Italo-eritrei

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Italo-eritrei
Luogo d'origineItalia Italia
Popolazione742
Linguaitaliano, arabo,
Religionecattolicesimo
Distribuzione
Eritrea Eritrea 742

Italo-eritrei sono i cittadini italiani emigrati in Eritrea, o quelli che vi sono nati da coloni italiani[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il futurista impianto "Fiat Tagliero", costruito all'Asmara nel 1938
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Colonia eritrea.

La colonia italiana in Eritrea fu la prima creata dal Regno d'Italia. Dopo l'iniziale occupazione della costa eritrea (intorno ad Assab) da parte della compagnia Rubattino, truppe italiane vi si stabilirono ingrandendo i territori limitrofi e nel 1890 l'Eritrea fu ufficialmente dichiarata colonia italiana[2]. Nei sessant'anni in cui l'Eritrea fu colonia del Regno d'Italia vi si sviluppò una consistente comunità italiana. Dal 1881 al 1941 gli italiani trapiantati in Eritrea (spesso con le loro famiglie) crebbero da poche centinaia alla fine del secolo XIX ad oltre 100.000 nel 1941. Alla fine della prima guerra mondiale gli italo-eritrei erano circa 4.000, concentrati maggiormente nell'altopiano di Asmara (per via della sua temperatura mite) ed in minor quantità a Massaua[3].

Con l'avvento del fascismo e la sua politica colonizzatrice, la comunità italiana crebbe enormemente: secondo il censimento del 1939 in tutta la Colonia primogenita gli italiani erano 76.000 su un totale di 740.000, cioè il 10,27%. Con loro il Cattolicesimo in Eritrea ricevette un forte impulso. Furono costruite numerose chiese, tra cui spiccava la Chiesa della Beata Vergine del Rosario (Asmara). Oltre un terzo della popolazione eritrea professava il cattolicesimo nel 1940. Strade e infrastrutture (la ferrovia Massaua-Asmara) furono inoltre ammodernate per il beneficio della colonia italiana, alloggiata in nuovi "quartieri italiani" delle città eritree (ancora visibili, come ad Asmara). La capitale Asmara divenne una cittadina dove la maggioranza della popolazione era italiana (53.000 su 98.000 nel 1939) Dal 1930, ma già in precedenza con il governatore trevigiano Jacopo Gasparini, il profilo architettonico dell'Asmara mutò radicalmente, con la costruzione di nuove strutture ed edifici in stile razionalista tipico del ventennio fascista, che portarono la città ad essere soprannominata la "Piccola Roma". L'edilizia degli anni trenta e la presenza coloniale italiana sono ancora oggi ben rintracciabili, sia nei principali edifici della città (Chiesa della Beata Vergine del Rosario (Asmara), Cinema "Impero", Palazzo del Governatore, Stazione "Fiat Tagliero", ecc.), sia nel nome di numerosi locali pubblici ed esercizi commerciali ("Bar Vittoria", "Pasticceria moderna", "Casa del formaggio", "Ferramenta", "Casa degli Italiani")[4].

Nella primavera del 1941, durante la II Guerra Mondiale, l'Eritrea fu occupata dalle truppe britanniche ed iniziò un continuo calo della comunità italiana. Nel 1946 gli Italo-eritrei erano ridotti a solamente 38.000.[5]. L'Eritrea rimase sotto occupazione militare alleata fino al 1947 e divenne un protettorato britannico fino al 1952, quando le Nazioni Unite la dichiararono federata con l'Impero etiope. Dal 1993 l'Eritrea ha ottenuto ufficialmente l'indipendenza.

Nel 1947 il diplomatico italo-eritreo Vincenzo Di Meglio - che alle Nazioni Unite si era opposto al progetto di spartizione dell'ex colonia italiana tra la Gran Bretagna e l'Etiopia - fu tra i fondatori del Partito Eritrea pro Italiaa difesa degli italo-eritrei, bersagliati in quegli anni dalle milizie sciftà. Dopo un breve periodo di normalizzazione negli anni cinquanta, la situazione in Eritrea riprese a peggiorare per gli italo-eritrei con l'inizio della guerra d'indipendenza dall'Etiopia nel 1961.

Negli anni duemila gli Italo-eritrei sono rimasti appena qualche centinaio, rappresentati a Roma dalla Associazione Italiana Profughi dall'Etiopia ed Eritrea (AIPEE)[6]. Nel 2007 in Eritrea rimanevano solamente 733 italo-eritrei, concentrati ad Asmara e Massaua[7]. A tutt'oggi operano in Eritrea le scuole statali italiane (Materna "Montessori", Istituto Comprensivo e Liceo "Marconi") tutte site ad Asmara.

La legge italiana del 1992 concede il diritto alla cittadinanza italiana anche ai discendenti in linea retta di secondo grado. Dal 1992 al 2014 solo 80 italo eritrei sono riusciti ad ottenerla, potendo così trasferirsi in Italia, mentre oltre 300 richieste sono inevase presso il consolato di Asmara. A differenza dei discendenti italiani in America Latina, infatti, gli italo-eritrei non possono permettersi spese legali all'estero per dimostrare la propria discendenza e non viene loro rilasciato passaporto per poter espatriare. Molti italo-eritrei sono discendenti di unioni miste tra coloni e donne eritree, permesse dal governo italiano fino all'avvento del fascismo. Con il pretesto della "difesa del prestigio di razza di fronte ai nativi dell'Africa italiana" dal 1933 fu vietato ai padri il riconoscimento dei figli meticci, chiamati dispregiativamente dqala e costretti alla marginalità sociale. Si contano circa 15.000 discendenti meticci di coloni italiani in Eritrea nei 70 anni di colonizzazione dal 1885 al 1941. Fino alla riforma del diritto di famiglia in Italia nel 1975, a tali persone è stato inoltre impedito dal diritto italiano di portare il cognome paterno (il diritto consuetudinario tigrino è invece facoltà della madre indicare per il figlio il cognome del padre, anche se questi è già sposato).[8].

