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Antonino Di Giorgio

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Antonino Di Giorgio
Antonino di giorgio.jpg
Antonino Di Giorgio

Ministro della guerra
del Regno d'Italia
Durata mandato 1924 –
1925
Presidente Benito Mussolini
Predecessore Armando Diaz
Successore Benito Mussolini

Dati generali
Partito politico Partito Fascista

Antonino Di Giorgio (San Fratello, 22 settembre 1867Palermo, 17 aprile 1932) è stato un generale e politico italiano, già Ministro della guerra.

Antonino Di Giorgio
Antonino di Giorgio generale.jpeg
Antonino Di Giorgio in divisa da generale
22 settembre 1867 – 17 aprile 1932
Nato a San Fratello
Morto a Palermo
Cause della morte Crisi cardiaca
Dati militari
Paese servito Italia Regno d'Italia
Forza armata Regio Esercito
Arma Fanteria
Corpo Alpini
Grado generale
Comandanti Luigi Cadorna
Guerre Guerra di Abissinia, Guerra italo-turca, prima guerra mondiale
Battaglie battaglia di Adua, Monte Grappa, battaglia di Vittorio Veneto, Offensiva del Piave
Decorazioni Medaglia d'argento al valor militare, medaglia di bronzo al valor militare, Ordine Militare di Savoia
Studi militari Scuola Militare Nunziatella, Accademia Militare
Altre cariche Deputato, Ministro della guerra
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Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il militare[modifica | modifica wikitesto]

Antonino Di Giorgio da giovane ufficiale

Nato a San Fratello in una famiglia rappresentativa della nobiltà contadina siciliana, figlio della baronessa Giuseppina Faraci e del notaio Ignazio Di Giorgio; nominato per i suoi alti meriti Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Vittoriano da Giorgio V nel 1929; Antonino Di Giorgio intraprese la carriera militare venendo ammesso alla Scuola Militare Nunziatella[1] di Napoli prima, e all'Accademia Militare[2] di Modena, poi. Ottenuti i gradi di sottotenente di fanteria nell'estate del 1888, ebbe come prima assegnazione il 77° Fanteria a Pescara. Nel 1895 superò gli esami per l'ammissione alla Scuola di guerra, ma prima di entrarvi fu raggiunto dalle notizie della sconfitta dell'Amba Alagi, per cui decise di offrirsi volontario per il servizio in Eritrea.

Nelle fasi immediatamente successive alla battaglia di Adua Di Giorgio partecipò in prima linea alla seconda fase della Guerra di Abissinia, venendo nuovamente decorato con una medaglia di bronzo al valore (2 maggio 1896). Rientrato in Italia al termine della campagna, riprese gli studi presso la Scuola di Guerra, abilitandosi come ufficiale di Stato Maggiore. Promosso capitano, fu assegnato all'VIII Corpo d'Armata con sede a Firenze, dove ottenne nuovamente brillanti risultati che ne determinarono la promozione a maggiore nel 1907. Con tale grado, assunse il comando di una piccola unità di fanteria, che condusse in Somalia ad una serie di eccezionali vittorie contro le tribù dell'interno del paese. Tra l'11 ed il 12 luglio 1908 liberò la città di Merca, scontrandosi successivamente con i ribelli somali a Merére ed occupando Afgoi. In seguito alla serie di vittorie conseguite dall'ufficiale, il sultano di Ghelédi si sottomise al governo coloniale insieme con 5000 soldati. I successi militari ottenuti posero ben presto Di Giorgio in rotta di collisione con il governatore civile della Somalia, Tommaso Carletti. I dissidi tra i due si fecero presto insostenibili e portarono Di Giorgio a chiedere di essere rimpatriato, cosa che ottenne nel 1909.

Lo scoppio due anni dopo della guerra italo-turca trovò il maggiore Di Giorgio al comando di un battaglione dell'89º Reggimento fanteria "Salerno", al comando del quale tornò in Africa per l'ultima volta. Il pieno successo delle operazioni militari effettuate sotto il suo comando gli valsero la promozione a tenente colonnello, nonché l'ottenimento dell'Ordine Militare di Savoia e della medaglia d'argento al valor militare.

