

Fu anche presidente della giunta centrale per gli studi storici e della Società Nazionale per la Storia del Risorgimento (agosto 1933) e fu il fautore di una ipotesi storica che faceva iniziare il Risorgimento con l'assedio di Torino del 1706 e dava particolare importanza alla Casa Savoia in questo movimento politico. La facoltà di lettere e filosofia dell'università di Torino gli conferì la libera docenza in storia del Risorgimento italiano. Fu anche socio nazionale dell'Accademia dei Lincei (6 maggio 1935-4 gennaio 1946), nonché presidente della Cassa di risparmio di Torino.

Governatore del Dodecaneso[modifica | modifica wikitesto]

L'arrivo di De Vecchi a Rodi
Truppe italiane schierate per l'arrivo del nuovo governatore De Vecchi

Nel 1936 si recò in visita a Rodi, per assistere ad alcune inaugurazioni, al suo ritornò avanzò a Mussolini la richiesta di assumere il governatorato dell'Egeo. Il Duce approvò la richiesta, e De Vecchi divenne il 22 novembre "Governatore del Possedimento Italiano delle Isole dell'Egeo", fino al 27 novembre 1940. La motivazione di questo nuovo incarico fuori dall'Italia fu determinata dagli scontri che il De Vecchi ebbe con Starace e Farinacci e pertanto dall'inimicizia del partito nei suoi confronti. Ma anche, come annotò Galeazzo Ciano, dalla necessità di "allontanare l'uomo dall'Italia pur affidandogli una carica prestigiosa". Quale governatore del Dodecaneso De Vecchi perseguitò la popolazione locale (avendo così l'effetto di ravvivare l'irredentismo greco nelle isole), applicò con livore le leggi razziali, soppresse le autonomie religiose, ripristinò usi violenti tipici dello squadrismo, si distinse per arroganza e stravaganza.[6][6][7]

Il 15 agosto 1940, ben prima della dichiarazione ufficiale italiana di guerra alla Grecia (28 ottobre 1940), il sommergibile italiano Delfino, silurò presso l'isola di Tino, un vecchio incrociatore leggero greco, l'Elli, che partecipava in rappresentanza del Governo greco ad una festività. Ebbe numerosi attriti con gli stati maggiori e anche con Badoglio allora capo di stato maggiore generale a causa degli scarsi rifornimenti che venivano mandati alle isole.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 1940 al suo rientro in Italia, De Vecchi non ebbe più alcun incarico ufficiale sino al luglio del 1943 e rimase solo membro del Gran Consiglio come lo era dalla sua fondazione. Nel corso della seconda guerra mondiale fu promosso generale di brigata. Il 24 luglio del 1943 quando, convocato per la seduta del "Gran Consiglio del Fascismo", votò in favore dell'ordine del giorno Grandi, che esautorava Benito Mussolini dal suo ruolo di capo del governo e comandante delle Forze Armate.

Promosso generale di divisione [8], il 1º agosto il governo Badoglio gli assegnò il comando della 215ª divisione costiera in Toscana e De Vecchi pose il comando a Massa Marittima[9]. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 autorizzò l'ingresso nel porto di Piombino alle forze tedesche, contro il parere del comandante di Marina Piombino, e vietò ogni atto di resistenza a queste ultime. Ciononostante unità della Regia Marina e del Regio Esercito sostenute dalla popolazione locale, agendo d'iniziativa, impedirono lo sbarco tedesco, catturando oltre 300 soldati della Wehrmacht. Il giorno seguente De Vecchi ordinò di liberarli e restituire loro le armi, dopo di che firmò la resa della sua Divisione ai tedeschi, consegnando così la città di Piombino ai tedeschi.[6][10][11][12][13]

Per aver votato l'Ordine del Giorno Grandi il 25 luglio, dopo la liberazione di Benito Mussolini dopo la costituzione della RSI, De Vecchi fu condannato a morte in contumacia nel processo di Verona, ma fu nascosto dai salesiani in una chiesa di Torino.[6]

Nel dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Ricercato alla fine della guerra dalle autorità italiane, De Vecchi rimase nascosto presso i salesiani che nel dicembre 1946 lo trasferirono a Roma. Procuratosi un passaporto paraguayano, si trasferì nel giugno 1947 in Argentina.

