Forno di Zoldo

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Forno di Zoldo
frazione
Forno di Zoldo – Stemma
Forno di Zoldo – Veduta
Il gruppo del Bosconero visto da Forno di Zoldo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto-Stemma.png Veneto
ProvinciaProvincia di Belluno-Stemma.png Belluno
ComuneVal di Zoldo
Territorio
Coordinate46°20′45″N 12°10′38″E / 46.345833°N 12.177222°E46.345833; 12.177222 (Forno di Zoldo)Coordinate: 46°20′45″N 12°10′38″E / 46.345833°N 12.177222°E46.345833; 12.177222 (Forno di Zoldo)
Altitudine848 m s.l.m.
Abitanti484[1]
Altre informazioni
Cod. postale32012
Prefisso0437
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT025024
Cod. catastaleD726
TargaBL
Nome abitantizoldani
Patronosant'Antonio abate
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Forno di Zoldo
Forno di Zoldo
Forno di Zoldo – Mappa
Posizione dell'ex comune di Forno di Zoldo all'interno della provincia di Belluno.
Sito istituzionale

Forno di Zoldo (Al Fôr in ladino[2][3]) è una frazione del comune italiano di Val di Zoldo, in provincia di Belluno.

Già comune autonomo (con frazioni Astragal, Bragarezza, Calchera, Campo, Casal, Cella, Cercenà, Col, Colcerver, Cornigian, Dont, Dozza, Foppa, Fornesighe, Pieve, Pra, Pradel, Pralongo, Sommariva, Sotto le Rive, Sottorogno e Villa), il 23 febbraio 2016 si è fuso con Zoldo Alto per formare il nuovo comune di Val di Zoldo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Forno di Zoldo si trova all'inizio della val di Zoldo, considerando che il tratto compreso tra Longarone e il lago di Pontesei è più precisamente detto canal del Maè. Si estende sulle due rive del torrente Maè, nel punto in cui esso accoglie da sinistra le acque del Gat (che segna la val di Visie) e da destra quelle della Malisia e del Prampera (che solcano rispettivamente la val de la Malisia e la val Prampera).

Il corso d'acqua taglia il paese in due parti: Forno di Qua, a sinistra, è più compatta ed è costituita dal centro e dagli adiacenti borghi Sant'Antonio e San Francesco; Forno di Là, a destra, si suddivide ulteriormente nei sobborghi di Fain, Barat e Baron.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Forno di Zoldo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Val di Zoldo § Storia.

Il toponimo è riferito all'importante presenza di forni e fucine per la lavorazione del ferro, alimentati dalle acque del Maè e dei suoi affluenti. Secondo lo storico Tomaso Catullo, già nel XIV secolo esisteva nel paese un forno, detto "vecchio", che lavorava la pirite proveniente dalla vall'Inferna[4].

Durante il periodo della Serenissima, Forno divenne il capoluogo amministrativo di Zoldo, con l'insediamento di un capitano nominato dal Consiglio nobile di Belluno[5].

Fino all'istituzione degli odierni comuni, fu inoltre sede dell'omonima regola (detta anche Sot i Zei), comprendente anche Sottolerive e Pralongo[6].

Onorificenze conferite alla città[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 giugno 1907 Forno di Zoldo divenne la XXI città decorata con Medaglia d'Oro come "Benemerita del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento.

Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale
«In ricompensa delle azioni patriottiche dei suoi abitanti nel periodo del risorgimento nazionale. Nodo strategico del Cadore, Forno di Zoldo si sollevò nel 1848, costituendo un comitato insurrezionale che si pose in difesa della vallata. Più volte gli abitanti respinsero le offensive degli austriaci, che non riuscirono mai a occupare il Comune. Gli zoldani deposero le armi soltanto quando tutto il resto del Cadore era stato occupato, ma molti volontari accorsero immediatamente alla difesa di Venezia.[7]»

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant'Antonio abate[modifica | modifica wikitesto]

Sorge all'estremità occidentale di Forno di Qua (borgo Sant'Antonio).

Esistente, pare, già prima del 1454, fu ampliata e restaurata nel 1619. Ai primi dell'Ottocento, sotto Napoleone, fu soppressa la confraternita di battuti che la gestiva e venne privata dei suoi beni dotali. Passò quindi alla diretta cura dei fedeli, ma questo portò a una grave situazione di povertà che perdurò per tutto il secolo. Solo dopo la grande guerra, che provocò diversi danni, subì un drastico restauro. Già dipendente dalla Pieve di Zoldo, nel 1936 fu dichiarata parrocchiale[8][9].

