San Ginesio

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San Ginesio
comune
San Ginesio – Stemma San Ginesio – Bandiera
San Ginesio – Veduta
San Ginesio, vista della Collegiata, del loggiato, del teatro e della piazza.
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
SindacoGiuliano Ciabocco (lista civica) dall'11-06-2018
Territorio
Coordinate43°06′28.24″N 13°19′00″E / 43.107844°N 13.316667°E43.107844; 13.316667 (San Ginesio)Coordinate: 43°06′28.24″N 13°19′00″E / 43.107844°N 13.316667°E43.107844; 13.316667 (San Ginesio)
Altitudine680 m s.l.m.
Superficie78,02 km²
Abitanti3 306[2] (31-7-2018)
Densità42,37 ab./km²
FrazioniBotondolo, Caldarello, Campanelle, Cerqueto, Coldellaio, Colle, Ficcardo, Lambertuccia, Macchie, Maregnano, Morichella, Morico, Necciano, Passo San Ginesio, Pesindolo, Pian di Pieca, Rocca Colonnalta, San Costanzo, San Liberato, Santa Croce, Santa Maria d'Alto Cielo, Santa Maria di Pieca, Serrone, Torre di Morro, Vallato, Vallimestre
Comuni confinantiAcquacanina, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo, Colmurano, Fiastra, Gualdo, Ripe San Ginesio, Sant'Angelo in Pontano, Sarnano, Tolentino
Altre informazioni
Cod. postale62026
Prefisso0733
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT043046
Cod. catastaleH876
TargaMC
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 435 GG[3]
Nome abitantiginesini
PatronoSan Ginesio[1]
Giorno festivo25 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Ginesio
San Ginesio
San Ginesio – Mappa
Posizione del comune di San Ginesio nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

San Ginesio è un comune italiano di 3 306 abitanti[2] della provincia di Macerata. Bandiera arancione, appartiene al club dei borghi più belli d'Italia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di San Ginesio si trova a 680 m s.l.m.,[4] confinante con la ex SS 78 di comunicazione tra il territorio maceratese e i Monti Sibillini, appartiene al rispetto parco, ovvero il parco nazionale dei Monti Sibillini; dalla sua elevata posizione il panorama spazia dal Conero all'Appennino e pertanto viene denominato "il balcone dei Sibillini"[5] per la vista che si ha dalla sua posizione e "il paese delle 100 chiese"[6]; si trova all'interno del parco omonimo. Il punto dove sorge consente anche un ampio panorama che comprende la vista dei comuni di Civitanova Marche, Gualdo, Ripe San Ginesio e Sant'Angelo in Pontano, delle frazioni di Passo San Ginesio, Pian di Pieca e Santa Croce (appartenenti al comune stesso), della frazione di Sassotetto (comune di Sarnano) e la vista del mare Adriatico e pale eoliche. Il comune domina il torrente Fiastrella.

A causa della sua elevata altezza, nel territorio cittadino è presente una cisterna per distribuire l'acqua nel paese.

La città è dedicata a San Ginesio martire protettore degli attori degli artisti e patrono della diocesi di San Miniato. Il corpo del martire riposa all'interno della Collegiata, uno dei monumenti più interessanti di tutto il territorio maceratese. Questo paesino è diviso in quattro rioni (Porta Ascarana, Offuna, Picena, Alvaneto) che si sfidano ogni anno nel palio di San Ginesio.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Stando in una posizione elevata e comprendendo varie zone di terreno - da montuoso a collinare - il clima nel territorio del comune è variabile, dai valori massimi di 40 °C circa in estate, un clima mite e prevalentemente piovoso in autunno e primavera, fino ad arrivare a valori minimi di circa -10 °C in inverno, con forti nevicate[senza fonte].[7]

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

L'antico castello "castrum esculanum" prese il nome di San Ginesio, quasi sicuramente da Genesio di Brescello,[1] rappresentata in un affresco di una edicola nella facciata monumentale della Collegiata. Si presume, secondo l'Archivio Vaticano, che il paese si chiamasse così prima del X secolo perché citato con il nome "San Ginesio" in un testo del 1º luglio 995.[8]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mura castellane, Porta Picena e scorcio dell'Ospedale dei Pellegrini

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Abitato originario dell'epoca romana, con pianta urbanistica a croce, è circondato da imponenti mura castellane ove sono visibili ancora tutte le strutture difensive dell'epoca, dal camminamento di ronda, alle feritoie per arcieri e ai torrioni.

Primi invasori e nascita del comune[modifica | modifica wikitesto]

Soggetta nel Medioevo a Goti e Longobardi, questi ultimi spodestati da Carlo Magno, che distrussero l'insediamento romano, poi alle scorrerie dei Normanni, intorno al X secolo alcuni Signori di queste popazioni, durante una battuta di caccia, presero la decisione di costruire una fortificazione in cima al colle più alto per dominare, con il fine di riunire le loro forze in un luogo adatto. Così nacque il castello. I primi Rioni furono tre: Rione Brugiano, Rione Alvaneto (tuttora nome di una porta del paese) e Rione Trensano, il quarto Rione successivo fu chiamato "Capocastello" (Caput Castri, tuttora nome di una via nel paese), dove fissarono la dimora i nobili. San Ginesio non ebbe né mura né rocche prima del XIII secolo. Gesrito da una Repubblica, venne governato in futuro da due Consoli, da Podestà e Magistrati. Nel 1170, sotto l'imperatore Federico I, il marchese Marcualdo donò ai ginesini il castello di Vergigno. Nel 1188 il paese fu governato dal marchese Guarniero, che dopo la morte di Enrico IV sostenne le parti di Filippo di Svevia contro Ottone IV.[9] Nel 1278 si contavano 27.000 abitanti. Tra il 1200 e il 1300, il libero comune fu uno dei più potenti e temuti dell'intera Marca di Ancona, grazie alle varie vittorie militari contro la famiglia nobile sarnanese Brunforte, contro la Marca Fermana, Fermo e altri comuni.

