Rete tranviaria di Milano

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Rete tranviaria di Milano
Servizio di trasporto pubblico
Milano tram piazza Cavour.jpg
Tram ATM serie 1500 in transito fra via Manzoni e piazza Cavour
Tipo rete tranviaria urbana
Stati Italia Italia
Città Milano
Apertura 1881 (tram a cavalli)
1893 (tram elettrici)
Ultima estensione 2008
Linee impiegate vedi
Gestore ATM
Vecchi gestori SAO
Edison
UTM
Mezzi utilizzati vedi
Scartamento 1445 mm
Elettrificazione 600 V cc
Tracciato della linea
Trasporto pubblico

La rete tranviaria di Milano è formata da diciotto linee urbane e ha una lunghezza complessiva di circa 170 km[1].

Le vetture tranviarie sono una componente tipica del paesaggio milanese anche per la presenza dei caratteristici tram "tipo 1928" (serie 1500) costruiti fra il 1928 e il 1932 in 502 esemplari circa 150 dei quali ancora in circolazione.

Della rete interurbana, che collegava il capoluogo ad alcuni estremi della provincia e ad alcuni vicini capoluoghi, non rimane in esercizio che la Milano-Limbiate; mentre per la Milano-Seregno, il cui esercizio è sospeso, è prevista la ricostruzione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un tram a cavalli davanti alla vecchia Ghirlanda del Castello (1885-1890)

Dall'omnibus (1841) all'inaugurazione del servizio urbano (1881)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'istituzione dei servizi con omnibus avvenuta nel 1841, la prima linea tranviaria milanese fu la Milano-Monza, inaugurata l'8 luglio 1876 con trazione animale[2]. La linea aveva capolinea fuori Porta Venezia, all'inizio dell'attuale corso Buenos Aires, all'esterno del perimetro urbano. L'anno successivo, il 24 giugno 1877 venne inaugurata una seconda linea, la Milano-Saronno, con capolinea all'Arco della Pace[3].

Dopo solo pochi mesi, l'amministrazione cittadina acconsentì a posare le rotaie all'interno della cerchia muraria: la linea per Monza venne prolungata pertanto fino in largo San Babila, mentre quella per Saronno, attraverso la piazza d'armi del Castello, fino a via Cusani[3]. Il 6 giugno 1878 venne inaugurata la prima tranvia a vapore, diretta a Vaprio. Il successo della linea rese popolare la trazione a vapore, che si estese sull'esistente linea di Saronno (1878), e sulle nuove linee per Sedriano (1879), Vimercate, Pavia e Lodi (1880), Giussano (1881), ed altre ancora. Tali linee non formavano una rete unitaria, ma risultavano tronconi a sé stanti, addirittura con diversi capolinea, affidati rispettivamente a società differenti.

Le prime tranvie urbane, a trazione animale, vennero inaugurate nel 1881 in occasione dell'Esposizione Nazionale. Le linee avevano andamento radiale, con capolinea centrale in piazza del Duomo, dirette verso le porte cittadine. La rete era gestita dalla Società Anonima degli Omnibus (SAO)[4].

Dall'Esposizione Nazionale alla Prima Guerra Mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1892 la società Edison presentò un progetto di elettrificazione della rete tranviaria urbana, realizzando l'anno dopo una linea sperimentale (da piazza del Duomo a corso Sempione attraverso i nuovi quartieri residenziali) per dimostrare i vantaggi del nuovo sistema. Pertanto dal 1895 la Edison sostituì la SAO nella gestione della rete, la cui elettrificazione venne completata nel 1901.

La stazione funebre di via Bramante (1895), negli anni trenta.
La stazione funebre di Porta Romana (1907), negli anni trenta.

