Carlo Semenza

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«Quando un'opera è terminata gioia e amarezza si fondono: gioia perché ognuno di noi può dire ci siamo riusciti, ma le ansie, le ore di fatica, e soprattutto il ricordo dei nostri compagni caduti sul lavoro, un po' di noi stessi insomma non ci appartengono più. Restano là sull'opera e nel tempo patrimonio di tutti.»

(L'ingegnere Carlo Semenza, progettista della diga, nel cortometraggio H max 261,6 m a ricordo del lavoro di costruzione della diga del Vajont.)
L'ingegnere Carlo Semenza al cantiere del Vajont nel 1960.

Carlo Semenza (Milano, 9 luglio 1893Venezia, 30 ottobre 1961) è stato un ingegnere italiano, ritenuto uno dei più esperti progettisti e costruttori di dighe nel mondo. Viene ricordato come il progettista della diga del Vajont, la più alta del mondo fino ai primi anni sessanta.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Semenza nacque a Milano il 9 luglio 1893, ultimo dei cinque figli del famoso industriale locale[1] Arturo Semenza (Verolanuova, 4 ottobre 1852[2] - Milano, 17 novembre 1932[3]). Apparteneva ad una famiglia di valenti ingegneri, quali Guido Semenza, cugino del padre e fondatore dell'Associazione elettrotecnica italiana, ed i suoi fratelli, Marco (Milano, 11 dicembre 1886 - Milano, 14 novembre 1961)[4] e Camillo, nato a Milano il 30 marzo 1891.[5][6][7]

La carriera[modifica | modifica wikitesto]

La diga del Vajont prima della tragedia del 1963.

«Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza...»

(Il passo del grande poema di Dante Alighieri che Carlo Semenza, tra il serio e il faceto, ripeteva spesso come ammonimento a sé, ovviamente, ma anche a tutti, di usare la propria genialità nel fare grandi opere non per spregiudicatezza, ma per l'utilità di tutti.[8])

Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale come volontario del Genio, l'11 agosto 1919 conseguì alla Regia Università degli Studi di Padova la laurea a pieni voti assoluti in ingegneria idraulica. Una mattina dello stesso mese, si presentò all'ufficio di Vittorio Veneto della SADE per la progettazione e la costruzione degli impianti idroelettrici Piave-Santa Croce con una lettera di presentazione del docente di costruzioni idrauliche, il professor Luciano Conti.

Al termine della costruzione dei suddetti impianti la SADE gli affidò, con ufficio a Venezia, la piena responsabilità della progettazione e della costruzione dei nuovi impianti che la società stava realizzando nel Triveneto.[9][10]

Di questi impianti e grandi dighe si ricordano quelle di Santa Caterina, Fedaia, Corlo, La Stua, Senaiga, Val Gallina, lago di Pontesei, Valle dell'Isonzo, Bau Mandara, Mis, Ambiesta, Novarza, Sappada, Val Visdende, Barcis, Pieve di Cadore, Schenèr, Valle di Cadore, Ghirlo, Sauris e Vajont. Realizzò anche il progetto della centrale idroelettrica di Soverzene per la parte idraulica.

Socio del Club Alpino Italiano a Milano fin da ragazzo, nel 1925 fu socio fondatore, e primo presidente, della sezione Club Alpino Italiano di Vittorio Veneto, venendo eletto presidente onorario nel 1954.[11]

L'ingegnere Vincenzo Ferniani, colui che considerò sempre suo maestro, era stato il suo primo diretto superiore dal 1919 al 1928 e, quando lasciò la direzione dell'ufficio lavori SADE a favore della Montecatini a Milano, Carlo ricoprì il posto vacante dell'ufficio tecnico costruzioni idrauliche della SADE.

