Carlo Maurizio Ruspoli di Poggio Suasa

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Carlo Maurizio Ruspoli di Poggio Suasa
NascitaOberhofen, 25 agosto 1906
MorteBuenos Aires, 11 giugno 1947
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Italia Italia
Forza armataRegio Esercito
Regia Aeronautica
Aeronautica Militare Italiana
ArmaCavalleria
CorpoItalian Co-Belligerent Air Force
SpecialitàCaccia
Anni di servizio1930-1943
GradoMaggiore
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneCampagna di Grecia
Campagna di Russia
BattaglieSeconda battaglia di El Alamein
Comandante di91ª Squadriglia, 10º Gruppo, 4º Stormo Caccia Terrestre
Decorazionivedi qui
Studi militariRegia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena
dati tratti da Italian Aces of World War 2[1]
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Carlo Maurizio Ruspoli di Poggio Suasa (Oberhofen, 25 agosto 1906Buenos Aires, 11 giugno 1947) è stato un militare e aviatore italiano, decorato di tre medaglia d'argento al valor militare e con la Croce di Ferro di seconda classe,[2] fu un Asso della Regia Aeronautica durante la seconda guerra mondiale con 10 vittorie al proprio attivo[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Un esemplare di Aermacchi C.200 Saetta.

.

Un esemplare di Aermacchi C.205 Veltro del 4º Stormo Caccia Terrestre esposto al Lingotto di Torino nel 2010.

Nacque a Oberhofen, Svizzera, il 25 agosto 1906,[1] figlio di Mario principe di Poggio Suasa e di Pauline Marie Palma de Talleyrand-Périgord. Arruolatosi nel Regio Esercito, dopo aver frequentato la Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena fu assegnato all'arma di cavalleria secondo una lunga tradizione di famiglia,[1] prestando servizio nel Reggimento "Piemonte Reale Cavalleria".[3] Nel 1936 conseguì il suo brevetto di pilota sull'aeroporto di Cameri, in provincia di Novara, e poi fece domanda di transitare in forza alla Regia Aeronautica come pilota di complemento in risposta ad un concorso per piloti provenienti dalle altre forze armate.[1] All'atto dell'entrata in guerra del Regno d'Italia, il 10 giugno 1940, si trovava in Messico per conto della Pirelli, da dove raggiunse rapidamente New York e si imbarcò su un idrovolante Boeing 314 Clipper su cui arrivò in Europa.[3]

Giunto in Italia si presentò ai comandi della Regia Aeronautica, e completato un breve periodo di addestramento sui nuovi tipi di velivoli da caccia, il 31 agosto 1940 fu assegnato all'81ª Squadriglia,[4] 6º Gruppo, 1º Stormo Caccia Terrestre, equipaggiata con i caccia Aermacchi C.200 Saetta, di stanza in Sicilia, sull’aeroporto di Catania-Fontanarossa.[4] Conseguì la sua prima vittoria sul cielo del Mediterraneo il 27 ottobre 1940[N 1] a spese di un caccia Hawker Hurricane della Royal Air Force.[3] Avendo momentaneamente installato un'apparecchiatura cinematografica a bordo del suo C.200 per documentare la "sua" guerra, fu poi autorizzato ufficialmente a continuare nell’esperienza, e venne costituita una speciale "Sezione di Volo Fotocinematografica"[1] in seno alla Regia Aeronautica, di cui ne assunse il comando. Partito per la campagna di Grecia,[5] e poi per il fronte orientale con il suo C.200 modificato, in Russia il 27 agosto 1941[5] riprese il suo abbattimento di due caccia Polikarpov I-16, ma colpito a sua volta fu costretto ad effettuare un atterraggio di emergenza a causa dei danni riportati dal suo aereo.[5] Nel giugno del 1942 fu trasferito in Africa settentrionale[6] in forza al 10º Gruppo, 4º Stormo Caccia Terrestre, per assumere il comando della 91ª Squadriglia "Francesco Baracca".[5] Partecipò a numerosi combattimenti aerei con i velivoli della Western Desert Air Force,[6] che ebbero il loro apice con la battaglia di El Alamein.[5] Tra il 17 luglio, data in cui rivendicò l'abbattimento di un caccia Hawker Hurricane, e il 20 ottobre, quando abbatte tre Curtiss P-40 in due distinti combattimenti, conseguì sette vittorie.[5]

