Locomotiva FNM E.610

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FNM E.610
Locomotiva elettrica
Anni di progettazione 1948
Anni di costruzione 1949
Anni di esercizio 1949-2010
Quantità prodotta 4
Costruttore OM
Lunghezza 14.200 mm
Larghezza ? mm
Altezza 3.790 mm
Massa in servizio 60 t
Rodiggio B'B'
Diametro ruote motrici 1.250 mm
Potenza oraria 1400 CV
Velocità massima omologata 80 km/h
Alimentazione 3 kV cc

Le locomotive E.610 sono state un gruppo di locomotive elettriche a corrente continua a 3000 volt del Gruppo FNM.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le E.610 furono costruite in un quantitativo di 4 unità nel 1949, in collaborazione tra OM, Breda e CGE, su espresso ordine delle Ferrovie Nord Milano; all'epoca impegnate in un piano di rilancio e rinnovamento della rete ferroviaria, a seguito delle devastazioni subite durante gli anni del secondo conflitto mondiale.

Caratterizzate da una linea simile a quella delle locomotive E.424 delle FS, le E.610 permisero di arricchire il parco macchine delle FNM, in vista di una programmata estensione dell'elettrificazione della rete, anche in virtù dei buoni risultati raggiunti con il gruppo E.600, ormai collaudato ma insufficiente nel numero per espletare ulteriori servizi.

Rimaste pressoché immutate nell'aspetto e nella tecnica per oltre un trentennio, a seguito dell'acquisizione della maggioranza azionaria delle FNM da parte di Regione Lombardia (anno 1977), le E.610 furono interessate da un rinnovamento, comprendente una nuova colorazione dei rotabili (applicata con medesimo schema ai locomotori E. 600), che passò dalla livrea bruno-isabella, a quella a colori di base arancione e bianco (la prima E.610 così ridipinta entrò in servizio nella primavera del 1982)[1], sostituita da quella "regionale" a partire dal 1994: i cui colori dominanti sono il bianco, il verde e il blu[2].

Nel dicembre 2003, l'unità E.610-02 risultò fortemente danneggiata a seguito dell'incidente di Quarto Oggiaro e non fu più utilizzata[3]. Mentre l'esercizio regolare delle E.610 cessò definitivamente con il cambio d'orario del 12 dicembre 2010[4]; la E.610-03 è conservata dall'aprile 2018 presso il Museo delle industrie e del lavoro del Saronnese[5].

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto delle locomotive E.610 discendeva in parte dallo studio delle coetanee E.424 delle Ferrovie dello Stato, dalle quali ci si basò per il disegno cassa, ma adottando un modello differente di carrelli, il tipo Commonwealth della Brill, con sospensione secondaria con 3 balestre doppie montate trasversalmente e primaria con molle ad elica[6], condiviso con altri rotabili FNM, come le elettromotrici E.700, E.730 e la prima serie delle E.740 (unità dalla 01 alla 07).

Anche i motori di trazione e la trasmissione erano differenti; la motrice FS montava motori Tipo 92-250 con Trasmissione ad asse cavo, mentre la locomotiva FNM montava motori CGE (derivati dai motori delle unità prototipo E.625 FS prodotte dalla OM, per i quali la CGE fornì gli equipaggiamenti elettrici) condivisi con le precedenti E.600 insieme alla trasmissione, del tipo tranviario a sospensione per il naso.[7]

Il circuito di trazione si presentava con un avviamento reostatico e due combinazioni di marcia, serie e parallelo. L'avviatore automatico ne permetteva il telecomando. La potenza complessiva della locomotiva era di circa 1000 kW (i due terzi di quella della E.424) e la velocità massima inferiore agli 80 km/h.

In origine le locomotive non erano dotate di intercomunicante di servizio frontale, introdotto tra il 1963 e il 1964[7] ed eliminato a metà degli anni novanta.

Dal 1975 le E.610 furono equipaggiate con i dispositivi di Riscaldamento Elettrico Carrozze, a seguito dell'acquisto di quaranta carrozze dalle Ferrovie Federali Svizzere[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Notizia flash" su "I Treni Oggi" n. 22 (settembre 1982), p. 4.
  2. ^ Locomotiva vecchia, colori nuovi, in "I Treni" n. 152 (settembre 1994), p. 10.
  3. ^ La triste fine della 02 Archiviato il 10 febbraio 2012 in Internet Archive..
  4. ^ Senza locomotive, in "I Treni" n. 333 (gennaio 2011), p. 6.
  5. ^ Museo di Saronno: movimenti in volo, su blog.tuttotreno.it. URL consultato il 13 maggio 2018.
  6. ^ I carrelli Brill, 1870-1930, su www.tramroma.com. URL consultato il 6 novembre 2015.
  7. ^ a b c Giovanni Cornolò, Cento anni di storia... delle Ferrovie Nord Milano, Globo edizioni, Trento, 1979, pag. 72.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]