Giuseppe Volpi

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Giuseppe Volpi
Giuseppe Volpi 1925.jpg
Il Conte di Misurata Giuseppe Volpi.

Ministro delle Finanze
Durata mandato 10 luglio 1925 –
9 luglio 1928
Monarca Vittorio Emanuele III di Savoia
Capo del governo Benito Mussolini
Predecessore Alberto De Stefani
Successore Antonio Mosconi
Legislature XXVII

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato 18 novembre 1922 –
5 agosto 1943
Legislature XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX
Incarichi parlamentari
  • Membro della Commissione per l'esame del disegno di legge "Costituzione e funzioni delle corporazioni" (8 gennaio 1934)
  • Membro della Commissione di finanze (1º maggio 1934 - 2 marzo 1939)
  • Membro della Commissione degli affari dell'Africa italiana (17 aprile 1939 - 5 agosto 1943)
Sito istituzionale

Governatore della Tripolitania
Durata mandato luglio 1921 –
luglio 1925
Predecessore Luigi Mercatelli
Successore Emilio De Bono

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Professione Amministratore d'azienda, industriale

Giuseppe Volpi, Conte di Misurata (Venezia, 19 novembre 1877Roma, 16 novembre 1947), è stato un imprenditore e politico italiano.

Ministro plenipotenziario, Governatore della Tripolitania italiana (1921-25), Ministro delle finanze (1925-1928), presidente della Biennale di Venezia (1930-1943) e presidente di Confindustria (1934-1943).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il padre, Ernesto, da giovane (all'età di 15-16 anni) partecipò come garibaldino alle battaglie della guerra d'indipendenza del 1860. Divenne poi ingegnere civile, lavorando in diverse parti del paese (Siena, Pisa, Salerno, Foggia, Milano) prima di tornare a Venezia, dove era nato nel 1845 e dove svolse le sue mansioni per conto del Comune. Giuseppe era il terzo figlio di Ernesto e di Luigia Adriana Emilia De Mitri, appartenente alla piccola nobiltà di provincia, che morì quando Giuseppe aveva solo 9 anni. Il fratello maggiore, Giovanni, morì a Adua il 1º marzo 1896, mentre la sorella Maria si sarebbe sposata con un ufficiale dell'esercito. Nel 1896 iniziò gli studi in giurisprudenza presso l'Università di Padova. Contemporaneamente avviò una collaborazione come corrispondente del giornale "La Capitale" di Venezia, ma in quel momento il suo orizzonte professionale non sembrava andasse oltre le opportunità offerte a qualsiasi laureato in giurisprudenza. Tentò, senza successo, tra il 1896 e il 1897, un concorso presso la Corte dei Conti. Più promettente sembrava invece la carriera nel mondo delle assicurazioni. Insieme a Ugo Pantaleo (con la garanzia del padre di quest'ultimo, Giovanni, proprietario della ditta omonima) assunse la rappresentanza dell'agenzia di Venezia della società di assicurazioni vita francese l'Urbaine con uno stipendio fisso di 150 lire al mese, oltre alle provvigioni. La scomparsa del padre lo costrinse ad abbandonare gli studi. Di fronte ad un avvenire divenuto all'improvviso alquanto più complicato, si lanciò con grande decisione nel mondo degli affari. Mentre le attività della Urbaine proseguivano piuttosto bene, perché progressivamente venne aggiunto anche il ramo incendi e Volpi ampliò a tutto il Veneto la sua attività, divenendo ispettore della Compagnia, diede slancio ad alcune iniziative che erano state avviate da tempo dal padre. Dapprima potenziò e migliorò due pubblicazioni a carattere economico-commerciale, la "Guida economico-commerciale di Venezia" e la "Guida economico-commerciale del Veneto", fondate dal genitore nei primi anni Ottanta e che nel 1897 Ernesto Volpi aveva ceduto al figlio. Per dare maggiore solidità a questa iniziativa costituì un'apposita società editrice e di pubblicità, "L'Aquila", grazie ad un prestito del socio Giovanni Pantaleo, ed assunse un collaboratore per sviluppare le attività della "Guida".

