Vajont (torrente)

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Vajont
Lago vajont.jpg
Il Lago nei pressi del Monte Toc e della diga
StatoItalia Italia
RegioniFriuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia
Veneto Veneto
Lunghezza34,6 km
Portata media2,3 m³/s
Bacino idrografico63,7 km²
Altitudine sorgente1 896 m s.l.m.
NasceValle del Vajont
SfociaPiave a Longarone

Il Vajont è un torrente che scorre in Friuli Venezia Giulia ed in Veneto.
Il torrente, che nel corso dei secoli ha scavato una stretta e lunga valle che ha ereditato il suo nome, è diventato tristemente famoso per la costruzione dell'omonima diga (1956-1963) ed il successivo disastro causato dalla frana del monte Toc, interna al bacino.

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

Nasce da una sorgente situata in Friuli, nella valle omonima, tra la Forcella col de Pin e la Val Mesaz a circa 1900 m s.l.m., e confluisce nel fiume Piave all'altezza del comune di Longarone, in provincia di Belluno.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome vajont secondo alcuni ha origine dal dialetto ertano, che significa letteralmente "Va giù", per la caratteristica profondità e ripidità della vallata. In realtà non esiste nel dialetto locale una simile locuzione, poiché vajont è una parola di origine friulana che significa "vallone", con riferimento alla profonda gola scavata dal torrente nei millenni.

La diga e il disastro[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni cinquanta si progettò il ’’Grande Vajont” dalla SADE che ideò la costruzione della diga. I lavori iniziarono nell’estate del 1956 e terminarono ufficialmente nei primi di novembre del 1961. Intanto, con il verificarsi dell’incidente di Pontesei, dove una frana di 3 milioni di metri cubi di roccia scivolò nel lago, travolgendo un operaio (il cui corpo non venne mai ritrovato), si temeva che qualcosa del genere potesse accadere nel Vajont.

Alle 22:39 del 9 ottobre 1963 circa 260 milioni di metri cubi di roccia precipitarono dal Monte Toc ad una velocità di 110 km/h nell’invaso del lago. La conseguente tracimazione dell’acqua creò tre onde alte più di 250 m di altezza: la prima fece una sorta di giravolta, lambì Casso e ricadde sulla frana, formando il laghetto di Massalezza; la seconda si diresse verso le borgate di Erto, e la terza, che si rivelò la più disastrosa, scavalcò la diga che non cedette e si diresse verso la Valle del Piave, colpendo Longarone. Altri danni si ebbero a Soverzene, Ponte nelle Alpi, al Borgo Piave di Belluno fino a Quero Vas distante all’incirca 50 km dalla diga del Vajont. La stima delle vittime portò a 1.917 i morti anche se vennero recuperati solo 1.500 cadaveri.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il torrente e il ponte vengono citati nel diario di Erwin Rommel quando in seguito ai fatti di Caporetto l'allora tenente, al comando di un distaccamento del Battaglione da montagna del Württemberg, insegue le truppe italiane in ritirata lungo la direttrice Cividale-Longarone. Il passo recita: «Alcuni ufficiali italiani a bordo di un'automobile, braccati da vicino dai nostri fucilieri ciclisti, non riescono a far esplodere le cariche già collocate nel successivo ponte: si tratta del magnifico ponte, mirabile opera dell'arte militare italiana a più di 150 metri di altezza sul Torrente Vajont, realizzato con un'unica arcata di 40 metri di luce: il più alto ponte d'Italia!».[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tratto da "La cavalcata di Rommel. Erwin Rommel e il battaglione da Montagna del Wurttemberg da Caporetto al Grappa", Tessaro Piero, 2004

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]