Breda Mod. 30

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Breda Modello 1930
Breda 30.jpg
Tipo fucile mitragliatore
Origine Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Impiego
Utilizzatori Italia Italia
Germania Germania
Italia Repubblica Italiana
Conflitti seconda guerra mondiale
Produzione
Date di produzione 1930 - 1943
Descrizione
Peso 10,80 kg
Lunghezza 1,23 m
Lunghezza canna 520 mm
Calibro 6,5 mm
Munizioni 6,5 × 52 mm
Azionamento automatico con canna e otturatore rinculanti
Cadenza di tiro 475 colpi/min
Velocità alla volata 618 m/s
Tiro utile 800 - 900 m
Alimentazione Caricatore integrale da 20 cartucce, alimentato con stripper clip da 20 cartucce
Organi di mira fisse sul corpo, non sulla canna
voci di armi da fuoco presenti su Wikipedia

La mitragliatrice Breda Modello 30, classificata allora fucile mitragliatore, fu dal 1931/32 fino al 1946 (negli ultimi 3 anni relativamente alle unità di fanteria destinate al servizio di sicurezza interno) arma collettiva della squadra fucilieri del regio esercito[1].

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la prima guerra mondiale, negli anni venti il Regio Esercito sostituiva la SIA Mod. 1918 con nuove armi: la Fiat Mod. 24 e la Breda Mod. 5C vennero scelte per il ruolo di mitragliatrici leggere. Una versione della seconda, la Breda Mod. 5G, alleggerita e dotata di bipiede, venne scelta come fucile mitragliatore, preferita ad un modello delle acciaierie di Terni, come anche al BRNO cecoslovacco, che poi sarebbe diventato il famoso e riuscitissimo Bren. Dal Mod. 5G derivò direttamente il Breda Mod. 30.

Nella mentalità di combattimento aggressiva della seconda metà degli anni trenta, cui si dovette adeguare la nostra fanteria in conseguenza della politica estera dell'allora governo, la sezione fucile mitragliatore della squadra fucilieri doveva partecipare a tutte le fasi del combattimento di questi ultimi. Quindi non doveva più limitarsi ad appoggiare l'avanzata dei fucilieri o la loro ritirata, ma prendere parte all'assalto insieme ad essi fin dentro e oltre la trincea nemica. Ciò dava alla squadra fucilieri nell'assalto un incremento nel volume del fuoco erogato (almeno teoricamente così doveva essere) e quindi un notevole aumento dell'offesa in quanto al tiratore bastava premere il grilletto per iniziare il ciclo di fuoco e finirlo, mentre i fucilieri, sparato un colpo, dovevano aprire, tirare indietro, riportare in avanti e richiudere l'otturatore del loro fucile a otturatore girevole-scorrevole.

Una Breda Mod. 30

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Tecnicamente, essa era un'arma sofisticata, ma estremamente inadatta all'impiego previsto. Il suo maggior pregio era anche il suo difetto: la meccanica era precisissima, troppo per qualcosa che non deve sparare solo dentro un poligono perfettamente pulito[2]. Il principio di funzionamento era basato sul corto rinculo della canna solidale all'otturatore, il quale era di tipo rotante a tenoni di chiusura contrapposti. In teoria tale schema meccanico era logico e funzionale, ed era adottato da numerose altre armi coeve, ma la Breda lo realizzò con tolleranze così ridotte che bastava un niente (sabbia, fango, gelo ecc) perché si inceppasse e l'arma aveva bisogno di costante manutenzione. In più, il caricamento era a caricatori di soli 20 colpi, perdipiù stranamente concepiti (non erano estraibili ma andavano riempiti con apposite lastrine) il che non consentiva un'autonomia di fuoco elevata; anche le cartucce erano di tipo speciale, identiche a quelle dei fucili Carcano 91/38 ma più potenti (per rafforzare il rinculo e favorire il funzionamento della meccanica) e spesso i soldati confondevano le munizioni sul campo: la fama di scarsa affidabilità del Breda mod. 30 deriva anche dal fatto che veniva spesso inconsapevolmente caricato con le cartucce da fucile, che non garantivano un rinculo sufficiente a muovere il meccanismo. Viceversa i militari che erroneamente sparavano le cartucce destinate al Breda nei fucili Carcano 91/38 ne ricevevano un violento contraccolpo[3].

