Museo nazionale d'arte orientale Giuseppe Tucci

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Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci'
NationalMuseumOfOrientalArt.JPG
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Roma, Rione Monti
Indirizzo Via Merulana, 248
Caratteristiche
Tipo archeologia, arte
Apertura 1958
Direttore Massimiliano A. Polichetti
Visitatori 16 132[1] (2015)
Sito web

Coordinate: 41°53′40.06″N 12°30′01.6″E / 41.894462°N 12.500445°E41.894462; 12.500445

Il Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci' è stato un museo in Roma dedicato all'arte orientale e alle civiltà asiatiche. La sede era a palazzo Brancaccio, residenza dei principi Brancaccio, a breve distanza dalla basilica di Santa Maria Maggiore nel Rione Monti .

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo è stato istituito nel 1957 grazie ad un accordo tra il Ministero della pubblica istruzione e l'Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente, ed è stato aperto al pubblico il 16 giugno 1958. Ha ospitato all'inizio gli oggetti di proprietà dell'Istituto, tra cui quelli provenienti dalle esplorazioni di Giuseppe Tucci in Tibet e Nepal tra il 1928 e il 1954. In seguito ha ricevuto i reperti rinvenuti nel corso degli scavi condotti dall'Istituto a Shahr-i Sokhteh in Iran, a Ghazni in Afghanistan e nella valle dello Swāt, in Pakistan. Le collezioni sono state successivamente allargate grazie a donazioni ed acquisti, tra cui di particolare rilevanza la donazione di Francesca Bonardi, vedova di Giuseppe Tucci, nel 2000, a cui si è aggiunta la sua eredità. Alla morte, infatti, la Sig.a Bonardi ha nominato il Museo Nazionale d'Arte Orientale suo erede universale.

Nel dicembre del 1974 il Museo è stato trasferito al neonato Ministero per i beni culturali e ambientali. Nel 2005 è stato intitolato a Giuseppe Tucci.

A seguito delle riforme volute dal ministro Dario Franceschini, il Museo ha perso l'autonomia ed è stato prima inserito, a partire dal marzo 2015, nel Polo museale del Lazio, e dal 1 settembre 2016 disciolto ed inglobato nel Museo delle Civiltà. Su disposizione del Direttore del Museo delle Civiltà, Filippo Maria Gambari, il Museo chiuderà i battenti al pubblico il 30 ottobre 2017. Le collezioni, l'archivio fotografico e la biblioteca sono in via di trasferimento all'EUR, in attesa che si rendano disponibili gli spazi per poter riorganizzare l'esposizione.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

  • 6 giugno 1958 - 30 marzo 1977 Domenico Faccenna
  • 1º aprile 1977 - 26 settembre 1979 Donatella Mazzeo (reggente)
  • 27 settembre 1979 - 5 febbraio 2005 Donatella Mazzeo
  • 5 febbraio 2005 - 2 luglio 2006 diversi funzionari interni facenti funzione
  • 3 luglio 2006 - 25 aprile 2008 Silvana Balbi de Caro
  • 26 aprile - 5 ottobre 2008 Angelo Maria Ardovino (ad interim)
  • 6 ottobre 2008 - 16 luglio 2009 Maria Amalia Mastelloni
  • 17 luglio - 3 agosto 2009 Andrea Pessina
  • 4 agosto - 2 settembre 2009 Maria Amalia Mastelloni
  • 3 settembre 2009 - 31 dicembre 2010 Mariarosaria Barbera
  • 1º gennaio 2011 - febbraio 2012 Luigi La Rocca (ad interim)
  • febbraio 2012 - 3 ottobre 2012 Francesco di Gennaro
  • 4 ottobre 2012 - 30 aprile 2014 Francesco di Gennaro (ad interim)
  • 1º maggio 2014 - 8 marzo 2015 sede vacante (Francesco di Gennaro)

Collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Vicino e Medio Oriente antico[modifica | modifica wikitesto]

La sezione, esposta nelle sale I-III, comprende una raccolta di sigilli cilindrici della collezione Pugliatti, oggetti di provenienza siriana, tra cui alcuni materiali della missione di scavo a Ebla diretta da Paolo Matthiae, vasi neolitici anatolici della collezione Foglino e ceramiche e oggetti metallici iranici dell'età del ferro della collezione Vannini-Caggiati, acquistata nel 1999.

