Società Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche

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Società Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche
Finanziaria Ernesto Breda
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Stato Italia Italia
Tipo società per azioni
Borse valori Milano
Fondazione 1886 a Milano
Fondata da Ernesto Breda
Chiusura 1952 la SIEB si trasforma in Finanziaria Ernesto Breda
1994 la Finanziaria Ernesto Breda entra in liquidazione coatta amministrativa
Sede principale Milano, Piazza della Repubblica, 32
Settore Industria metalmeccanica
Prodotti Veicoli ferrotranviari, aerei, navi, armi
Fatturato 1.100 miliardi di lire (1990)
Dipendenti 7.000 (1990)
Sito web www.fondazioneisec.it/breda/index.htm

La Società Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche, dal 1952 trasformata in Finanziaria Ernesto Breda, è stato un importante gruppo italiano del XX secolo che operava nei settori metalmeccanico (costruzioni ferroviarie, aerei civili e militari, autocarri, motociclette, macchine industriali, agricole e per l'edilizia), siderurgico, navale e armiero.

In seguito alla progressiva dismissione delle partecipazioni statali in Italia, numerose aziende provenienti da tale gruppo mantennero in seguito il marchio Breda.

Settori di attività[modifica | modifica wikitesto]

Aeronautica[modifica | modifica wikitesto]

aereo da turismo leggero biposto A.1

La produzione di aerei iniziò nel primo dopoguerra e durò fino a tutta la seconda guerra mondiale con esemplari prevalentemente orientati al settore militare.

Produzione di velivoli - prospetto di sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Serie Modelli prodotti
Serie A 1, A.1 (M-1), A.2, A.3, A.4, A.5, A.7, A.8, A.9, A.10, A.14
Serie Ba Ba.15, Ba.16, Ba.18, Ba.19, Ba.25, Ba.26, Ba.27, Ba.28, Ba.32, Ba.33. Ba.39, Ba.42, Ba.44, Ba.46, Ba.64, Ba.65, Ba.75, Ba.82, Ba.88, Ba.92, Ba.201, Ba.205
Serie CC CC.20
Serie Zappata BZ 301, BZ 302, BZ 303, BZ 304

BZ 305, BZ 306, BZ 308, BZ 309 BZ 401, BZ 408

Serie Pittoni Breda-Pittoni B.P.471

Armiero[modifica | modifica wikitesto]

Impianto binato con mitragliatrici Breda-SAFAT calibro 7,7 mm.

Anche tale settore fu fortemente condizionato dagli eventi bellici del XX secolo che comportarono significative commesse da parte delle forze armate italiane.

La produzione era focalizzata principalmente su armamento leggero, con fucili e fucili mitragliatori con relativi proiettili, pur non mancando alcuni modelli di cannoni.

Produzione di armi - prospetto di sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Tipologia Modelli prodotti
Fucili Breda Mod. 1935 PG
Fucili mitragliatori Breda Mod. 30
Mitragliatrici Breda Mod. 31, Breda Mod. 37, Breda Mod. 38, Breda-SAFAT, Breda Mod. 5C
Cannoni Breda 20/65 Mod. 1935, Breda 37/54, 47/32 Mod. 1935
Bombe a mano Breda Mod. 35, Breda Mod. 42
Cartucce 12,7 × 81 mm SR

Materiale ferroviario[modifica | modifica wikitesto]

Nutrita e diversificata fu la produzione di veicoli ferroviari, con esemplari prodotti su disegno delle imprese committenti e con progetti sviluppari in proprio, fra i quali spiccava il cosiddetto "Elettrotreno", considerato per molti anni fiore all'occhiello delle ferrovie italiane e motivo di orgoglio nazionale[1] e il suo discendente "Settebello".