Nel 1899 costituì la sua prima società, la Volpi & C. (i soci iniziali erano Silvio Rottigni e Ugo Pantaleo), che fu anche la sola che portò il suo nome fra tutte quelle che avrebbe fondato lungo l'intera carriera di imprenditore. Mettendo a frutto i rapporti di amicizia che Volpi aveva sviluppato con uomini politici ungheresi (Adolf Strausz e Julio Lukacs, entrambi deputati al Parlamento di Budapest), la sua impresa si sviluppò molto velocemente. Essa operava nell'import-export di prodotti agricoli con l'Ungheria e fu a lungo l'unica società italiana ufficialmente riconosciuta per tali attività dal Museo Commerciale Ungherese, la struttura del ministero del Commercio ungherese che si occupava di sviluppare i contatti economico-commerciali con l'estero. Nel 1899 si recò per la prima volta in Serbia, dove strinse rapporti di amicizia con l'allora ministro del Commercio Milovanovich, più tardi primo ministro, e con Milenko Vesnic, più tardi ambasciatore serbo a Roma. In Serbia fece parte di un comitato, presieduto da Milovanovich, per la costituzione di un'agenzia commerciale serba in Italia e per una banca italo-serba a Belgrado.

Grazie all'insieme di attività riuscì ad accumulare una piccola fortuna (dal padre ereditò molto poco, se si esclude la casa di famiglia all'angolo del canale in Campo dei Frari), che negli anni successivi investì con molta oculatezza in altre attività. Negli stessi anni aveva costituito con l'avvocato Giovanni Pantaleo (padre dell'amico Ugo e finaziatore di alcune importanti attività del Volpi) una società mineraria per lo sfruttamento di un giacimento di antracite in Carnia. Le prospettive dell'affare dovevano essere piuttosto buone, se Volpi riuscì a convincere il senatore Niccolò Papadopoli, che aveva sviluppato già diversi interessi in campo economico a Venezia (era azionista e amministratore della Società veneziana di navigazione a vapore e della Società Cellina per lo sfruttamento delle risorse idriche nel Veneto) a divenire socio della società versando 250.000 lire.

Abile nel costruirsi una rete di contatti sia in Italia che all'estero (tra l'altro fu dapprima, nel 1903, vice-console e poi, dal 1903, console onorario di Serbia, una posizione che in quegli stessi anni ottenne anche per il piccolo stato di San Marino), divenne, ancora molto giovane, il punto di riferimento per un gruppo di imprenditori, uomini d'affari e possidenti veneziani (Piero Foscari, Niccolò Papadopoli, Amedeo Corinaldi, Ruggero Revedin, Roberto Paganini) per diverse iniziative economiche. All'estero la più importante si concretizzò in Montenegro tra il 1902 e il 1903, quando Volpi aveva appena 25-26 anni. Subentrando ad un ambizioso progetto avviato da Foscari che prevedeva la costruzione di una ferrovia, di un porto, lo sfruttamento di miniere e risorse forestali, Volpi realizzò un vasto accordo con il governo montenegrino, trattando direttamente con il re Nicola I del Montenegro, padre della Regina Elena di Savoia, e con l'allora principe Danilo II del Montenegro, oltre che con i ministri competenti. Nel 1903 venne costituita la Regia Cointeressata dei tabacchi del Montenegro, una società di cui Volpi divenne amministratore delegato, che garantiva alle casse dello stato balcanico entrate sicure dall'attività di coltivazione del tabacco, una delle risorse più ricche del paese, mentre l'impresa produceva in esclusiva tabacco e sigari per le esportazioni nei due stabilimenti aperti a Antivari e a Podgorica. Due anni più tardi, nel 1905, venne fondata la Compagnia di Antivari, di cui Volpi fu direttore e poi amministratore delegato. Tale società si incaricò di svolgere i complessi lavori per la realizzazione del porto di Antivari (oggi Bar) e per la costruzione di una ferrovia che dal porto sarebbe risalita fino a Viz Bazar, una località sul Lago di Scutari, dove le merci avrebbero proseguito per raggiungere la linea ferroviaria, all'epoca in costruzione che doveva collegare Vienna e i Balcani a Costantinopoli. In entrambe le operazioni Volpi venne sostenuto dalla Banca Commerciale Italiana. Nei primi anni del secolo Volpi aveva conosciuto Giuseppe Toeplitz, all'epoca direttore centrale dell'istituto di credito inviato a Venezia per aprire la locale filiale della banca milanese, e attraverso di lui era entrato in una relazione umana e professionale molto stretta con l'amministratore delegato della banca, Otto Joel.