In concomitanza con la continua ascesa della rete tranviaria si assistette ad un progressivo impiego del tram anche in ambiti e contesti estranei al semplice trasporto pubblico. Con l'apertura del Cimitero Maggiore, avvenuta nel 1895, venne istituito un servizio tranviario dedicato da parte dell'allora SAO (per conto del Comune) per il trasporto delle salme dalla stazione funebre appositamente allestita in via Bramante[5] al cimitero. Nel 1897 il servizio, comunque già elettrico dagli inizi, sarebbe passato alla Edison. Le difficoltà connesse all'esercizio del servizio con una sola stazione, decentrata a nord rispetto alla città, portarono il Comune a valutare l'ipotesi di introdurre una seconda stazione funebre, da collocarsi sulla circonvallazione dei Bastioni. Venne scelta Porta Romana, nell'area del cosiddetto Monte Tabor, incavata nel Bastione. I lavori videro l'affidamento all'ingegner Minorini, affiancato dall'ingegner Ripamonti e dall'architetto Tettamanzi: il nuovo servizio venne inaugurato la mattina del 3 ottobre 1907. Rispetto a come funzionavano fino ad allora le cose, vennero introdotti accorgimenti, come la separazione fisica dell'officina tranviaria dal luogo in cui sostavano i convogli pronti a svolgere il servizio funebre e la predisposizione del tram a portare una sola salma per vettura, così da evitare i cortei promiscui. Le stesse vetture erano state realizzate molto più eleganti, essendo peraltro costate 20.000 lire a tram. Le vetture rimorchiate, inoltre, erano molto più lunghe, e si presentavano a salone, con sedili in velluto e vetri smerigliati; riscaldamento per l'inverno e ventilatori per l'estate.

Vettura tranviaria adibita all'innaffiamento delle strade.

Nel 1905 cominciarono le sperimentazioni per l'innaffiamento delle strade con vetture tranviarie appositamente modificate, per sostituire gli anacronistici carri-botte trainati da cavallo ancora in servizio in quegli anni. Questo è l'anno infatti dell'importazione dagli Stati Uniti del primo di questi tram sperimentali, che sarebbero stati studiati accuratamente negli anni successivi dall'ingegner Minorini, che ne avrebbe riutilizzato l'apparecchiatura idraulica su una vettura di nuova produzione, sperimentata finalmente con successo nel 1908. A quell'anno risultano attive otto vetture adibite a questo servizio.

Subito all'inizio del 1910 venne sperimentata, su idea dell'ingegner Franco Minorini, direttore del servizio tranviario, l'introduzione di un numero che identificasse ciascuna delle linee urbane, di modo da un lato da agevolarne la memorizzazione, a fronte della continua crescita della rete, dall'altro di rendere più riconoscibili le linee per chi ancora era analfabeta. Avuto esito positivo la sperimentazione, il 1º marzo di quell'anno ciascuna linea riceve un numero progressivo da 1 a 28, ad eccezione delle due linee di circonvallazione, che sarebbero rimaste sprovviste di numerazione per diversi mesi ancora. Solo in seguito avrebbero assunto i numeri 29, per la linea più esterna, in senso antiorario e 30, per la linea più interna, in senso orario.[6]

Nel 1912 si presentò alla ribalta la questione della metropolitana di Milano: l'ingegner Evaristo Stefini aveva presentato infatti un progetto di sotterranea che avrebbe congiunto Milano con Monza, mentre l'ingegner Carlo Broggi aveva proposto una linea di metropolitana che congiungesse Loreto a San Cristoforo. Frattanto l'ingegner Minorini studiava invece una possibile sistemazione sotterranea della rete tranviaria. Venne fissato per il marzo 1913 il limite massimo per la presentazione di proposte concrete per la realizzazione e la successiva gestione della metropolitana: fra tutte quelle presentate ne vengono scelte tre, in seguito scartate in quanto ritenute inadatte alle esigenze della città. Lo scoppio della guerra chiuse definitivamente la breve parentesi.

Verso la municipalizzazione del servizio (1917)[modifica | modifica wikitesto]

Teoria di vetturette adibite al trasporto dei feriti.

Con l'entrata in guerra dell'Italia nel 1915, il servizio pubblico risentì pesantemente della chiamata alle armi, con una drastica riduzione del personale tranviario e un abbondante ridimensionamento del servizio: alla limitazione del servizio seguì abbastanza subito la soppressione di alcune linee. Il personale venne parzialmente rimpiazzato da pensionati, richiamati in servizio, e da donne. La Direzione Sanità del Comando Militare Territoriale affidò inoltre all'Azienda Tramviaria il trasporto dei feriti di guerra dalle stazioni ferroviarie agli ospedali militari che si trovavano in città, dotando la rete di alcuni appositi raccordi e allestendo venti vetture per il trasporto di 8 feriti su barella ciascuna.