Sulla facciata sussistono degli affreschi risalenti a fine Settecento. Di questi, si cita, sopra il rosone, un grande disegno che rappresenta i Battuti inginocchiati sotto il mantello della Vergine, con i santi Antonio abate, Antonio da Padova con il Bambino, Rocco e Bartolomeo[9].

L'altare maggiore è un lavoro ligneo di Jacopo Costantini, dotato di un'ancona divisa in due parti: in quella inferiore, trovano posto le figure di Sant'Antonio abate al centro e dei santi Carlo Borromeo e Macario ai lati; in quella superiore è collocato il Cristo risorto; il tutto è concluso da un timpano con sopra la statua di Sant'Antonio da Padova. Il tabernacolo è attribuito a Giovanni Paolo Gamba Zampol[8][9].

A questo si aggiungono i due altari di Sant'Antonio da Padova e di San Silvestro. Il primo è stato realizzato da Giovanni Auregne nel 1667 ed è ornato da una pala dipinta di Nicolò De Barpi raffigurante Sant'Antonio da Padova in adorazione del Bambino Gesù. L'altro è pure opera di Jacopo Costantini; di pregio l'alzata, che ospita le statue di San Silvestro tra i santi Floriano e Bartolomeo[8][9].

Ex municipio[modifica | modifica wikitesto]

Al suo interno sono conservate alcune opere di pregio, tra cui una Deposizione attribuita a Palma il Giovane e un Cristo in croce assegnato a Francesco Frigimelica, nonché una statua dell'Italia turrita di Valentino Besarel. Su un grane pannello è esposta una collezione di chiodi prodotti all'inizio del Novecento dai fabbri locali[10].

Palazzo del Capitaniato[modifica | modifica wikitesto]

Detto anche palazzo della Ragione, è l'antica sede del capitano di Zoldo, il governatore inviato dal consiglio dei nobili di Belluno ai tempi della Serenissima[10].

Sulla facciata si può notare lo stemma lapideo della famiglia bellunese dei Pagani, accompagnato dalla data 5 aprile 1601[10].

Restaurato nel 1988, dalla primavera del 1997 l'edificio ospita il Museo del Chiodo, alla cui fondazione contribuì anche lo storico Giuseppe Šebesta[11][10].

Chiesa di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nell'omonimo borgo, nei pressi del palazzo del Capitaniato e adiacente all'antica casa Sommariva "Ciori"[12][10].

Le prime notizie su di essa risalgono al 1570. Come Sant'Antonio, dipendeva dalle cure della confraternita dei Battuti, che vi si riuniva alla vigilia di ogni festività per la recita delle litanie. Con le soppressioni Napoleoniche, anche San Francesco passò al demanio, venendo spogliata dei suoi ricchi arredi (di cui resta un minuzioso elenco dei primi del Settecento). Quando, qualche anno dopo, fu riaperta al culto, versava in condizioni deplorevoli, tanto che il vescovo di Belluno Luigi Zuppani fu costretto a chiuderla nuovamente. Dopo alcuni tentativi di restauro, nell'estate 1889 fu quasi del tutto demolita e ricostruita, venendo benedetta già il 4 ottobre successivo[12].

Dell'edificio originale resta solo la parete di fondo, decorata con gli affreschi di San Floriano e San Francesco della prima metà del XVI secolo. Degli interni, si cita l'altare ligneo, del 1621, su cui è posta la statua della cosiddetta Madonna d'Aost, scolpita, forse, da Gamba Zampol. Due tele secentesche, di scarso valore, sono state trasferite in un luogo più sicuro[12][10].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[13]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Forno di Zoldo è attraversato dalle ex Strade Statali 251 e 347. Da Dont si accede al passo Duran passando per la val di Goima, arrivando poi ad Agordo; proseguendo invece per Zoldo Alto si arriva al passo Staulanza, che mette in collegamento la val di Zoldo con la val Fiorentina. L'accesso principale alla valle da sud est è la ex SS 251 che da Longarone dopo 18 km ed oltre 200 curve percorrendo tutto il canale del Maè permette di entrare in un paesaggio tipicamente alpino.