Ritornò in Italia solo nel giugno 1949, dopo che la Cassazione aveva cancellato senza rinvio la sentenza della corte d'appello di Roma II Sezione Speciale con la quale era stato condannato ad anni 5 di reclusione, per aver promosso e diretto la marcia su Roma, con le attenuanti generiche e l'attenuante di cui all'art.7 lett.b DLL 27-7-44 n.159, che furono condonati. Nel dicembre di quell'anno ebbe un attacco di emorragia cerebrale, che gli fece perdere la parola e lo paralizzò. Rimase così fino alla morte nel 1959[9].

Riconoscimenti e medaglie[modifica | modifica wikitesto]

De Vecchi al matrimonio della figlia Pia col tenente Roberto Ventura 1939

A De Vecchi furono conferite tre medaglie d'argento e due di bronzo al valor militare sul campo. Ottenne anche una medaglia di bronzo al valore civile, con motivazione del 27 ottobre 1922[14].

Fu inoltre Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia 11 giugno 1922, Grande cordone dell'Ordine della Corona d'Italia 18 novembre 1923, Commendatore dell'Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro 17 dicembre 1922, Grande cordone dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro 24 giugno 1929, Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, medaglia di bronzo al valor Civile, Grande ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia, e dal Vaticano nel 1935 il collare dell'Ordine dello Sperone d'oro.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Relazione sul progetto di bilancio della Somalia italiana per l'esercizio finanziario 1925-1926, Mogadiscio 1924;
  • Orizzonti d'Impero. Cinque anni in Somalia, Milano 1935;
  • La bonifica fascista della cultura, Milano 1937;
  • La politica sociale verso gli indigeni e modi di collaborazione con essi, Rodi 1938;
  • Amedeo di Savoia, Viceré d'Etiopia, 1943
  • Il quadrumviro scomodo. Il vero Mussolini nelle memorie del più monarchico dei fascisti, (a cura di Luigi Romersa), Milano 1983

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
Medaglia d'argento al valor militare (3 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare (3 volte)
Medaglia di bronzo al valor militare (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare (2 volte)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Medaglia di bronzo al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor civile
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
Grande ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Marcia su Roma, oro
Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Croce di anzianità di servizio nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale
Cavaliere di Gran Croce Magistrale dell'Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce Magistrale dell'Ordine di Malta
Cavaliere dell'ordine della Milizia Aurata o dello Speron d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'ordine della Milizia Aurata o dello Speron d'Oro
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Ulteriori informazioni nella scheda sul database dell'Archivio Storico del Senato, I Senatori d'Italia.

Predecessore Governatore Generale della Somalia Italiana Successore Flag of the colony governor of the Kingdom of Italy.svg
Carlo Ricci 8 dicembre 1923 - 1º giugno 1928 Guido Corni
Predecessore Ambasciatore italiano presso la Santa Sede Flag of the Vatican City.svg Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Nessuno 1929 - 1935 Bonifacio Pignatti Morano di Custoza
Predecessore Ministro dell'Educazione Nazionale del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Francesco Ercole 24 gennaio 1935 - 15 novembre 1936 Giuseppe Bottai
Predecessore Governatore della Colonia delle Isole Italiane dell'Egeo Successore Flag of the colony governor of the Kingdom of Italy.svg
Mario Lago 2 dicembre 1936 - 9 dicembre 1940 Ettore Bastico
Controllo di autorità VIAF: (EN50024780 · LCCN: (ENn86051349 · ISNI: (EN0000 0000 8129 1305 · GND: (DE118930710 · BNF: (FRcb16742274m (data)