Parallelamente alle conseguenze della guerra, un altro problema che affliggeva il servizio tranviario era l'inadeguatezza delle vetture con cui veniva effettuato il servizio tranviario, affidato alle Edison. Nel 1916 l'ingegner Minorini cura personalmente l'acquisto di quattro vetture sperimentali (972-975), ordinate ad altrettante case costruttrici, alle quali se ne sarebbe affiancata una quinta (976) nel 1917. Tale sperimentazione ebbe come effetto immediato una sostanziale modifica delle Edison, in grado di tamponare la situazione, rimodernando al tempo stesso queste vetture e di conseguenza il servizio.

L'esercizio della rete urbana venne assunto direttamente dal Comune di Milano, tramite l'Ufficio Tramviario Municipale, nel 1917.

Le prime innovazioni (1921)[modifica | modifica wikitesto]

All'indomani della guerra la situazione dal punto di vista economico e sociale rimane incerta per un paio di anni, con sollevazioni e scioperi abbastanza frequenti anche fra il personale tranviario. La situazione tende comunque a rientrare abbastanza presto nella normalità, inaugurando un decennio profondamente segnato dall'innovazione in campo tranviario. Il 12 aprile 1921 l'ingegner Minorini sperimentò con successo per la prima volta il primo scambio automatico cittadino, fatto installare in piazzale Principessa Clotilde, presso Porta Nuova. In seguito a questa positiva sperimentazione, vennero via via sempre più installati nuovi scambi elettromagnetici, che pensionavano di volta in volta la figura del quel de la gugia, il caratteristico manovratore dell'azienda tranviaria che azionava manualmente (col ferét o la gugia, appunto) gli scambi della città.

Il 6 gennaio 1922 l'impresa Rognini e Balbo immette in regolare servizio nove elettromotrici ad accumulatori (e un rimorchio), sul percorso via Sarpi (angolo via Canonica), via Volta, via Moscova, via Cernaia, via Borgonuovo, via Verziere, via Brolo, via Ospedale. Si tratta della prima vera e propria forma concorrenziale al servizio tranviario nel trasporto pubblico della città[7]: le vetturette bianche, considerate abbastanza antiestetiche se non addirittura quasi ridicole, avevano come unico vantaggio l'estrema silenziosità. La sperimentazione non riscosse particolare successo, costituendo per il momento un episodio circoscritto e senza un particolare seguito immediato, ma che avrebbe in seguito gettato le basi al futuro del trasporto pubblico cittadino.

Nel 1922 riscoppiarono abbastanza ferocemente quelle tensioni sociali che già s'erano manifestate all'indomani della guerra: la stessa amministrazione comunale, coinvolta in una situazione di crollo sia politico che economico, si trova ad attingere regolarmente dagli introiti giornalieri dell'esercizio tranviario per poter coprire le spese correnti e il pagamento dei debiti. Lo sciopero generale indetto per il 1, 2 e 3 agosto di quell'anno vedono le Camicie nere coprire interamente il personale scioperante, garantendo regolarmente il servizio. La notte del 3 agosto dal balcone di Palazzo Marino Gabriele D'Annunzio avrebbe infatti inaugurato e celebrato la nuova amministrazione fascista, insediatasi a capo della città.

Dal punto di vista del parco mezzi, a partire dal 1924 vennero immessi in servizio i nuovi tram a due assi tipo 600 e i corrispettivi rimorchi tipo 1300, realizzate frutto dei lunghi studi compiuti negli ultimi anni a partire dalle sperimentali. Tale evento fu accolto positivamente dalla cittadinanza, dando lustro all'amministrazione fascista sotto le quali erano entrate in servizio, piuttosto che a quella precedente - socialista - che ne aveva ordinata la realizzazione. Tali vetture tuttavia non soddisfecero pienamente, sia per alcune tecnologie impiegate, adottate ma già superate, per via del lungo arco di tempo nel quale erano state applicate, sia anche per l'esigua disponibilità di posti e l'ingombro stradale.

Nel 1925 il Comune affida in via sperimentale alla Compagnia Autobus di Milano (CAM) la linea automobilistica urbana che collega la Maddalena a Figino. Il successo di questa sperimentazione portò alla proposta di estendere il servizio degli autobus a benzina all'intera rete di trasporto pubblico cittadina.