Produzione di veicoli ferroviari - prospetto di sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Tipologia Committente Gruppi prodotti
Automotrici Ferrovie dello Stato Gruppi ALn 442/448, ALDn 32, ALn 556, ALn 56, ALn 668-1500, 668.1600, 668.1700, 668.2400, ALn 880, ALDb 200, ALb 72
Ferrovie della Sardegna Gruppo 90
Ferrovie Calabro Lucane Gruppi M2.120, M2.200
Ferrovie Nord Milano Gruppi M-1, Md. 520
Ferrovie del Sud Est Gruppo Ad 51-80
Elettromotrici Ferrovie dello Stato Gruppi E.10/E.60, ALe 724, ALe 801/940, ALe 582, ALe 782, ALe 883, ALe 790/880, ALe 792/882
ATM Milano Elettromotrici linea 1, linea 2, linea 3
SEFTA Gruppo 1-10
Ferrovie Nord Milano Gruppi E.700, E.740, E.750
ACOTRAL/COTRAL Gruppi MA 100, MA 200
STEFER Elettromotrice 401
Società per le Ferrovie Adriatico Appennino Elettromotrice ABD 22
Strade Ferrate Secondarie Meridionali Gruppi BD 0201-0215, BD 0101-0116
Locomotive a vapore Ferrovie della Brianza Centrale gruppo 1-4
Ferrovie Meridionali Sarde FMS 100
Ferrovie Eritree Gruppo 202
Ferrovie dello Stato Gruppi 215, 260, 290, 310, 320, 410, 420, 470, 500, 545, 550, 552, 560, 640, 670, 680, 685, 690, 691, 730, 740, 744, 745, 746, 750, 830, 835, 851, 885, 904, 905, 906, 981, R.301, R.302
Ferrovie Nord Milano Gruppi 220, 250, 280
Ferrovie Calabro Lucane Gruppi 1-14, 170, 200, 350
Società Veneta Gruppi 9, 15, 23, 25, 31
Ferrovia della Valle Seriana Gruppi 51-52, 36-38
Ferrovia Circumetnea Gruppo 1-12
Ferrovie e Tramvie Padane Gruppo 41-44
Locomotive Diesel Ferrovie Complementari Sarde e Strade Ferrate Sarde Gruppi 500 e 600
Ferrovie dello Stato Gruppi 225, 234, 245, D.341, D.342.2001, D.343, D.345, D.443
Ferrovie Calabro Lucane Gruppo LM4
Società Nazionale Ferrovie e Tramvie Gruppo Cne 510-516
Locomotive Elettriche Bern-Lötschberg-Simplon Gruppo Be 6/8
Ferrovie Nord Milano Gruppo E.610
Ferrovie dello Stato Gruppi E.330, E.331, E.424, E.428, E.432, E.454, E.636
Ferrovia della val Brembana Gruppi 1-5, 11-14
SEFTA Gruppo 51-54
Elettrotreni Ferrovie dello Stato ETR.200 FS, ETR.250 FS "Arlecchino", ETR.300 FS "Settebello"
Tram Rete di Milano Serie ATM 1500, 4000, 4600 e 4700, 5000, 5200, 5300, 5400, 600, tram sperimentali; serie STEL 110-115, 60-69; tram tipo Edison
Rete di Genova Serie UITE 1100, 900
Rete San Francisco Elettromotrici LRV

Altre produzioni[modifica | modifica wikitesto]

La Finanziaria Ernesto Breda fondò negli anni sessanta alcune società specializzate in specifiche produzioni, con particolare riguardo agli insediamenti nel mezzogiorno d'Italia[2], anche mediante la creazione dell'INSUD - nuove iniziative per il Sud, società di promozione di attività industriali nel mezzogiorno costituita pariteticamente con la Cassa per il Mezzogiorno:

  • SIV - Società Italiana Vetro, produzione di vetri speciali, con un terzo del capitale della Finanziaria Ernesto Breda, un terzo della Libbey Owens-Ford Glass Co. di Toledo, Ohio ed un terzo della Società Finanziamenti Idrocarburi, con sede a Vasto;
  • BREMA, produzione di pneumatici, società con il Gruppo Manuli e sulla base di un accordo con la Seilberling Rupper Co. di Akron, USA, con sede a Bari;
  • Breda Hupp, produzione di condizionatori sulla base di accordi con la statunitense Hupp Corporation Of Cleveland, con sede a Bari;
  • Metalmeccanica Meridionale, produzione di ossido di titanio, sulla base di accordi con la milanese Salbar.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Lo stabilimento "Elvetica" di Milano

L'azienda fu fondata a Milano nel 1886 dall'ingegnere padovano Ernesto Breda, che aveva rilevato la Cerimedo & C., società meccanica e ferroviaria milanese ubicata lungo il naviglio della Martesana a Milano altresì nota come "Elvetica". La Breda operò inizialmente quale società in accomandita semplice con il nome di Ing. Ernesto Breda e C.