Arte islamica[modifica | modifica wikitesto]

La sezione è esposta nella sala IV e comprende elementi in mattone cotto e in marmo della decorazione del palazzo del sultano ghaznavide Mas'ud III (1099-1115) di Ghazni in Afghanistan, provenienti dagli scavi dell'IsMEO negli anni sessanta, ceramiche islamiche dall'Iran datate tra l'VIII e il XIX secolo e oggetti metallici dal Khorasan del X-XIII secolo. Esiste anche una piccola raccolta numismatica con monete di varie aree geografiche del mondo islamico, dall'VIII al XX secolo.

Gandhāra[modifica | modifica wikitesto]

La sezione relativa all'arte del Gandhāra è esposta nelle sale V e VIII. Comprende rilievi narrativi che decoravano gli stupa (scene della vita del Buddha in sequenza orizzontale, separate da elementi architettonici e colonne, provenienti da Saidu Sharif, nella valle dello Swāt, in Pakistan, in un sito scavato dalla missione archeologica italiana dell'IsMEO.

Tibet e Nepal[modifica | modifica wikitesto]

Il museo custodisce una delle più importanti collezioni d'arte tibetana del mondo, sia per quantità sia per varietà, frutto in gran parte delle esplorazioni del famoso orientalista Giuseppe Tucci a cui il museo stesso è stato intitolato. La sezione, esposta nella sala VI comprende dipinti arrotolabili su stoffa e cretule votive, oltre ad altri oggetti rituali, della collezione di Giuseppe Tucci e integrati con una donazione statale del 2005.

Cina e Giappone[modifica | modifica wikitesto]

La sezione esposta nella sala VII e nelle sale XI-XV comprende opere di pittura e grafica del XVII-XIX secolo e una selezione di oggetti archeologici delle più antiche culture cinesi (vasi e bronzi), esempi di arte buddhista con statue in pietra e in legno, la collezione di Giacinto Auriti di bronzi, vasi cinesi dal II a.C. al VI-VII d.C., oggetti in giada della donazione Antonia Gisondi. Vi sono esposte anche rare ceramiche invetriate del Vietnam settentrionale (XI-XVI secolo) della donazione Ivanoe Tullio Dinaro.

Le collezioni giapponesi sono ancora in corso di sistemazione.

Corea[modifica | modifica wikitesto]

Nella sala X, aperta al pubblico nel 2010, sono esposti vasi in ceramica invetriata e opere donati dalla Repubblica di Corea nel 1960 e opere di artisti coreani contemporanei donate dagli stessi autori.

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Presso il Museo si trovano gli uffici che, oltre a consentire la gestione dell'esposizione stabile e delle mostre temporanee, esercitano la tutela dei materiali di arte orientale di proprietà pubblica e svolgono ricerche di archeologia, arte e cultura del mondo asiatico.

L'Istituto possiede una biblioteca specializzata, archivi (tra cui quello fotografico) e un servizio di bioarcheologia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati visitatori 2015 (PDF), su beniculturali.it. URL consultato il 15 gennaio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Museo nazionale d'arte orientale a palazzo Brancaccio, Livorno, Sillabe, 1997;
  • Cristina Delvecchio, Civiltà lontane al Museo nazionale d'arte orientale, Lazio ieri e oggi, a. XLII, 4, 2006, pp. 124–127;
  • Domenico Faccenna, Museo nazionale d'arte orientale, in Tutela e valorizzazione del patrimonio artistico di Roma e del Lazio, Roma 1964, pp. 27–34;
  • Donatella Mazzeo, La costruzione del Museo nazionale d'arte orientale, in Architetti, capomastri, artigiani. Studi offerti a Domenico Faccenna nel suo ottantesimo compleanno, Roma, IsIAO, 2006, pp. 115–120;
  • Maurizio Taddei, Il Museo nazionale d'arte orientale, Il Palatino, a. VIII, 1964, pp. 176–180.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma A.svg È raggiungibile dalla stazione Vittorio Emanuele.
Metropolitana di Roma B.svg È raggiungibile dalla stazione Cavour.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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