Museo africano

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Museo africano
[1]
Museo africano a Roma.jpg
L'edificio in via Ulisse Aldrovandi 16,
sede del museo dal 1935 al 1971.
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàRoma
Coordinate41°55′10.61″N 12°29′16.97″E / 41.919613°N 12.488046°E41.919613; 12.488046Coordinate: 41°55′10.61″N 12°29′16.97″E / 41.919613°N 12.488046°E41.919613; 12.488046
Caratteristiche
TipoEtnografia
Apertura1904
Chiusura1971
Sito web

Il Museo africano[1] è stato un museo antropologico di Roma, dedicato ai popoli e alle culture delle colonie italiane d'Africa, aperto dal 1904 al 1971.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Già nel 1904 fu organizzato un Erbario e museo coloniale presso l'Istituto botanico di via Panisperna; nel 1914, l'erbario fu trasferito presso l'Istituto agronomico per l'oltremare di Firenze, e a Roma rimase il singolo Museo coloniale. Nel 1923 esso fu collocato nel Palazzo della Consulta, allora sede del Ministero delle colonie, dicastero da cui dipendeva.[2] Nel 1929 vi confluirono i materiali sia della Mostra coloniale italiana tenutasi a Genova nel 1914, sia del Museo commerciale e coloniale inaugurato a Napoli nel 1918.[2]

Nel 1935 fu trasferito in un edificio di proprietà del governatorato di Roma in via Ulisse Aldrovandi, adiacente al nuovo Museo civico di zoologia, nei pressi del giardino zoologico di villa Borghese: in tale occasione, fu inaugurato da Mussolini ed in seguito prese il nome di Museo dell'Africa Italiana.[2] Il museo fu chiuso tra il 1943 e il 1947, anno in cui riaprì come Museo africano per poi chiudere definitivamente i battenti nel 1971.[2]

La cura delle sue collezioni fu quindi affidata all'Istituto italo-africano, che dal 1995 fu riorganizzato come Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente, entrambi posti sotto la sorveglianza del Ministero degli esteri. Nel 2011 l'IsIAO fu posto in liquidazione e i reperti passarono dalla competenza del suddetto dicastero al Ministero dei beni culturali: essi furono acquisiti dal Museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini all'EUR, il quale nel 2016 confluì a sua volta nel nuovo Museo delle Civiltà.[3]

È attualmente in corso un nuovo allestimento critico dei reperti coloniali, che si propone di portare all'apertura, nel 2021 ed entro il Museo delle Civiltà, del Museo Italo-Africano, intitolato ad Ilaria Alpi.[4]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Il museo ospitava una ricca collezione fotografica[5], 350 dipinti, 400 incisioni, acquerelli e stampe, 50 sculture, opere di quei paesi o di artisti italiani operanti nelle colonie; gioielli, monete, oggetti d'artigianato, reperti di scavo e strumenti musicali, opere di arte figurativa.[6]

Al suo interno accoglieva anche una biblioteca.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Già Museo coloniale (1904-1936) e Museo dell'Africa italiana (1936-1943).
  2. ^ a b c d Serena Fiorletta, Il Museo negato. Narrazione nazionale e museografia, in Roots & Routes. URL consultato il 21 marzo 2020.
  3. ^ Museo delle Civiltà - Sezioni, su beniculturali.it. URL consultato il 18 marzo 2020.
  4. ^ Cfr. Museo Italo-Africano "Ilaria Alpi", su beniculturali.it. URL consultato il 10 giugno 2020.
  5. ^ Cfr. S. Palma, La fototeca dell'Istituto Italo-Africano: appunti di un lavoro di riordino, in «Africa: Rivista trimestrale di studi e documentazione dell'Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente», vol. 44, No. 4 (dicembre 1989), pp. 595-609.
  6. ^ Museo Africano (chiuso), su 060608.it. URL consultato il 18 marzo 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesca Gandolfo, Il Museo Coloniale di Roma (1904-1971), Gangemi Editore, Roma, 2015

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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