Alessandro Perrone

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Alessandro Perrone
Alessandro Perrone.jpg
Alessandro Perrone nel 1973
Nazionalità Italia Italia
Equitazione Equestrian pictogram.svg
Specialità Salto ostacoli
Palmarès
Oro Concorso ippico internazionale "Piazza di Siena" 1940 Salto ostacoli
Statistiche aggiornate al 29 settembre 2014

Alessandro Maria Perrone (Roma, 14 settembre 1920Roma, 1º settembre 1980) è stato un editore, giornalista e cavaliere italiano, regista, imprenditore televisivo, proprietario e direttore del Messaggero dal 1952 al 1974 e del Secolo XIX dal 1973 al 1976; fondatore di RTI Rete Televisiva Italiana (1979).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ambiente familiare[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro Perrone nasce in una delle più importanti famiglie dell'industria italiana del ‘900. Suo nonno, Ferdinando Maria Perrone, aveva acquistato l'Ansaldo, la società siderurgica genovese attiva nel settore dei cantieri navali, della componentistica e degli armamenti. Alla sua morte, nel 1908, gli erano succeduti i figli Mario Ferdinando e Pio.

Nel 1897, per sostenere una politica protezionistica in favore dell'industria italiana, Perrone aveva acquistato lo storico quotidiano genovese Il Secolo XIX; nel 1915, i suoi figli acquistano Il Messaggero.

Al Messaggero, Alessandro Perrone, figlio di Mario, entra giovanissimo. A 18 anni è direttore della pubblicità. Nel frattempo, si dedica con successo all'equitazione e, nel 1940, su Guapo, vince il Concorso ippico internazionale "Piazza di Siena"[1].

Il 31 agosto 1949, a Grasse, sposa Nathalie de Noailles, dalla quale ha due figli: Mario (1954) e Carlo (1956).

Direzione del Messaggero[modifica | modifica wikitesto]

« Pochi, fuori dalle mura del Messaggero, sembrarono rendersene conto, ma, per circa vent'anni, quel giornale è stato l'ultimo esempio di monarchia dispotica europea. »
(Nino Longobardi[2])

Nel 1952, alla morte di Pio Perrone (proprietario del 50% del giornale), Ferdinando, figlio di quest'ultimo, è nominato presidente del consiglio d'amministrazione del Messaggero. Contemporaneamente, Alessandro Perrone, prende direttamente la guida della testata giornalistica, succedendo nella direzione a Mario Missiroli.

Sotto la direzione di Alessandro, il giornale continua ad avere collaboratori autorevoli che ne confermano il prestigio: Luigi Salvatorelli, Pietro Paolo Trompeo, Manara Valgimigli, Amedeo Maiuri, Vincenzo Cardarelli, Aldo Valori, Alfredo Panzini, Giovanni Spadolini, Orio Vergani, Giorgio Bocca. Perrone stesso scrive di proprio pugno gran parte degli articoli di fondo che gli vengono ribattuti a macchina dal suo segretario di redazione.

Nel 1970, Perrone assume Silvano Rizza, già redattore del Giorno e del Corriere di Sicilia e lo mette a capo dei servizi della cronaca di Roma, che diventa la spina dorsale del quotidiano; insieme a Rizza si distinguono Fabrizio Menghini, capo dei servizi giudiziari e Nino Longobardi, arguto commentatore di costume, nella rubrica di terza pagina "Cronache Italiane". Un'altra rubrica "di punta " è Avventure in città, in dialetto romanesco, redatta da Giancarlo Del Re.

Il Messaggero mantiene saldamente la quarta posizione tra i quotidiani nazionali, dopo Corriere, Stampa e Gazzetta del Popolo[3]. Poiché la maggioranza delle copie sono vendute a Roma e nel Lazio, le spese di trasporto risultano ridotte al minimo. Il giornale, inoltre, nella piazza romana, ha una raccolta pubblicitaria senza rivali e il sostanziale monopolio dei necrologi e dei piccoli annunci commerciali[4].

Nel 1967, Perrone scrive e dirige il documentario di 95 minuti "Vietnam, guerra senza fronte", prodotto da Dino De Laurentiis. L'anno successivo, alla morte di suo padre Mario, Alessandro Perrone avvia un nuovo corso tecnologico al giornale. Istituisce, primo in Italia, l'Ufficio Grafico, chiamando a dirigerlo due esperti come Piergiorgio Maoloni e Pasquale Prunas.

La nuova impaginazione, il rapporto tra immagini, testi e titoli, rivoluzionano l'aspetto del giornale. Nel 1969 lo sbarco sulla Luna è annunciato con un'unica grande foto e un titolo lapidario: "Luna. Primo passo". Il Messaggero diventa il nuovo modello grafico e fotografico della stampa quotidiana italiana[5]».

Contemporaneamente, il giornale subisce un progressivo, anche se contrastato, processo di “democratizzazione” e di spostamento su posizioni di sinistra[6].

