Fucile mitragliatore

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Il BAR, uno dei primi veri fucili automatici

Un fucile mitragliatore è un'arma automatica leggera di supporto-assalto diffusa dagli anni '20 del XX secolo.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il fucile mitragliatore si è evoluto poi contemporaneamente in altre due tipologie d'arma: La mitragliatrice leggera e il fucile semiautomatico che hanno, con delle differenze, ricoperto entrambi i ruoli che inizialmente ricopriva quest'arma, assieme al fucile a otturatore girevole-scorrevole che erano date in dotazione individuale alle truppe sino (ed in certi casi anche oltre) la seconda guerra mondiale. Solitamente i fucili mitragliatori erano o montati su veicoli leggeri (come ad esempio i fuoristrada SPA 42 "Shariana") oppure portati da un fante che all'interno della sua squadra aveva il compito di dare fuoco d'accompagnamento, che serviva a coprire, dopo che il fuciliere si era posizionato in un adeguato luogo, l'assalto dei compagni.

Proprio per questa sua modalità d'impiego che spesso si risolveva con il dover praticare il tiro poggiando l'arma a terra o su ripari di fortuna, quasi la totalità dei fucili mitragliatori era dotata di bipiede regolabile. Nel Breda Mod. 30 era famoso per la sua fragilità, mentre nel M1918 Browning Automatic Rifle per la sua scomodità e complicatezza nella regolazione. Taluni fucili mitragliatori erano dotati anche di meccanismi di selezione del fuoco che o consentivano di variare il fuoco da completamente automatico (raffica) a semiautomatico (colpo singolo) oppure di variare il rateo di fuoco e quindi il numero di colpi sparati al minuto.

Nel linguaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nel linguaggio di settore, l'espressione "fucile mitragliatore" scorrettamente viene quasi sempre scambiata per il sinonimo di "mitragliatrice leggera". Il sinonimo di "fucile mitragliatore" è "fucile automatico" che è, da alcuni, considerato il termine più idoneo.

Un altro termine con cui viene confuso il fucile mitragliatore è il fucile d'assalto (come esempio si può citare l'AK-47), ma in tal caso si tratta nettamente di un errore.

In sostanza "il fucile mitragliatore" è un fucile camerato con proiettili di fucili, ma viene impiegato come un'arma di supporto-assalto, inoltre per essere definito tale deve essere almeno con selettore di fuoco con "sicura" e "fuoco automatico" (full auto, per chi usa terminologia inglese).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I fucili mitragliatori cominciarono a comparire negli anni della prima guerra mondiale, in cui le protagoniste indiscusse dell'innovazione bellica furono le mitragliatrici pesanti, anche se oggi il termine mitragliatrice pesante sta ad indicare un diverso tipo di arma: all'epoca, infatti, la mitragliatrice era pesante per il peso (dai 30 ai 60 kg), munita di treppiede e destinata ad un impiego alquanto statico, ma di calibro fra 6,5 e 9 mm; oggi invece è pesante per il calibro, intorno al 12,7 mm.

Fino al 1915 non era stato contemplato di creare armi automatiche individuali e portatili che fossero più versatili delle mitragliatrici e soprattutto che potessero essere utilizzate da un solo uomo anche durante operazioni quali l'assalto, che richiedevano grande mobilità. In quello stesso anno però, in Italia, fu ideata una nuova tipologia d'armi da fuoco leggere, la Villar Perosa mod. 1915, con funzionamento automatico proprio come le mitragliatrici ma con munizione di potenza inferiore (si usò il 9 x 19 mm Glisenti, che era il calibro impiegato nelle pistole Glisenti Modello 1910 in dotazione in quel periodo al Regio Esercito); tale nuova arma era costituita da un piccolo supporto (che consentiva l'ancoraggio dell'arma ad autoveicoli, biciclette od anche tramite un sistema di cinghie al petto del soldato) e da due canne affiancate (era un'arma binata) che montavano ciascuna un caricatore prismatico da 25 colpi che si inseriva in una feritoia presente nella parte superiore di ciascuna culatta. L'elevato volume di fuoco (900 colpi/min.) e l'assenza di meccanismi di selezione del fuoco non consentirono di impiegare efficacemente questa nuovo concetto d'arma. Gli utilizzatori purtroppo ben presto ne lamentarono la scarsa potenza (in quanto era ritenuto naturale raffrontarla alle prestazioni enormemente superiori delle mitragliere) e la limitata disponibilità di proiettili che si esaurivano premendo addirittura una sola volta il grilletto. Per il caratteristico rumore che emetteva la raffica sparata da ciascuna canna, e per la sua brevità a causa del basso numero di munizioni nel serbatoio quest'arma fu soprannominata "pernacchia" e spesso relegata in poche operazioni speciali compiute da truppe appositamente addestrate (gli Arditi).

Dopo l'incerto esordio di un'arma leggera automatica sia gli Italiani che gli altri partecipanti alla Grande Guerra si accorsero che con qualche messa a punto un'arma così concepita poteva essere cruciale per le moderne fanterie. Vennero dapprima letteralmente smontati molti OVP 15 montando le due "armi" risultanti su degli affusti di moschetti mod. 91 creando le prime carabine automatiche o mitra che iniziarono ad essere migliorate e diffuse. Dopo questa tappa evolutiva si pensò di creare armi analoghe ma più potenti che utilizzassero non il munizionamento delle pistole ma quello dei fucili, uguale a quello delle mitragliatrici. Così nacque e si sviluppò il concetto di fucile mitragliatore (o fucile di reparto, in quanto era dato in numero assai limitato come arma di supporto alle squadre). Solitamente queste armi erano alimentate con caricatori prismatici amovibili con una capacità di una ventina di colpi (ad esempio lo statunitense M1918 Browning Automatic Rifle) o caricatori fissi (l'italiana Breda Mod. 30). Questo piccolo accorgimento è stato pienamente recepito successivamente nei fucili automatici, che costituirono una loro ulteriore evoluzione alleggerita ed accociata, che consentì invece di equipaggiare, come tutt'oggi, la totalità delle truppe lasciando i ruoli di supporto unicamente alle mitragliatrici leggere, per quanto concerne il fuoco di supporto o di appoggio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Musciarelli L., Dizionario delle Armi, Milano, Oscar Mondadori, 1978

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]