La riforma tranviaria (1926)[modifica | modifica wikitesto]

Traffico tranviario in largo San Babila, nel 1926.

Nel 1926, allontanato l'ingegner Minorini dall'incarico poiché si era rifiutato di aderire al Partito Nazionale Fascista, la direzione del servizio dei trasporti pubblici venne affidata all'ingegner Gaetano D'Alò. Egli, fra il 2 e il 3 agosto sarà chiamato a sovrintendere al cambio di mano, imposto da Roma, che interesserà la circolazione veicolare, coinvolgendo pertanto l'intera rete tranviaria cittadina. Il 29 novembre è invece il giorno della riforma tranviaria: venne soppresso il capolinea, detto carosello, di piazza Duomo[8], giudicato indecoroso per la città oltre che di intralcio al crescente traffico automobilistico; parallelamente le linee tranviarie, fino ad allora radiali, vennero trasformate in linee a V, con i due rispettivi capolinea relativamente vicini tra loro.[9] Sempre del 1926 è anche l'apertura del Deposito Vittoria, in viale Campania, che sarebbe stato affiancato nel 1933 dal nuovo Ospedale dei Tranvieri.[10]

I limiti riscontrati con le 600 avevano invece spinto l'Azienda Tramviaria negli anni successivi alla progettazione di un nuovo tipo di tram, in grado di rispondere positivamente alle problematiche presentate invece dalle precedenti vetture, non per ultimo ingombro e capienza. Nel 1927 venne presentato il primo esemplare prototipo della futura serie 1500, che sarebbe entrata in regolare servizio in 502 esemplari, a partire dal marzo del 1929. Le nuove vetture, a carrelli, avrebbero in breve tempo rivoluzionato il trasporto tranviario cittadino.

Nel 1931 alcune linee furono modificate per servire la nuova stazione centrale, posta alcune centinaia di metri a nord di quella vecchia.

Nel 1933 venne inaugurata la prima linea filoviaria; a differenza di molte città italiane, però, il nuovo mezzo non sostituì il tram, ma lo integrò su percorsi periferici (in particolare, sulla circonvallazione esterna). La rete tranviaria, infatti, era estesa, efficiente (grazie alle strade ampie e alle molte sedi riservate), tutta a doppio binario, con vetture capienti e moderne.

Negli stessi anni si estesero anche le linee di autobus, particolarmente verso le località esterne annesse al Comune di Milano nel 1923. Nel 1939 anche la vasta rete interurbana, elettrificata nel decennio precedente dalla STEL, passò in gestione all'ATM; nello stesso anno la rete urbana raggiunse la sua massima espansione.

Una 600 a Messina, mentre viene requisita per essere inviata a Monaco.

Nel 1940, con l'entrata in guerra dell'Italia il servizio tranviario cittadino ne risentì pesantemente: innanzitutto sulle vetture tranviarie vennero aboliti quasi tutti i posti a sedere, così da aumentarne la capienza; parallelamente le vetture dovevano viaggiare contraddistinte da fasce bianche e la sera con le luci azzurrate, le tendine abbassate e i fari esterni schermati. Per sostituire il personale chiamato alle armi vennero assunti anche in quest'occasione pensionati e donne. Il progetto di una linea di metropolitana che attraversasse la città dal confine comunale con Sesto, sotto viale Monza, fino alla via Trivulzio, già in avanzata preparazione, venne arrestato. La rete tranviaria subì diverse contrazioni a partire dal 1942, a causa dei danneggiamenti dovuti ai bombardamenti. Nel luglio di quell'anno venne ugualmente immessa in circolazione la prima vettura articolata a due casse su tre carrelli, la 4500, prima di un lotto di venti vetture, di cui solo cinque vedranno effettivamente la luce, a causa degli eventi bellici che ne interruppero la produzione. Nel febbraio del 1943 viene definitivamente sospeso il servizio automobilistico, nel luglio dello stesso anno è invece la volta di quello filoviario. Nel febbraio 1944 trenta motrici tranviarie di serie 600 vengono caricate su carrelloni ferroviari al Deposito Messina per essere inviate a Monaco.

