Adelchi Serena

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Adelchi Serena
Adelchi serena.jpg

Segretario del Partito Nazionale Fascista
Durata mandato 30 ottobre 1940 –
26 dicembre 1941
Capo di Stato Vittorio Emanuele III di Savoia
Capo del governo Benito Mussolini
Vice capo del governo Carlo Favagrossa
Luigi Russo
Predecessore Ettore Muti
Successore Aldo Vidussoni
Legislature XXX

Ministro dei Lavori Pubblici
Durata mandato 31 ottobre 1939 –
30 ottobre 1940
Capo di Stato Vittorio Emanuele III di Savoia
Capo del governo Benito Mussolini
Vice capo del governo Carlo Favagrossa
Luigi Russo
Predecessore Giuseppe Cobolli Gigli
Successore Giuseppe Gorla
Legislature XXX

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVII, XXVIII, XXIX

Consigliere nazionale del Regno d'Italia
Legislature XXX
Gruppo
parlamentare
Membri del Consiglio nazionale del PNF

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Politico

Adelchi Serena (L'Aquila, 27 dicembre 1895Roma, 29 gennaio 1970) è stato un politico italiano, Ministro dei Lavori Pubblici e Segretario del Partito nazionale fascista.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureatosi in giurisprudenza e sostenuti gli esami da avvocato, parte volontario nella Prima guerra mondiale come ufficiale nel corpo dei Bersaglieri. Nel 1921 si iscrive al Partito nazionale fascista (PNF). Ad Aquila (oggi L'Aquila) è prima segretario federale (1922 - 1923) poi podestà (1926 - 1934). Dal 1924 è anche deputato (fino al 1939), poi consigliere nazionale fino alla fine del regime.

Nel 1927, sindaco del capoluogo abruzzese, sponsorizzò la nascita della "Grande Aquila", con la soppressione e l'accorpamento al comune di Aquila degli Abruzzi dei comuni di Arischia, Bagno, Camarda, Lucoli, Paganica, Preturo, Roio, Sassa e la frazione di San Vittorino di Pizzoli. Nel 1947 Lucoli sarà il solo che ritornerà comune autonomo a differenza degli altri sette.

La sua ascesa politica all'interno del PNF passa attraverso le cariche di membro del Direttorio del partito; membro del Gran Consiglio del fascismo e Console Generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. È anche membro della Corporazione delle Costruzioni edili. Dal 1933 al 1939 è vicesegretario del partito e si occupa soprattutto di politiche sociali. La sua firma non compare nel 1938 tra i sottoscrittori del famigerato Manifesto della razza. Nel biennio 1935 - 1936, mentre Achille Starace è impegnato nella guerra d'Etiopia, diventa "reggente" del PNF e gestisce con impegno la macchina propagandista e burocratica del partito.

Nel biennio 1939 - 1940 è ministro dei Lavori Pubblici, poi subentra ad Ettore Muti assumendo la segreteria del PNF. Come segretario del partito, Serena effettua un ampio rinnovamento dei quadri federali e, per assicurarsi un più diretto controllo sul partito nelle province, istituisce la carica di ispettore del PNF. Suo obiettivo principale è restituire al partito una posizione di predominio nella vita del regime, sotto il pieno controllo della segreteria. A questo periodo (29 ottobre 1941) risale una lettera con la quale si lamenta della "troppa libertà in cui vivono gli internati ebrei del campo di internamento di Campagna" e chiede "provvedimenti conseguenti da parte delle forze di polizia del regime".[1]

Dopo aver elaborato un più profondo progetto di riforma del PNF (mai attuato), viene sostituito da Aldo Vidussoni. Il motivo scatenante della sua destituzione è una furibonda lite col ministro dell'agricoltura Giuseppe Tassinari, avvenuta nell'anticamera del duce. Subito dopo Serena chiede e ottiene di andare a combattere in Croazia come Tenente Colonnello di complemento dell'11º Reggimento Bersaglieri, venendo decorato con la Croce di Guerra al Valore Militare per i fatti bellici del settembre 1942 (decorazione ratificata solo nel 1949). Dopo il 25 luglio del 1943 e la caduta del regime, Adelchi Serena non aderisce alla Repubblica Sociale.

Rifugiatosi presso strutture ecclesiastiche, resta nella clandestinità anche dopo la liberazione di Roma. Processato in contumacia dagli Alleati, è assolto nel 1947. Dopo il processo si allontana dalla politica attiva e si ritira a vita privata. Muore a Roma nel 1970.

Adelchi Serena è ampiamente citato nel libro di Emilio Gentile La via italiana al totalitarismo (2001). Ma l'unica biografia completa scritta in Italia sul personaggio è Adelchi Serena - Il gerarca dimenticato, di Walter Cavalieri e Francesco Marrella (2008). Se ne parla anche nelle opere di Enrico Cavalli “Adelchi Serena nel contesto del regime fascista” (“Abruzzo Contemporaneo", 1999) e La Grande Aquila (2003).

Il suo nome torna alla ribalta delle cronache politiche nel 2001, quando l'allora sindaco dell'Aquila, Biagio Tempesta, alla guida di una coalizione di centrodestra, suscitando le proteste dell'opposizione gli intitola la piscina comunale che egli fece costruire.[1]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ordine Civile di Savoia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere di gran croce dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
Croce di Guerra al Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Guerra al Valore Militare
«Assegnato a domanda al comando tattico di un reggimento, effettuava rischiose ricognizioni verso località presidiate da ribelli. In critiche situazioni, sotto il fuoco di armi automatiche e della fucileria, assolveva, con grande sprezzo del pericolo, delicati compiti di collegamento. Sempre di incitamento per i dipendenti e di esempio per ardimento. - Studenci (Balcania), settembre 1942.»
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia di benemerenza per i volontari della Guerra Italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di benemerenza per i volontari della Guerra Italo-austriaca 1915-1918
Croce di anzianità (10 anni) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Croce di anzianità (10 anni) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Marcia su Roma

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Piscina alla memoria del gerarca aquilano, in La Repubblica, 19 dicembre 2000, p. 20. URL consultato il 3 settembre 2009.
Predecessore Segretario del PNF Successore National Fascist Party logo.svg
Ettore Muti 30 ottobre 1940 - 26 dicembre 1941 Aldo Vidussoni
Controllo di autorità VIAF: (EN251632945 · SBN: IT\ICCU\UBOV\100707 · GND: (DE1024619125 · BNF: (FRcb16653751m (data)