Chiesa di Santa Maria Immacolata (Longarone)

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Chiesa di Santa Maria Immacolata
Chiesa di longarone 01.JPG
Vista della chiesa
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàLongarone
Coordinate46°16′05.96″N 12°18′03.78″E / 46.268323°N 12.30105°E46.268323; 12.30105
Religionecattolica
TitolareMaria Immacolata
Diocesi Belluno-Feltre
Consacrazione1983
Inizio costruzione1975
Completamento1982
La chiesa preceduta dalla rampa per l'anfiteatro superiore

La chiesa di Santa Maria Immacolata è il principale luogo di culto cattolico di Longarone, in provincia di Belluno e diocesi di Belluno-Feltre.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del disastro del Vajont nel 1963, il paese di Longarone fu spazzato via da un'ondata di fango, terra e acqua causata da una frana staccatasi dal versante settentrionale del monte Toc.

Nell'ottobre 1966 fu dato incarico a Giovanni Michelucci di progettare la nuova chiesa del paese. Tuttavia la nomina di Michelucci trovò ferma opposizione del parroco e di parte della comunità; le polemiche furono presto strumentalizzate anche a livello politico (contro la sua realizzazione intervenne, ad esempio, Indro Montanelli)[1] e solo nel 1975, con il consenso definitivo del vescovo di Belluno e Feltre, fu possibile dar inizio ai lavori.

La chiesa fu consacrata nell'ottobre del 1983.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è costituita da due anfiteatri sovrapposti: uno inferiore, coperto, dove si trova l'aula vera e propria, e uno superiore, scoperto, pensato come una sorta di piazza da cui è possibile osservare la diga del Vajont.

Esternamente l'edificio è in calcestruzzo armato a vista di colore bianco-rosa. L'intera struttura si sviluppa secondo una spirale ellittica che sale verso l'anfiteatro esterno per ricordare l'onda che travolse Longarone e i paesi limitrofi. Il percorso termina con l'ampia vela sormontata da una croce in un ideale richiamo al motivo del Calvario della Via Crucis. La vela, terminata nel 1989 su progetto di Alessandro Redo, è sostegno di tre campane.

La chiesa è costituita da un anfiteatro coperto a pianta ellittica di alto valore simbolico: in uno dei due fuochi dell'ellisse si trova la posizione del celebrante al momento della consacrazione (riferimento alla posizione del sole attorno al quale ruotano tutti i pianeti). Il secondo fuoco dell'ellisse è evidenziato da un disco di ottone: durante le celebrazioni più importanti viene utilizzato per il cero pasquale e altri simboli liturgici.

L'altare in marmo si trova su una piattaforma rialzata al centro dell'aula. Le navate sono costituite dai gradoni dell'anfiteatro (accessibili da ognuno dei settori tramite scalinate) ricoperti da sedute di legno di abete.

Sul lato sinistro dell'ingresso si trova l'altare votivo alla Madonna del Vajont, una statua lignea della Vergine appartenuta alla vecchia chiesa di Longarone e rinvenuta giorni dopo il disastro nelle acque del Piave a Fossalta. La statua, mutilata delle mani, così come il Cristo mutilato che si trova sul crocifisso adiacente, sono tra i simboli del disastro del Vajont.

Sotto il crocifisso una scalinata conduce alla cappella del Santissimo e al battistero (ora utilizzato anche come cappella invernale). Il camminamento interno sopra il battistero è decorato dalle formelle in terracotta della via crucis.

L'organo a canne della chiesa, posto sulla piattaforma dietro l'altare fu costruito dalla ditta Mascioni di Cuvio (Op. 1111) su progetto del M. Severino Tonon e da lui inaugurato nel 1991. Lo strumento, a trasmissione meccanica, ha 2 tastiere di 61 tasti e una pedaliera concava di 32 note.

L'anfiteatro esterno, sempre di pianta ellittica e accessibile da un camminamento sopraelevato, viene utilizzato principalmente per celebrazioni religiose, e si affaccia sulla diga del Vajont. Lungo il percorso si aprono diversi punti di accesso alla chiesa, mentre la sua continuazione verso il basso permette di accedere al memoriale della vecchia chiesa distrutta nel disastro. Sono qui visibili le vecchie campane e alcuni degli arredi e paramenti rinvenuti, oltre a un elenco su lastre di bronzo di tutte le vittime del disastro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bruno Zevi, Cronache di architettura, volume 7, 1970, p. 77.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., La chiesa di Longarone dell'architetto Giovanni Michelucci, Modulo editrice, Calenzano (FI), 1978.
  • AA.VV., 1966-78. Longarone, la chiesa di Michelucci, in "Casabella" 728-729, dicembre 2004-gennaio 2005, pp. 54-71.
  • A. Belluzzi, C. Conforti, Giovanni Michelucci. Catalogo delle opere, Milano, 1990.
  • Franco Borsi, Cronache di architettura italiana. Longarone, Belluno. 1967. Chiesa parrocchiale. Giovanni Michelucci, in Casabella 326, luglio 1968, pp. 46-51.
  • Giovanni Michelucci, Church at Longarone. Giovanni Michelucci, A&U 46, giugno 1974, pp. 63-72.
  • S. Sodi (a cura di), Giovanni Michelucci e la Chiesa italiana, Druento, 2009.
  • Franz Wimmer, Barbara Schelle, "Kulturelle Veranstaltungsräume - Die Typologie des Theaterbaus an Beispielen/Auditoriums for the Arts - A Typology of Theatre Buildings with Examples", Detail 3/2009, in "Typologie", pp. 171-175.

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