Pietro Fedele

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Pietro Fedele
Pietro Fedele.jpg

Ministro della Pubblica Istruzione
Durata mandato 5 gennaio 1925 –
9 luglio 1928
Presidente Benito Mussolini
Predecessore Alessandro Casati
Successore Giuseppe Belluzzo

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XXVII, XXVIII, XXIX, XXX
Collegio Collegio unico nazionale
Incarichi parlamentari
  • Membro della Commissione per il giudizio dell'Alta Corte di Giustizia (27 dicembre 1929-19 gennaio 1934) (1º maggio 1934-2 marzo 1939)
  • Membro della Commissione per la Biblioteca (22 gennaio 1935-2 marzo 1939)
  • Membro della Commissione dell'educazione nazionale e della cultura popolare (17 aprile 1939-9 gennaio 1943)
Sito istituzionale

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVII
Gruppo
parlamentare
Lista Nazionale
Circoscrizione Campania
Collegio Collegio di Sora

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista (1924 - 1943)
Titolo di studio Laurea in Lettere
Università Università di Roma
Professione Docente universitario
Firma Firma di Pietro Fedele

Pietro Fedele (Traetto, 15 aprile 1873Roma, 9 gennaio 1943) è stato uno storico, politico e accademico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Fedele nacque a Traetto, l'odierna Minturno, il 15 aprile 1873, da Ferdinando, operaio, e Angela Conte, agricoltrice.[1] Il fratello maggiore, Salvatore, era un ecclesiastico e lo invitò a cominciare gli studi presso il seminario di Gaeta; Pietro, tuttavia, lo lascerà per terminare gli studi all'Apollinare di Roma.[2]

Nel 1890 passò all'Università di Roma, dove seguì i corsi di archeologia cristiana, filologia romanza, paleografia e diplomatica ed infine storia antica e medievale. Si laureò infine nel 1894 in Lettere.

Iniziò la sua carriera da docente nelle scuole medie di Roma, Arpino, Sezze e Velletri, per poi passare ai licei di Potenza, Benevento e Napoli. La svolta la ebbe nel 1905, quando ottenne la cattedra di storia moderna all'accademia scientifico-letteraria di Milano. È stato professore ordinario di storia moderna all'Università di Torino dal 1910, poi all'Università di Roma dal 1914, e dal 1933, ordinario di storia medievale.

Fu un illustre storico del Medioevo, tanto da essere stato, dal 1934 alla morte, presidente dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo, del quale propose il cambio di sede all'Oratorio dei Filippini;[3] fu inoltre accademico dei Lincei dal 1926.

Negli anni Trenta ha diretto la redazione del Grande Dizionario Enciclopedico UTET, una delle maggiori enciclopedie in lingua italiana.[2]

Si sposò con Tecla De Fabritiis, originaria di Itri, ed ebbe con lei una figlia, Giovanna.[1][4]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Deputato[modifica | modifica wikitesto]

Troppo anziano per partecipare alla Prima Guerra Mondiale, manifestò sentimenti ed idee chiaramente interventiste.

Nell'aprile 1924 venne eletto deputato nel collegio di Sora con la Lista Nazionale, e nel settembre dello stesso anno si iscrisse al Partito Nazionale Fascista, divenendo anche deputato nazionale dopo l'omicidio di Armando Casalini. Nello stesso periodo fu anche membro del Gran consiglio del fascismo.[2]

Ministro della pubblica istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 gennaio 1925 Alessandro Casati, Ministro della pubblica istruzione, si dimise per protesta contro il discorso di Benito Mussolini sull'omicidio Matteotti. Il Duce scelse come successore proprio Fedele, e lo nominò quello stesso giorno: la scelta, avversata da Giovanni Gentile (che avrebbe preferito Balbino Giuliano), fu dovuta all'ottimo rapporto di Fedele con la Chiesa Cattolica ed alla sua amicizia personale con Papa Pio XI.

Durante il suo dicastero si impegnò per la completa fascistizzazione delle scuole, impedendo la nomina di insegnanti non iscritti al Partito Fascista e cominciando la stesura di un unico libro di testo per l'intera nazione. Ordinò la ripresa degli scavi archeologici di Ercolano e Pompei, il recupero delle navi nel lago di Nemi e l'apertura della Direzione generale biblioteche. Inoltre, organizzò ad Assisi nel 1926 un incontro col cardinal Rafael Merry del Val per distendere i rapporti tra Italia e Chiesa in vista dei Patti Lateranensi: fu il primo incontro ufficiale tra un ministro italiano e un legato pontificio.[2]

Tuttavia, fu spesso ampiamente criticato da membri del partito per essere "troppo morbido" e per non avere la giusta rigidezza. Tra i principali oppositori vi sono Augusto Turati, Ernesto Codignola, Vittorio Cian, Bernardo Barbiellini Amidei e, soprattutto, Giovanni Gentile, che disse di lui in un articolo (mai pubblicato) per Il Popolo d'Italia:

« Si vede bene che sta al Governo e tra i fascisti con l'animo di don Abbondio. »

(Giovanni Gentile)

Anche a causa di queste critiche, il 9 luglio 1928 lasciò l'incarico, venendo sostituito da Giuseppe Belluzzo. Nello stesso periodo fu anche membro del Gran consiglio del fascismo.[2]

Senatore[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 dicembre dello stesso anno Mussolini lo nominò senatore; la nomina venne convalidata il 6 maggio e Fedele giurò il 15. Ricoprì a partire dal 1930 la carica di commissario del re presso la Consulta araldica, e fu anche presidente dell'Istituto poligrafico dello Stato e vice-presidente del Consiglio superiore degli Archivi del Regno.[2] Tra le altre attività, si occupò della sua terra d'origine facendo restaurare la torre di Capodiferro e aprendo o restaurando vari edifici pubblici (come una chiesa, un ospedale e delle scuole) a Minturno.[5]

Malato, morì a Roma il 9 gennaio 1943 a 69 anni.[1]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Ricerche per la storia di Roma e del Papato nel secolo X, in Archivio della Società romana di storia patria, Roma, 1910-1911.
  • Perché siamo entrati in guerra, Roma, 1915.
  • La coscienza della nazionalità in Italia nel Medio Evo, in Nuova Antologia, Roma, 1915, pp. 449-462.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 11 giugno 1925[1]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 22 aprile 1937[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Senato.
  2. ^ a b c d e f Biscione.
  3. ^ Isa Lori Sanfilippo, dal 1934 in poi, su isime.it. URL consultato il 25 settembre 2017.
  4. ^ altaterradilavoro, L’uomo della pietra abitò nell’odierno Parco dei Monti Aurunci, su AltaTerradiLavoro.com, 15 febbraio 2017. URL consultato il 22 settembre 2017.
  5. ^ Amministratore, La Chiesa dell’Annunziata, su ParrocchiaSanPietroMinturno.it, 17 marzo 2012. URL consultato il 22 settembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Alessandro Casati 5 gennaio 1925 - 9 luglio 1928 Giuseppe Belluzzo
Predecessore Presidente dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo Successore 2016 Piazza della Chiesa Nuova.jpg
Paolo Boselli 5 giugno 1933 - 9 gennaio 1943 Carlo Calisse
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