Oltre a ciò, le numerose sporgenze presenti erano di notevole impaccio per il movimento tra la vegetazione, perché tendevano ad agganciarsi a tutto quello che incontravano[2].

Vi erano anche altri difetti principali del Breda Mod. 30 che nel complesso, ne fecero un'arma piuttosto insoddisfacente:

  1. La mancanza di un qualsiasi appiglio o manico per il trasporto, che considerato il suo peso e le sue particolari proporzioni sarebbero stati indispensabili: in combattimento il tiratore doveva per le necessità di movimento portarsi a braccio o sulla spalla l'arma spesso rovente;
  2. La lubrificazione delle munizioni prima di essere spinte e introdotte dall'otturatore in camera di scoppio, al fine di favorire e aiutare l'estrazione del bossolo spento a partenza del colpo avvenuto. L'olio in alcuni teatri operativi come quello dell'Africa settentrionale o quelli glaciali russi, aveva la cattiva fama di trattenere sabbia, polvere oppure, con le temperature parecchio sotto lo zero, tendeva a solidificarsi, bloccando e pregiudicando sovente l'affidabilità dell'arma;
  3. Una Moto Guzzi "Alce" del Regio Esercito nel 1941 in Jugoslavia, armata con un mitragliatore Breda mod. 30 montato sul manubrio. L'arma equipaggiava di frequente le motociclette e le motocarrozzette militari italiane, dando un certo volume di fuoco alle pattuglie motorizzate.
    Il tempo impiegato per caricare l'arma. Il tiratore doveva aprire il caricatore fisso, girarlo in avanti in linea con la canna verso la sua volata, inserire la lastrina contenente i 20 colpi, ritrarla dal caricatore energicamente, priva dei suoi colpi e richiudere il caricatore: ciò portava a un volume di fuoco pratico o celerità di tiro molto basso. Inoltre le lastrine erano delicate e facilmente danneggiabili.[4]

Elementi positivi dell'arma invece erano la possibilità di cambio rapido della canna e il comodo bipiede.

Servizio[modifica | modifica wikitesto]

Prodotta dal 1930, venne largamente impiegata dall'Esercito italiano in tutti i teatri di guerra fino al 1945 con risultati complessivamente scarsi, certo non dipendenti dal numero disponibile, che nel 1940 ammontava ad oltre 30.000 esemplari.

Nondimeno la mitragliatrice continuò ad essere prodotta, in alternativa al niente, fino alla fine della guerra, anche sotto occupazione tedesca, venendo impiegata dalla Repubblica Sociale Italiana e dalla Wehrmacht, il che comportò la ridesignazione in 6,5 mm leichter Maschinengewehr 099(italien) o l.MG 099(i)[5].

Grandi quantitativi furono impiegati anche dalla Resistenza e dalle forze partigiane jugoslave di Tito, specie dopo il 1943 e la conseguente cattura di enormi quantità di materiale bellico italiano. Dopo la fine del conflitto, il Breda mod. 30 finì nei magazzini e tutti gli esemplari furono progressivamente distrutti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fanteria in Guerra, Edizioni A.I.D., Collana: Storia delle Armi da Guerra.
  2. ^ a b Armi della fanteria, collana Big Set, Ermanno Albertelli editore, a cura di John Weeks.
  3. ^ aavv, Gun - il mondo delle armi leggere, Hobby&Work, 1994.
  4. ^ Firearms, an illustrated guide to small arms of the world, di Chris McNab, ISBN 978-1-4075-1607-3.
  5. ^ aavv, War Machines, Londra, Osprey Publishing, 1984.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Pignato, Armi della fanteria italiana nella seconda guerra mondiale, Ermanno Albertelli Editore, 1979.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Guerra Portale Guerra: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di guerra