I due nemici

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I due nemici
I due nemici.jpg
Paese di produzioneItalia
Anno1961
Durata104 min
Rapporto2,35 : 1
Genereguerra, commedia
RegiaGuy Hamilton
SoggettoLuciano Vincenzoni
SceneggiaturaSuso Cecchi d'Amico, Agenore Incrocci, Furio Scarpelli, Jack Pulman
ProduttoreDino De Laurentiis
Distribuzione in italianoDe Laurentiis
FotografiaGiuseppe Rotunno
MusicheNino Rota
ScenografiaMario Garbuglia
CostumiDario Cecchi, Ezio Frigerio
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

I due nemici (Best of Enemies) è un film del 1961 diretto da Guy Hamilton.

Il film è ambientato nel secondo conflitto mondiale, durante la Campagna dell'Africa Orientale, nel 1941.


"Nè l'esercito inglese nè io vogliamo passare per fessi! Ma specialmente io!"

(il maggiore inglese Richardson, dopo aver scoperto che gli italiani erano fuggiti da forte Eguadaba).

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Le truppe italiane sono in difficoltà, braccate dall'imponente armata britannica, meglio organizzata e determinata. Il maggiore inglese Richardson (David NIven) è incaricato di trovare un forte italiano, dove si trova uno sparuto reparto comandato dal maggiore Fornari (Amedeo Nazzari) con l'assistenza del capitano Vittorio Blasi (Alberto Sordi) e dal tenente medico Bernasconi (David Opatoshu).

Il reparto italiano riceve l'ordine di lasciare il forte, giudicato indifendibile, e di raggiungere un'altra fortezza dove raggrupparsi con altri reparti. Durante la marcia giunge un aereo inglese da ricognizione con il maggiore Richardson e il pilota Burke che però si schianta a terra ed i due ufficiali inglesi vengono catturati dai soldati italiani. Immediatamente cominciano battibecchi e scambi di battute fra il capitano Blasi e il flemmatico ufficiale inglese Richardson.

Durante una sosta notturna, un distaccamento inglese sorprende gli italiani e ne segue un violento scontro in cui il maggiore Fornari muore investito da una autoblindo. Tocca quindi al capitano Blasi prendere il comando del reparto, sempre braccato dagli inglesi. Il capitano Blasi, conscio della grande inferiorità numerica e in materiali degli italiani e confidando nelle sue abilità persuasive, decide di lasciar fuggire Richardson e Burke per far sapere agli inglesi la situazione delle truppe italiane cosicché gli inglesi capiscano che è inutile continuare a inseguirli. Richardson ed il pilota Burke perciò scappano, dopo aver rubato i due muli di Blasi, con grande sdegno di questi.

Richardson rientra quindi felicemente nelle linee britanniche; informa quindi i suoi superiori che Blasi e i suoi soldati sono diretti al forte Eguadaba per raggrupparsi con altri reparti italiani, ma i comandi inglesi non intendono consentirlo e Richardson deve perciò raggiungere il forte e distruggerlo. Il capitano Blasi arriva nel frattempo all'interno del forte Eguadaba, dove non trova però nessuno. Scopre subito dopo giungono le autoblinde di Richardson, il quale chiede la resa.

Convinto dall'ufficiale medico Bernasconi, Blasi si avvia a parlamentare con gli inglesi, ma scopre così di trovarsi di fronte ancora Richardson, cui non ha perdonato il furto dei muli. Dopo un vivace scambio di accuse e battute, il furioso Blasi pretende l'onore delle armi e quando Richardson e il suo collega Rootes glielo negano seccamente, Blasi rifiuta di arrendersi. Richardson concede allora a Blasi un'ora di tempo per arrendersi. Allo scadere dell'ultimatum, i soldati indigeni al seguito di Blasi escono dal forte e Richardson, sollevato, manda un subalterno a prendere in consegna Blasi e i suoi uomini. Questi però ritorna informando Richardson e Rootes che gli italiani, profittando dell'attesa, sono fuggiti dalla porta posteriore.

Gli inglesi, dopo aver subìto lo smacco, si mettono all'inseguimento degli italiani. I due schieramenti si ritrovano alla fine nella boscaglia abissina, ma ogni contrasto è accantonato perché alcuni indigeni, scacciati da Blasi, hanno appiccato il fuoco alla foresta e inglesi e italiani devono perciò trovare scampo su un'isoletta in un lago. Qui, il tenente medico Bernasconi, vista la disperata situazione dei soldati italiani ormai privi di tutto, convince Blasi ad arrendersi.

