Lago di Pontesei

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Lago di Pontesei
DIGA PONTESEI.jpg
La diga di Pontesei vista da monte. Sulla destra l'imbuto dello scarico di superficie del massimo invaso previsto dal progetto iniziale, con a fianco quello tuttora operante realizzato dopo l'alluvione del 1966, per mantenere il lago a quota di sicurezza.
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Provincia Belluno Belluno
Coordinate 46°20′13.1″N 12°13′33.61″E / 46.336973°N 12.226002°E46.336973; 12.226002Coordinate: 46°20′13.1″N 12°13′33.61″E / 46.336973°N 12.226002°E46.336973; 12.226002
Altitudine 807 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 0,053 km²
Volume 0,00357 km³
Idrografia
Immissari principali Maè
Emissari principali Maè
Mappa di localizzazione: Italia
Lago di Pontesei
Lago di Pontesei

Il lago di Pontesei (807 m s.l.m.) è un piccolo bacino idroelettrico della Val di Zoldo, ricavato sbarrando il corso del torrente Maè con una diga costruita tra il 1955 e il 1957. Il 22 marzo 1959, una frana dal suo versante nell'invaso provocò un'ondata che causò una vittima, Arcangelo Tiziani.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La diga di Pontesei vista da valle.

Questo lago separa idealmente le due metà della vallata, dividendo lo Zoldano vero e proprio dal cosiddetto Canal del Maè. Il toponimo deriva dal termine locale pontesièi "ponticelli" e fa riferimento ai ponti che, prima della costruzione dell'attuale strada provinciale 251, permettevano di superare la località, caratterizzata da pendii ripidi e passaggi esposti.[1]

La diga fu progettata dall'ingegnere Carlo Semenza, con la consulenza privata del geologo Francesco Penta per la SADE.

La frana del 1959[modifica | modifica wikitesto]

La lapide di Arcangelo Tiziani.

La diga in origine formava invaso ben più vasto, che raggiungeva la confluenza con il torrente Maresón in località.

Preceduta da numerosi segni premonitori, tra cui la formazione di fessure lungo la sede stradale costeggiante l'invaso, alle ore 7.00[2] del 22 marzo 1959 una frana, con un volume stimato di circa 3 milioni di metri cubi, si staccò dalle falde del monte Castellin e dello Spiz, sulla sponda sinistra del lago, su di un fronte di 500 metri e precipitò in 2-3 minuti colmando parzialmente il lago.

Nonostante il bacino fosse 14 metri al di sotto del livello di pieno carico[3] la frana provocò un'ondata che sormontò la diga e travolse Arcangelo Tiziani[2][4], un operaio invalido, impegnato nella sorveglianza degli alloggiamenti e attrezzature del cantiere dell'impresa Cargnel, che stava svolgendo la costruzione della centrale elettrica a valle della diga, il cui cadavere non fu mai più ritrovato.

A perenne memoria del suo sacrificio, il fratello, il nipote e tutti i parenti hanno voluto porre una lapide in quel punto preciso.

L'incidente è considerato un'anticipazione del disastro del Vajont per le analogie del suo svolgersi e, mentre si costruiva la diga nella vicina Longarone, fu visto con grande preoccupazione. Le analisi dei periti indicarono che il materiale franato costituiva originariamente una coltre detritica, in alcuni punti spessa anche 20 metri.[5]

I superstiti[modifica | modifica wikitesto]

Tiziani fu l'unica vittima, mentre l'ingegnere Camillo Linari e il geometra Marinello in servizio alla SADE, che si trovavano sul sentiero nella sponda opposta per poter osservare meglio i movimenti della frana[4], si salvarono per poco, compresi gli occupanti di una corriera di linea che scendeva da Forno di Zoldo, sia altre quattro persone al bordo di un camion, che saliva da Longarone verso la Val di Goima.

La corriera Fiat 680 RN della "Autoservizi Zoldana", con sede a Longarone, era giunta a Forno di Zoldo la sera precedente e partì regolarmente alle ore 7 da Forno.[6] A bordo c'erano una decina di persone: i due autisti, Valentino Martini di Podenzoi (conducente) e Alfonso Molin Pradel (uno dei comproprietari della ditta), il bigliettaio Dario Soccol, un carabiniere e i passeggeri.