Nel 1973, Alessandro Perrone assume anche la direzione del Secolo XIX e, sul Messaggero, si schiera apertamente in difesa dei militanti di Potere Operaio, imputati al processo per il rogo di Primavalle, anche perché sua nipote Diana (figlia del cugino Ferdinando) fa parte del gruppo extraparlamentare ed è coinvolta nelle indagini[7]. Nonostante ciò, i rapporti tra i due cugini si deteriorano e nasce uno scontro che condurrà alla cessione del quotidiano romano.

La cessione del Messaggero e la fine della direzione Perrone[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 1973, il cugino Ferdinando annuncia la cessione all'editore Rusconi della quota del Messaggero di sua proprietà e di quella delle sue sorelle (il 50% esatto delle azioni del giornale). Pochi giorni dopo, Rusconi nomina Luigi Barzini jr. direttore del quotidiano romano, al posto di Alessandro Perrone ma la redazione, il giorno dell'insediamento del nuovo direttore, blocca l'ingresso per non farlo entrare (2 luglio). Il 23 luglio 1973 il pretore di Roma emette una sentenza a favore di Alessandro, giudicando illegittimo il suo licenziamento e lo reintegra ma lo storico direttore resterà in carica soltanto pochi altri mesi.

Durante il referendum per il divorzio, Alessandro Perrone conduce la sua principale battaglia politica: i giornali da lui diretti si schierano con decisione a favore del mantenimento della legge. Ma, proprio in coincidenza con la vittoria dei “no”, Eugenio Cefis, presidente di Montedison, annuncia di aver acquistato da Vittoria Perrone (sorella di Alessandro) la sua quota sociale[8]. Questa volta Alessandro è costretto a cedere e l'operazione si conclude con l'acquisto, da parte della Montedison, della maggioranza delle azioni del Messaggero. Secondo Luca Telese, fu la Democrazia Cristiana, sconfitta al referendum, ad esercitare pressioni e ad indurre Alessandro Perrone alla vendita[9]; secondo Costanzo Costantini, Cefis rilevò il quotidiano per conto di Amintore Fanfani, all'epoca segretario politico della DC[8]; secondo Piero Ottone, la conduzione battagliera del proprietario/direttore aveva fortemente indebitato il giornale[10].

Il 28 maggio 1974, dopo ventidue anni, Alessandro Perrone lascia la direzione del Messaggero.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Ceduto Il Messaggero, Perrone mantiene il controllo dell'assetto proprietario del Secolo XIX e, sino al 1976, la direzione del quotidiano genovese. L'anno successivo, la società editrice del giornale fonda Tivuesse Telesecolo, un'emittente locale che trasmetterà sino al 1984.

Nel 1979, insieme al figlio Carlo, Perrone fonda RTI Rete Televisiva Italiana, poi divenuta Rete 4.

Muore a Roma l'anno dopo, per un male incurabile, a soli sessant'anni non ancora compiuti. Roma gli ha dedicato una via nel quartiere Trigoria e, dal 1993, in suo onore, all'ippodromo delle Capannelle, si disputa il Premio Alessandro Perrone, per femmine di due anni sulla distanza di 1.100 metri.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1966[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Albo d'Oro di Piazza di Siena
  2. ^ Nino Longobardi, Bontà mia (e... di mio zio Amedeo), Giovanni Volpe editore, Roma, 1977, p. 22
  3. ^ Costanzo Costantini, La storia del Messaggero, Gremese, 2008
  4. ^ Gianpaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà, Rizzoli, Milano, 2013
  5. ^ Costanzo Costantini, cit., pag. 91.
  6. ^ Treccani - Il Messaggero
  7. ^ Primavalle dopo quarant'anni
  8. ^ a b Costanzo Costantini, cit., pag. 115.
  9. ^ Luca Telese, Cuori Neri, Sperling&Kupfer, 2006.
  10. ^ Piero Ottone, Italia mia, Longanesi, 2009
  11. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Costanzo Costantini, La storia del Messaggero: il più grande quotidiano di Roma dalla sua fondazione ad oggi, Gremese, 2008
  • Nino Longobardi, Sandrino e Le grandi famiglie, in: Bontà mia (e... di mio zio Amedeo), Giovanni Volpe editore, Roma, 1977
  • Stefano Malatesta, Messaggero petrolchimico, in: Panorama, 16 maggio 1974
  • Stefano Malatesta, Nemici come prima, in: Panorama, 30 maggio 1974
  • Renzo Rosati, Il capopolo Perrone, in: Roma no. Dizionario dei romani da buttare via, Edizioni Elle, Milano, 1977
  • Giuseppe Talamo, Il Messaggero e la sua città: cento anni di storia (3 volumi), Le Monnier, Firenze, 1979
Predecessore Direttore del Messaggero Successore
Mario Missiroli settembre 1952 - maggio 1974 Italo Pietra
Predecessore Direttore del Secolo XIX Successore
Piero Ottone dal 1973 al 1976 Cesare Lanza