Orso Mario Corbino

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Orso Mario Corbino
O.M. Corbino.png

Ministro della Pubblica Istruzione
Durata mandato 4 luglio 1921 –
22 febbraio 1922
Capo del governo Ivanoe Bonomi
Predecessore Benedetto Croce
Successore Antonino Anile
Legislature XXVI

Ministro dell'economia nazionale
Durata mandato 5 luglio 1923 –
1º luglio 1924
Capo del governo Benito Mussolini
Predecessore Teofilo Rossi
Successore Cesare Nava
Legislature XXVI e XXVII

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato 3 ottobre 1920 –
23 gennaio 1937
Gruppo
parlamentare
Liberale democratico, poi Unione democratica
Sito istituzionale

Dati generali
Titolo di studio Laurea in Fisica
Università Università degli Studi di Palermo

Orso Mario Corbino (Augusta, 30 aprile 1876Roma, 23 gennaio 1937) è stato un fisico, politico e accademico italiano.

Biografia e carriera[modifica | modifica wikitesto]

Nascita e studi[modifica | modifica wikitesto]

Nacque ad Augusta, secondo di otto figli di Vincenzo e Rosaria Imprescia, in una modesta famiglia di artigiani pastai di stampo tradizionale in cui le donne non si recavano a scuola.[1] Entrò in seminario, dal quale uscì all'età di 11 anni per frequentare il liceo a Catania, dove venne influenzato dal fisico Enrico Stracciati e dai suoi studi di frontiera (tra l'altro, collaborava con Adolfo Bartoli a esperienze sul calore specifico dell'acqua).[2]

Sotto la guida di Damiano Macaluso, conseguì la laurea in Fisica a soli 20 anni presso l'Università degli Studi di Palermo (dove fino al 1885 aveva insegnato Augusto Righi), divenendo poi assistente di Macaluso fino al 1904, quando vinse la cattedra di Fisica sperimentale presso l'Università degli Studi di Messina. Nel 1908 si trasferì a Roma. Un suo fratello, Epicarmo Vincenzo, fu Ministro del tesoro nei primi governi di Alcide De Gasperi.

Ricerche e scoperte[modifica | modifica wikitesto]

Si occupò della magneto-ottica scoprendo prima, con Damiano Macaluso, l'effetto Macaluso-Corbino (riguardante la polarizzazione rotatoria dei vapori metallici nel campo magnetico) e poi l'effetto Corbino, una variante dell'effetto Hall consistente nella distorsione delle linee di corrente in un disco percorso da correnti radiali e immerse in un campo magnetico.

Con la collaborazione del suo assistente Giulio Cesare Trabacchi, realizzò un dispositivo per la produzione di alte tensioni raddrizzate per alimentare i tubi a raggi X impiegati in radiodiagnostica e in radioterapia. Fece ricerche, tra l'altro, sul calore specifico dei metalli ad altissime temperature e in fotoelasticità, verificando la teoria di Volterra delle distorsioni elastiche ed applicandola all'analisi degli stress nei materiali. Durante la Prima guerra mondiale si occupò di esplosivi collaborando con l'ufficio "Invenzioni e ricerche" presso il sottosegretariato per le armi e le munizioni.

Tecnico-manager idroelettrico[modifica | modifica wikitesto]

Nel decennio che va dal 1910 al 1920 Corbino fu coinvolto nella grande scommessa italiana sullo sviluppo del settore idroelettrico e quindi nel delicato giro delle concessioni e nelle divergenze tra società. Nello stesso tempo collaborò con l'Ufficio invenzioni e ricerche e sia le sue doti diplomatiche sia l'arguzia nel risolvere situazioni intricate lo fecero entrare nelle grazie di Giolitti, per quella che sarà la prima di una lunga collaborazione con il mondo politico.[3]

Politico e tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Nel primo dopoguerra svolse un'importante attività politica e industriale. Presidente del Consiglio Superiore delle acque e dei Lavori Pubblici nel 1917, Senatore del Regno dal 1920, fu ministro della Pubblica Istruzione nel 1921-1922 (nel governo Bonomi I) e ministro dell'Economia Nazionale nel 1923-1924 (chiamato a tale incarico da Mussolini, pur non essendo iscritto al partito fascista). Dopo la morte di Blaserna inoltre ottenne la cattedra dell'istituto di fisica sperimentale e dell'istituto di Via Panisperna dal 1918 al 1937.

Non si iscrisse mai al PNF, anche se ne appoggiò le più significative iniziative economiche; questo fatto è accaduto, secondo gli storici, perché una buona parte del mondo della scienza e della tecnocrazia vide nel progetto mussoliniano una linea di continuità con le tendenze giolittiane e nittiane (seppur scarnificate dei valori democratici).[3]

Lo storico statunitense Peter Tompkins nel volume “Dalle carte segrete del Duce”, (2001), aderisce alla tesi secondo cui Giacomo Matteotti sarebbe stato assassinato, oltre che per l'incisiva denuncia delle irregolarità e delle violenze compiute dai fascisti nelle elezioni politiche del 1924, anche perché in possesso di documenti attestanti le tangenti versate dalla compagnia petrolifera Sinclair Oil Company ai ministri Gabriello Carnazza e Orso Maria Corbino, entrambi massoni di Piazza del Gesù[4].