Nel 1891, con la vincita della gara per la fornitura di 22 locomotive alle ferrovie della Romania, l'azienda entrava nel mercato europeo delle locomotive fino allora dominato dalle industrie tedesca ed inglese. Intanto, pur senza perdere di vista l'obiettivo della specializzazione dello stabilimento in tale, la necessità di assicurarsi una continuità di lavoro ed insieme la volontà di non perdere il contatto con settori produttivi affini ed in espansione spinsero l'azienda ad intraprendere altre iniziative. Vennero assunte anche forniture di carri e carrozze per ferrovie e tranvie e, previsto l'intensificarsi ed il meccanizzarsi delle lavorazioni agricole, vennero messe in produzione dal 1894 locomobili e trebbiatrici[3].

Nel 1895 nel concorso a premi al merito industriale, istituito dal governo italiano nel 1895, alla Breda venne conferita la grande medaglia d'oro con diploma d'onore, unica corrisposta fra le centoventitre industrie meccaniche concorrenti[4].

Lo stabilimento di Milano nel 1895 aveva raggiunto un'area di 35.617 m², dei quali 24.730 erano coperti, area che nel 1900 era diventata di 45.000 e 35.000 m² coperti. Anche l'occupazione era passata dai 400 dipendenti del 1887 ai 2.000 nel 1889, poi, superato un periodo di crisi ai primi del '90, nel 1895 aveva raggiunto di nuovo gli 800 dipendenti. Lo stesso, prima dell'avvio e del trasferimento di alcune lavorazioni, comprendeva ben venti reparti che andavano dalla sala dei modellisti all'officina costruzione carri ferroviari, alla torneria bossoli e cannoni, alla fonderia ghisa, con un totale di 631 macchine operatrici, escluse quelle dell'attrezzeria[4]. Nel 1897 il Regio Istituto lombardo di scienze e lettere assegnava alla Breda il premio Brambilla[4].

Nel 1899 grazie a importanti commesse estere, e con l'apporto di capitali della Banca Commerciale Italiana l'azienda venne trasformata in società anonima, con la denominazione di Società Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche (SIEB). L'attività principale rimaneva quella di produzione di locomotive, che beneficiava delle commesse pubbliche per lo sviluppo della rete ferroviaria nazionale, ma l'azienda operava in molte altre lavorazioni meccaniche, come la fucinatura di pezzi metallici, la produzione di caldaie, macchine utensili e macchine agricole.

Millesima locomotiva Breda, la FS 685.600 esposta al Museo Leonardo da Vinci di Milano

Agli inizi del Novecento l'espansione dell'attività rese necessario un ampliamento dello stabilimento; la Breda cercò nel 1900 di ottenere dal comune di Milano la cessione di un tratto di via Bordoni lungo la quale sorgeva il preesistente stabilimento. La richiesta provocò un vivace dibattito nel consiglio (1901) tra gli amministratori comunali e gli industriali milanesi. Nel 1903 però la Breda acquistava terreni edificabili nei comuni di Niguarda e di Sesto San Giovanni[4]. I nuovi stabilimenti, i cui lavori di costruzione furono avviati nel 1903, vennero completati circa sette anni dopo.

L'acquisto dei terreni e l'inizio dei lavori per le nuove officine spinsero la Breda a ricorrere, nel 1904, all'emissione di obbligazioni per lire 4.000.000 curata, come le altre successive operazioni finanziarie della società, dalla Banca Commerciale Italiana. Il trasferimento nelle nuove officine permise nel 1907 la realizzazione di un progetto riorganizzativo di notevole importanza per quel tempo, con la separazione amministrativa dei tre stabilimenti di Milano, Sesto e Niguarda coordinati da una direzione generale centrale[4]. Nel 1908 la società festeggiava la consegna della millesima locomotiva costruita nelle proprie officine[4], un'unità del gruppo FS 685, conservata nel museo Leonardo da Vinci di Milano[5].