La fermata di Zoldo sorgeva lungo la ferrovia delle Dolomiti, attiva in questa tratta fra il 1921 e il 1964[14].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2 gennaio 1986 15 novembre 1990 Alessandro Bottecchia PSDI sindaco [15]
15 novembre 1990 25 gennaio 1991 Francesco Squarcina - commissario straordinario
18 febbraio 1991 11 settembre 1994 Luigi Nadir De Fanti DC sindaco [16]
11 settembre 1994 24 aprile 1995 Antonio Cananà - commissario straordinario
10 giugno 1996 17 aprile 2000 Giacomo Renzo Scussel lista civica sindaco [17]
18 aprile 2000 14 maggio 2001 Giuseppe Sacchi - commissario prefettizio
14 maggio 2001 30 maggio 2006 Fausta De Feo lista civica Zoldo presente e futuro sindaco [18]
30 maggio 2006 16 maggio 2011 Fausta De Feo lista civica Zoldo presente e futuro sindaco [19]
16 maggio 2011 23 febbraio 2016 Camillo De Pellegrin lista civica Zoldo è domani sindaco [20]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Forno di Zoldo disponeva di un palaghiaccio, in cui si allenava e disputava la partita di hockey l'USG Zoldo, squadra di livello arrivata fino alla serie A. Nel 2009 a seguito di uno degli inverni con le precipitazioni nevose più copiose della storia della Valle, il tetto è collassato, tanto che oggi è possibile utilizzare la pista solo su ghiaccio naturale all'aperto, sorta sul sedime della vecchia pista. La squadra di hockey ha dovuto invece migrare a Claut per potersi allenare e giocare le gare interne di campionato.

In frazione Campo sorge la pista di sci di fondo illuminata per allenamenti e gare in notturna.

Uno dei maggiori sodalizi sportivi della val di Zoldo è lo Sci Club Valzoldana, associazione sportiva dilettantistica con sede sociale a Dont di Zoldo, sorta nel 1958 riunendo vari sci club della Valle. Divisa in due sezione, sci Alpino e sci Nordico (che comprende anche il Biathlon) negli anni ha avuto modo di far parte

dell'organizzazione dei Giochi della Gioventù invernali del 1980, dei Parallelo Notturno di sci di fondo negli anni '70, e delle gare di Coppa del mondo di Sci Alpino femminile dal 1986 al 1990 sulla pista Foppe di Pecol di Zoldo Alto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Agostini, Paolo Lazzarin, Zoldo. Notizie e curiosità paese per paese, Verona, Cierre Edizioni, 2000, p. 53.
  2. ^ Unione montana Cadore Longaronese Zoldo - Lo sportello linguistico ladino.
  3. ^ Comune di Forno di Zoldo - Forno di Zoldo: comune ladino Archiviato il 15 settembre 2009 in Internet Archive..
  4. ^ Bonetti, Lazzarin, p. 22
  5. ^ Bonetti, Lazzarin, p. 23
  6. ^ Bonetti, Lazzarin, p. 113
  7. ^ www.quirinale.it
  8. ^ a b c Chiesa di Sant'Antonio Abate - Forno di Zoldo, su infodolomiti.it. URL consultato il 5 luglio 2018.
  9. ^ a b c d FORNO - Chiesa parrocchiale di sant'Antonio abate, su clz.bl.it. URL consultato il 5 luglio 2018.
  10. ^ a b c d e f Bonetti, Lazzarin, pp. 109-111
  11. ^ FORNO - Chiesa di san Francesco d'Assisi, su clz.bl.it. URL consultato il 5 luglio 2018.
  12. ^ a b c FORNO - Chiesa di san Francesco d'Assisi, su clz.bl.it. URL consultato il 5 luglio 2018.
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  14. ^ Evaldo Gaspari, La ferrovia delle Dolomiti. Calalzo-Cortina d’Ampezzo-Dobbiaco. 1921-1964, Athesia edizioni, Bolzano 2005. ISBN 88-7014-820-3.
  15. ^ Eletto il 24 novembre 1985.
  16. ^ Eletto il 13 gennaio.
  17. ^ Eletto il 9 giugno.
  18. ^ Eletta il 13 maggio.
  19. ^ Eletta il 28 maggio.
  20. ^ Eletta il 15 maggio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Bonetti, Paolo Lazzarin, La val di Zoldo. Itinerari escursionistici, Verona, Cierre Edizioni, 1997, ISBN 978-88-8314-516-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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