Museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini

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Museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini
Roma 2011 08 22 Museo Pigorini.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Roma
Indirizzo Piazza Guglielmo Marconi 14
Caratteristiche
Tipo Preistoria ed etnografia
Apertura 1876
Direttore Francesco Rubat Borel
Visitatori 35.038 [1]. (2014)
Sito web

Coordinate: 41°49′56″N 12°28′17″E / 41.832222°N 12.471389°E41.832222; 12.471389

Il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini è un museo preistorico ed etnografico di Roma che si trova all'EUR in piazza Guglielmo Marconi. Il Museo, appartenente del MIBACT, è da settembre 2016 entrato a far parte del Museo delle Civiltà, in cui sono confluiti il Museo Nazionale d'Arte Orientale Giuseppe Tucci, il Museo Nazionale di Arti e Tradizioni Popolari, il Museo Nazionale dell'Alto Medioevo.

Il Museo fu inaugurato il 14 marzo 1876 dal suo fondatore Luigi Pigorini (1842-1925) nel centro di Roma, in un'ala del Palazzo del Collegio Romano edificato alla fine del Cinquecento dalla Compagnia di Gesù. Sin dal XVII secolo il Collegio dei Gesuiti aveva ospitato la raccolta di antichità e di curiosità varie messa insieme da Padre Athanasius Kircher.

Successivamente il Museo fu trasferito all'E.U.R. tra il 1962 e il 1977. Qui ha conservato la sua originaria organizzazione in due settori: uno dedicato alla Paletnologia e uno all'Etnografia.

La struttura, come molti edifici dello stesso quartiere, appartiene al razionalismo italiano, caratterizzato dalle tipiche linee rettangolari e squadrate. Il museo si articola su tre piani, collegati da grandi scalinate.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente il museo è formato da due parti distinte: la sezione etnografica e la sezione preistorica. Nella sezione etnografica si conservano materiali che documentano le culture di tutti i continenti; si tratta di oggetti che, oltre ad avere carattere artistico e religioso, testimoniano i vari aspetti della cultura materiale delle popolazioni extraeuropee.

Nella parte dedicata alla preistoria esistono importanti reperti del Lazio preistorico, come la ricostruzione con pezzi originali di una porzione di paleosuperficie del giacimento del Paleolitico inferiore di Castel di Guido, il calco del cranio neanderthaliano della Grotta Guattari al Circeo (l'originale è custodito in una sala non accessibile al pubblico), industrie litiche, resti di fauna pleistocenica e manifestazioni artistiche paleolitiche provenienti dalla Grotta Polesini. Di straordinario valore sono anche i reperti provenienti dagli scavi subacquei in località "la Marmotta", nel comune di Anguillara Sabazia, sul lago di Bracciano. In particolare è da segnalare una piroga di circa 10m di lunghezza, scavata nel legno di quercia.[2]

Le sale dedicate al Neolitico, all'età del rame, all'età del bronzo ed all'età del ferro presentano significative collezioni ceramiche della Grotta Patrizi, la ricostruzione della Tomba della Vedova scoperta nella necropoli eneolitica di Ponte San Pietro, la piroga monossile rinvenuta nella necropoli del Caolino al Sasso di Furbara e una ricca documentazione di corredi (vasi ed oggetti in bronzo e ferro) delle necropoli laziali, oltre al ripostiglio di asce di bronzo rinvenuto ad Ardea.

Il museo è dotato di una importante biblioteca specializzata.

Africa[modifica | modifica wikitesto]

L'allestimento prevede un percorso che illustra in tre momenti storici fondamentali l'incontro tra l'Africa e l'Occidente: la scoperta della costa occidentale, avvenuta tra il 1434 ed il 1488; l'esplorazione dell'interno del continente, avvenuta nel XIX secolo; la scoperta dell'Arte Negra, agli inizi del XX secolo, con i suoi influssi sui processi di rielaborazione delle arti plastiche occidentali.

Di particolare rilievo alcuni oggetti in avorio della Nigeria e dei feticci provenienti dal Bacino nel Congo.

America[modifica | modifica wikitesto]

L'esposizione è costituita attualmente dalle sale che si riferiscono alle culture archeologiche della Mesoamerica e dell'America Centrale. Prevede un iniziale percorso introduttivo (popolamento e primo contatto con gli europei), seguito da una sezione "antologica" sulla Mesoamerica. Per finire una sezione "tematica" che attraverso gli oggetti cerca di comprendere il popolo che l´ha prodotto. È in allestimento una seconda area dedicata alle culture delle Ande.

Il Museo espone le maschere a mosaico messicane e le diverse manifestazioni dell'arte plumaria e della cultura materiale dell'Amazzonia. È inoltre esposta una collezione di materiale archeologico messicano e sudamericano.

Asia[modifica | modifica wikitesto]

Importante collezione di reperti, frutto dei lasciti di vari viaggiatori italiani in Oriente. Il museo possiede diversi fondi: Vincenzo Ragusa, una raccolta di 4 172 oggetti tra cui vasi di bronzo e di ceramica, statuette di bronzo, armi, strumenti musicali, lacche, abiti, maschere, dipinti, xilografie e oggetti di uso quotidiano. Il fondo Giuseppe Ros raccoglie circa 2 000 oggetti di interesse strettamente etnologico che documentano aspetti della vita domestica cinese. La collezione Fea, acquistata nel 1889, costituita da circa 1 200 pezzi, di provenienza birmana. La raccolta di Enrico Hillyer Giglioli, con giade cinesi e giapponesi e oggetti di ambito cultuale buddhista provenienti dal Tibet. Per l'India è da ricordare la straordinaria collezione di strumenti musicali donata dal Raja Sourindro Mohun Tagore a Re Vittorio Emanuele II, ceduta al Museo nel 1879.

Oceania[modifica | modifica wikitesto]

Questa sezione possiede una raccolta di circa 15 000 oggetti, che ne fa una delle più importanti collezioni del genere in Europa. Gli oggetti provengono dalla Melanesia, dalla Polinesia, dalla Micronesia e dall'Australia, e sono stati raccolti in maggior parte da viaggiatori, studiosi e esploratori della fine del XIX secolo. Il settore più ricco è quello della Nuova Guinea, con le raccolte ottocentesche di Lamberto Loria, Luigi Maria d'Albertis e Otto Finsch.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  2. ^ La piroga neolitica del lago di Bracciano (La Marmotta 1) (PDF).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN142891330 · BNF: (FRcb12312485z (data)