Il governo dei Varano e la disputa contro Fermo[modifica | modifica wikitesto]

Persa l'autonomia a causa di faide interne, il comune, nel XIV secolo fu assoggettato dai duchi Da Varano di Camerino fino al 1434, ricevendo benefici dai Duchi di Spoleto e il pontificato. I primi della dinastia a governare furono Berardo Da Varano e Gentile Da Varano, ma i loro successori, che esercitarono la tirannide, furono cacciati dal popolo.[9] Nel 1355 San Ginesio fu concesso come territorio feudale ai Da Varano dal Cardinale Egidio Albornoz fino al 1367, con un pagamento di 200 fiorini. Dopo il 1350 circa, i fermani in disputa con i ginesini, ambivano a conquistare il comune.[10][11] Il 30 novembre 1377 provarono ad attaccare il comune, ma furono scoperti da una giovane fornarina che avvertì i ginesini, salvando il paese. Dalla fornarina, la battaglia prende il nome di battaglia della Fornarina.[10][11]

La caduta del governo dei Varano, il controllo dello Stato Pontificio e l'antisemitismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel XV secolo San Ginesio, come altri paesi europei, erano soggetti all'antisemitismo. Nel 1409 papa Gregorio XII arruolò 220 armigeri condotti dal guelfo Rodolfo Da Varano e dai figli e il loro stipendio era composto dalle tasse dei giudei del comune. Dal 1408 la tassa era di 9.35.0 e nel 1414 di 14.32.2.6 ducati.[12] Nel 1448, gli ebrei di San Ginesio appaiono nella relativa elencazione fra i contribuenti mediocri.[13] Essi vengono descritti come comunità ebraica "molto attiva fin dagli inizi del secolo XIV, con scambi con Recanati, Fermo, Regno di Napoli e la Toscana".[14] Cacciati i Da Varano dal paese nel 1433, San Ginesio recuperò la sua libertà.[10][11] Nel 1455 tornò definitivamente alle dipendenze dello Stato Pontificio. A partire da questo momento e per tutto il resto del periodo di antico regime San Ginesio fu terra "immediate subiecta" al papato.[9]

Il governo degli Sforza e restaurazione autonomia[modifica | modifica wikitesto]

San Ginesio, dopo essere stato sotto il comando dei duchi Da Varano, fu conquistato dalla famiglia nobile milanese Sforza nel 1434, ma nel 1443 fu liberata da Niccolò Piccinino.[15] Nel 1445 la città si diede definitivamente sotto il domino dello Stato pontificio, anche se il comune non aveva mai smesso di esserne suddito, ma nel 1450 vi fu un tentativo di restaurazione della perduta autonomia, ma il complotto venne scoperto e 300 suoi componenti furono esiliati. Essi trovarono riparo nel comune di Siena, ma grazie al loro comportamento gentile, alcuni ambasciatori senesi andarono a San Ginesio per difendere la loro causa presso la magistratura ginesia ottenendo il perdono.[8] Il perdono degli esiliati venne concesso verso "Porta Picena" sotto la tutela di un crocifisso ligneo come segno di pace.[16] Nel 1458, Papa Pio II approvò il nuovo ordinamento municipale redatto sul modello senese.[17]

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1524 e nel 1535 la comunità ebraica figurò tra i contribuenti alla tassazione papale.[18] I banchieri del comune del XVI secolo, nominati nelle carte romane, facevano parte della rete bancaria creata dai correligionari delle Marche.[19] Nel 1569 gli ebrei furono cacciati da San Ginesio a seguito della bolla papale.

Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Età napoleonica e i vari moti[modifica | modifica wikitesto]

San Ginesio con la Repubblica Romana, faceva parte del Distretto di Camerino, del dipartimento del Tronto. Con l'avvento del Regno d'Italia, il comune entrò nel 4 cantone del Distretto di Fermo, dipartimento del Tronto.[9] Dopo essere stato del Dipartimento di Fermo, San Ginesio nel 1811, divenne Dipartimento, annettendo i comuni di Sarnano e di Montegiorgio. Dei moti carbonari e dei moti rivoluzionari nel paese sappiamo ben poco, solo che sono stati effettuati rispettivamente il 24 giugno 1817, nei comuni di Macerata e Tolentino[20] e nei mesi di febbraio-marzo del 1831, ad opera di ginesini.[21] Nel 1828 gli abitanti si tassarono per soddisfare le spese che il Papa richiedeva al comune per farlo diventare una città.[17]

Seconda guerra mondiale[22][23][modifica | modifica wikitesto]