Nel 1902 trasformò in Società Italiana per le miniere d'Oriente un sindacato costituito a Venezia con i soci abituali per lo sfruttamento delle miniere in Anatolia, al confine tra Turchia e Bulgaria. Direttore della società fu Bernardino Nogara, con il quale avrebbe in seguito condiviso molte delle iniziative a Costantinopoli.

Nel 1904 Volpi si lanciò in un nuovo business molto promettente, ma non meno complesso, quello elettrico. Insieme a Revedin iniziò ad acquisire alcuni piccoli impianti a Palmanova, Cividale e a Belluno. Nel 1905 costituì una nuova anonima, la Società Adriatica di Elettricità (SADE), dentro la quale trovarono spazio gli impianti già acquisiti ed integrati fra loro. Era solo il primo passo per la costruzione di uno dei maggiori colossi italiani del settore. Come in altre circostanze, il suo capitale di rischio fu relativamente contenuto (Volpi versò inizialmente poche decine di migliaia di lire), ma anche in questa circostanza il non ancora trentenne giovane imprenditore seppe riunire attorno a sé la quasi totalità degli investitori che aveva coinvolto nell'affare montenegrino, oltre alla filiale veneziana della Banca Commerciale. Già prima dello scoppio della prima guerra mondiale la SADE era uno dei maggiori gruppi elettrici del paese, controllando l'intero Nord-Est e avendo propaggini che scendevano lungo la costa adriatica fino alle Puglie.

Nel 1912, con la Guerra italo-turca, i suoi contatti nel mondo ottomano e nei Balcani fecero di Volpi l'uomo ideale per prendere parte alle discussioni per il trattato di pace con la Turchia. Nominato ministro plenipotenziario da Giolitti, fu uno dei negoziatori italiani (gli altri due erano Pietro Bertolini e Guido Fusinato) che discussero i termini di un accordo con i rappresentanti di Costantinopoli per diverse settimane a Ouchy, un quartiere di Losanna, in Svizzera. L'accordo, noto come pace di Ouchy o Trattato di Losanna, venne raggiunto nell'ottobre del 1912. Il trionfale ritorno in Italia dei tre negoziatori diede un'inattesa notorietà a Volpi, trasformandolo in una personalità pubblica.

Nel 1917 fu tra i protagonisti della realizzazione del nuovo Porto Marghera e dopo il primo conflitto mondiale acquistò prestigiose catene alberghiere, gestendo a Venezia il Grand Hotel e l'Excelsior. Fu Presidente dell'Assonime dal 1919 al 1921, chiamando nel ruolo di segretario Felice Guarneri.

Fece parte della massoneria, assieme a [1] Cesare Rossi, Giacomo Acerbo e Giovanni Marinelli.[2][3] Aderì al fascismo e dal 1922 al 1925 fu governatore della Tripolitania italiana. In questa veste avallò le azioni di dura repressione ordinate dal generale Rodolfo Graziani contro i ribelli libici. Nel 1925 gli fu concesso il titolo di conte di Misurata da Vittorio Emanuele III. Dal 1925 al 1928 fu Ministro delle finanze del governo Mussolini: la sua azione governativa fu tesa ad avvicinare i capitalisti al fascismo.

