Luigi Lucchini

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Luigi Lucchini (Casto, 21 gennaio 1919Brescia, 26 agosto 2013) è stato un imprenditore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giuseppe, un artigiano che lavorava il ferro a Casto (BS), e di Rosina Freddi, famiglia di contadini della Val Sabbia e conduttrice di un'osteria,[1] si diploma maestro elementare.
Entra nell'attività paterna e la trasforma iniziando a produrre tondini per il cemento armato; così quella che era una bottega di un fabbro diventa la prima acciaieria di Casto[2]. Nell'immediato dopoguerra fonda il gruppo Lucchini, uno dei più importanti gruppi industriali italiani attivo nella siderurgia. Con una filosofia di fondo: "Ho sempre reinvestito gli utili in azienda".[3] E comincia a comprare aziende in crisi: nel 1969 la ferriera di Carlo Antonini, il vero pioniere del tondino, nel 1974 la Wuhrer, l'azienda di birra che sette anni più tardi lo proietterà, attraverso uno scambio di azioni, nel mondo della finanza internazionale entrando con una quota dell'1% nella multinazionale Bsn Gervais Danone. Acquisirà anche l'1% del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Vicino a Mediobanca e ad Enrico Cuccia,[4] cercherà di utilizzare la finanza con accortezza, sempre come strumento a vantaggio della fabbrica; dirà: "Per arricchire il convento, non i frati".[5] Finanzierà, insieme ad Adamo Pasotti e Evaristo Gnutti, la nascita del quotidiano Bresciaoggi in concorrenza con il già esistente Giornale di Brescia.[6]

Nel corso degli anni settanta e ottanta il gruppo Lucchini decide di concentrarsi sulle produzioni a maggior valore aggiunto, come quello degli acciai speciali e di alta qualità. Il 15 novembre 1974 una banda composta da nomadi rapisce per strada il figlio Beppe, all'epoca ventiduenne. Beppe viene liberato dopo sei giorni e dopo aver pagato il riscatto di un miliardo e duecento milioni di lire[7].

Dal 1984 al 1988 fu presidente di Confindustria, subentrando a Vittorio Merloni e lasciando poi il posto a Sergio Pininfarina. Negli anni novanta e anni duemila il gruppo Lucchini ha avuto la quota di maggioranza dell'importante stabilimento siderurgico di Piombino, che tuttora porta il suo nome e produce prodotti laminati lunghi di qualità (barre, vergelle, rotaie). Il 20 aprile 2005 Lucchini vara un aumento di capitale di Lucchini S.p.a. sottoscritto dal gruppo russo Severstal che acquisisce così il 62% di quota azionaria, tenendo per sé e la sua famiglia il 29%.

Il 2 aprile 2007 riacquista una parte del Gruppo Lucchini, ossia il 100% di Lucchini Sidermeccanica S.p.a. (oggi Lucchini RS) per 215 milioni. Contemporaneamente la partecipazione in Lucchini S.p.a. scende al 20%. Nel 2009 è stato pubblicato un libro, ricco di fotografie d'epoca, che ricostruisce sotto forma di intervista la vicenda umana e professionale di Lucchini [8]. Il 4 marzo 2010 Luigi Lucchini e la sua famiglia cedono a Severstal l'ultima quota del 20% di Lucchini S.p.a., rimanendo dunque impegnati nella sola Lucchini RS, di cui il Cav. Lucchini è Presidente Onorario[9].

È scomparso il 26 agosto 2013, all'età di 94 anni[10].

Cariche e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere del lavoro
«Brevetto n. 1840»
— 2 giugno 1975[11]
  • Dal 1978 al 1983 è presidente degli industriali di Brescia e membro della giunta di Confindustria.
  • Dal 1980 al 1982 fa parte del Comitato Consultivo della Comunità Europea in rappresentanza dei produttori siderurgici privati.
  • dal 1984 al 1988 è presidente di Confindustria
Laurea Honoris Causa ad Honorem in Economia e commercio - nastrino per uniforme ordinaria Laurea Honoris Causa ad Honorem in Economia e commercio
— Università di Brescia - 18 giugno 1998

Presidente del consiglio di amministrazione di:

Amministratore unico di:

Vice Presidente di:

Consigliere di Amministrazione di:

Presidente del Sindacato di Blocco di:

Fondatore di:

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nei rapporti con il sindacato Lucchini è stato sempre considerato un "falco". Disse: "Lo sciopero non è un'arma che non ferisce, è un'arma che uccide. Ma uccide anche chi la impugna".[12]

La Segreteria Nazionale della CGIL in una nota ha pubblicato che «Luigi Lucchini nelle relazioni sindacali è stato un interlocutore anche aspro ma attento e rispettoso del ruolo del sindacato»[13].