Il politico[modifica | modifica wikitesto]

La vasta popolarità dell'ufficiale nel messinese, sua terra d'origine, gli aprirono le porte della carriera politica. Nel 1913 fu candidato come indipendente alla Camera nel circondario di Mistretta e vinse la competizione contro il candidato ministeriale, mantenendo la carica nella XXIV, XXV e XXVII legislatura. Coerentemente con le posizioni sostenute nella sua opera "La rete ferroviaria della Sicilia nei riguardi della difesa" (1905) Di Giorgio sostenne la necessità di spostare il baricentro delle forze armate italiane dal nord al sud del paese, riposizionando inoltre da terrestre a marittimo lo sforzo maggiore dell'ampliamento ed ammodernamento delle stesse. Tali posizioni avevano come razionale militare il nuovo ruolo che l'Italia avrebbe dovuto assumere nel Mediterraneo in relazione all'acquisizione della Libia; nonché la necessità di fornire supporto economico alle aree svantaggiate del paese, con particolare rilievo a quelle del messinese, che ancora soffrivano delle conseguenze distruttive del terremoto del 1908, durante il quale egli aveva perso il padre.

Coerentemente alla sua etica di ufficiale, Di Giorgio mantenne anche in Parlamento posizioni di assoluta indipendenza, e si applicò soprattutto a problemi di tipo militare. La sua esperienza gli consentì di prevedere il prossimo coinvolgimento italiano nella prima guerra mondiale.

La guerra[modifica | modifica wikitesto]

Tale preveggenza gli valse la stima di Luigi Cadorna e la chiamata quale ufficiale addetto al Comando Supremo allo scoppio delle ostilità nel maggio 1915. Presto insofferente alla vita da burocrate, Di Giorgio chiese ed ottenne l'assegnazione ad un incarico operativo, ed assunse il ruolo di Capo di Stato Maggiore dell'VIII Corpo d'Armata (2ª Armata). Interpretato l'incarico con la consueta competenza, fu promosso colonnello nel 1915, e colonnello brigadiere nel 1916. Con questo grado assunse il comando della Brigata Bisagno (209° e 210° fanteria), una nuova unità costruita con reclute della classe 1896, ed inquadrata nel X Corpo d'Armata, inserito nella 1ª Armata ed assegnato alla zona del Trentino.

Nell'estate del 1916 Di Giorgio condusse la Bisagno durante i vittoriosi combattimenti contro l'esercito austriaco e fu successivamente nominato comandante del IV Raggruppamento Alpini (gruppi 8° e 9°). Il raggruppamento, inquadrato nella 52ª Divisione Alpini, XX Corpo d'Armata, 6ª Armata partecipò alle operazioni volte ad evitare nuovi sfondamenti del fronte degli Altopiani ed a disarticolare le difese dell'Ortigara. Con la promozione a maggior generale, arrivò anche la destinazione al comando della 51ª Divisione in Valsugana, nel XVIII Corpo d'Armata, 1ª Armata. Fuori dalla zona principale d'operazioni, Di Giorgio fu tenuto fuori dall'azione di Carzano, e fu colto a Roma, dove era andato per partecipare ad una sessione della Camera, dalle notizie del disastro di Caporetto. Immediatamente richiamato da Cadorna, Di Giorgio partì per Udine, dove assunse il comando del Corpo d'Armata Speciale, un'unità costituita rapidamente per arginare l'avanzata degli austriaci. Tra il 26 ottobre ed il 3 novembre condusse le truppe al suo comando nel corso della Battaglia di Ragogna. Manovrando opportunamente, Di Giorgio condusse le sue truppe controcorrente rispetto alla fiumana di sbandati che ripiegavano da Caporetto, funse da argine permettendo ai più di salvarsi, e finalmente fu l'ultimo ad attraversare il Piave con i suoi uomini, la mattina del 9 novembre 1917.

Il 10 novembre il Corpo d'Armata Speciale fu sciolto e Di Giorgio, promosso tenente generale, rilevò Badoglio dal comando del XXVII Corpo d'Armata (brigate Reggio, Campania, Cuneo e Messina), reduce dal disastro di Caporetto. Al comando di questa unità partecipò alla difesa del Monte Grappa, alla seconda battaglia del Piave ed alla battaglia di Vittorio Veneto (giugno, la prima, e ottobre-novembre 1918, la seconda) dando ancora una volta prova di grande competenza nella conduzione di unità di grandi dimensioni.

Ritorno alla politica[modifica | modifica wikitesto]

Antonino di Giorgio con la moglie Norina Whitaker

La fine della guerra lo vide ritornare alla vita politica, e negli anni successivi sostenne la causa di Fiume italiana, pur schierandosi contro l'avventurismo dannunziano e degli arditi. Nel 1919 Di Giorgio fu confermato come parlamentare per la circoscrizione di Messina, città che gli aveva conferito la cittadinanza onoraria per i meriti acquisiti nell'ambito della ricostruzione post-terremoto. Alle successive elezioni del 1921 decise di non ricandidarsi, deluso dalla piega che le vicende nazionali stavano prendendo, e si ritirò per un certo periodo a vita privata. Il 6 febbraio 1922 prese in moglie l'aristocratica di origine inglese Norina Whitaker (nata nel 1884) e cominciò a partecipare alla gestione dei numerosi affari della famiglia acquisita. Di questo periodo è l'introduzione da parte sua in Italia della pianta messicana "Agave sisalana", fonte di fibre vegetali di grande importanza economica.

