Carlo Semenza

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Carlo Semenza al cantiere del Vajont nel 1960.

Carlo Semenza (Milano, 9 luglio 1893Venezia, 30 ottobre 1961) è stato un ingegnere e alpinista italiano, ritenuto uno dei più esperti progettisti e costruttori di dighe dell'epoca[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Semenza nacque a Milano, in via Moscova 42, il 9 luglio 1893. Era l'ultimo dei cinque figli di Arturo Semenza, commerciante in tessuti e titolare di una filanda a Verolanuova, in provincia di Brescia, e di sua moglie Sofia Alfieri.[2] L'anno seguente, la famiglia si trasferì in via Solferino 12. Apparteneva a una famiglia lombarda di ingegneri distintisi nel mondo dell'elettricità, quali Guido Semenza, cugino del padre e fondatore dell'Associazione elettrotecnica italiana, e i suoi fratelli Marco e Camillo.[3]

La guerra[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima guerra mondiale, si presentò come volontario del genio militare, ma venne riformato due volte. Si offrì allora per la Croce Rossa in soccorso dei militari feriti e, il 17 giugno 1916, venne ammesso senza visita medica all'accademia militare di Torino. Il 21 ottobre fu destinato sottotenente del 4º Reggimento Genio Pontieri. Passando al reparto fotoelettrico, fu soldato nelle valli del Natisone, sull'Altipiano di Asiago, sul Montello e sullo Stelvio.

La carriera[modifica | modifica wikitesto]

Da sinistra, Giorgio Dal Piaz, Carlo Semenza e Vincenzo Ferniani al cantiere del Vajont nel luglio 1960.

Lasciate le armi, l'11 agosto 1919 conseguì all'università di Padova la laurea a pieni voti in ingegneria idraulica. Una mattina dello stesso mese, si presentò all'ufficio di Vittorio Veneto per la progettazione e la costruzione degli impianti idroelettrici Piave-Santa Croce della SADE con una lettera di presentazione del docente di costruzioni idrauliche, Luciano Conti, che lo definiva di pronta intelligenza, desideroso di studio e di lavoro.[4]

Fu quindi assunto dalla SADE come assistente ingegnere[5] e, dal 1928, subentrò a Vincenzo Ferniani, trasferitosi alla Montecatini, come direttore dell'ufficio tecnico costruzioni idrauliche. Al termine della costruzione dei suddetti impianti, la SADE gli affidò la piena responsabilità della progettazione e della costruzione dei nuovi impianti che la società stava realizzando nel Triveneto.[4][6][7]

Fu socio delle associazioni americana e britannica degli ingegneri civili. Vicepresidente del comitato italiano della commissione internazionale per le grandi dighe, contribuì allo sviluppo della realizzazione nel 1951 dell'ISMES (Istituto Sperimentale Modelli e Strutture) di Bergamo, diretto da Arturo Danusso e del quale fu vicepresidente. Fu anche presidente della commissione tecnica e membro del comitato tecnico centrale della sezione tecnologica dell'Associazione italiana delle industrie elettriche[5], nonché membro del comitato tecnico centrale della sezione tecnologica dell'ANIDEL (Associazione Italiana Industrie Elettriche).

Le collaborazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1955 fu membro del comitato di consulenza specialistica della società milanese ELC Electroconsult, consociata alla SADE. Nel 1957-58, tramite questa società, collaborò per la progettazione e costruzione della diga di Kurobe, la più alta del Giappone.[8] Fu anche responsabile per la diga del Dez in Iran, gli impianti di Jacui in Brasile, la diga di Kariba in Africa, le dighe di La Soledad, Santa Rosa ed El Novillo in Messico, e vari impianti in Spagna, Germania, Grecia, Nicaragua, Perù, Venezuela, Iraq, Cina e Pakistan.[9][10][11][12][13]

Nell'autunno del 1957, durante un viaggio in Giappone, conobbe il geotecnico austriaco Leopold Müller, che divenne suo amico e collaboratore.[14] Partecipò a congressi nazionali e internazionali e a conferenze di natura non tecnica. Al momento della morte era assistente tecnico esperto delle Nazioni Unite per problemi idroelettrici in Jugoslavia.

L'alpinismo[modifica | modifica wikitesto]

La sua passione per l'alpinismo lo portò a fondare a Milano, qualche anno prima della grande guerra, una società "Cicloalpina".[15] Trasferitosi a Vittorio Veneto nel 1919, promosse attività alpinistiche e, nel 1925, fu socio fondatore e primo presidente della sezione Club Alpino Italiano di Vittorio Veneto, poi retta dal figlio Massimo. Consigliere centrale del club, venne eletto presidente onorario nel 1954.[16] Nel 1950, assieme ad Antonio Berti, collaborò nella stesura della terza edizione del libro Dolomiti Orientali, primo volume[17], per la Guida dei Monti d'Italia.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 ottobre 1961, il giorno dopo il ritorno da un viaggio in Perù con escursioni in alta quota durato dieci giorni, fu presente all'inaugurazione della diga del Vajont, che doveva essere la sua ultima opera prima della pensione.[18] La mattina di domenica 29 ottobre, il giorno dopo la visita alla mostra del Mantegna, presso il Palazzo Ducale a Mantova, ebbe una emorragia cerebrale in casa sua, poco dopo il ritorno dalla messa a Lido di Venezia. Rimase in coma meno di ventiquattro ore e morì verso le otto di mattina di lunedì 30 ottobre.[18][19][20] Fu sepolto a Venezia[21] e, in seguito, il tribunale dell'Aquila sentenziò la sua estraneità giudiziaria dal disastro del Vajont.[22][23]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 settembre 1920 sposò Emilia Barioli ed ebbe cinque figli: Massimo, Alessandro, Laura, Edoardo e Mariella.[5][24][25]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito sono riportate in ordine cronologico le sue opere[26][27]:

