Lago di Pontesei

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La frana del 1959 scesa da poco, con il lago in via di svuotamento
Lago di Pontesei
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Provincia Belluno Belluno
Coordinate 46°20′13.1″N 12°13′33.61″E / 46.336973°N 12.226002°E46.336973; 12.226002Coordinate: 46°20′13.1″N 12°13′33.61″E / 46.336973°N 12.226002°E46.336973; 12.226002
Altitudine 807 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 0,053 km²
Volume 0,00357 km³
Idrografia
Immissari principali Maè
Emissari principali Maè
Mappa di localizzazione: Italia
Lago di Pontesei
Lago di Pontesei
Diga di Pontesei vista da monte. Sulla destra l'imbuto dello scarico di superficie del massimo invaso previsto dal progetto iniziale, con a fianco quello tuttora operante realizzato dopo l'alluvione del 1966, per mantenere il lago a quota di sicurezza.

Il lago di Pontesei (807 m s.l.m.) è un piccolo bacino idroelettrico della Val Zoldana, ricavato bloccando il corso del torrente Maè con una diga costruita tra il 1955 e il 1957, nel marzo 1959 una frana dal suo versante nell'invaso provocò un'ondata che causò una vittima.

Questo lago separa idealmente le due metà della vallata, dividendo lo Zoldano vero e proprio dal cosiddetto Canal del Maè. Il toponimo deriva dal termine locale pontesièi "ponticelli", che fa riferimento ai ponti che, prima della costruzione dell'attuale strada SP 251, permettevano di superare la località, caratterizzata da pendii ripidi e passaggi esposti[1].

La frana del 1959[modifica | modifica wikitesto]

Incidente del Lago di Pontesei
StatoItalia Italia
LuogoLago di Pontesei
Data22 marzo 1959
TipoDisastro idrologico
Morti1

La diga in origine formava invaso ben più vasto, che raggiungeva la confluenza con il torrente Maresón in località Pónt di Péez.

Preceduta da numerosi segni premonitori, tra cui la formazione di fessure lungo la sede stradale costeggiante l'invaso, la mattina del 22 marzo 1959 una frana, con un volume stimato di circa 3 milioni di metri cubi, si staccò dalle falde del monte Castellin e dello Spiz, sulla sponda sinistra del lago, su di un fronte di 500 metri e precipitò in 2-3 minuti colmando parzialmente il lago. Nonostante il bacino fosse 13 metri al di sotto del livello di pieno carico [2] la frana provocò un'ondata che sormontò la diga e travolse Arcangelo Tiziani,[3] un operaio di un'impresa costruttrice, che stava svolgendo la costruzione della centrale elettrica a valle della diga, il cui cadavere non fu mai ritrovato[4]. L'incidente è considerato un'anticipazione del disastro del Vajont per le analogia del suo svolgersi, e, mentre si costruiva la diga nella vicina Longarone, fu visto con grande preoccupazione.

Le analisi dei periti indicarono che il materiale franato costituiva originariamente una coltre detritica, in alcuni punti spessa anche 20 metri [5]

Condizione del bacino dopo la frana[modifica | modifica wikitesto]

La roccia franata, tuttora ben visibile dalla strada, riempì parzialmente il bacino (che fino al 1966 continuò ad essere riempito fino al massimo invaso), formando una sorta di promontorio entro il lago. ENEL, ne ha ridotto notevolmente il livello medio di carico per motivi di sicurezza, su ordine del genio civile dopo l'alluvione del 1966.[1][6].

Lungo le coste del lago viene praticata la pesca sportiva alla trota fario.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Paolo Bonetti, Paolo Lazzarin, La val di Zoldo. Itinerari escursionistici, Verona, Cierre Edizioni, 1997, p. 129.
  2. ^ [https://www.progettodighe.it/main/le-dighe/article/pontesei, Pontesei di Elvis Del Tedesco]
  3. ^ Edoardo Semenza, La storia del Vaiont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana, Tecomproject, 2002, p. 36 capitolo 4..
  4. ^ Lapide dedicata a Arcangelo Tiziani
  5. ^ La frana di Pontesei, su vajont.net.
  6. ^ Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe: il caso del Vajont di Tina Merlin, Cierre Edizioni (2001), Pagg. 67-68, ISBN 88-8314-121-0

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]