Il 21 aprile 1941, con decreto del re Vittorio Emanuele III a Roma, fu nominato Commendatore della Corona d'Italia.[12] Fu socio delle associazioni americana e britannica degli ingegneri civili. Vicepresidente del Comitato italiano per le grandi dighe, contribuì allo sviluppo della realizzazione nel 1951 dell'ISMES (Istituto Sperimentale Modelli e Strutture) di Bergamo, diretto da Arturo Danusso e del quale fu vicepresidente, per poter realizzare modelli di dighe dinamici aiutando a risolvere problemi alle dighe in progetto e costruzione, nazionali ed estere.

Nel 1955 fu membro del comitato di consulenza della società ELC Electroconsult, consociata alla SADE. Nel 1957-58, tramite questa società di consulenza specialistica, collaborò per la progettazione e costruzione della diga di Kurobe, la più alta del Giappone. Fu anche responsabile per la diga di Doblar in Jugoslavia, la diga del Dez in Iran, gli impianti di Jacui in Brasile, la diga di Kariba in Africa, le dighe di La Soledad, Santa Rosa ed El Novillo in Messico, e vari impianti in Spagna, Germania, Grecia, Nicaragua, Perù, Venezuela, Iraq, Cina e Pakistan.[13][14][15][16][17][18]

Il 2 giugno 1957, su proposta della presidenza del Consiglio dei ministri, fu nominato grande ufficiale ordine al merito della Repubblica italiana.[19] Il 28 febbraio 1959 gli venne conferita la laurea honoris causa al Politecnico di Milano.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Dal 6 al 16 ottobre 1961 affrontò un pesante viaggio in Perù, con escursioni in alta quota, e il 17 fu presente all'inaugurazione della diga del Vajont, che doveva essere la sua ultima opera prima della pensione. Sabato 28 fu in visita alla mostra del Mantegna, presso il Palazzo Ducale a Mantova.[20]

La mattina di domenica 29 ottobre ebbe una emorragia cerebrale in casa sua, poco dopo il ritorno dalla messa nella sua parrocchia di Santa Maria ad Elisabetta al Lido, a Venezia. Rimase in coma meno di ventiquattro ore e morì verso le otto di mattina di lunedì 30 ottobre. Fino a quel momento era stato sempre nel pieno delle sue forze, ma è probabile che le escursioni in Perù, unite alle tensioni per i pensieri dovuti alla frana[21], siano state la causa del suo malore. Di sincera coscienza cristiana[21], con lui vivo non ci sarebbe stato il disastro del Vajont: infatti, come misura precauzionale, aveva deciso di effettuare soltanto un parziale invaso.[22]

Alla SADE il suo ruolo venne ricoperto dall'ingegnere Alberico Biadene, suo vice. Il 25 febbraio 1968, dopo la sentenza del giudice istruttore di Belluno, sul retro della fotografia di lui, che conservava sul comodino, sua moglie scrisse: Ecco la prima, la grande, vittima del Vajont.[23] Il tribunale de L'Aquila sentenziò la sua estraneità dalla sciagura.[24]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

L'ingegnere Carlo Semenza insieme a sua moglie a fianco del modellino, sulla destra, per l'inaugurazione della diga del Lumiei nell'estate 1948.

Nel 1920 sposò Emilia Barioli, detta "Lina" (1894-1982), figlia di Edoardo Barioli e Savina Della Noce, che era stata compagna di classe al Liceo Parini di Clara Gadda, sorella minore del collega Carlo Emilio Gadda[25], ed ebbe cinque figli: Massimo (12 ottobre 1921[26]- 1º luglio 1979), Alessandro (14 giugno 1923 - 9 ottobre 2004), Laura (7 ottobre 1925 - 14 luglio 2017), Edoardo (Vittorio Veneto, 24 agosto 1927 - Ferrara, 31 maggio 2002) e Mariella (10 luglio 1930 - 11 gennaio 2011).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 novembre 1962, la SADE dedicò all'ingegnere la diga del Vajont.

Il Consiglio del Club Alpino Italiano, due settimane dopo la sua morte, il 13 novembre 1961, in una seduta straordinaria deliberò la costruzione di un rifugio o di un bivacco in sua memoria. Sulle Prealpi Venete il 22 settembre 1963, pressi di Forcella Lastè, gruppo del Col Nudo-Cavallo, nel comune di Tambre, a Belluno, venne inaugurato il Rifugio Semenza.[27]

Il comune di Tambre d'Alpago, nella località all'"O", gli ha intitolato una via.