Promosso maggiore rientrò a Roma per prestare servizio nello Stato maggiore[5] della Regia Aeronautica. Nel periodo successivo alla firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943, cercò in tutti i modi di evitare la disgregazione dei reparti dell'aeronautica,[5] spostandosi in continuazione tra Roma, Pescara e gli aeroporti situati in Puglia.[3] Cercò di convincere il principe ereditario Umberto di Savoia a rientrare nella Capitale per assumere il comando delle Forze Armate, ma senza successo.[3] Laureato in giurisprudenza e parlando molto bene tre lingue straniere, il 29 settembre venne impiegato come interprete durante le trattative fra il Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio e il generale statunitense Dwight D. Eisenhower svoltesi il 29 settembre a bordo della nave da battaglia inglese Nelson.[5] Fu nel corso di questo incontro che le autorità italiane decisero di compiere un gesto dimostrativo che avrebbe dovuto attirare l'attenzione dell'opinione pubblica, eseguendo un lancio di volantini sulla città di Roma, allora occupata dai tedeschi.[5] Con questo gesto il governo sperava di dimostrare al popolo italiano che non era stato abbandonato al loro destino.[7] Per la missione, che prevedeva l’impiego di tre caccia Aermacchi C.205V Veltro, venne prescelto lui, all'epoca ufficiale di collegamento presso il Comando Alleato, e i piloti capitano Luigi Mariotti[7] e Ranieri Piccolomini Clementini Adami[7][N 2] Transitato in servizio nell’Aeronautica Militare Italiana dopo la fine del conflitto, morì a Buenos Aires, in Argentina, l'11 giugno 1947.[7]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Volontario di guerra, abile pilota da caccia, partecipava a varie missioni di scorta e ricognizione su importante base nemica, distinguendosi per slancio e audacia. In un combattimento, sostenuto con impeto e decisione e brillantemente concluso, confermava le sue doti di brillante cacciatore pronto ad ogni ardimento, sprezzante di ogni pericolo. Cielo del Mediterraneo, agosto 1940-febbraio 1941.»
Medaglia d’argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’argento al valor militare
«Assegnato al comando di un reparto fotocinematografico di guerra, partecipava su apparecchio da caccia a numerose ed audaci azioni, effettuando riprese di grande interesse documentativo. Partito su allarme a seguito di incursione nemica, affrontava con i gregari una formazione da bombardamento. Avuto l’apparecchio fortemente danneggiato, rinunciava a gettarsi con il paracadute e, compiendo un fortunoso atterraggio, a poche centinaia di metri dalle linee, riusciva a portare in salvo il velivolo. Cielo della Jugoslavia, del Mediterraneo, della Russia e dell’Africa Settentrionale, 19 aprile 1941-4 febbraio 1942.»
Medaglia d’argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di squadriglia da caccia, sempre pronto a prodigarsi nelle missioni dove più grande fosse il rischio sosteneva numerosi combattimenti aerei conseguendo personalmente e in collaborazione brillantissime vittorie. In ogni circostanza dava prove esemplari di perizia, aggressività e valore. Cielo della Marmarica e dell’Egitto, giugno-settembre 1942.»

Onorificenze estere[modifica | modifica wikitesto]

Croce di ferro di seconda classe (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di ferro di seconda classe (Germania)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il pilota immortalò l'evento sulla pellicola della sua cinepresa personale, che aveva installato nel bordo di attacco alare del suo caccia C.200.
  2. ^ Rispettivamente comandanti del 9º e del 10º Gruppo caccia, nonché assi della Regia Aeronautica.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Massimello, Apostolo 2000, p. 71.
  2. ^ a b Massimello, Apostolo 2000, p. 86.
  3. ^ a b c d e Massimello 2004, p. 20.
  4. ^ a b Dunning 1988, p. 22.
  5. ^ a b c d e f g h i j Massimello, Apostolo 2000, p. 72.
  6. ^ a b Dunning 1988, p. 24.
  7. ^ a b c d Massimello, Apostolo 2000, p. 73.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Ferdinando D'Amico e Gianni Valentini, Regia Aeronautica Vol,2 Pictorial History of the Aeronautica Nazionale Repubblicana and the Italian Co-Belligerent Air Force 1943-1945, Carrolton, Squadron/Signal Publications, 1986, ISBN 0-89747-185-7.
  • (EN) Chris= Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • I Reparti dell'Aeronautica Militare Italiana, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1977.
  • (EN) Giovanni Massimello e Giorgio Apostolo, Italian Aces of World War 2, Osprey Aircraft of the Aces No 34, Osprey Publishing, 25 novembre 2000, ISBN 1-84176-078-1.
  • Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945 – Azioni belliche e scelte operative, Bologna, Odoya, 2012, ISBN 978-88-6288-144-9.
  • Franco Pagliano, Aviatori italiani: 1940-1945, Milano, Ugo Mursia Editore, 2004, ISBN 88-425-3237-1.
  • Gianni Rocca, I disperati - La tragedia dell'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, A. Mondadori, 1993, ISBN 88-04-44940-3.
Periodici
  • Giovanni Massimello, Ciak! Per la Regia Aeronautica, n. 128, Parma, Ermanno Albertelli Editore, maggio 2004, pp. 18-26.