Museo nazionale d'arte orientale Giuseppe Tucci

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Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci'
NationalMuseumOfOrientalArt.JPG
Tipo archeologia, arte
Data fondazione 1958
Stato Italia Italia
Località Roma
Indirizzo Via Merulana, 248
Direttore Massimiliano A. Polichetti
Visitatori 16.132 [1] (2015)
Sito web

Coordinate: 41°53′40.06″N 12°30′01.6″E / 41.894462°N 12.500445°E41.894462; 12.500445

Il Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci' è un museo in Roma dedicato all'arte orientale e alle civiltà asiatiche. Proprietà del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e già alle dipendenze della Direzione generale per le antichità, dal dicembre 2014 è passato al Polo museale del Lazio. La sede è nell'appartamento dei principi Brancaccio a palazzo Brancaccio (1886-1912), a breve distanza dalla basilica di Santa Maria Maggiore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo è stato istituito nel 1957 grazie ad un accordo tra il Ministero della pubblica istruzione e l'Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente, che vi ha depositato le proprie raccolte artistiche e archeologiche, provenienti principalmente dalle esplorazioni di Giuseppe Tucci in Tibet tra il 1928 e il 1954, nonché dagli scavi condotti dall'Istituto a Shahr-i Sokhteh in Iran, a Ghazni in Afghanistan e nella valle dello Swat, in Pakistan.

Le collezioni sono state successivamente allargate grazie a donazioni ed acquisti.

Il Museo è stato aperto al pubblico il 16 giugno 1958 e nel dicembre del 1974 è passato al nascente Ministero per i beni culturali. Nel 2005 è stato intitolato a Giuseppe Tucci.

Direttori (con qualifica dirigenziale)[modifica | modifica wikitesto]

  • 6 giugno 1958 - 30 marzo 1977 Domenico Faccenna
  • 1º aprile 1977 - 26 settembre 1979 Donatella Mazzeo (reggente)
  • 27 settembre 1979 - 5 febbraio 2005 Donatella Mazzeo
  • 5 febbraio 2005 - 2 luglio 2006 diversi funzionari interni facenti funzione
  • 3 luglio 2006 - 25 aprile 2008 Silvana Balbi de Caro
  • 26 aprile - 5 ottobre 2008 Angelo Maria Ardovino (ad interim)
  • 6 ottobre 2008 - 16 luglio 2009 Maria Amalia Mastelloni
  • 17 luglio - 3 agosto 2009 Andrea Pessina
  • 4 agosto - 2 settembre 2009 Maria Amalia Mastelloni
  • 3 settembre 2009 - 31 dicembre 2010 Mariarosaria Barbera
  • 1º gennaio 2011 - febbraio 2012 Luigi La Rocca (ad interim)
  • febbraio 2012 - 3 ottobre 2012 Francesco di Gennaro
  • 4 ottobre 2012 - 30 aprile 2014 Francesco di Gennaro (ad interim)
  • 1º maggio 2014 - 8 marzo 2015 sede vacante (Francesco di Gennaro)

Direttori (senza qualifica dirigenziale)[modifica | modifica wikitesto]

  • dal 5 novembre 2015 Massimiliano A. Polichetti[2]

Collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Vicino e Medio Oriente antico[modifica | modifica wikitesto]

La sezione, esposta nelle sale I-III, comprende una raccolta di sigilli cilindrici della collezione Pugliatti, oggetti di provenienza siriana, tra cui alcuni materiali della missione di scavo a Ebla diretta da Paolo Matthiae, vasi neolitici anatolici della collezione Foglino e ceramiche e oggetti metallici iranici dell'età del ferro della collezione Vannini-Caggiati, acquistata nel 1999.