San Ginesio, durante la seconda guerra mondiale, fu un paese di collegamento strategico tra le Marche. Il comune posto in una posizione strategica nella regione, fungeva da "ponte" tra il nord e il sud di essa. Sia a San Ginesio che a Sarnano, anche in altri comuni, operavano vari gruppi militari di resistenza partigiana; a San Ginesio operava il Gruppo Vera, guidato da Girolamo Casà, che dopo essere fuggito da Bari, aiutò i partigiani ginesini. Il comune è stato luogo di una missione militare inviata nella regione dal governo Badoglio II. La missione, composta da una motosilurante, dal generale Salvatore Melia e il capitano ginesino Arnaldo Angerilli, ebbe lo scopo di organizzare e controllare i partigiani, sabotaggio di apparecchiature nazifasciste, segnalazione e controllo di armi ed infine intercettare informazioni militari.

1943[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1943, i fatti conosciuti sono pochi, anche se ci furono continue rivolte da parte della popolazione.

Nel mese di giugno tedeschi e partigiani si contesero l'ospedale civile del comune che, dopo essere stato sotto il potere dell'Asse, fu smobilitato a causa di una protesta. Nei mesi di settembre e ottobre, ci furono soltanto azioni di ribellione al regime totalitario fascista da parte dei partigiani del luogo.

1944[modifica | modifica wikitesto]

Molti furono gli attacchi ed episodi di violenza in questo anno, che la popolazione e i partigiani furono costretti a subire.

Il 10 gennaio, alcuni partigiani disarmarono dei soldati nazifascisti ed imposero al Podestà la distribuzione del grano tra la popolazione. L'11 gennaio, a causa delle azioni del giorno precedente, un gruppo di nazifascisti si diresse al paese, che fu conquistato il 12 gennaio, con intenzioni punitive, causando un violento scontro. Il 16 marzo, dopo che il gruppo partigiano 201 su decisione del Comando di Vestignano e del Comitato Liberazione Nazionale di Macerata fu sciolto, una piccola parte dei membri presero alloggio proprio nel convento di San Liberato, diretto da Padre Sigismondo Damiani. La decisione di ricomporre il gruppo mostrò subito dei problemi, perché nel convento non c'erano condizioni logistiche e di sicurezza idonee per renderlo un QG. Non appena arrivati, i partigiani trovarono scarsa reperibilità del cibo, perché tutte le risorse disponibili erano già state utilizzate dai partigiani di Monastero e di Piobbico e una cattiva accoglienza da parte dei frati, che non gradivano la loro presenza. Nessuno dei confratelli francescani erano a favore del gruppo, perché c'era il rischio che la loro presenza sarebbe stato un problema per la loro sicurezza, causando un compromesso agli occhi dei nazifascisti.[24] Padre Giacinto Pagnani, in merito a ciò, scrive:

«Tra la prima e la seconda metà di marzo 1944 un gruppo di partigiani composto in gran parte da profughi e renitenti alla leva invase la foresteria del convento e vi si sistemò pretendendo anche di servirsi della cucina dei frati».[25]

La voce che dei partigiani si nascondevano nel convento raggiunse i nazisti tramite una spia ed ex soldato fascista di nome Francesco Sargolini. Saputo ciò, partirono in spedizione da Camerino. Nei pressi del convento spararono dei colpi di fucileria contro due cacciatori, uccidendone uno e facendo allarmare i partigiani che fuggirono. Il gruppo di nazisti, precisamente l'unità II° Brandenburg 3, stavano compiendo un'operazione di rastrellamento anti-partigiana nei pressi della zona. Giunti nella frazione di San Liberato, luogo del convento, minacciarono di morte Padre Damiani per aver ospitato i partigiani e per aver trovato una doppietta. Il frate, in sua difesa, disse che gli serviva per difendersi dai lupi che infestavano il bosco, convincendo i nazisti. Il 23 marzo si presentò al convento Francesco Sargolini, che si confrontò con Damiani. Padre Giacinto Pagnani, in merito a ciò, scrive:

«Il padre si confidò con lui esclamando: -Fortuna che non mi hanno trovato il revolver; quale altra scusa avrei potuto inventare?»[25]

Quella stessa sera, mentre era a Monastero, Francesco Sargolini venne prelevato dai partigiani di Piobbico, interrogato, e fucilato come spia. Prima di morire accusò Damiani come traditore, sperando di riuscire a salvarsi dalla morte. Padre Giacinto Pagnani, in merito a ciò, scrive:

«non era stato lui a chiamare i fascisti ma il P. Sigismondo».[25]

Il 5 maggio nel territorio comunale, dopo un conflitto a fuoco con le milizie della SS durante un rastrellamento lungo la ex SS 78, tre partigiani tra cui Glorio della Vecchia, furono torturati e fucilati nella frazione di Passo San Ginesio. Il 9 maggio, nella frazione di San Liberato, Sigismondo Damiani, costretto ad allontanarsi dal convento, ritornò in compagnia del nipote Padre Quinto Damiani, fu prelevato e ucciso poco distante dai partigiani di Piobbico, la cui identità fu poi accertata in processo. Padre Giacinto Pagnani, in merito a ciò, scrive:

«Nel pomeriggio del 9 maggio, verso le tre, Sigismondo era intento a ripulire alcune botti in compagnia di Quinto quando fu avvertito che tre sconosciuti desideravano parlargli. Nel frattempo erano riusciti ad entrare nel convento e lo trovarono lungo il sentiero dell’orto che conduce alla porta del convento. Lì lo uccisero con qualche colpo di pistola. Quinto lo trovò boccheggiante in terra e udì le sue ultime parole. Mio Dio, Mio Dio. Sparsasi la voce della sua morte accorsero alcuni padri dal vicino convento di Colfano; la salma fu tumolata nel cimitero parrocchiale. Successivamente nel dopoguerra fu trasferita nel suo convento all’interno della chiesa».[25]

Nel mese di giugno il gruppo Vera effettuò numerose missioni nel territorio. Il 16 giugno il gruppo era venuto a conoscenza che nella frazione di Pian di Pieca era dislocato un gruppo di fascisti incaricati di spionaggio. Scoperto ciò, fu inviata una squadra di tre partigiani in missione con lo scopo di vigilare la strada, che fungeva come collegamento tra Macerata e Ascoli Piceno, sorprendere le spie ed effettuare alcune operazioni di sabotaggio. Le operazioni comprendevano l'interruzione delle linee telefoniche e telegrafiche, distruzione dei ponti e appostamento di partigiani tiratori che, nella notte fra il 16 e il 17 giugno, si appostarono intorno alla ex SS 78 in un campo di grano. Il 17 giugno, la missione fu messa in atto. Dopo un alt incitato dai partigiani, una scarica di fucileria fu scagliata su di un ufficiale tedesco che, gravemente ferito, fu trasportato da un'ambulanza della Croce Rossa all'ospedale di Sarnano. Venendo a conoscenza di ciò, i nazisti presero vari ostaggi nelle frazioni di Colle, Morichella e Pian di Pieca, tra cui il parroco del luogo, e setacciarono il territorio alla ricerca dei partigiani fuggitivi. Nel mentre i fuggitivi si diressero verso il comune e trovarono riparo in una casa del luogo ospitati. Riposati e nutriti, sentendo sparare nelle vicinanze, i partigiani si divisero. Uno di loro fuggì nei campi e si salvò, mentre i restanti due, fuggiti all'interno del paese, furono catturati e portati in Piazza Alberico Gentili insieme a molti civili. L'ordine dei tedeschi era la fucilazione dei due prigionieri e il gruppo di civili. Quest'ultimi furono salvati da un maresciallo ginesino di origine tedesca che, essendo affezionato al paese, convinse i nazisti a liberarli. Alle 18 del pomeriggio l'ufficiale tedesco diede l'ordine di ripartire dal paese insieme ai due partigiani prigionieri, che furono impiccati nella frazione di Pian di Pieca insieme ad un civile di Passo San Ginesio. Prima di continuare la ritirata, i tedeschi si divertirono a sparare sugli impiccati già morti.[26] I cadaveri rimasero lì dal sabato sera al mercoledì mattina. Il 20 giugno, i partigiani liberarono il comune. Il Comitato di Liberazione Nazionale (CNL), assunse il ruolo dell'amministrazione comunale e Cesare Barbi fu nominato all'unanimità Sindaco. Il 21 giugno il capitano Casà insieme ad un ingegnere si recarono a spiccare i cadaveri e depositari nell'ufficio postale.[27]

Nel dopoguerra, nei processi penali che ne seguirono, i fatti esaminati furono gli eventi nella frazione di Pian di Pieca e San Liberato. I sospettati dei crimini furono le truppe ignote della SS e i partigiani di Piobbico. Quest'ultimi furono assolti per insufficienza di prove, ma in sede di Appello l’11 marzo 1954 la causa fu riaperta e le nuove testimonianze diedero conferma di colpevolezza a due degli imputati: Lucas Popovich, uno slavo cui sembra che i fascisti avessero ucciso i parenti in patria e il sardo Luigi Cuccui, evaso dalle carceri di Ancona. Dalle testimonianze rilasciate da vari partigiani, tutti i sospetti su padre Damiani parvero infondati, piuttosto venne sottolineata la sua collaborazione, prestata in varie occasioni, alla Resistenza.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969 Ciriaco De Mita, con Arnaldo Forlani, stipularono un patto che avrebbe dovuto rinnovare la Democrazia Cristiana e portarli alla testa del partito. Il patto fu chiamato il "convegno di San Ginesio". Il convegno si realizzò quando Forlani divenne segretario del partito e De Mita vicesegretario, per discutere del cambio di generazione (dalla seconda alla terza) e per la successione di Giuseppe Saragat.[28][29] Nel 1972, dopo l'accordo e il via libera per il governo di Centro-destra di Giulio Andreotti, il Congresso successivo Forlani viene sostituito da Amintore Fanfani alla segreteria della DC, quindi la seconda generazione su quelli di San Ginesio vinsero. Con le vicende di tangentopoli, il rinnovamento della DC al quale dichiaravano di ispirarsi i giovani riuniti a San Ginesio, fu imprevedibile.[29]

A causa dello sciame sismico del 2016 e 2017, il paese e le sue rispettive frazioni sono profondamente danneggiati.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma comunale di San Ginesio