All'inizio del lago in località Pont Aut (ponte alto), visto il blocco stradale sulla S.S 251, a causa della sede stradale danneggiata dai movimenti della frana, furono fermati e i passeggeri fatti scendere, e indirizzati attraversando un piccolo ponte, verso il sentiero nella riva opposta. Avrebbero dovuto arrivare alla diga, per trovare un'altra corriera diretta a Longarone. La strada si trovava a circa 30 metri più in alto del livello del lago in quel momento.[2]

Appena i passeggeri scesero, mentre l'autista era in procinto di girare la corriera per tornare indietro, sentirono un grosso boato, con un bagliore proveniente dalla linea ad alta tensione, e videro l'onda arrivare verso di loro. Tutti scapparono verso monte, mettendosi al riparo di uno sperone di roccia dietro la curva della strada. L'onda raggiunse la corriera, l'alzò, la girò e la depose sullo sperone di roccia sopra un carrello da miniera, piegandogli il telaio, rompendogli i vetri e riempiendola di sassi. Alfonso Molin Pradel rimase l'ultimo in coda al gruppo di persone, venne travolto dall'onda e trascinato verso valle. L'acqua però lo fece incastrare nella ringhiera del piccolo ponte e, riuscendo a salvarsi, venne ricoverato in ospedale con pochi traumi. La corriera verrà recuperata quasi un mese dopo e rimessa in servizio con un'ingente spesa.

Nonostante la distanza di circa 1,2 km dal luogo della frana, l'onda del lago che si dirigeva verso monte ebbe la forza di alzarsi per 30 metri e sollevare un mezzo pesante circa 50 quintali.

Silvio Teza, con altri tre occupanti (Giovanni e Marcello Teza, Francesco Panciera), a bordo del camion O.M Super Taurus stavano salendo da Villanova di Longarone in direzione Goima di Zoldo. Giunti in prossimità della diga, superato il ponte sul Rio Bosconero a circa 200 metri, l'autista sentì il volante vibrare in modo costante e vide i tralicci dell'alta tensione piegarsi e scendere verso il basso, provocando una serie di lampi. La strada davanti a lui sparì, mentre la montagna di fronte si spostava aumentando di velocità. Fermò il camion per far scendere i suoi passeggeri. Pensando di salvare il camion, innestò la retromarcia ritornando verso il ponte, ma attraverso lo specchio retrovisore vide l'onda dietro di lui che sollevò il ponte, del peso di 600 t, per trascinarlo sul fondo. Fortunatamente le altre persone con lui erano salve e si trovarono isolati. Il suo camion fu recuperato alcuni mesi dopo, quando venne installato un ponte Bailey rimasto sul posto fino agli inizi degli anni novanta.[7]

Condizione del bacino dopo la frana[modifica | modifica wikitesto]

La roccia franata, tuttora ben visibile dalla strada, riempì parzialmente il bacino, che fino al 1966 continuò a essere riempito fino al massimo invaso, formando una sorta di promontorio entro il lago. L'Enel ne ha ridotto notevolmente il livello medio di carico per motivi di sicurezza, su ordine del genio civile dopo l'alluvione del 1966.[1][2]

Lungo le coste del lago viene praticata la pesca sportiva alla trota fario.

Nei media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

  • Vajont: storia di una diga, Francesco Niccolini (sceneggiatura), Duccio Boscoli (disegni), Padova, BeccoGiallo, 2018, ISBN 9788833140421, OCLC 1090201035.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Paolo Bonetti, Paolo Lazzarin, La val di Zoldo. Itinerari escursionistici, Verona, Cierre Edizioni, 1997, p. 129.
  2. ^ a b c d Luigi Rivis, Vajont. Quello che conosco perché allora ero un addetto ai lavori e quello raccontato da altri, Belluno, Momenti AICS, 2018, pp. 72-76.
  3. ^ Pontesei, su progettodighe.it, giugno 2010. URL consultato il 19 febbraio 2020.
  4. ^ a b Edoardo Semenza, La storia del Vaiont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana, Tecomproject, 2002, p. 36.
  5. ^ La frana di Pontesei, su vajont.net. URL consultato il 19 febbraio 2020.
  6. ^ Renato Fiabane e Lionello Fiore, Un secolo in corriera nella provincia di Belluno, luglio 2000.
  7. ^ Archivio processuale Vajont, Belluno.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]