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Breda Mod. 31

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Breda Modello 31
Tipomitragliatrice pesante
OrigineFrancia (bandiera) Francia
Impiego
UtilizzatoriItalia (bandiera) Italia
ConflittiSeconda guerra mondiale
Produzione
ProgettistaHotchkiss
Data progettazione1929
CostruttoreSocietà Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche
Date di produzione1931
Descrizione
Peso47,5 kg
Lunghezza1652 mm
Lunghezza canna1000 mm
Calibro13,2 mm
Munizioni13,2 × 99 mm
Numero canne1
AzionamentoSottrazione di gas
Cadenza di tiroteorica: 500 colpi/min
pratica: 400 colpi/min
Velocità alla volata790 m/s
AlimentazioneCaricatore da 30 colpi
Raffreddamentoad aria
Sviluppata daHotchkiss 13,2 mm
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La Breda Modello 31 è una mitragliatrice pesante italiana in calibro 13,2 × 99 mm sviluppata nei primi anni trenta dalla Società Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche su licenza della francese Hotchkiss et Cie. Derivata dalla Hotchkiss M1929, fu impiegata dal Regio Esercito, dalla Regia Marina e dalla Regia Aeronautica in funzione antiaerea, anti-fanteria e per l’armamento di veicoli blindati e installazioni navali durante la seconda guerra mondiale.

Robusta e relativamente affidabile, la Breda Mod. 31 costituì una delle principali armi automatiche pesanti italiane del periodo interbellico e dei primi anni del conflitto, prima della progressiva diffusione di sistemi più moderni e di maggiore calibro.

Tecnica e specifiche

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La Breda Modello 31 è una mitragliatrice pesante automatica funzionante a presa di gas, dotata di canna fissa lunga 75,6 calibri e sparante ad otturatore aperto. Il raffreddamento avviene ad aria mediante un ampio manicotto alettato che avvolge la canna per gran parte della sua lunghezza, soluzione adottata per migliorare la dispersione del calore durante il tiro prolungato.

L’arma era camerata per la cartuccia 13,2 × 99 mm Hotchkiss ed alimentata tramite caricatori metallici semicurvi da 30 colpi, dal peso di circa 1,46 kg a vuoto. La cadenza di tiro relativamente elevata e la potente munizione la rendevano efficace sia contro bersagli terrestri sia nel tiro contraereo a corta distanza.

Impiego navale

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Breda Mod. 31 di utilizzo navale antiaereo in impianto binato pesante, a punteria vincolata

La Regia Marina impiegò estesamente la Breda Mod. 31 come arma contraerea leggera su numerose unità navali. I MAS utilizzavano prevalentemente impianti singoli su affusto a forcella con supporto a treppiede, del peso complessivo di circa 87 kg.

Sulle unità maggiori erano invece installati impianti binati a punteria vincolata azionati mediante volantini, serviti da un singolo puntatore seduto su un seggiolino disassato lateralmente rispetto alle canne. A partire dal 1936 questi affusti furono progressivamente affiancati e in parte sostituiti dal più moderno impianto binato Breda Modello 1935.

Particolarmente caratteristico era l’impianto binato retraibile installato sui sommergibili: durante la navigazione l’arma veniva abbassata all’interno di un compartimento stagno per proteggerla dagli agenti marini e ridurre la resistenza aerodinamica.

Impiego terrestre

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Il prototipo della cingoletta Ansaldo L40 montante la mitragliatrice mod. 31

In ambito terrestre la Breda Mod. 31 trovò impiego anche come armamento per veicoli corazzati. L’arma equipaggiava infatti i carri comando semoventi M41 e M42, oltre al prototipo del trasporto truppe corazzato Ansaldo L40, dove era installata in casamatta all’interno di una blindosfera.