Fu presidente della Confindustria dal 1934 al 1943. In tale veste, Volpi si fece promotore degli interessi del capitalismo italiano presso il regime, assicurando in cambio il sostegno e la collaborazione del mondo industriale al fascismo ed al progetto politico mussoliniano, considerato dai vertici del mondo produttivo italiano come modernizzatore e funzionale ai propri interessi. La sua politica inaugurò la fase "dirigista" del Governo Mussolini, caratterizzata da un intervento diretto, diffuso e pervasivo dello Stato nell'economia: provvedimenti antinflazionistici e di rivalutazione della lira, attrazione di investitori stranieri bilanciata da un protezionismo a tutela della manifattura italiana, il Quota 90[4]. Tale sostegno iniziò a venir meno nel 1943, quando le gravi distruzioni apportate alle infrastrutture ed agli impianti industriali italiani dall'offensiva angloamericana - e la coscienza che la guerra fosse irrimediabilmente perduta - misero in crisi il quadro politico ed economico del Paese[5].

Nel 1938 divenne presidente del consiglio di amministrazione delle Assicurazioni Generali al posto del dimissionario Edgardo Morpurgo, che, in quanto ebreo, dovette cedere la guida dell'istituto assicurativo a causa delle leggi razziali. Negli stessi anni nei quali fu al vertice della Confindustria fu anche presidente della Biennale di Venezia e, in tale ambito, fu il principale promotore della 1ª Esposizione Internazionale d'Arte Cinematografica, oggi conosciuta come Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, e protagonista delle initiative culturali della locale Fabbriceria del Duomo di San Marco. Per questa ragione il premio al miglior attore e quello alla miglior attrice (le "Coppe Volpi") portano il suo nome. Anche un altro premio attribuito dalla giuria della Mostra, la medaglia d'oro del Senato, ha origine dal suo ruolo di senatore, nominato nel 1922.

La contessa Nerina Pisani Volpi di Misurata in un ritratto di Vittorio Matteo Corcos (1906)

Nei primi mesi del 1943, avvertendo il formarsi di una sempre più vasta e trasversale opposizione alla prosecuzione della guerra, all'alleanza con Hitler, ed al suo stesso governo nei vertici politici e finanziari del Paese, Mussolini procedette ad un vasto rimpasto del suo governo (tra le vittime più illustri Galeazzo Ciano e Alessandro Pavolini) e rimosse Volpi dalla presidenza di Confindustria, sostituendolo, il 30 aprile con il direttore generale, Giovanni Balella.

Per questo motivo Volpi non poté prender parte alla seduta del Gran Consiglio del fascismo (nel quale sedeva di diritto il presidente di Confindustria) che, nella notte tra il 24 e il 25 luglio decretò la fine del regime. Dell'evento Volpi fu informato, a quanto pare[6], solo la mattina successiva da Dino Grandi, al quale era legato da personale amicizia, e che fu tra i principali ispiratori della caduta del regime fascista; proprio in quel periodo Volpi cominciò a presentare i primi sintomi della malattia[7] che nel giro di pochi anni spense le sue facoltà intellettive e lo condusse alla morte.

Tentò due volte di fuggire in Svizzera (il 26 luglio ed il 16 ottobre), senza tuttavia riuscirci. Il giorno prima del suo secondo tentativo di fuga, delegò la cura delle sue aziende al conte Vittorio Cini. Fu quindi arrestato dalle SS e trattenuto per qualche giorno nella prigione di via Tasso, ma visto il peggioramento delle sue condizioni, per intervento diretto del Maresciallo Rodolfo Graziani, fu liberato e riconsegnato alla famiglia.

Nel dopoguerra subì una serie di procedimenti per le sue responsabilità durante il regime fascista[8].