Lo stemma di San Ginesio è molto antico, compare in un dipinto di ignoto pittore del XV secolo, conservato nella locale chiesa di Sant'Agostino, che rappresenta la battaglia avvenuta sotto le mura della città tra i ginesini e i fermani, che volevano conquistarla. Nello stemma originario era rappresentato il patrono con dietro un tempio, ma Papa Pio II lo sostituì con una mezza croce bianca su sfondo rosso.[1]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristica comune negli edifici cittadini è la singolare presenza di elementi tipici dell'architettura nordeuropea, spiegabili almeno in parte con la presenza, in epoca medievale, di maestranze provenienti dalla Germania e dai Paesi Bassi.[senza fonte]

Muraglia e porte[modifica | modifica wikitesto]

Tra i maggiori rilievi monumentali sono le Mura, iniziate nel 1308 (XIV secolo) e compiute in 150 anni; furono costruite in pietra arenaria, facendo sì che circondassero quasi completamente la cittadina. Sono munite di torri, torrioni e di quattro porte di ingresso ("Porta Picena", "Porta Offuna", "Porta Ascarana" e "Porta Alvaneto")[30]. Le Mura furono ostruite per difendere il paese da eventuali attacchi di altre popolazioni, soprattutto i fermani.[31]

Ospedale dei Pellegrini[modifica | modifica wikitesto]

L'Ospedale dei Pellegrini o di San Paolo è una costruzione del 1295 (XIII secolo) in stile romanico, con portico a basse colonne, un solo ordine di logge raddoppiato nel 1457 e un'arcata di sopra costruita a mattoni.[32]

Parco della Rimembranza[modifica | modifica wikitesto]

Parco situato fuori Porta Picena, uno di quattro ingressi al paese, è un parco dedidato ai caduti nella prima e seconda guerra mondiale. Costruito tra il 1925 e il 1930 da Guglielmo Ciarlantini[33], il parco possiede ancora le decorazioni del periodo fascista all'ingresso di esso.[34]

Corso Scipione Gentili[modifica | modifica wikitesto]

Il "corso Scipione Gentili" è la via principale del comune, dedicata a Scipione Gentili.

Castello di Roccacolonnalta[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello di Roccacolonnalta, castello medievale appartenuto in passato alla famiglia nobile Brunforte, è un rudere situato nella frazione di Rocca. In passato il castello conteneva una chiesa dedicata a San Michele. Quando gli abitanti furono cacciati dai principi feudatari Brunforte, ricostruirono altre chiese dedicate a San Michele in onore di quella che fu distrutta.[35]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Abbazia di Santa Maria delle Macchie[modifica | modifica wikitesto]

L'Abbazia di Santa Maria delle Macchie, situata nella frazione Macchie, è un vecchio monastero, ora inagibile, dei frati benedettini.

Chiesa di Santa Maria Assunta (Collegiata)[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di Santa Maria Assunta, chiamata anche Collegiata,[36] situata in piazza Alberico Gentili, ha una decorazione in cotto attribuita ad Enrico Alemanno, del 1421. È l'unica opera marchigiana in stile gotico fiorito.[senza fonte] All'interno vi è la cappella dei caduti della prima guerra mondiale, decorata da Adolfo de Carolis.

Chiesa di Santa Maria in Vepretis[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria in Vepretis è una chiesa cattolica romana in stile barocco, costruita in mattoni semplici e decorata all'interno.[37]

Eremo di San Liberato[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario di San Liberato, costruito sull'eremo di Soffiano al confine tra San Giensio e Sarnano, è dedicato a San Liberato da Loro Piceno da cui prende il nome.

Altri edifici religiosi[modifica | modifica wikitesto]

  • La chiesa di San Francesco risale all'XI secolo.[38]
  • La chiesa di San Gregorio in stile neogotico
  • L'ex convento degli Agostiniani risale all'XIII secolo, ma gli edifici attuali sono del 1615 e più tarde. Il chiostro contiene affreschi con scene della Vita di Agostino, fatti fra il 1630 ed il 1640 da Domenico Malpiedi.[39]

Sculture[modifica | modifica wikitesto]

Statue[modifica | modifica wikitesto]

Al centro della piazza si trova la statua di Alberico Gentili realizzata dallo scultore Giuseppe Guastalla nel 1905.

Lapidi e lastre commemorative[modifica | modifica wikitesto]

Lapidi:

  • Lapide ai martiri della libertà:

Situata in piazza Alberico Gentili, la lapide è dedicata al gruppo Vera, gruppo partigiano attivo nel luogo durante la seconda guerra mondiale,composto da ginesini che combatterono le crudeltà dei nazifascisti. Costruita in marmo con bordatura in rilievo, fu posta nella piazza in onore del sessantesimo anniversario della liberazione del paese il 20 giugno 1944.[40]

  • Lapide ai martiri di San Ginesio:

Posta sulle mura castellane, inaugurata il 9 agosto 1964, è dedicata ai martiri ginesini della seconda guerra mondiale.[41]

Lapide dedicata al frate militare, posta nel santuario nella frazione di San Liberato, dove predicava durante le guerre mondiali, è costruita in travertino e posta al muro con sostegni in ferro. Nella parte superiore, in rilievo ed in bronzo, è scolpito il profilo del mezzobusto del frate.[42]

Lastre commemorative[modifica | modifica wikitesto]

Lastra in marmo al tenente Focaccetti, membro degli alpini morto durante la seconda guerra mondiale nei Balcani.[43]

Lastra posta nella via con il nome del militare Raffaele Merelli, è dedicata alla sua uccisione nella frazione di Passo San Ginesio nel 1944.[44]

Nell pinacoteca civica è conservata, oltre ad altre svariate opere d'arte, la Pala della battaglia tra ginesini e fermani conosciuta oggi come battaglia della Fornarina.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[45]

A causa del Terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017, alcuni ginesini, sia paesani che delle frazioni, sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni e trasferirsi altrove.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Il "Ritorno degli Esuli" si svolge a San Ginesio con cadenza triennale.

