Battaglia di Piombino

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Battaglia di Piombino
parte della campagna d'Italia della seconda guerra mondiale
Data10 settembre 1943
LuogoPiombino, Italia
EsitoVittoria italiana
Schieramenti
Comandanti
Perdite
120 morti
200 prigionieri
4 morti
10 feriti
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La battaglia di Piombino è stata riconosciuta come un atto di resistenza armata contro un tentativo d'occupazione della città di Piombino da parte delle forze navali tedesche il 10 settembre 1943.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Resistenza italiana.

Il significato della battaglia non può essere compreso appieno se non inserito nel contesto generale della Resistenza italiana e se non ne vengono evidenziate le radici di un forte sentimento di libertà e di una non soffocabile opposizione al fascismo da parte di vasti strati della popolazione piombinese. Tutto questo si rifletterà nel massiccio apporto successivo alla lotta di liberazione, alla ricostruzione delle fabbriche, al sostegno dato alla Repubblica e alla Costituzione.

La ricostruzione della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

I fatti che precedettero la battaglia del 10 settembre sono estremamente significativi per comprendere il valore dell'avvenimento.

Dal 25 luglio 1943, con la caduta del fascismo e la destituzione di Mussolini, si era dato avvio ad un periodo fervido di manifestazioni popolari e di profondo dibattito politico e sindacale nella città. La firma dell'armistizio, l'8 settembre, aveva riacceso le speranze dei cittadini per una rapida cessazione delle ostilità, ma già la notte stessa si era verificato un primo episodio che anticipava gli eventi dei giorni successivi: un convoglio tedesco presente nel porto aveva effettuato un primo tentativo d'occupazione militare della città. La reazione da parte dei militari delle batterie di Piombino fu decisa e repentina e costrinse gli aggressori al ritiro ed alla consegna delle armi che avevano precedentemente sequestrato ai marinai italiani.

Questo primo episodio ebbe l'effetto di far aumentare il fermento in città e di imporre una svolta radicale nello stato d'animo della popolazione, accrescendone la tensione e la preoccupazione.

All'alba del 10 settembre infatti, alcune navi presenti davanti a Piombino, comandate dal capitano Karl Wolf Albrand, chiesero l'autorizzazione ad entrare e ad attraccare nel porto qualificandosi come navi italiane. Di fronte al rifiuto delle autorità portuali esse furono costrette ad ammettere la propria nazionalità tedesca. Il generale Cesare Maria De Vecchi, comandante della divisione costiera, impose di concedere l'accesso, nonostante le esitazioni delle autorità portuali. I tedeschi, appena sbarcati, iniziarono immediatamente a compiere atti palesemente ostili.

La popolazione reagì con manifestazioni di protesta chiedendo una reazione immediata e decisa da parte dei militari e minacciando in caso contrario un'insurrezione.

La pressione sulle autorità militari italiane si fece sempre più forte e si giunse ad un punto di tensione tale che il generale Fortunato Perni ordinò ai carri armati presenti in città di aprire il fuoco a scopo intimidatorio per sciogliere la manifestazione popolare.

Nonostante ciò, la popolazione continuò a manifestare e si fece promotrice di tutte le iniziative necessarie per ricostruire gli organici delle varie batterie e postazioni di artiglieria, per dare supporto ai carri armati nell'attacco contro i gruppi d'assalto tedeschi sbarcati per penetrare verso la città e verso gli impianti industriali.

Contemporaneamente tra le gerarchie militari scoppiò un contrasto violento che aprì un pericoloso vuoto di potere. In questa situazione si inserì l'iniziativa dei cittadini e del Comitato di concentrazione antifascista che riuscì a rafforzare le batterie con i volontari sostenendo l'azione dei reparti corazzati con squadre di civili in armi e riuscendo a far assumere ruoli di comando determinanti ad alcuni ufficiali subalterni.

La situazione si avvicinava ad un tragico esito: da una parte si delineava con crescente chiarezza il disegno da parte dei tedeschi di occupare la città e dall'altra proseguiva la preparazione della difesa cercando di colmare le lacune dell'apparato bellico.

Lo scontro[modifica | modifica wikitesto]

Lo scontro a fuoco che iniziò alle 21,15 e si protrasse per alcune ore, vide operare nelle batterie i marinai, i civili ed i carri armati, affiancati sempre dai civili contro le squadre d'assalto tedesche, sbarcate a terra e dirette verso il centro della città.

All'alba dell'11 settembre i tedeschi furono costretti alla resa, ma nel corso della mattinata giunse l'ordine del generale De Vecchi di liberare i tedeschi e di restituire loro le armi.

Questo atto, che equivaleva alla consegna della città nelle mani del nemico, provocò immediate reazioni di protesta da parte della popolazione. Con una rapidità sconvolgente le strutture ed i comandi militari scomparvero immediatamente lasciando la città completamente abbandonata a sé stessa, senza la minima possibilità di difesa. Contemporaneamente il comando di divisione concordava la resa con i tedeschi che si impossessavano della città all'alba del 12 settembre.

I protagonisti della battaglia contro i tedeschi (operai, marinai, ufficiali) si erano già ritirati nelle macchie circostanti la città e dopo poche settimane dettero vita alle prime formazioni partigiane (il primo gruppo, la banda di Poggio alla Marruca, già a fine settembre opererà e confluirà in seguito nella terza Brigata Garibaldi).

Conclusioni[modifica | modifica wikitesto]

I dati emergenti dalla documentazione storica, alcuni dei quali scoperti recentemente, hanno contribuito al conferimento della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla città di Piombino, mettono in evidenza la notevole portata dello scontro e la sua importanza.

La natura antifascista ed antinazista dell'episodio, inoltre, è più che evidente, soprattutto per quel che riguarda le motivazioni ed i modelli di comportamento della popolazione piombinese e di molti ufficiali subalterni, così come è altrettanto significativo il carattere patriottico dell'episodio durante il quale la popolazione tentò di difendere il suolo nazionale con le proprie forze.

È infine riconoscibile un altro tratto peculiare della città di Piombino che affonda le sue radici nella storia: la presenza ed il ruolo dei lavoratori dell'industria siderurgica, che rappresentarono una delle componenti più sensibili della società locale e che riuscirono a coniugare la propria coscienza di classe profondamente antifascista, con il senso della libertà e della democrazia.

I dati della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Danni subiti da parte tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la relazione del gen. Fortunato Perni, comandante del presidio militare di Piombino:

  • Caduti nel combattimento 120 soldati tedeschi.
  • Affondata una torpediniera TA11.
  • Gravemente danneggiata la torpediniera TA9, poi affondata nel canale.
  • Affondate cinque o sei motozattere.
  • Affondati due piroscafi carichi di rifornimenti.
  • Presi prigionieri carichi di rifornimenti.
  • Presi prigionieri oltre 200 soldati.
  • Catturate 4 o 5 motozattere.

Danni subiti da parte italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Caduti accertati nei combattimenti:
    • Giovanni Lerario, marinaio
    • Giorgio Perini, marinaio,
    • Vincenzo Rosano, brigadiere della Guardia di Finanza,
    • Nello Nassi, civile.
  • Feriti una decina tra marinai, soldati, finanzieri e civili.
  • Danneggiamenti vari a edifici pubblici e privati e ad impianti industriali.
  • Affondati quattro MAS, in precedenza catturati dai tedeschi.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto Storico Resistenza Toscana (Firenze) ha gentilmente acconsentito all'utilizzo del materiale pubblicato sul sito [1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]