Al termine della guerra gli impianti risultavano quasi interamente distrutti, mentre il parco rotabile riversava in condizioni disastrate. Tuttavia il rapido ripristino del servizio e l'annessa ricostruzione fecero sì che alla fine del 1945 la città potesse nuovamente contare su 29 linee tranviarie, 1 linea filoviaria e 1 linea automobilistica; l'anno successivo le linee tranviarie in esercizio erano invece già 35.

La 5106 nel Natale del 1961.

Il lento declino[modifica | modifica wikitesto]

L'apertura degli impianti di via Larga, il 7 settembre 1981.

Nel dopoguerra malgrado la rapida ed estesa ricostruzione della rete milanese, il tram cominciò ad essere considerato un mezzo obsoleto e poco flessibile: il Piano del '53 ne prevedeva la completa eliminazione dalle aree centrali e la sua sostituzione con una rete di metropolitane (già ipotizzata nell'anteguerra).

L'avvio fu rapido: nel 1957 iniziarono i lavori di scavo della linea 1, che comportarono l'allontanamento del tram da alcuni assi fondamentali (corso Buenos Aires, corso Vittorio Emanuele, via Dante...). Furono soppresse anche tratte non interessate da lavori, istituendo nuove linee di autobus (viale Liguria, via Canonica). In controtendenza invece l'attivazione dei due prolungamenti per i nuovi quartieri periferici di Taliedo (1964) e Gratosoglio (1969).

Gli anni cinquanta e sessanta videro inoltre la soppressione di quasi tutte le tranvie interurbane, sostituite da autolinee, a causa di un mancato adeguamento degli impianti ai mutati standard di trasporto.

Un'ulteriore forte contrazione della rete si ebbe il 9 marzo 1970: in concomitanza con l'introduzione del biglietto a tariffa oraria (anziché a corsa semplice) si procedette ad una riorganizzazione generale della rete, eliminando le linee sovrapposte. Due anni dopo il tram sparì anche da corso Garibaldi, interessato dai cantieri per la metropolitana 2.

Un timido riammodernamento[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado le ampie contrazioni, a partire dagli anni settanta si procedette a una sorta di timido riammodernamento: tra il 1971 e il 1977 entrarono infatti in servizio le nuove vetture a grande capacità serie 4800 ("Jumbotram"), ricavate dall'unione delle casse di vetture più anziane, principalmente serie 5200 e serie 5300[11]; tra il 1976 e il 1978 furono consegnate le nuove vetture serie 4900, in previsione della (mai realizzata) trasformazione della circolare esterna 90/91 in tranvia veloce protetta[12]; nel 1981 venne invece aperto il nuovo tracciato di via Larga e via Albricci, con la contestuale eliminazione dei binari in piazzetta Reale e piazza Duomo[13].

Gli anni Duemila: dalle metrotranvie alla difficile gestione della rete[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni novanta, ad eccezione dell'apertura del prolungamento da Gratosoglio a Rozzano (17 settembre 1992[14]), la rete fu ridotta ulteriormente a causa dell'attivazione della terza linea della metropolitana[15]. La giunta guidata da Marco Formentini, come segno forte di distacco dalle precedenti giunte che avevano sostenuto la realizzazione della M3, optò per un accantonamento di ulteriori nuovi progetti di linee metropolitane, a favore della realizzazione di nuove linee metrotranviarie[16]

Tali linee videro la luce nel decennio successivo: il 7 dicembre 2002[17] fu inaugurato un primo tronco dell'interperiferica nord, fino a Bicocca (2002); il 7 dicembre 2003[18] furono inaugurate la metrotranvia nord, tra piazzale Maciachini e Niguarda, e la metrotranvia sud nella tratta Porta Lodovica-Abbiategrasso M2; il 7 luglio 2007[17] l'interperiferica nord fu prolungata fino al nuovo deposito di Precotto; infine il 7 dicembre 2008[19] fu inaugurata la metrotranvia per Cinisello.

Un Eurotram in viale Tibaldi

Parallelamente alla realizzazione di tali nuove linee, nell'arco di un decennio fu rinnovato il parco vetture, con l'immissione in servizio delle dei tram serie 7000 e 7100/7500/7600[20].