Nei media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • Vajont: una tragedia immensa, documentario del 2012.

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

  • Vajont: storia di una diga, Francesco Niccolini (sceneggiatura) Duccio Boscoli (disegni), Padova, BeccoGiallo, 2018, ISBN 9788833140421, OCLC 1090201035.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Italia: Ministero di agricoltura, industria e commercio: Divisione industria, commercio e credito, Bollettino ufficiale delle società per azioni, p. 23.
  2. ^ Luigi Semenza, patriota santangiolino condannato "per amore dell'Italia", su ilpontenotizie.it, 10 giugno 2016. URL consultato il 14 novembre 2019.
  3. ^ Bollettino di sericoltura: rassegna ufficiale settimanale, 1932, p. 392.
  4. ^ L'Elettrotecnica, Volume 48, Edizioni 7-12, 1961, p. 965.
  5. ^ Italia: Ministero della guerra, Ruoli d'anzianita pel ... degli ufficiali in congedo, 1921, p. 99.
  6. ^ L'Energia elettrica, Volume 39, Edizioni 7-12, 1962, p. 164.
  7. ^ Atti: Parte generale e atti ufficiali, Volume 120, Parti 1-2, 1960, p. 77.
  8. ^ Vite straordinarie: Ingegner Carlo Semenza, su graceunderpressure1.blogspot.com, 22 giugno 2012. URL consultato il 5 gennaio 2020.
  9. ^ Scritti di Carlo Semenza, Venezia, Ufficio studi della Società Adriatica di Elettricità, luglio 1962 [1962].
  10. ^ Elettrificazione Regione Veneto, su enel.it. URL consultato il 4 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2004).
  11. ^ Cronologia eventi salienti della Sezione Club Alpino Italiano di Vittorio Veneto (PDF), su caivv.it, 2010. URL consultato l'8 marzo 2020.
  12. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia N. 306 del 30 Dicembre 1941, su vigilfuoco.it. URL consultato il 4 dicembre 2019.
  13. ^ Enciclopedia Conoscere, 1964.
  14. ^ Maurizio Reberschak, Il grande Vajont, 2013ª ed., Cierre, p. 525.
  15. ^ Comunità, Edizioni 150-155, 1968, p. 302.
  16. ^ L'Energia elettrica, Volume 39, Edizioni 7-12, 1962, p. 167.
  17. ^ Atti: Parte generale e atti ufficiali, Volume 120, Parti 1-2, 1960, p. 81.
  18. ^ Water Power, Volume 14, 1962, p. 3.
  19. ^ Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana, su quirinale.it. URL consultato l'11 marzo 2020.
  20. ^ Edoardo Semenza, La storia del Vajont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana, Tecomproject, 2002, pp. 260-261.
  21. ^ a b Gianni Cameri, I dimenticati del Vajont. I figli della SADE, Biblioteca dell'Immagine, pp. 140-141.
  22. ^ Vajont 2.0: Il Vajont e le responsabilità dei manager, su vajont.info. URL consultato il 2 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 18 maggio 2013).
  23. ^ Edoardo Semenza, La storia del Vajont, Ferrara, 2005, p. 16.
  24. ^ Pierluigi Barrotta, Scientists, Democracy and Society: A Community of Inquirers, 2018, p. 77.
  25. ^ Dante Isella, Nella biblioteca di Carlo Emilio Gadda: con un testo inedito di Gadda, Libri Scheiwiller, 2000, pp. 73, 146.
  26. ^ Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali e sottufficiali del Regio esercito e nel personale dell'amministrazione militare, 1942, p. 5843.
  27. ^ Storia della sezione CAI di Vittorio Veneto, su caivv.it. URL consultato l'8 marzo 2020.
  28. ^ Vajont - La diga del disonore, su antoniogenna.net. URL consultato il 4 febbraio 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]