La rievocazione storica narra dei trecento ginesini che, tra l'anno 1450 e il 1460, esiliati con l'accusa di sedizione per il restauro della monarchia, trovarono rifugio a Siena. Lì, arruolati nella guardia civica, si distinsero per diligenza e fedeltà a tal punto che furono inviati a San Ginesio ambasciatori senesi per perorare la loro causa. I trecento fecero ritorno in patria accompagnati da notabili senesi che donarono al paese marchigiano il Crocifisso, ancora oggi venerato nella chiesa Collegiata, come testimonianza dell'impegno di pace e gli Statuti vigenti a Siena, perché potessero ricostituirne il diritto.

Ogni anno, nel mese di agosto si celebra invece la rievocazione storica della battaglia della Fornarina in ricordo dell'assalto a tradimento del paese architettato dai Fermani il 30 novembre 1377 e poi sventato grazie all'allarme di una fornarina.

Tale manifestazione dà inizio alla settimana di "Medievalia" (nei giorni a cavallo con il Ferragosto) durante la quale il borgo torna a rivivere le atmosfere medievali con ricchi allestimenti, taverne, conversazioni ed ogni sera si può assistere ad una sfida tra i quattro rioni. Gli atleti (tutti ginesini) si sfidano in varie attività: tiro con l'arco e con la balestra, corsa e spada (staffetta), nel palio degli anelli (giostra cavalleresca) il 13 agosto in notturna e nel palio della Pacca (giostra cavalleresca) nel pomeriggio del 15 agosto.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

In San Ginesio, nel 1981, è stato fondato il Centro internazionale di studi gentiliani, un cenacolo per la cultura giuridico-umanistica che celebra la memoria del giurista Alberico Gentili, la cui statua è collocata nel centro della piazza principale della città.

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca comunale Scipione Gentili, con 12 000 volumi, si trova nell’ala nord del palazzo del comune ed è gestita dai volontari e dal comune stesso.[46]

Scuola[modifica | modifica wikitesto]

  • Il comune è sede principale dell'istituto comprensivo "Vincenzo Tortoreto". L'istituto comprende anche le scuola del comune di Sant'Angelo in Pontano.[47]
  • Il comune è sede principale dell'istituto di istruzione superiore "Alberico Gentili", dedicato proprio al giurista e padre della giurisdizione Alberico Gentili. L'istituto comprende anche il liceo scientifico con sede a Sarnano.[48]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al 1970, dopo che il comune fornì al proprio territorio la prima antenna radio libera, venne creata la prima stazione radio chiamata Radio Zona L (RZL), situata in un vecchio palazzo nella piazza principale. Il nome della radio nasce anche grazie alla Comunità montana dei Monti Azzurri[49].

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di San Ginesio, principalmente nella zona collinare e nella zona pianeggiante del suo territorio, è comune trovare piantagioni di orzo, grano girasoli, erba medica, mais, vigneti ed uliveti.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e attive vi sono quelle artigianali, come la rinomata arte della tessitura finalizzata alla realizzazione di tappeti e di altri prodotti di pregio artistico.[50]

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Molte[senza fonte] sono le industrie situate nel comune, principalmente stanziate nella Zona PIP (Piano per gli insediamenti produttivi) della frazione di Pian di Pieca e lungo la ex SS 78. Le industrie comprese nella zona sono industrie alimentari, industrie tessili e industrie di materie plastiche. Nel restante territorio comunale possiamo trovare varie industrie minerarie.

Molteplici industrie, situate nella periferia del paese storico e nelle frazioni di Passo San Ginesio e Pian di Pieca, sono chiuse o andate in fallimento a causa della grande recessione.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Molti[senza fonte] sono i ristoranti e gli alberghi situati nel comune, istituiti soprattutto in palazzi reali, come il palazzo Morichelli d'Altemps, storico palazzo signorile, o situati nelle strutture tipiche del luogo, costruite gran parte con pietre arenarie.[senza fonte]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è sede della società Autolinee SASP - situata nella frazione di Passo San Ginesio - facente parte dell'unione delle società Contram, azienda di trasporto pubblico italiano.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
5 giugno 1985 10 giugno 1990 Vittorio Giorgi DC Sindaco
11 giugno 1990 23 aprile 1995 Pietro Enrico Parrucci DC Sindaco
24 aprile 1995 13 giugno 1999 Pietro Enrico Parrucci Centro-destra Sindaco
14 giugno 1999 19 gennaio 2003 Vittorio Taccari Lista civica Sfiduciato
20 gennaio 2003 25 maggio 2003 Salvatore Calvagna Commissario Prefettizio
26 maggio 2003 13 aprile 2008 Pietro Enrico Parrucci Lista civica Sindaco
14 aprile 2008 26 maggio 2013 Mario Scagnetti Lista civica Sindaco
27 maggio 2013 10 giugno 2018 Mario Scagnetti Lista civica "San Ginesio in movimento" Sindaco
11 giugno 2018 in carica Giuliano Ciabocco Lista civica "San Ginesio rinasce" Sindaco