Il 27 aprile 2015 con l'apertura della linea M5 nella tratta Garibaldi-San Siro Stadio, la rete tranviaria ha subito alcune modifiche: la linea 16 ha ripreso a percorrere il tratto tra Piazzale Segesta e San Siro Stadio (Piazza Axum) precedentemente abbandonato a causa dei lavori della stessa M5; la linea 19 è tornata a percorrere il tratto compreso tra Domodossola e Largo 5° Alpini, transitando da Piazza 6 Febbraio, tratto abbandonato sempre a causa dei lavori della metropolitana 5; inoltre sempre la linea 19 ha prolungato il suo percorso da Porta Genova M2 a Piazza 24 Maggio. A luglio 2015 la linea 14 ha ripreso a percorrere il tratto di linea di Via Nono,compreso tra Piazzale Cimitero Monumentale e Via Cenisio, precedentemente abbandonato per i lavori della linea M5.


Rete[modifica | modifica wikitesto]

Linee urbane[modifica | modifica wikitesto]

Al 1º novembre 2015, la rete tranviaria è composta da 18 linee urbane:

Due linee della rete urbana oltrepassano i confini comunali:

Linee interurbane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rete tranviaria interurbana di Milano.

In passato, Milano era il centro di una vasta rete tranviaria interurbana. Al 2015 risulta attiva una sola linea, la Milano-Limbiate. Invece, la Milano-Desio è attualmente sostituita da auto-corse con lo scopo di tramutarla in metrotranvia, a seguito di un adeguato potenziamento infrastrutturale:

Servizi speciali[modifica | modifica wikitesto]

  • ATM City Tour: dedicato ai turisti, permette di seguire percorsi prestabiliti che toccano alcuni dei maggiori luoghi di interesse della città a bordo degli storici tram “Carrelli” del 1928[21].
  • ATMosfera: si tratta di un percorso effettuato da due tram tipo “Milano 1928” i cui interni sono stati completamente modificati ed arredati come un ristorante. È quindi possibile cenare a bordo del tram scegliendo tra tre diversi menu[22].
  • Noleggio tram storici: servizio creato da ATM per consentire il noleggio di tram degli anni '20 e '30 per uso privato[23].

Progetti di sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Un prolungamento della linea 15 fino al centro di Rozzano, dal capolinea di via Cabrini a via Guido Rossa, è in costruzione [24].

Evoluzione sinottica della rete[modifica | modifica wikitesto]

Rete tranviaria urbana al 31 dicembre 1896[modifica | modifica wikitesto]

Rete tranviaria urbana al 1º marzo 1910[modifica | modifica wikitesto]

In occasione dell'introduzione ufficiale di una numerazione per le tranvie urbane.

Rete tranviaria urbana al 1º gennaio 1917[modifica | modifica wikitesto]

Rete tranviaria urbana al 29 novembre 1926[modifica | modifica wikitesto]

In concomitanza con la riorganizzazione generale della rete tranviaria, a seguito della soppressione del cosiddetto carosello di piazza Duomo.

Rete tranviaria urbana al 1º aprile 1929[modifica | modifica wikitesto]

Rete tranviaria urbana al 31 dicembre 1975[modifica | modifica wikitesto]

Retetranviariamilano 31121975.svg
  • 1 via Console Marcello - viale Lunigiana
  • 2 via Bignami - Stazione Centrale
  • 4 Ospedale Maggiore - Rimembranze di Lambrate
  • 8 piazzale Bausan - piazza Tirana
  • 12 via Martiri Oscuri (Greco) - piazza Castelli
  • 13 viale Molise - piazzale Corvetto
  • 14 largo Cairoli - Cimitero Maggiore
  • 15 piazza Axum - Gratosoglio
  • 19 Roserio - piazzale Negrelli
  • 20 via Martiri Oscuri (Greco) - piazzale Corvetto
  • 21 Ortica - piazza Tirana
  • 23 Stazione Lambrate - via Monte Velino
  • 24 piazza Fontana - via Noto (Vigentino)
  • 25 Circonvallazione interstazionale sinistra
  • 26 Circonvallazione interstazionale destra
  • 29 Circonvallazione sinistra
  • 30 Circonvallazione destra
  • 31 largo Cairoli - via Bignami
  • 33 Roserio - piazza Sire Raul

Rete tranviaria urbana al 31 dicembre 1980[modifica | modifica wikitesto]