Marino Gamba, ex esponente della FIM CISL, peraltro, ammette che «a cavallo fra i Settanta e gli Ottanta, anche noi metalmeccanici non avevamo capito l'entità della crisi che stava avanzando e non cogliemmo le esigenze di flessibilità». Ma ciò non toglie che, a suo avviso, «Lucchini fu cinico e spregiudicato fino al punto di far crollare la produzione nei suoi stabilimenti pur di piegare il sindacato e di ripetere spesso che i suoi guadagni migliori li aveva fatti investendo in scioperi»[14].

Due ex dirigenti della FIOM bresciana (Osvaldo Squassina e Umberto Duina) che ebbero rapporti diretti con il Lucchini per rivendicazioni sindacali si sono dissociati da tale giudizio, inviando una lettera aperta a Susanna Camusso, ricordando che «Lucchini perseguì sempre l'obiettivo di eliminare il sindacato dalle aziende del gruppo» e che «la Magistratura eseguì diverse sentenze di condanna per attività anti sindacale»; ricordano gli scontri per la difesa dei diritti e del ruolo sindacale nelle aziende del gruppo; sostengono inoltre che «le stesse norme per la sicurezza venivano sistematicamente disattese e la stessa Magistratura è intervenuta disponendo il fermo degli impianti»[15]. La Segreteria Nazionale CGIL non ha dato alcun seguito ufficiale a tale lettera.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Racconterà Luigi: "Era solo una stanza, neppure tanto grande, con quattro panche, un paio di tavoli e un bancone...". Alberto Mazzuca, I potenti del denaro, Milano, Editoriale Nuova, 1983.
  2. ^ E' morto Luigi Lucchini, ex presidente di Confindustria, re dell'acciaio e del tondino, bsnews.it. URL consultato il 27/08/2013.
  3. ^ Alberto Mazzuca, I potenti del denaro, op.cit. p. 25.
  4. ^ Ugo Calzoni con Franco Locatelli, Imperi senza dinastie. La straordinaria avventura imprenditoriale di Luigi Lucchini e della siderurgia bresciana, La Compagnia della Stampa, 2014.
  5. ^ Ricordo di Giorgio Squinzi, presidente della Confindustria, Il Sole 24 Ore, 26 agosto 2013.
  6. ^ Alberto Mazzuca, I potenti del denaro, op. cit. p. 27.
  7. ^ Da Lucchini a Camozzi, venticinque anni di rapimenti, archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 27/08/2013 (archiviato dall'url originale il ).
  8. ^ Marsilio Editori
  9. ^ PARTERRE / Severstal disinnesca la mina put su Lucchini
  10. ^ È morto Luigi Lucchini, ex presidente di Confindustria Ilsole24ore.com
  11. ^ Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro
  12. ^ Intervista a Il Giornale, 6 settembre 1979. Cfr. Alberto Mazzuca, Confindustria una poltrona che scotta, Milano, Edizioni Sphyrna, 1981, p. 38.
  13. ^ Comunicati CGIL, cgil.it, 26 agosto 2013. URL consultato il 02/09/2013.
  14. ^ I «nemici» sindacalisti: ha ispirato Romiti e anticipato Marchionne, brescia.corriere.it.
  15. ^ L'elogio di Lucchini diventa un «caso» nella Cgil, RCS, 31 agosto 2013. URL consultato il 02/09/2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Mazzuca, Lucchini in I potenti del denaro, Milano, Editoriale Nuova, 1983.
  • Roberto Chiarini, Falco e colomba. Luigi Lucchini si racconta, Venezia, Marsilio, 2009.
  • Ugo Calzoni con Franco Locatelli, Imperi senza dinastie. La straordinaria avventura imprenditoriale di Luigi Lucchini e della siderurgia bresciana, Roccafranca (Brescia), La Compagnia della Stampa, 2014.
Predecessore Presidente di Confindustria Successore
Vittorio Merloni 1984 - 1988 Sergio Pininfarina
Controllo di autorità VIAF: (EN90352942