Inizialmente oppositore del fascismo delle origini, mutò opinione quando il movimento diventò maggiormente organico al sistema politico, precisamente dopo l'unione tra fascisti e nazionalisti del 1923, convinto anche dagli amici Luigi Federzoni e Biagio Pace a guardare con maggiore simpatia al nuovo governo di Mussolini. Si candidò quindi in Sicilia nel 1924, insieme ad esponenti liberali, come Vittorio Emanuele Orlando, nel listone fascista, tornando alla Camera.

Mussolini lo nominò subito Ministro della guerra, per sostituire Armando Diaz. Al nuovo compito Di Giorgio si applicò con la consueta tenacia, agendo con energia nella ricostruzione delle forze armate italiane, che vivevano il clima di smobilitazione conseguente alla cessazione della prima guerra mondiale. Egli mantenne la carica dal 30 aprile 1924 al 4 aprile 1925, quando sia il Consiglio superiore dell'esercito, che il Senato bocciarono la sua riforma delle forze armate. La sua dottrina organizzativa, che prevedeva la formazione di nuclei stabili e di piccole dimensioni di reparti in armi, da affiancare con reparti quadro secondo necessità, non trovò il consenso del fascismo, impegnato a propagandare la necessità di un'estesa militarizzazione del popolo italiano. Lo stesso Mussolini assunse la carica di Ministro della Guerra ad interim, che non avrebbe più abbandonato fino al luglio 1943.

I contrasti con Mori[modifica | modifica wikitesto]

Tornato al servizio attivo, Di Giorgio comandò dapprima il Corpo d'Armata di Firenze e poi, nel 1926, al comando di quello di Palermo, dove concluse la sua carriera. L'anno dopo entrò in forte contrasto con il prefetto Mori poiché difese alcuni notabili messi sotto inchiesta dal "prefetto di ferro", (tra i quali suo fratello) e sui metodi utilizzati nella repressione del fenomeno mafioso in Sicilia[3]. Protestò con Mussolini, ma quest'ultimo non solo si schierò con Mori ma nel 1927 bloccò la sua nomina a generale d'armata. Il 5 marzo 1928, ormai in contrasto aperto con il fascismo e colpito da attacchi personali, rassegnò per protesta le dimissioni da deputato, lasciando contemporaneamente anche il comando militare e si fece collocare in ausiliaria nell'esercito.

Morì improvvisamente il 17 aprile 1932, a causa di una crisi cardiaca che lo colpì mentre era convalescente per una operazione cui aveva voluto sottoporsi.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Di Giorgio ha reso possibile la fondazione del paese di Acquedolci, in provincia di Messina dopo la frana che colpì nel 1922 il paese di San Fratello[4].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 17 maggio 1919[5]
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 19 settembre 1918[5]
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— 16 marzo 1913[5]
Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valore militare
— Guerra italo-turca, 1911-1912
Medaglia di bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al Valor Militare
— 2 maggio 1896
Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ frequentata dal 1883 al 1886. Fonte: Comando Scuola Militare Nunziatella
  2. ^ frequentata dal 1886 al 1888. Fonte: Comando Accademia Militare
  3. ^ G. Tessitore, Cesare Mori. La grande occasione perduta dell'antimafia, Pellegrini ed., Cosenza, 1994
  4. ^ Pierpaolo Faranda, Città giardino: il piano di Acquedolci. Storia e urbanistica di una città siciliana fondata in era fascista (1922-1932), Qanat, Palermo 2010.
  5. ^ a b c Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe De Stefani, Profilo biografico di Antonino Di Giorgio
  • Giuseppe De Stefani (1995) In: atti del seminario di studio "I Whitaker di villa Malfitano", Palermo, 16 - 18 marzo 1995 – Fondazione "Giuseppe Whitaker".
  • Pierpaolo Faranda, Città-giardino: il piano di Acquedolci. Storia e urbanistica di una città siciliana fondata in era fascista (1922-1932), Qanat, Palermo 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro della guerra del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Armando Diaz 30 aprile 1924 - 4 aprile 1925 Benito Mussolini
(ad interim)
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