Retetranviariamilano 31121980.svg

Rete tranviaria urbana al 31 dicembre 1985[modifica | modifica wikitesto]

Retetranviariamilano 31121985.svg

Rete tranviaria urbana al 31 dicembre 1990[modifica | modifica wikitesto]

Retetranviariamilano 31121990.svg

Rete tranviaria urbana al 31 dicembre 1995[modifica | modifica wikitesto]

Retetranviariamilano 31121995.svg

Rete tranviaria urbana al 31 dicembre 2000[modifica | modifica wikitesto]

Retetranviariamilano 31122000.svg

Rete tranviaria urbana al 31 dicembre 2005[modifica | modifica wikitesto]

Retetranviariamilano 31122005.svg

Rete tranviaria urbana al 31 dicembre 2010[modifica | modifica wikitesto]

Retetranviariamilano 31122010.svg

Rete tranviaria urbana al 1º maggio 2015[modifica | modifica wikitesto]

Rete tranviaria urbana al 1º novembre 2015[modifica | modifica wikitesto]

Depositi[modifica | modifica wikitesto]

Il deposito Messina a Milano

La città possiede diversi depositi per la rimessa e la manutenzione dei tram, il più importante, anche storicamente, è il deposito di via Messina, un edificio di notevole rilevanza storica e architettonica, fra le maggiori testimonianze di architettura del ferro a Milano e in Italia. L'ATM dispone dei seguenti depositi (5 urbani e 1 extraurbano)[28]:

Materiale rotabile[modifica | modifica wikitesto]