Fonte: Ministero dell'interno.[51]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Calcio a 11[53][modifica | modifica wikitesto]

Dalla stagione 2007-2008 alla stagione 2011-2012 (prima la squadra del paese era l'Isolina che ha giocato in Terza Categoria e in Seconda Categoria) la squadra è stata il Pian di Pieca (Terza Categoria), che ora ha cambiato nome in San Ginesio calcio (promossa in Seconda Categoria, nella stagione 2012-2013 in Terza Categoria).

Le squadre di calcio a 11 comprendono:

  • Amatori San Ginesio (2003-2012)
  • ex Amatori (2016-2017)
  • Isolina calcio, terza categoria (2007-2012)
  • San Ginesio calcio, seconda categoria (2013-2016)
  • San Ginesio calcio, terza categoria (2012-2013/ dal 2016)
  • Allievi provinciali (2013-2014)
  • Allievi (2017-2018)
  • Giovanissimi (2015-2018)
  • Esordienti (2015-2018)
  • Juniores (2016-2017)
  • Pulcini misti (2016-2017)
  • Pulcini 2006 (2016-2017)
  • Rappresentativa Comunale San Ginesio (2016-2017)
  • Primi Calci (dal 2017)

Campionati disputati:

Calcio a 5[53][modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio a 5 Juventus Club San Ginesio è una squadra di calcio femminile, creata a partire dalla stagione 2010-2011. La squadra gioca nel campionato CSI. Nella stagione 2013-2014 era presente anche una squadra calcistica a 5 maschile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c G. Moroni Romano, Dizionario Di Erudizione Storico-Ecclesiastica Da S. Pietro Sino Ai Nostri, Biblioteca Nazionale austriaca, Tipografia Emiliana, 1846
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2018.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Tuttitalia, https://www.tuttitalia.it/marche/94-san-ginesio/. URL consultato il 13 agosto 2019.
  5. ^ San Ginesio Turismo http://turismo.comune.sanginesio.mc.it/
  6. ^ San Ginesio e le 100 chiese dopo il terremoto https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/terremoto_san_ginesio_paese_chiese_lesionate-2055115.html
  7. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), su efficienzaenergetica.acs.enea.it. URL consultato il 28 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  8. ^ a b San Ginesio (MC) http://www.paesiarancioni.net/marche/68-san-ginesio-mc.html
  9. ^ a b c d San Ginesio, storia e bibliografia https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=13916
  10. ^ a b c M. Severini "Historiae Ginesiae" 1552
  11. ^ a b c G. Salvi "Memorie Storiche di San Ginesio" 1889
  12. ^ Simonsohn, S., The Apostolic See,doc. 579.
  13. ^ Saffiotti Bernardi, S., Presenze ebraiche nelle Marche, p. 514.
  14. ^ Ivi, p. 514 e segg.
  15. ^ San Ginesio http://www.araldicacivica.it/stemmi/comune/san-ginesio/
  16. ^ Storia di San Ginesio https://www.qsl.net/ik6cgo/dci/sanginesio.htm
  17. ^ a b San Ginesio Storia https://borghipiubelliditalia.it/borgo/san-ginesio/#1480496816106-48a7f6ef-54ab
  18. ^ Simonsohn, S., op. cit., doc. 1304, 1722, 1732.
  19. ^ Ivi, doc. 1484, 1616, 1664, 1677, 1896, 1897, 2107, 2122, 2467, 2733, 2896. Su Salomone da Poggibonsi si veda Simonsohn, S., Salomone da Poggibonsi, passim. Su Moise si veda Saffiotti Bernardi, S., op. cit., pp. 214s.
  20. ^ Moti dei ginesini a Tolentino https://www.corriereproposte.it/cosa-sapere/la-notte-di-san-giovanni-del-1817
  21. ^ Moti rivoluzionari dei mesi febbraio e marzo dei ginesini http://www.chieracostui.com/costui/docs/search/schedaoltre.asp?ID=9285
  22. ^ R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008. Gruppo patrioti “Vera” San Ginesio, Le nostre vittime del nazi-fascismo, Tipografia Filelfo, Tolentino
  23. ^ G. Mari, Guerriglia sull'Appennino. La Resistenza nelle Marche, Argalia, Urbino 1965.
  24. ^ R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008.
  25. ^ a b c d G. Pagnani, San Liberato e il suo convento. Con ampi cenni sui rapporti tra i Comuni di S. Ginesio e Sarnano e il movimento degli spirituali nelle Marche, edizioni Biblioteca Francescana, Falconara M.ma, 1962.
  26. ^ PIAN DI PIECA, STORIA MARCHE NOVECENTO http://www.storiamarche900.it/main?p=storia_territorio_piandipieca
  27. ^ SAN GINESIO, STORIA MARCHE NOVECENTO http://www.storiamarche900.it/main?p=storia_territorio_sanginesio
  28. ^ A. Giangrande, COMUNISTI E POST COMUNISTI PARTE PRIMA SE LI CONOSCI LI EVITI, 2016
