Furio Cicogna

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Furio Cicogna

Furio Cicogna (Asti, 21 giugno 1891Milano, 22 gennaio 1976) è stato un imprenditore italiano, presidente della Châtillon e poi di Confindustria.

Dopo la laurea in scienze economiche e commerciali, lavorò alla Bombrini e Parodi nel 1913 e poi nel 1921 alle Manifatture Cotoniere Meridionali. Entrò poi nella Châtillon, dapprima come amministratore delegato e poi come presidente. A seguito della crisi mondiale del 1929, che fece sentire i suoi effetti su un’industria tradizionalmente rivolta all’esportazione e della crisi finanziaria della Banca commerciale, Cicogna avvia un ampio programma di risanamento dell’azienda e di razionalizzazione della filiera produttiva, perseguita soprattutto attraverso la chiusura degli impianti inefficienti e la concentrazione della produzione in quelli più avanzati tecnologicamente. Gli effetti della ristrutturazione non si fanno attendere e già nel 1934 l’azienda torna in utile. Nello stesso anno Cicogna riesce ad ottenere dall’Istituto mobiliare italiano (Imi) un finanziamento di 30 milioni, che permette alla società di acquistare i macchinari necessari per la fabbricazione di nuovi prodotti come il fiocco di raion e la lana artificiale (lanital). [1]

Nel corso degli anni Trenta, dunque, Cicogna è uno dei protagonisti della ristrutturazione dell’industria italiana delle fibre artificiali e fa la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta mette in atto una strategia di diversificazione produttiva, iniziando la produzione di raion per pneumatici e di prodotti petrolchimici per l’industria tessile e conciaria, e soprattutto avviando la sperimentazione sulle fibre sintetiche. L’interesse per queste ultime lo spinge ad entrare con decisione nel settore industriale chimico con l’acquisto, nel 1952, di metà del pacchetto azionario dell’azienda chimica Acsa e con la firma di un accordo con la Montecatini per l’utilizzo di brevetti per la produzione di filati e fibre poliammidiche, che inizia nel 1954. [1]

Cicogna, che nel 1957 assume anche la presidenza della Châtillon, può così procedere alla realizzazione dei nuovi programmi di potenziamento degli impianti per la produzione di fiocco di raion e di fibre sintetiche. [1]

Svolse un importante ruolo nelle associazioni degli imprenditori: dal 1955 fu presidente di Assolombarda e dal febbraio 1961 di Confindustria, e in questa veste l’anno successivo si oppone con forza al progetto governativo di nazionalizzazione dell’energia elettrica, criticando aspramente il crescente intervento dello Stato nell’economia. Nonostante la sconfitta subita con l’approvazione della legge di nazionalizzazione dell’industria elettrica nel novembre del 1962, Cicogna viene confermato alla guida della Confindustria nel febbraio del 1963.[1] Fu poi presidente dell'associazione dei cavalieri del lavoro.

Si occupò anche di istituzioni nel campo culturale e benefico: presidente della Bocconi che portò a livello di fama internazionale, e presidente dell'ospizio Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Fondò la Casa dello studente italiano presso la città universitaria di Parigi. Come industriale fondò la Stampa Tessuti Artistici di Oltrona San Mamette per produzione di seterie stampate di pregio, e Mizar, azienda tessile con sede a Busto Arsizio.

Archivio[modifica | modifica wikitesto]

Parte della documentazione prodotta da Furio Cicogna nel corso della propria attività imprenditoriale è confluita a Napoli nell'archivio delle Manifatture Cotoniere Meridionali - MCM, Salerno, 1829 - 1995[2] nel fondo Manifatture Cotoniere Meridionali - MCM (estremi cronologici: 1835 - 1971)[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Furio Cicogna, su SAN - Portale degli archivi d'impresa. URL consultato il 1º ottobre 2018.
  2. ^ Manifatture Cotoniere Meridionali - MCM, Salerno, 1829 - 1995, su SIUSA - Sistema informativo unificato per le soprintendenze archivistiche. URL consultato il 25 settembre 2018.
  3. ^ fondo Manifatture Cotoniere Meridionali - MCM, su SIUSA - Sistema informativo unificato per le soprintendenze archivistiche. URL consultato il 19 aprile 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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