Le produzioni belliche e il Ventennio[modifica | modifica wikitesto]

Reparto torneria e aggiustaggio alla Breda negli anni 20

Con lo scoppio della prima guerra mondiale la necessità di forniture belliche durante il conflitto si rivelò importante per lo sviluppo della Breda, che si orientò verso le produzioni di proiettili, cannoni e aeroplani da combattimento su licenza. Ma la difficoltà a reperire materie prime come l'acciaio e macchine utensili spinse l'azienda alla costruzione di una propria acciaieria interna.

Questo portò a notevoli difficoltà di riconversione nel dopoguerra, superate grazie alla scelta di focalizzarsi sulla produzione di armi leggere presso lo stabilimento di Brescia e di aeroplani, anche per le pattuglie acrobatiche dell'esercito.

Nel 1917 viene inaugurato il centro di ricerca e formazione, l'Istituto Scientifico Tecnico Ernesto Breda, che nel corso del XX secolo si affermò come uno dei più importanti centri di ricerca nazionali nel campo della metallurgia.

La grande depressione colpì tutte le economie nazionali e con esse la Breda, che solo alla fine degli anni venti, ricorrendo a un prestito obbligazionario sul mercato statunitense, riuscì a superare definitivamente le difficoltà finanziarie. Il completo rilancio della società avvenne solo a metà degli anni trenta, in concomitanza con i preparativi per la guerra d'Etiopia.

Nel 1936 fu solennemente presentato l'Elettrotreno FS ETR 200, al tempo motivo di orgoglio nazionale[6] e considerato fra i più bei treni in circolazione in Europa, e Benito Mussolini decise di inviarne uno alla Fiera Mondiale di New York, dove fu accolto con grande interesse ma senza alcun seguito di ordinazioni. Il 20 luglio 1939 l'esemplare 212, condotto dal macchinista Alessandro Cervellati[7], stabilì un record tra Firenze e Milano, con la velocità massima di 203 km/h raggiunta nel tratto fra Pontenure e Piacenza.

Nel 1936 la Breda acquisì le Officine Ferroviarie Meridionali, azienda aeronautica e ferroviaria del Napoletano che fu ribattezzata IMAM, aumentando la capacità produttiva in campo aeronautico.

Azienda chiave nello sforzo bellico italiano, gli stabilimenti della Breda furono tra quelli coinvolti nell'ondata di scioperi che precedettero e seguirono la caduta del governo Benito Mussolini nel 1943.

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine della guerra la Breda si ritrovò nuovamente in condizioni di affrontare una difficile riconversione alle produzioni di pace, con gli stabilimenti gravemente danneggiati dai bombardamenti. Lo Stato intervenne in aiuto mediante il Fondo per l'Industria Meccanica (FIM), istituito con decreto dell'8 settembre 1947 per sostenere l'industria meccanica ma le strutture produttive risultavano fortemente sovradimensionata rispetto agli sbocchi di mercato esistenti per i propri prodotti. Negli anni della ricostruzione la Breda fu impegnata nel difficile compito di riavviare la propria attività e risanare la grave situazione finanziaria.

Nel 1947 il Cantiere Navale Ernesto Breda di Marghera viene trasformato in società per azioni con la ragione sociale Cantiere navale Breda SpA, pur sempre controllato dalla SIEB; successivamente, nel 1950, l'intero pacchetto azionario passò al FIM[8].

Nel 1951, a seguito dell'approfondirsi della crisi del gruppo, l'avvocato Pietro Sette venne nominato commissario straordinario dal FIM con l'incarico di procedere al riassetto del complesso industriale; tale fondo, diventato proprietario di più del novanta per cento del capitale sociale della Breda, procedette ad un rapido risanamento e a una completa riorganizzazione del gruppo, cedendo il settore aeronautico IMAM alla Aerfer della Finmeccanica, mentre la sezione aeronautica di Sesto S. Giovanni fu chiusa.