Dopo essersi messi in viaggio per il ritorno, gli inglesi e gli italiani (adesso prigionieri di Richardson) attraversano la regione dominata dalle truppe abissine di Ras Degedà. Costui si proclama alleato degli inglesi, però non solo rifiuta cibo e assistenza a Richardson ma pretende la consegna delle armi degli italiani, e perfino gli italiani stessi. Richardson rifiuta decisamente e prosegue la marcia. Uno degli ufficiali inglesi si ammala quindi di polmonite e i soldati inglesi e italiani sostano perciò in un villaggio abbandonato dove scoppiano nuovi battibecchi fra il rigido e compassato Richardson e l'indisciplinato Blasi, che si disistimano a vicenda e si rinfacciano tutti i luoghi comuni di inglesi e italiani.

All'improvviso però scoprono di essere stati accerchiati dall'astuto Ras Degedà. La situazione è affrontata con solidità dalle squadre inglese e italiana, ormai unite moralmente, le quali si aiutano a vicenda cercando il modo di sfuggire agli abissini. Nonostante Blasi e Richardson, continuino a punzecchiarsi l'un l'altro, in quel momento di pericolo si rendono conto di avere in realtà molte cose in comune, fra cui la speranza che finisca al più presto quella guerra che in fondo, entrambi considerano assurda. Concordano allora un piano per scampare alla cattura, ma finiscono tutti prigionieri di Ras Degedà, insieme ai loro soldati.

Il Ras abissino spoglia inglesi e italiani di tutte le armi e munizioni e delle scarpe, e li scaccia dalle sue terre. Agli avviliti soldati inglesi e italiani non resta quindi che cercare fra le montagne una strada qualsiasi, che dia loro una direzione da prendere. Alla prima strada asfaltata il sollievo è generale, ma mentre si discute di dove possa condurre, Blasi scopre di trovarsi a breve distanza da Addis Abeba italiana. Immediatamente si scatena l'entusiasmo degli italiani mentre gli inglesi di colpo ritrovano la loro fredda ostilità. Blasi e Richardson si dividono gelidamente e ciascuno prende la sua strada, come se i due schieramenti non si fossero mai incontrati.

Poco dopo però, l'incredulo Richardson, convinto di essere in territorio nemico, incrocia una colonna inglese: apprende quindi che Addis Abeba era da qualche giorno caduta in mano britannica. Gli italiani di Blasi verranno così catturati. Mentre verranno condotti al treno per essere trasferiti a un campo di prigionia, riceveranno l'onore delle armi dai compagni di sventura inglesi.


Fatti interessanti[modifica | modifica wikitesto]

L'attore inglese David Niven partecipò realmente alla seconda guerra mondiale nell'esercito britannico, conseguendo il grado di colonnello. Anche Alberto Sordi prestò servizio militare nel 1940-41. Nessuno dei due però è stato in Abissinia.

Location[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne girato in Israele.[1]

Caratterizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le caratterizzazioni dei personaggi sono brillanti e spesso umoristiche. Tuttavia alcune delle sequenze dove si confrontano il capitano italiano Blasi e il maggiore inglese Richardson hanno sollevato qualche critica (si era nel 1961, e la guerra era finita solo da 16 anni) sulla stampa italiana per lo stereotipo dell'italiano "marmittone", indisciplinato e inconcludente, in contrasto con l'inglese, impeccabile, curato e professionale. La pellicola gioca molto sull'altezzosità degli inglesi sugli italiani, mostrati come carenti di tutto e svogliati ma tuttavia in grado di tenere testa ugualmente a un nemico molto meglio armato e organizzato. Gli abissini sono mostrati come i più furbi e abili di tutti: ostili a tutti gli stranieri, prendono in trappola sia gli inglesi che gli italiani.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne accolto molto bene dalla critica e dal pubblico. Uscito nelle sale il 26 ottobre 1961, incassò un totale di 1.088.040.000 lire.[2]


Premi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Curti, Roberto, 1971- e Gastaldi, Ernesto, 1934-, Tonino Valerii : the films, ISBN 978-1-4766-6468-2, OCLC 948547954. URL consultato il 7 marzo 2020.
  2. ^ Curti, Roberto, 1971- e Gastaldi, Ernesto, 1934-, Tonino Valerii : the films, ISBN 978-1-4766-6468-2, OCLC 948547954. URL consultato il 7 marzo 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1965, Torino 1977

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]