Il suo stato gli impedì di presentarsi davanti ai giudici, ma grazie all'Amnistia Togliatti e alle testimonianze a suo favore di autorevoli personalità antifasciste, fu prosciolto da ogni accusa. Dopo una vita passata ai vertici del Partito Fascista, il conte contribuì infatti a finanziare la resistenza veneta, in particolare i partigiani comunisti installatisi sul Monte Grappa, con una somma di 18 milioni di lire e con azioni del Gazzettino di sua proprietà.[9] Fu tra i promotori, come titolare della SADE (Società Adriatica di Elettricità) della costruzione della diga del Vajont. Acquistò e restaurò Villa Barbaro di Maser, dimora cinquecentesca opera di Andrea Palladio ed inserita nei siti patrimonio dell'umanità dell'UNESCO nel 1996, originariamente posseduta dalla famiglia Barbaro.

Sua tomba nella Basilica dei Frari

Il suo funerale fu celebrato da Angelo Roncalli[10] (futuro papa Giovanni XXIII) e la sua tomba dal 1954 si trova nella Basilica dei Frari a Venezia.

Vita familiare[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Volpi si sposò per la prima volta, a Firenze l'8 ottobre 1906, con la nobile Albina Annunziata Palmira detta Nerina Pisani (Firenze, 15 novembre 1875 - Roma, 29 novembre 1942), figlia del più importante collezionista e mercante d'arte di Firenze di fine Ottocento, Luigi Pisani (1824-1895), proprietario di Palazzo Lenzi, dove viveva e aveva la sua galleria d'arte[senza fonte] raffigurata in un dipinto (1906) da Vittorio Matteo Corcos, immortalata da D'Annunzio nel romanzo Il fuoco, da cui ebbe due figlie:

In seconde nozze sposò l'algerina Nathalie El Kanoni (nota anche come Leonia Kanoni,[11] Nathalie El Kanoui[12] o Nathalie El Kanui,[13] e detta Natalia, Lilly, Lily o Lili) (Orano, 28 novembre 1899 - Venezia, 29 dicembre 1989), precedentemente sposata con il gioielliere francese Jacques Lacloche.[14] Dall'unione nacque nel 1938[15] Giovanni Volpi.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
— 10 novembre 1912
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 12 luglio 1925
Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce Magistrale del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta
— 22 dicembre 1925
Croce al Merito di Guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al Merito di Guerra
Medaglia ricordo della guerra 1915-1918 (2 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia ricordo della guerra 1915-1918 (2 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine del Principe Danilo I (Montenegro) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine del Principe Danilo I (Montenegro)
— 14.1.1903

Grand'Ufficiale Ordine Danilo I del Montenegro (17.05.1905)

Medaglia Giubilare Regno del Montenegro (15.08.1910)

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Sava (Serbia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Sava (Serbia)
— 17.11.1904
Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano)
— 10.4.1905

Medaglia d'Oro Regno del Montenegro al merito civile (15.8.1910)

Grand'Ufficiale Merito civile di Bulgaria (25.8.1910)

Grand'Ufficiale Ordine di San Marino (30.3.1915)

Grn Cordine Corona del Belgio (12.3.1921)

Gran Cordone Stella Polare di Svezia (30.7.1921)

Gran Cordone della Legion d'Onore di Francia (1.12.1925)

Gran Croce Magistrale S. M. O. di Malta (28.12.1925)

Gran Cordone del NichanIftichar di Tunisia (9.2.1926)

Gran Croce Ordine Carlo III di Spagna (30.4.1926)