L'epoca della Finanziaria[modifica | modifica wikitesto]

La profonda riforma portò il 14 luglio 1952 alla trasformazione della Breda nella forma di una holding, la Finanziaria Ernesto Breda (Finbreda o anche FEB) quotata in Borsa; le sezioni di produzione si costituirono conseguentemente in società per azioni controllate dalla stessa.

Nel 1955 la Breda Motori unificò la sua attività con la Isotta Fraschini con cui costituì una nuova società che assunse la denominazione Isotta Fraschini e Motori Breda.

Nel 1959 la Breda Siderurgica venne ceduta alla Finsider. Sempre nello stesso anno la Breda Elettromeccanica e Locomotive viene divisa in due società distinte: Breda Elettromeccanica e Breda Termomeccanica e Locomotive, poi Breda Termomeccanica.

Non in grado di ripagare i propri debiti con il FIM, nel 1962 la Breda costituì il nucleo intorno a cui fu creato l'Ente partecipazioni e finanziamento industrie manifatturiere (EFIM), una nuova holding delle Partecipazioni statali di cui fu seguita la logica: furono così intraprese numerose iniziative industriali, soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia, anche in settori lontani dall'originario campo di attività.

Il settore più strategico della Finbreda rimaneva comunque quello dei sistemi di difesa, grazie all'acquisizione, avvenuta nel 1973 della Oto Melara; la Finbreda costituì per anni un polo dell'industria militare alternativo a quelli costituiti dall'IRI.

Gli anni ottanta portarono ad un progressivo ridimensionamento delle varie branche della ex Breda, che furono coinvolte altresì nel dissesto finanziario dell'EFIM. La Breda Siderurgica chiuse del tutto, la Breda Fucine passò dai quasi 20.000 dipendenti degli anni sessanta a poco meno della metà[9]; la stessa venne poi smembrata, privatizzata e ridotta a poche decine di occupati[10].

Il Ministero del Tesoro, nel quadro della liquidazione dell'EFIM, pose la FEB in liquidazione coatta amministrativa con il decreto dell'11 marzo 1994 con cui furono nominati liquidatori Alberto Predieri (liquidatore dell'EFIM), Fabio Pulsoni e Franco Tosi.[11] Un successivo decreto del 13 luglio nomina Alberto Bianchi al posto di Predieri.[12]

Il settore ferroviario e quello dei sistemi di difesa furono ceduti a Finmeccanica. I piccoli azionisti della Finbreda, che era quotata in Borsa, persero i loro investimenti, peraltro già azzerati da più di quattro anni durante i quali il titolo era quotato a valore pressoché nullo. Le vaste aree lasciate libere dalla Breda tra Milano e Sesto San Giovanni furono interessate dalla realizzazione del nuovo polo universitario della Bicocca e di zone commerciali.

Nel 2000 la Newfé acquista i crediti della società posta in liquidazione; nel 2007 la IntekCapital SpA,[13] che nel frattempo incorpora la Newfé, acquista dall'EFIM in liquidazione la quota di maggioranza (51,835%) del capitale della Finanziaria Ernesto Breda SpA in liquidazione coatta amministrativa.[14] Nel 2009 il Tribunale di Milano omologa la proposta di concordato e la FEB torna in bonis con la denominazione "FEB - Ernesto Breda S.p.A.".[15]

Dati societari[modifica | modifica wikitesto]

Alla vigilia della seconda guerra mondiale, nel 1936, la Breda era un unico grande complesso integrato, la cui direzione generale, amministrativa e tecnica, nonché il reparto costruzione macchine industriali avevano sede a Milano, e che risultava articolato in otto sezioni:

Alle stesse si aggiunse, nel 1941 la Sezione IX, Bombe e proiettili, con sede nell'allora Apuania.