  29. ^ a b Patto di San Ginesio, 1969 https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/04/07/tutto-cambia-arnaldo-no.html
  30. ^ La storia | Turismo http://turismo.comune.sanginesio.mc.it/alla-scoperta-del-comune/la-storia/
  31. ^ San Ginesio - Castelli e fortificazioni http://www.sibillini.net/il_parco/cultura_territorio/castelli/san_ginesio.php
  32. ^ Regione Marche – Consultazione Beni Culturali sol Ospedale dei Pellegrini
  33. ^ Beni Culturali http://www.beniculturali.marche.it/Ricerca/tabid/41/ids/69360/Parco-della-Rimembranza/Default.aspx
  34. ^ Parco della Rimembranza | Home http://turismo.comune.sanginesio.mc.it/monumento/?n=14181
  35. ^ Il Castello di Roccacolonnalta. http://www.roccacolonnalta.it/originecrociata.php?a=4
  36. ^ Chiesa di Santa Maria Assunta https://www.sibilliniweb.it/citta/san-ginesio-chiesa-di-santa-maria-assunta-xisec/
  37. ^ San Ginesio> Chiesa di Santa Maria in Vepretis (XII°sec.) - SibilliniWeb.it https://www.sibilliniweb.it/citta/san-ginesio-chiesa-di-santa-maria-in-vepretis-xiisec/
  38. ^ Sisma, in sicurezza Chiesa San Ginesio - Beni culturali - ANSA.it
  39. ^ Chiostro del convento di San Ginesio – Scene della Vita di Agostino
  40. ^ Lapide ai martiri della libertà http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lapide-ai-martiri-della-liberta-san-ginesio/
  41. ^ Lapide ai martiri di San Ginesio http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lapide-ai-martiri-di-san-ginesio/
  42. ^ Lapide a padre Sigismondo Damiani http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lapide-dedicata-a-padre-sigismondo-damiani-san-ginesio-mc/
  43. ^ Lastra al Ten. Focaccetti http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lastra-al-s-ten-focaccetti-san-ginesio/
  44. ^ Lastra al carabiniere Glorio della Vecchia http://www.pietredellamemoria.it/pietre/lastra-al-carabiniere-glorio-della-vecchia/
  45. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  46. ^ Biblioteca Comunale Scipione Gentili http://turismo.comune.sanginesio.mc.it/biblioteche-cms/biblioteca-comunale-scipione-gentili-2/?n=66773
  47. ^ IC SAN GINESIO https://icsanginesio.edu.it/
  48. ^ ISTITUTO GENTILI https://istitutogentili.edu.it/
  49. ^ Ricordi di Radio Zona L https://www.larucola.org/2014/03/01/minchiatine-ginesine-radio-zona-l/
  50. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 10.
  51. ^ http://amministratori.interno.it/
  52. ^ montiazzurri.it, http://www.montiazzurri.it/.
  53. ^ a b San Ginesio Calcio https://www.asdsanginesiocalcio.it/archivio-stagioni/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Porzi, San Ginesio terrazza delle Marche potente castello medievale piceno, Monte San Giusto, Edizioni Candarella e Casarola, 1986
  • A.M. Corbo, Documenti per la storia della musica tra XIV e XVI secolo nell'archivio storico del Comune di S. Ginesio, in Rassegna degli Archivi di Stato, Anno LII, 1, Roma, 1992
  • E. Gazzerra, Sancto Ginesio e lo suo antiquo archivio (secc. XII-XVIII), Tolentino, 1915
  • E. Lodolini, Gli archivi storici dei comuni delle Marche, in Quaderni della rassegna degli Archivi di Stato, 6, Roma, Istituto grafico tiberino, 1960
  • F. Allevi - G. Crispini, San Ginesio, Ravenna, 1969
  • G. Pagnani, Alcuni atti della Curia generale della Marca del tempo di Bonifacio VIII scoperto a S. Ginesio e un singolare caso di omonimia Dantesca, in Studi Maceratesi, 3, Macerata, 1968
  • G. Can. Salvi, Elenco delle pergamene trasmesse dal Municipio di S. Ginesio a Macerata per essere esposte alla Mostra Regionale Marchigiana Agosto-Ottobre 1905, in Le Marche, 1, 2-3, Senigaglia, 1906
  • G. Can. Salvi, L'Archivio comunale di S. Ginesio nelle Marche, in Le Marche, Anno VI, 1, 2-3, Senigaglia, 1906
  • G. Can. Salvi, Memorie storiche di Sanginesio (Marche) in relazione con le terre circonvicine, Tipografia Savini, Camerino, 1889
  • L. Zdekauer, Di un preteso "Collegium doctorum" a Sanginesio nel dugento, in Atti e memorie D.S.P.M., 10, 1, Ancona, 1931
  • Marinangelo Severini (sec.XVI), Historiae Genesinae, traduzione di Francesco Ciampaglia(1581 c.), manoscritto, (Archivio storico comunale)
  • V. Cavalcoli Andreoni, Gli Archivi Storici dei Comuni delle Marche. Indici degli inventari, Ostra Vetere 1986

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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