Serie Numerazione Costruzione Radiazione Rodiggio Note Immagine
Edison 1–430, 801–970 1893–1910 circa 1960 Bo' alcune vetture vennero cedute alla rete tranviaria di Mantova (linee per Grazie e Montanara) e alla tranvia di Pavia Tram Edison Milano.jpg
Sperimentali 972–976 1916–1917  ? Bo' prototipi delle 600 Tram ATM 974.jpeg
600 601–729 1924–1928 1967 Bo' alcune vetture vennero cedute alla STEL per il servizio tranviario urbano a Monza ATM 609.JPG
700 700–720 1947–1948 1966 Bo' ricostruzione di vetture 600 00344-Tram 2 assi 718.jpg
1500 1501 1927 Bo' Bo' prototipo ATM 1564.jpg
1502 1928 prototipo
1503–2002 1929–1930 -
2500 2501, 2503 1948 (1951 entr. in serv.) 1966 Bo' 2 prototipi ex ATAC di Roma Tram ATM 2501.jpeg
3000 3000 1932 1961 Bo' + – + Bo' prototipo Trammilano03.jpg
3001–3023 1932–1934 -
4000 4000 1935 1962 Bo' + – + 2' prototipo Trammilano01.jpg
4001–4025 1940–1942 -
4026–4049 1947–1948 -
4100 4101 1956 1976 Bo' + – + Bo' prototipo
4102–4108 1960 -
4500 (I) 4500–4504 1942–1944 1967 Bo'-2'-Bo'
4500 (II) 4500 1984  ? Bo'-2'-Bo' prototipo
4600 4601–4613 1955 Bo'-2'-Bo' Milano tram 4603 via Procaccini.JPG
4700 4714–4733 1956–1960 Bo'-2'-Bo' Tram Milano Iv nov.JPG
4800 4801 1971 2010 Bo'-Bo'-Bo'-Bo' prototipo ATM 4821.jpg
4802–4844 1973–1977 -
4900 4900–4999 1976–1978 B-2'-2'-B ATM 4926.jpg
5000 5000 1936 1976 Bo' Bo' prototipo
5001 1937 prototipo
5002–5061 1938 -
5100 5101–5137 1947–1951 1986 Bo' Bo' ricostruzione di vetture 5000 Verde bicolore 02.jpg
5200 5200–5251 1952–1953 1973–1977 Bo' Bo' ATM 5250.jpeg
5300 5301–5336 1955 1971–1977 Bo' Bo' Milano tram 5324.jpg
5400 5451–5453 1958 1981 Bo' Bo' Hobby Model Expo 2013 modello ATM 5400.JPG
7000 7001–7026 1999–2002  ? tipo ADtranz Eurotram ATM 7021.jpg
7100 7101–7148 2002–2009  ? tipo AnsaldoBreda Sirio ATM 7147.jpg
7500 7501–7535 2007–2009  ? tipo AnsaldoBreda Sirio ATM 7524.jpg
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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.atm.it/it/AtmNews/Comunicati/Documents/atm%20per%20milano.pdf
  2. ^ Zanin, op. cit., pp. 16-17
  3. ^ a b Zanin, op. cit., p. 17
  4. ^ Zanin, op. cit., p. 19
  5. ^ Oggi via Nono. Il tratto in questione - a nord di piazzale Cimitero Monumentale - è stato infatti ribattezzato in memoria del pittore Luigi Nono. La stazione sorgeva a ridosso del fianco occidentale del Cimitero Monumentale.
  6. ^ La circonvallazione ha mantenuto pressoché per un secolo, invariata, tale numerazione, venuta meno solo con la soppressione definitiva della linea (8 novembre 2010), avvenuta dopo anni di limitazione del servizio connessi alla realizzazione del Progetto Porta Nuova e della linea M5.
  7. ^ Solo nel 1906 si aveva avuto qualcosa di simile in occasione dell'Esposizione del 1906, quando vennero sperimentate - limitatamente al periodo dell'evento - alcuni autobus a vapore e a benzina, su due linee appositamente dedicate.
  8. ^ Provvedimento peraltro già suggerito nel Piano Beruto, del 1884.
  9. ^ Al tempo il biglietto era di sola corsa singola, pertanto il provvedimento si proponeva di impedire i percorsi troppo lunghi da un capo all'altro della città con un solo titolo di viaggio.
  10. ^ Francesco Ogliari Milano in tram edizione Hoepli
  11. ^ Ogliari, Milano in tram, p. 226
  12. ^ Cornolò, Severi, op. cit., p. 139
  13. ^ Ogliari, Milano in tram, p. 191
  14. ^ Col 15 a Rozzano, in "I Treni Oggi" n. 131 (novembre 1992), p. 10
  15. ^ Guido Boreani, Ombre sui tram di Milano, in "I Treni" n. 139 (luglio-agosto 1993), pp. 12-19.
  16. ^ Corriere della Sera 27 settembre 1994
  17. ^ a b Metrotranvia Milano - Metropolitana Milanese
  18. ^ Ogliari, Milano in tram, p. 200
  19. ^ Le pietre raccontano
  20. ^ Il Giorno, "Metrò, svolta con le linee 4 e 5" - 29 ottobre 2010
  21. ^ http://www.atm.it/it/AltriServizi/TempoLibero/Pagine/ATMCityTour.aspx
  22. ^ http://www.atm.it/it/AltriServizi/TempoLibero/Pagine/ATMosfera.aspx
  23. ^ http://www.atm.it/it/AltriServizi/TempoLibero/Pagine/Noleggiovetturestoriche.aspx
  24. ^ [1]
  25. ^ Viene riportata anche una linea 17 via San Vittore - Cordusio - Porta Lodovica
  26. ^ a b In un primo tempo la linea di circonvallazione, in entrambi i sensi, rimase priva di numerazione per diversi mesi, assumendo solo in un secondo momento il numero 29, per il senso antiorario e il numero 30 per il senso orario.
  27. ^ Già piazza Prealpi.
  28. ^ Giovanni Cornolò, Giuseppe Severi, Tram e tramvie a Milano, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Cornolò, Giuseppe Severi, Tram e tramvie a Milano 1840-1987, Milano, Azienda Trasporti Municipali, 1987.
  • Francesco Ogliari, Dall'omnibus alla metropolitana, Milano, aprile 1990 (XXXIX edizione)
  • Francesco Ogliari, El gamba de legn. Milano dal cavallo al vapore, Milano, Libreria Milanese, 1991. ISBN 88-7955-034-9.
  • Francesco Ogliari, El tranvai. Milano dal vapore al metrò, Milano, Libreria Milanese, 1993. ISBN 88-7955-051-9.
  • Francesco Ogliari, Milano in tram. Storia del trasporto pubblico milanese, Milano, Hoepli editore, 2006.
  • Paolo Zanin, Primi tram a Milano. Nascita e sviluppo della rete tranviaria (1841-1916), Editrice Trasporti su Rotaie, Salò 2007. ISBN 978-88-85068-07-0

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