Gran Croce di San Marino (30.9.1928)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Va ricordato che anche se la Massoneria fu posta fuorilegge con il Regio Decreto 13 marzo 1927, n. 313, voluto da Benito Mussolini, tutti e quattro i “quadrumviri” della Marcia su Roma (Italo Balbo, Michele Bianchi, Cesare Maria De Vecchi e Emilio De Bono) appartenevano alla Gran Loggia d'Italia. Cfr. Aldo Alessandro Mola, Storia della massoneria italiana: dalle origini ai giorni nostri, Milano, Bompiani, 1992, p. 505, ISBN 88-452-1929-1. Alla stessa comunione appartenevano anche altri importanti gerarchi quali Roberto Farinacci, Cesare Rossi, Giacomo Acerbo e Giovanni Marinelli. Cfr. Aldo Alessandro Mola, cit., pag. 487.
  2. ^ Cfr. Aldo Alessandro Mola, cit., pag. 487.
  3. ^ Arrigo Petacco, Riservato per il duce. I segreti del regime conservati nell'archivio personale di Mussolini., unico, sedonda, Portovenere, Arnoldo Mondadori Editore, Novembre 1979, p. 147.
  4. ^ l'Enciclopedia, in La Biblioteca di Repubblica, UTET-DeAgostini, Marzo 2003, ISBN 9771128445905.
  5. ^ Dalla sinossi della biografia di Volpi di Sergio Romano, Giuseppe Volpi - Industria e finanza tra Giolitti e Mussolini, Venezia, Marsilio, 1997, ISBN 88-317-6774-7.
  6. ^ V. Sergio Romano, Giuseppe Volpi - Industria e finanza tra Giolitti e Mussolini, Venezia, Marsilio, 1997, ISBN 88-317-6774-7.
  7. ^ Volpi soffriva di diabete. Nel referto medico prodotto in occasione del procedimento intentatogli nel Dopoguerra e citato dalla biografia di Sergio Romano si parla anche di "grave arteriosclerosi con manifestazioni importanti", il che lascerebbe supporre che Volpi soffrisse già da qualche anno della malattia di Alzheimer.
  8. ^ Mario Guarino, I soldi dei vinti. La dolce vita della casta fascista e la fame per milioni di italiani. Documenti inediti sul Ventennio tra corruzione, ruberie e omicidi. L'elenco dei profittatori del regime, Cosenza, Pellegrini, 2008, ISBN 978-88-8101-481-1.
  9. ^ AA.VV.,, Brigate partigiane sul Massiccio del Grappa - 1944,, Ramon di Loria (TV), Arti Grafiche Kappadue, 2016, p. 223.
  10. ^ Marco Roncalli, Giovanni XXIII. La mia Venezia, Studium Cattolico Veneziano, 2000, p. 59 con nota a pag. 78, ISBN 88-86502-67-2.
  11. ^ a b Mario Guarino, I soldi dei vinti. La dolce vita della casta fascista e la fame per milioni di italiani. Documenti inediti sul Ventennio tra corruzione, ruberie e omicidi. L'elenco dei profittatori del regime, Cosenza, Pellegrini, 2008, p. 158, nota 12, ISBN 978-88-8101-481-1.
  12. ^ Fabrizio Sarazani, L'ultimo doge. Vita di Giuseppe Volpi di Misurata, Milano, Edizioni del borghese, 1972, p. 276, SBN IT\ICCU\RAV\0194862.
  13. ^ Kataweb.it - Blog - Olgopinions » Blog Archive » Marina Cicogna, su olgopinions.blog.kataweb.it. URL consultato il 25 agosto 2018.
  14. ^ Claude Lacloche, Trois vies pour un seul homme, L'Harmattan, 2004.
  15. ^ Giancarlo Tomasin, Giuseppe Volpi: commemorazione, in «Ateneo veneto: rivista mensile di scienze, lettere ed arti», 1997, pp. 117-133, SBN IT\ICCU\VEA\1121693.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Romano, Giuseppe Volpi. Industria e finanza fra Giolitti e Mussolini, 2ª ed., Venezia, Marsilio, 2011, ISBN 978-88-317-6774-3.
  • Oreste Mosca, Volpi di Misurata, Roma, Casa Editrice Pinciana, 1928, SBN IT\ICCU\RAV\0157563.

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