La Hotchkiss Modele 1929 dalla quale la Breda sviluppò la sua mitragliatrice mod. 31

La Breda Modello 31 derivava dalla mitragliatrice pesante contraerea francese Hotchkiss M1929 in calibro 13,2 × 99 mm, della quale la Società Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche acquistò la licenza di produzione alla fine degli anni venti. L’interesse italiano per l’arma nacque dall’esigenza di dotare la Regia Marina di una moderna mitragliatrice contraerea leggera capace di contrastare velivoli a bassa quota e piccole unità navali.

La messa a punto della versione italiana richiese diversi anni di sviluppo e adattamento industriale, fino all’adozione ufficiale nel 1931. La Breda Mod. 31 venne impiegata principalmente come arma contraerea sul naviglio della Regia Marina, equipaggiando MAS, sommergibili, unità maggiori e treni armati navali. L’arma si dimostrò generalmente affidabile e robusta, con una buona efficacia contro bersagli aerei a corta distanza grazie alla potente munizione da 13,2 mm.

Nel corso degli anni trenta la mitragliatrice trovò impiego anche in ambito terrestre. La Ansaldo installò infatti la Breda Mod. 31 sui carri leggeri CV33 destinati all’esportazione in Brasile, mentre il Regio Esercito la adottò come armamento principale dei carri comando derivati dai semoventi M41 e M42 e in alcuni allestimenti sperimentali per veicoli blindati.

Breda Mod. 31 in impianto binato a scomparsa su un sommergibile classe Acciaio

Durante la seconda guerra mondiale la Breda Mod. 31 fu largamente utilizzata in funzione contraerea leggera sia in ambito navale sia terrestre, partecipando alle operazioni nel Mediterraneo e alla difesa di installazioni costiere e convogli. Nonostante le buone prestazioni, il progressivo aumento della velocità e della robustezza degli aeromobili rese il calibro 13,2 mm sempre meno efficace come arma antiaerea principale, favorendo la diffusione della più potente Breda 20/65 Modello 1935 da 20 mm, che progressivamente sostituì la Mod. 31 sui mezzi di prima linea.

Dopo l’armistizio del 1943 numerosi esemplari continuarono ad essere impiegati da unità italiane e tedesche, soprattutto in ruoli secondari e difensivi. Alcune armi rimasero inoltre in servizio anche nel dopoguerra presso installazioni navali e depositi, venendo gradualmente radiate con l’introduzione di sistemi antiaerei più moderni di produzione americana.

Valutazione tecnica

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La Breda Modello 31 fu generalmente considerata un’arma robusta, affidabile e di buona qualità costruttiva. Il potente calibro 13,2 × 99 mm garantiva una capacità offensiva sensibilmente superiore rispetto alle comuni mitragliatrici leggere e pesanti dell’epoca, rendendola efficace contro velivoli a bassa quota, bersagli terrestri protetti e piccole unità navali.

L’arma beneficiava inoltre di una costruzione meccanica accurata e di una buona regolarità di funzionamento, caratteristiche apprezzate soprattutto nell’impiego navale. Gli impianti binati offrivano una discreta densità di fuoco e rappresentarono, nei primi anni trenta, una soluzione contraerea moderna e competitiva.

Con il progredire del conflitto emersero tuttavia alcuni limiti strutturali. Il caricamento tramite caricatori da 30 colpi riduceva la continuità del fuoco rispetto ai sistemi alimentati a nastro, mentre il calibro da 13,2 mm divenne progressivamente insufficiente contro aeromobili sempre più veloci, corazzati e resistenti. Per tali ragioni la Breda Mod. 31 venne gradualmente sostituita nei ruoli di prima linea dalla più potente Breda 20/65 Modello 1935 da 20 mm.

Nonostante ciò, l’arma rimase in servizio per buona parte della seconda guerra mondiale grazie alla sua affidabilità, semplicità costruttiva e versatilità d’impiego in ambito navale e terrestre.

  • Jean-Yves Mary, La ligne Maginot, ce qu'elle était, ce qu'il en reste, SERCAP, 1985.
  • Philippe Truttmann, La ligne Maginot ou la Muraille de France, Gérard Klopp éditeur, 1985.

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