Lingua e religione[modifica | modifica wikitesto]

Generalmente gli italo-eritrei vissuti durante la Colonia eritrea parlano l'italiano, ma anche qualcosa di tigrino ed inglese. Sono tutti cattolici. Gli italo-eritrei delle nuove generazioni sono invece integrati nella società eritrea, e la maggior parte di loro parla solo qualche parola di italiano. Nella religione, la maggior parte delle giovani generazioni è cattolica, mentre solo pochi giovani sono convertiti alle chiese riformate (o all'Islam, nel caso di donne sposate con musulmani).[9]

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

anno Italo - eritrei Popolazione Eritrea
1910 .............1.000 (0,26%) .............390.000
1935 .............3.100 (0,51%) .............610.000
1939 ...........76.000 (10,27%) .............740.000
1946 ...........38.000 (4,37%) .............870.000
2008 ...............800 (0,02%) ...........4.500.000
Popolazione dell'Eritrea, dal 1910 al 2008

Italo-eritrei famosi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Ruffin, IL DUCE SI È FATTO MALE. Un "balilla" italiano d'Eritrea racconta. Le guerre. La navi bianche. L'esodo delle famiglie italiane. Riflessioni sulle cause e sulle conseguenze del disastro e sul silenzio di tutti., Corso Madonna del Carmelo 84020 Romagnano al Monte (SA, BookSprint Editore, 2014, pp. 330, ISBN 978-88-6888-345-4.
  2. ^ Inizio della Colonia Eritrea: Assab
  3. ^ L'emigrazione italiana in Eritrea
  4. ^ Articoli sugli Italiani in Eritrea Archiviato il 20 febbraio 2009 in Internet Archive.
  5. ^ Gli anni difficili (1941-1951)
  6. ^ Associazione Profughi dall'Eritrea
  7. ^ Statistiche ufficiali
  8. ^ Vittorio Longhi, Eritrea, due generazioni di "meticci" con sangue italiano senza riconoscimento di paternità, in la Repubblica, 22 aprile 2014. URL consultato il 14 novembre 2014.
  9. ^ Scritto sull'Eritrea nel 1953

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Bandini, Gli italiani in Africa. Storia delle guerre coloniali (1882-1943), Milano, Longanesi, 1971, SBN IT\ICCU\SBL\0435697.
  • (EN) Redie Bereketeab, Eritrea: The Making of a Nation, Uppsala, Uppsala University, 2000, ISBN 1-56902-251-8.
  • Vittorio Dan Segre, La guerra privata del Tenente Guillet, 4ª ed., Milano, Corbaccio Editore, 1993, ISBN 88-7972-026-0.
  • Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa orientale (Dall'Unità alla Marcia su Roma), vol. 1, Bari, Laterza, 1985, ISBN 88-420-2638-7.
  • (EN) Edward Denison, Guang Yu Ren e Naigzy Gebremedhin, Asmara: Africa's Secret Modernist City, Londra, Merrell Publishers, 2003, ISBN 1-85894-209-8.
  • Rita Di Meglio, Gli italiani in Eritrea, Asmara, Ambasciata italiana in Eritrea, 2004.
  • (EN) C.J. Lowe e F. Marzari, Italian Foreign Policy, 1870-1940, Londra-New York, Routledge, 2002, ISBN 0-415-27372-2.
  • Pietro Maravigna, Come abbiamo perduto la guerra in Africa. Le nostre prime colonie in Africa. Il conflitto mondiale e le operazioni in Africa Orientale e in Libia. Testimonianze e ricordi, Roma, Tipografia L'Airone, 1949, SBN IT\ICCU\LO1\0516311.
  • (EN) Tekeste Negash, Italian Colonialism in Eritrea, 1882-1941: Politics, Praxis and Impact, Uppsala, Uppsala University, 1987, ISBN 91-554-2111-3.
  • Walter Castaldo, Eritrea. Un poco di… quasi tutto, Pistoia, ISRPt Editore, 2007, ISBN 978-88-6144-002-9.
  • Alessandro Triulzi (a cura di), La colonia. Italiani in Eritrea, Bologna, Il Mulino, 2002, ISBN 88-15-08555-6.
  • Nicholas Lucchetti, Italiani d'Eritrea (1941-1951). Una storia politica, Roma, Aracne, 2012, ISBN 978-88-548-5029-3.
  • Nicolò Papa, L'Africa italiana. I giudici, le leggi, le pene e la questione della razza, Roma, Aracne, 2009, ISBN 978-88-548-2542-0.
  • Luigi Bottaro (a cura di), Gli italiani in Eritrea. Esploratori, missionari, medici e artisti, Asmara, Scuola italiana in Eritrea, 2003, SBN IT\ICCU\MIL\0664081.
  • (EN) Jacqueline Andall e Derek Duncan, National Belongings: Hybridity in Italian Colonial and Postcolonial Cultures, Berna, Peter Lang, 2010, ISBN 3-03911-965-6.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]