Federico Fenu

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Federico Fenu (Ascoli Piceno, 3 giugno 1891Castellina Marittima, 2 maggio 1918) è stato un dirigibilista italiano. Tenente del genio aeronautico nella prima guerra mondiale, è precipitato al suolo con il dirigibile U5, perdendo la vita in un'azione di pattugliamento e di osservazione.

Federico Fenu
Ten. Federico Fenu
Ten. Federico Fenu
3 giugno 1891 - 2 maggio 1918
Nato a Ascoli Piceno
Morto a Castellina Marittima
Cause della morte caduto in azione
Luogo di sepoltura Pontedera
Dati militari
Paese servito bandiera Italia
Forza armata Arma del Genio
Corpo Servizio aeronautico
Specialità dirigibilista
Reparto battaglione aerostieri
Anni di servizio 1915-16-17-18
Grado Tenente
Guerre Prima guerra mondiale
Comandante di dirigibile U5
Studi militari Scuola di Applicazione e Istituto di Studi militari dell'Esercito
Altro lavoro insegnante

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Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Di origine sarda, Fenu nacque ad Ascoli Piceno, ove era stato temporaneamente destinato il padre, insegnante nelle scuole tecniche. Trasferitosi a Roma, Fenu si iscrisse alla facoltà d'ingegneria, sostenendo brillantemente gli esami universitari fin quasi alla laurea, quando interruppe gli studi per l'insegnamento presso una scuola privata.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Fenu fu chiamato alle armi come artigliere e perse il posto d'insegnante; partì nel novembre 1915, lasciando la moglie presso i propri genitori, nonostante le difficoltà finanziarie di quest'ultimi.

Arruolato presso il 36º Reggimento di artiglieria, Fenu svolse il primo addestramento alla Spezia. Nel marzo 1916, venne ammesso al corso di allievo ufficiale e destinato alla Scuola di Applicazione di Torino, ove ottenne brillantemente il grado di sottotenente. Ritenuto idoneo per entrare a far parte dei primi reparti dell'Aeronautica Italiana, allora inquadrati nell'Arma del Genio, Fenu fu trasferito presso il deposito aeronautico di Oriolo Romano (novembre 1916); successivamente venne assegnato al battaglione dei dirigibilisti ed inviato a Venezia per l'addestramento necessario (1917) [1].

Le prime missioni di volo[modifica | modifica wikitesto]

Il reparto del sottotenente Fenu aveva il compito della difesa della città dalle incursioni aeree; le sue prime missioni le svolse a bordo dei Drachen, un aerostato che veniva innalzato all'arrivo del nemico. Finito il corso, fu nominato ufficiale di bordo ed assegnato al dirigibile U5 (dal nome del progettista Celestino Usuelli)[2]. L'aeromobile era del particolare tipo definito come "dirigibile floscio".

Il comandante dell'aeronave era il capitano Domenico Piccoli che riuscì a convincere Fenu a conseguire il brevetto di Comandante di dirigibile, e a subentrargli nel comando dell'U5. Il 18 aprile 1918, Fenu fu promosso al grado di tenente [3].

La tragedia nei cieli di Castellina Marittima[modifica | modifica wikitesto]

Immagine dal pannello del Museo Storico dell'Arma del Genio, in onore dei caduti del Dirigibile U5

Il 2 maggio 1918, dopo 69 ascensioni, il dirigibile U5, comandato per la settima volta dal tenente Fenu [4], in una giornata di massima limpidezza e senza vento, uscì dall'hangar dell'aeroscalo di Pontedera. La missione consisteva nel servizio di osservazione dei sottomarini nemici nel Tirreno e di pattugliamento ai piroscafi della linea Civitavecchia-La Spezia. L'equipaggio era composto anche dai tenenti Enrico Magistris e Luigi Carta Satta appartenenti al Regio Esercito, dal sottocapo telegrafista Michele Rosato e dal sottocapo motorista Tommaso Perrone, entrambi della Regia Marina[4].

La missione si svolse in maniera del tutto regolare e sulla rotta di ritorno, verso le ore 12,45, il dirigibile navigava sulla Toscana sul cielo di Castellina Marittima; l'equipaggio era tranquillo e stava consumando la colazione. D'un tratto l'aeromobile si spaccò in tre o quattro parti, poi in mille brandelli. La navicella, libera da ogni sostegno, precipitò a terra in località Valdiperga formando una grande buca[5]; in essa furono trovati i corpi dei cinque membri dell'equipaggio, deceduti sul colpo. Alcuni di loro furono rinvenuti ancora con il cibo in bocca, data la rapidità con cui si era svolta la tragedia.

Due giorni dopo si svolsero i funerali dei caduti, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose; i feretri dei cinque giovani, coperti dalla bandiera italiana e da una grande quantità di fiori, accompagnati dal suono della banda militare, furono sepolti nel Cimitero della Misericordia di Pontedera. In loro ricordo, sul luogo della catastrofe, è eretto un monumento a spese del Comune. Un apposito pannello li ricorda altresì nel Museo storico dell'Arma del Genio in Roma.

Nessun responsabile![modifica | modifica wikitesto]

La commissione d'inchiesta - cui partecipava anche Umberto Nobile - dopo essersi inizialmente espressa attribuendo la causa del disastro ad un cedimento strutturale dell'aeronave, assegnando la responsabilità al progettista/costruttore Celestino Usuelli, a seguito di una relazione di quest'ultimo, si astenne dall'emettere una conclusione definitiva [6]. Quel tipo di dirigibile (U), tuttavia, venne immediatamente ritirato dalle azioni operative.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudio Bardanzellu, Federico, Roma, 2002
  2. ^ Basilio Di Martino, I dirigibili italiani nella Grande Guerra, Roma, 2005, pag. 361
  3. ^ Ministero della Difesa, Direzione generale Personale Ufficiali, Divisione matricole e libretti personali, Stato di servizio di Fenu Federico, pag. 2
  4. ^ a b Basilio Di Martino, cit., Pag. 362
  5. ^ Michele Quirici, Paolo Gori, L' aeroscalo di Pontedera. I dirigibili italiani, Fornacette, 1986, pagg. 63-69
  6. ^ Michele Quirici, Paolo Gori, cit., pag. 69 e succ.ve

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Quirici, Paolo Gori, L' aeroscalo di Pontedera. I dirigibili italiani, Fornacette, 1986.
  • Claudio Bardanzellu, Federico, Roma, 2002.
  • Basilio Di Martino, I dirigibili italiani nella Grande Guerra, Roma, 2005.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]