Arte islamica[modifica | modifica wikitesto]

La sezione è esposta nella sala IV e comprende elementi in mattone cotto e in marmo della decorazione del palazzo del sultano ghaznavide Mas'ud III (1099-1115) di Ghazni in Afghanistan, provenienti dagli scavi dell'IsMEO negli anni sessanta, ceramiche islamiche dall'Iran datate tra l'VIII e il XIX secolo e oggetti metallici dal Khorasan del X-XIII secolo. Esiste anche una piccola raccolta numismatica con monete di varie aree geografiche del mondo islamico, dall'VIII al XX secolo.

Gandhāra[modifica | modifica wikitesto]

La sezione relativa all'arte del Gandhāra è esposta nelle sale V e VIII. Comprende rilievi narrativi che decoravano gli stupa (scene della vita del Buddha in sequenza orizzontale, separate da elementi architettonici e colonne, provenienti da Saidu Sharif, nella valle dello Swat, in Pakistan, in un sito scavato dalla missione archeologica italiana dell'IsMEO.

Tibet e Nepal[modifica | modifica wikitesto]

Il museo custodisce una delle più importanti collezioni d'arte tibetana del mondo, sia per quantità sia per varietà, frutto in gran parte delle esplorazioni del famoso orientalista Giuseppe Tucci a cui il museo stesso è stato intitolato. La sezione, esposta nella sala VI comprende dipinti arrotolabili su stoffa e cretule votive, oltre ad altri oggetti rituali, della collezione di Giuseppe Tucci e integrati con una donazione statale del 2005.

Cina e Giappone[modifica | modifica wikitesto]

La sezione esposta nella sala VII e nelle sale XI-XV comprende opere di pittura e grafica del XVII-XIX secolo e una selezione di oggetti archeologici delle più antiche culture cinesi (vasi e bronzi), esempi di arte buddhista con statue in pietra e in legno, la collezione di Giacinto Auriti di bronzi, vasi cinesi dal II a.C. al VI-VII d.C., oggetti in giada della donazione Antonia Gisondi. Vi sono esposte anche rare ceramiche invetriate del Vietnam settentrionale (XI-XVI secolo) della donazione Ivanoe Tullio Dinaro.

Le collezioni giapponesi sono ancora in corso di sistemazione.

Corea[modifica | modifica wikitesto]

Nella sala X, aperta al pubblico nel 2010, sono esposti vasi in ceramica invetriata e opere donati dalla Repubblica di Corea nel 1960 e opere di artisti coreani contemporanei donate dagli stessi autori.

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Presso il Museo si trovano gli uffici che, oltre a consentire la gestione dell'esposizione stabile e delle mostre temporanee, esercitano la tutela dei materiali di arte orientale di proprietà pubblica e svolgono ricerche di archeologia, arte e cultura del mondo asiatico.

L'Istituto possiede una biblioteca specializzata, archivi (tra cui quello fotografico) e un servizio di bioarcheologia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati visitatori 2015 (PDF), su beniculturali.it. URL consultato il 15 gennaio 2016.
  2. ^ NEWS, su www.museorientale.beniculturali.it. URL consultato il 29 dicembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Museo nazionale d'arte orientale a palazzo Brancaccio, Livorno, Sillabe, 1997;
  • Cristina Delvecchio, Civiltà lontane al Museo nazionale d'arte orientale, Lazio ieri e oggi, a. XLII, 4, 2006, pp. 124–127;
  • Domenico Faccenna, Museo nazionale d'arte orientale, in Tutela e valorizzazione del patrimonio artistico di Roma e del Lazio, Roma 1964, pp. 27–34;
  • Donatella Mazzeo, La costruzione del Museo nazionale d'arte orientale, in Architetti, capomastri, artigiani. Studi offerti a Domenico Faccenna nel suo ottantesimo compleanno, Roma, IsIAO, 2006, pp. 115–120;
  • Maurizio Taddei, Il Museo nazionale d'arte orientale, Il Palatino, a. VIII, 1964, pp. 176–180.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Metropolitana di Roma A.svg È raggiungibile dalla stazione Vittorio Emanuele.
Metropolitana di Roma B.svg È raggiungibile dalla stazione Cavour.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN157742782 · BNF: (FRcb12312473z (data)