A seguito della trasformazione societaria attuata nel 1952, i nuclei produttivi ancora vitali dell'azienda con i relativi stabilimenti furono scorporati dalla Società Italiana Ernesto Breda ed affidati a singole società aventi piena autonomia giuridica. Vennero così costituite le società possedute dalla capogruppo Finanziaria Ernesto Breda SpA:

  • Breda Elettromeccanica e Locomotive
  • Breda Ferroviaria
  • Breda Motori
  • Breda Fonderia Forgia e Macchine Industriali
  • Breda Siderurgica
  • Breda Meccanica Romana
  • Breda Meccanica Bresciana

All'interno dell'EFIM, oltre alla Finanziaria Ernesto Breda, erano operative le seguenti società:

In seguito alla cessione delle attività EFIM il marchio Breda rimase in uso da numerose aziende che avevano ereditato impianti di produzione e portafoglio clienti:

L'archivio storico è conservato presso la Fondazione ISEC di Sesto San Giovanni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Cornolò, Una leggenda che corre, op. cit.
  2. ^ http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=52099&RicLin=en.
  3. ^ Treccani.it BREDA, Ernesto, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 14 (1972).
  4. ^ a b c d e f BREDA, Ernesto, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 14 (1972).
  5. ^ Locomotiva Gr. S 685.600.
  6. ^ Cornolò, Una leggenda, op. cit., p. 32.
  7. ^ Maurizio Panconesi, La direttissima degli Appennini. La linea Bologna-Prato e le sue ferrovie di servizio, Cortona, Calosci, 2002, ISBN 88-7785-179-1, pp. 121-125.
  8. ^ Sieb sezione VIII Cantiere navale - Marghera.
  9. ^ M. Michelino, D. Trollio, Operai, carne da macello – La lotta contro l’amianto a Sesto San Giovanni, dal sito resistenze.org“.
  10. ^ parte delle attività della Breda Fucine, messa in liquidazione nel 1992, sono state rilevate dalla Metalcam del gruppo Carlo Tassara, che attualmente occupa circa 30 dipendenti.
  11. ^ http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1994/03/31/094A2056/sg;jsessionid=4R9oaWoj66j-mfCZxsyKWw__.ntc-as2-guri2a.
  12. ^ http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticoloDefault/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1997-09-01&atto.codiceRedazionale=097A6843&atto.tipoProvvedimento=DECRETO.
  13. ^ http://www.intekcapital.it/index.html.
  14. ^ http://www.febspa.it/docs/Feb_bilancio_2009_definitivo.pdf.
  15. ^ http://www.febspa.it/index.php?option=com_content&view=article&id=15&Itemid=12 Sito FEB.
  16. ^ Sito Breda Energia. URL consultato nel febbraio 2016.
  17. ^ Sito RTM Breda. URL consultato nel febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Giugni, Le imprese a partecipazione statale, Napoli, Jovene, 1972
  • Pasquale Saraceno, Il sistema delle imprese a partecipazione statale nell'esperienza italiana, Milano, Giuffrè, 1975
  • Bruno Amoroso - Ole Jess Olsen, Lo stato imprenditore, Bari, Laterza, 1978
  • Gabriele Cacioli, Stefano Giobbi, Alfredo Signorini, Nevio Vanni, Le Officine Breda di Pistoia: Archeologia industriale e restauro, Pistoia 1981.
  • La Breda 1886-1986. Dalla Società Italiana Ernesto Breda alla Finanziaria Ernesto Breda. Amilcare Pizzi Editore, Milano, 1986.
  • Giovanni Cornolò, Una leggenda che corre. Breve storia dell'elettrotreno e dei suoi primati. ETR.200 - ETR.220 - ETR 240, 2. ed., Salò, Editrice Trasporti su Rotaie, 1990, ISBN 88-85068-23-5
  • Nico Perrone, Il dissesto programmato. Le partecipazioni statali nel sistema di consenso democristiano, Bari, Dedalo, 1991 ISBN 88-220-6115-2
  • (EN) (DA) Nico Perrone, European and American Patterns in a Conflictive Development, Roskilde, Roskilde Universitetscenter, 1992 ISBN 87-7349-217-5
  • La Breda produce, mostra fotografica, dal sito dell'Istituto per la Storia dell'Età Contemporanea [1]
  • La linea del fuoco. Storia degli operai e del reparto aste alla Breda Fucine La linea del fuoco, it.geocities.com. (archiviato dall'url originale il ).

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