Manager industriale[modifica | modifica wikitesto]

I suoi contributi scientifici nei campi dell'elettrotecnica e dell'elettronica si accompagnarono ad un diretto impegno nello sviluppo dell'industria elettrica italiana: fu presidente della Compagnia Generale di Elettricità e della Società Meridionale di Elettricità. Nel 1926, chiamando a Roma Enrico Fermi e Franco Rasetti, diede l'avvio a quella che sarà nota come Scuola di Roma.

Protettore e mentore dei ragazzi di via Panisperna[modifica | modifica wikitesto]

Per Fermi,[5] fece istituire a Roma nel 1926 la prima cattedra di Fisica Teorica e per Rasetti, dapprima chiamato come assistente, nel 1930, una cattedra di Spettroscopia. Nel 1931 divenne presidente della Società industrie elettriche Rodi e dell'Azienda elettrica di Bengasi oltre ad entrare nel consiglio di amministrazione del Credito e presidente della Commissione di controllo sulle radiodiffusioni.[3]

La sua eccezionale capacità di cogliere l'eventuale importanza applicativa delle ricerche ebbe modo di mostrarsi anche quando, nel 1934, convinse Fermi, Rasetti e altri quattro “ragazzi di via Panisperna” a brevettare il loro metodo di produzione di radioisotopi con l'uso di neutroni lenti. Nel 1936 fondò l'Istituto di elettroacustica del CNR a via Panisperna, oggi Istituto di Acustica e Sensoristica "Orso Mario Corbino" - IDASC. Fu presidente della Società italiana delle scienze e della Società italiana di fisica.

Una delle sue maggiori abilità nella gestione dei ragazzi di via Paninsperna fu il raggiungimento di una condizione ottimale dal punto di vista economico, organizzativo e accademico. Corbino dovette fare i conti con le difficoltà a reperire i fondi per le ricerche e per l'acquisto dei costosissimi minerali di radio.

La televisione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultimo periodo della sua carriera fu sempre più assorbito dalle problematiche legate allo sviluppo delle radiotelecomunicazioni e agli studi sulle immense potenzialità della televisione. Nel 1935 venne eletto presidente del Centro internazionale di televisione a Nizza, mentre l'anno successivo fu attivamente in giro negli Stati Uniti d'America per studiare le trasmissioni televisive.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1909 gli fu assegnata la Medaglia Matteucci.

Nel 1933 l'Accademia d'Italia gli conferì il "premio Mussolini" per le scienze[6].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. http://www.roma1.infn.it/rog/pallottino/scienza%20e%20so/CORBINO%20NS.pdf
  2. ^ Cfr. la biografia scritta da Edoardo Amaldi e Luciano Segreto per il Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 28, Anno 1983. Cfr. pure http://www.aif.it/index.php?FISICI_7/fisico34.htm
  3. ^ a b c "Il ministro scienziato", di Giovanni Battimelli e Giovanni Paoloni, pubbl. su "Le Scienze (Scientific American)", num.484, dic.2008, pag.112-118
  4. ^ Peter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce, 2001, pag. 115
  5. ^ Le non comuni qualità umane, unite alle grandi capacità organizzative, che Corbino mostrò in generale nei confronti di tutti i suoi allievi, sono rimarcate da Gerald Holton nel suo saggio "La grande avventura del gruppo Fermi", in: F.L. Cavazza, S.R. Graubard (a cura di), Il caso italiano, 2 voll., Aldo Garzanti Editore, Milano, 1975, Vol. 2, pp. 478-525.
  6. ^ Enciclopedia pratica Bompiani, Milano, 1938, vol. I, pag. 492

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Edoardo Amaldi, Luciano Segreto, CORBINO, Orso Mario, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 28, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1983, pp. 760-766. URL consultato il 31 maggio 2015. Modifica su Wikidata
  • E. Corbino, Ricordo di una vita, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1972.
  • L. Fermi, Atomi in famiglia, A. Mondadori, Milano, 1954.
  • E.V. Corbino, Racconto di una vita, ESI-Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 1972.
  • G. Holton, "La grande avventura del gruppo Fermi", in: F.L. Cavazza, S.R. Graubard (a cura di), Il caso italiano, 2 voll., Aldo Garzanti Editore, Milano, 1975, Vol. 2, pp. 478-525.
  • P. Tompkins, Dalle carte segrete del Duce. Momenti e protagonisti dell'Italia fascista nei National Archives di Washington, Milano, Marco Tropea, 2001.
  • G.V. Pallottino, ”Orso Mario Corbino: un fruttuoso intreccio fra scienza, politica e industria“, Nuova Secondaria, Anno XVIII, N. 8 (2011) pp. 24–26.
  • M. Mafai, Il lungo freddo, Rizzoli, Milano, 2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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