Grandi dighe[modifica | modifica wikitesto]

Centrali idroelettriche[modifica | modifica wikitesto]

Opere di presa e canali[modifica | modifica wikitesto]

  • Presa sul Piave a Soverzene
  • Canale "Cellina" d'immissione Piave, lago di Santa Croce
  • Canale Negrisiola-Carron
  • Sifone del Friga
  • Derivazione del Novarza

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Nei media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

  • Vajont: storia di una diga, Francesco Niccolini (sceneggiatura), Duccio Boscoli (disegni), Padova, BeccoGiallo, 2018, ISBN 9788833140421, OCLC 1090201035.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rivista geografica italiana, volume 73, 1966, p. 138.
  2. ^ Comune di Milano, Stato civile, nascite, 1893, serie C, n. 1724.
  3. ^ Bollettino di sericoltura: rassegna ufficiale settimanale, 1932, p. 392.
  4. ^ a b c Scritti di Carlo Semenza: prefazione Ferniani, su vajont.info. URL consultato l'11 aprile 2020.
  5. ^ a b c d e (EN) Obituary. Dr Carlo Semenza, 1893-1961, su icevirtuallibrary.com, 1962. URL consultato il 10 aprile 2020.
  6. ^ Scritti di Carlo Semenza, Venezia, Ufficio studi della Società Adriatica di Elettricità, luglio 1962 [1962].
  7. ^ Elettrificazione Regione Veneto, su enel.it. URL consultato il 4 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2004).
  8. ^ Green New Deal (PDF), su cni.it, dicembre 2019. URL consultato il 22 aprile 2020.
  9. ^ Carlo Semenza, in «L'Energia Elettrica», 1961, XI, pp. 1038-1040.
  10. ^ Maurizio Reberschak, Il grande Vajont, 2013ª ed., Cierre, p. 525.
  11. ^ Comunità, edizioni 150-155, 1968, p. 302.
  12. ^ L'Energia elettrica, volume 39, edizioni 7-12, 1962, p. 167.
  13. ^ Water Power, volume 14, 1962, p. 3.
  14. ^ A grandi tappe attorno al mondo, note di viaggio di Carlo Semenza nel "Notiziario SADE" di aprile 1958.
  15. ^ Edoardo Semenza, p. 266.
  16. ^ Cronologia eventi salienti della Sezione Club Alpino Italiano di Vittorio Veneto (PDF), su caivv.it, 2010. URL consultato l'8 marzo 2020.
  17. ^ Antonio Berti e Carlo Semenza, Le utilizzazioni idroelettriche ed irrigue nel bacino del Piave, in Guida dei Monti d'Italia, Le Dolomiti Orientali, vol. 1, 3ª ed., Milano, Club Alpino Italiano, Touring Club Italiano, 1950, p. 15.
  18. ^ a b Edoardo Semenza, pp. 260-261.
  19. ^ Dott. Ing. Carlo Semenza - Necrologio, su archiviolastampa.it, 2 novembre 1961. URL consultato il 21 febbraio 2021.
  20. ^ L'Elettrotecnica, volume 48, edizioni 7-12, 1961, p. 965.
  21. ^ Gianni Cameri, I dimenticati del Vajont. I figli della SADE, Biblioteca dell'Immagine, pp. 140-141.
  22. ^ Pierluigi Barrotta, Scientists, Democracy and Society: A Community of Inquirers, 2018, p. 77.
  23. ^ Il rifugio Semenza venga intitolato alle vittime del Vajont, su oggitreviso.it, 18 settembre 2013. URL consultato il 10 aprile 2020.
  24. ^ Dante Isella, Nella biblioteca di Carlo Emilio Gadda: con un testo inedito di Gadda, Libri Scheiwiller, 2000, p. 73.
  25. ^ Who's who in Italy, volume 1, 1958, p. 882.
  26. ^ A cura dell'ufficio studi della SADE, Scritti di Carlo Semenza, luglio 1962.
  27. ^ Società Adriatica di Elettricità, Impianto Idroelettrico Piave-Boite-Maè-Vajont, Venezia, 1956.
  28. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia N. 306 del 30 Dicembre 1941, su vigilfuoco.it. URL consultato il 4 dicembre 2019.
  29. ^ Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana, su quirinale.it. URL consultato l'11 marzo 2020.
  30. ^ Storia della sezione CAI di Vittorio Veneto, su caivv.it. URL consultato l'8 marzo 2020.
  31. ^ La grande diga del Vaiont intitolata al nome dell'ing. Carlo Semenza, in «L'Energia Elettrica», 1962, XII, pp. 1061-1062.
  32. ^ Edoardo Semenza, p. 261.
  33. ^ L'idraulica italiana nei 150 anni di unità nazionale, su docplayer.it, 2011. URL consultato il 22 aprile 2020.
  34. ^ Vajont - La diga del disonore, su antoniogenna.net. URL consultato il 4 febbraio 2020.
  35. ^ AZ: un fatto come e perché, RAI TV, 15 maggio 1971. La tragedia del Vajont, su opac.sbn.it, 2018. URL consultato l'8 maggio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Edoardo Semenza, La storia del Vaiont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana, Ferrara, TecomProject Editore, 2001 (II edizione: Ferrara, K-Flash, 2005).
  • Vincenzo Ferniani (a cura di), Scritti di Carlo Semenza, Venezia, Ufficio studi della Società Adriatica di Elettricità (SADE), luglio 1962.
  • Antonio Berti, Le Dolomiti Orientali, in «Guida dei Monti d'Italia», volume 1, 3ª edizione, Milano, Club Alpino Italiano, Touring Club Italiano, 1950, p. 15.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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