Celestino Usuelli

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Celestino Usuelli

Celestino Usuelli (Milano, 8 aprile 1877San Germano Vercellese, 6 aprile 1926) è stato un alpinista, pioniere dell'aviazione e dirigibilista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Usuelli alpinista[modifica | modifica wikitesto]

Milanese di nascita, intraprese ancora giovanissimo un'intensa attività commerciale in America latina. Fu presto attratto a scalare le più alte vette delle Ande. Nel 1901 fu il primo alpinista a scalare la vetta del vulcano Chachani (Perù), alto 6.075 metri; nel 1903 fu il secondo a scalare il vulcano ecuadoriano del Chimborazo (m. 6.310).

Le trasvolate in pallone aerostatico[modifica | modifica wikitesto]

Tornato in Italia, Usuelli fu uno dei primi temerari trasvolatori in pallone e, inizialmente, con tragici risultati.

Nel giugno 1906, infatti, partito da Milano insieme a due amici aeronauti, fu trascinato da un vento di estrema violenza e precipitò nell'Adriatico in tempesta al largo di Ancona . Usuelli riuscì a stento a salvarsi, ma i due compagni persero la vita.

Cinque mesi dopo, nell'ambito delle manifestazioni organizzate per la Esposizione Internazionale di Milano, Usuelli compì la sua più importante impresa, riuscendo per primo a trasvolare le Alpi in pallone aerostatico, partendo dal versante italiano[1]. L'11 novembre 1906, infatti, sorvolò le Alpi insieme con Carlo Crespi, percorrendo in poco più di quattro ore la tratta Milano-Aix-les-Bains. Il pallone si chiamava "Milano".

Il 5 luglio 1907 Usuelli raggiunse i 5700 metri in pallone aerostatico; partecipò poi a varie manifestazioni aerostatiche internazionali, come le edizioni 1908 e 1912 della coppa Gordon Bennet. In quest'ultima occasione, in coppia con Aldo Finzi, stabilì il record italiano di distanza e durata, percorrendo 1112 km in 28 ore, e classificandosi al decimo posto.

I dirigibili Usuelli[modifica | modifica wikitesto]

Avendo conseguito, il 10 agosto 1910, il brevetto di pilota di dirigibile, negli anni successivi Usuelli si dedicò alla progettazione e alla costruzione di dirigibili, installando un laboratorio alla Bovisa, nella periferia di Milano. Tra le sue realizzazioni si ricordano l'U3, dirigibile floscio del 1914, progettato per l'addestramento dei dirigibilisti, e l'U4, per la lotta ai sommergibili.

La tragedia del dirigibile U5[modifica | modifica wikitesto]

Tuttavia, come costruttore di dirigibili, Usuelli ebbe minor fortuna che come pilota. I dirigibili della serie U (Usuelli), infatti, non hanno oggettivamente dato prova di funzionalità. L'U1 e l'U2 furono trascinati dalla furia dei temporali mentre erano ormeggiati a terra[2]; l'U3 fu ritirato dall'attività prima dello scoppio della prima guerra mondiale, dopo aver subito il medesimo destino dei due precedenti, pur essendo stato recuperato intatto[2]; l'U4 fu utilizzato solo a titolo sperimentale, senza essere stato mai impiegato in operazioni belliche[2]. L'U5, dopo aver effettuato 69 ascensioni, precipitò al suolo il 2 maggio 1918 presso Castellina Marittima causando la morte dei cinque membri dell'equipaggio[3].

La Commissione d'inchiesta, inizialmente orientata nell'attribuire la responsabilità al costruttore per un oggettivo cedimento strutturale dell'aeronave, dopo aver acquisito una relazione dello stesso Usuelli, si astenne dal pronunciarsi definitivamente sulla causa del disastro[4]. Dopo tale evento cruento, tuttavia, i dirigibili della serie U furono ritirati dalle operazioni.

La prematura scomparsa[modifica | modifica wikitesto]

Usuelli proseguì nella sua attività di costruttore e, nel 1919, a Roma, realizzò il dirigibile T34, che riuscì a vendere negli Stati Uniti. Aveva appena progettato un'aeronave più grande, il T120, quando, nel 1926, per un incidente automobilistico, scomparve prematuramente a soli quarantanove anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Breve storia dell'aerostatica italiana. Ottocento e novecento.
  2. ^ a b c Basilio Di Martino, I dirigibili italiani nella Grande Guerra, Ufficio storico A.M., Roma, 2005, pagg. 359-60.
  3. ^ Basilio Di Martino, cit., pag. 361 e succ.ve.
  4. ^ Michele Quirici, Paolo Gori. L' aeroscalo di Pontedera. I dirigibili italiani. Fornacette, 1986, pag. 69 e succ.ve.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Basilio Di Martino, I dirigibili italiani nella Grande Guerra, Ufficio storico dell'Aeronautica militare, Roma, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]