Manara Valgimigli

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Manara Valgimigli

Manara Valgimigli (San Piero in Bagno, 9 luglio 1876Vilminore di Scalve, 28 agosto 1965) è stato un filologo, grecista, poeta e scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a San Piero in Bagno, capoluogo del comune di Bagno di Romagna, oggi provincia di Forlì-Cesena, allora provincia di Firenze. Era figlio di un maestro elementare che, originario di Modigliana, si era trasferito in quel luogo per motivi di lavoro. La madre, scomparsa nel 1887 quando lui aveva solo undici anni, era la figlia del titolare della farmacia dell'ospedale Angioloni di San Piero. Studiò presso il liceo classico di Lucca dove la famiglia si era trasferita quando il padre era stato promosso ispettore e fu allievo di Giosuè Carducci all'Università di Bologna. La scuola del Carducci fu "determinante per la sua formazione umanistica, assieme all'amicizia del Serra e del Panzini".[1] Dopo la laurea, conseguita nel 1898, insegnò in svariati licei italiani, fino a quando, nel 1922, vinse il concorso per la cattedra di letteratura greca all'Università di Messina. Insegnò poi all'Università di Pisa ed infine in quella di Padova, ove rimase fino al 1948. Amava farsi chiamare "maestro di scuola".[2] Fu poi direttore della Biblioteca Classense di Ravenna dal 1948 al 1955 dove "indossava un camice bianco che lo faceva assomigliare a un medico".[3]. Dal secondo dopoguerra scrisse con regolarità sulla terza pagina de Il Resto del Carlino con uno stile che Giovanni Spadolini definì "terso e sereno, con classica perfezione".[4]. I suoi elzeviri saranno raccolti in volumi.

Valgimigli arrivò a Ravenna e alla Biblioteca Classense non più giovanissimo - aveva superato i 70 anni - negli anni del dopoguerra e della ricostruzione. Pochi mesi prima, verso la fine della sua carriera universitaria era stato invitato ad una residenza “perpetua” dalla Scuola Normale di Pisa che gli offriva alloggio ed ospitalità, chiedendo in cambio solo la sua biblioteca; qualche mese dopo ancora l'Università di Padova gli offriva la continuazione dell'insegnamento. Il rettore gli scrive che il suo magistero era universalmente definito “incomparabile e non sostituibile”. Ma Valgimigli sceglie di trasferirsi a Ravenna e alla Classense. Racconterà poi il motivo di questa scelta: “io vi andai anche attratto, nei miei amori di filologo classico, dal celeberrimo codice, detto appunto "il Ravennate", della fine del secolo decimo, che il cremonese abate Pietro Canneti dei frati camaldolesi, comperò a Pisa, e che contiene, con scolii marginali e interlineari, tutte le undici commedie di Aristofane che ci rimangono"; (il manoscritto 429, l'Aristofane oggi ravennate). Della biblioteca classense aveva fatto la sua casa, come scrive Marino Biondi nel suo saggio Le opere e i giorni a corredo della mostra che gli venne dedicata nel 1993.

Alla Classense, Valgimigli donerà la sua biblioteca personale di lavoro – più di 7000 fra volumi e opuscoli - che riflettono la sua attività di filologo, di traduttore ed interprete dei grandi classici, di pedagogo.

La vita familiare fu costellata di lutti: nel 1904 morì la prima moglie, nel 1918 perse all'età di sei anni il primogenito Bixio, poco dopo scomparvero la seconda moglie e la figlia Erse. Lutti rivissuti nelle pagine di memorialistica.[5]

Morì nel 1965 a Vilminore, una località turistica montana in provincia di Bergamo, dove si trovava nella villa del figlio Giorgio.

Nel 1988 è stata costituita a San Piero in Bagno l'associazione Centro Studi Valgimigliani che ha promosso tra l'altro la pubblicazione del carteggio tra Marino Moretti e Valgimigli (1935-1965) Cartolinette oneste e modeste (a cura di Roberto Greggi e S.Santucci, Bologna, Pàtron Editore, 2000).

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Molte delle sue magistrali traduzioni (Sofocle, Eschilo, Saffo, Platone e Aristotele) sono ancora in uso nel teatro e nei testi scolastici.

  • Fedone di Platone, traduzione dall'edizione Fedone della casa Sandron di Palermo basata sulla collezione Graecia Capta (1938), Laterza, Bari 1949.

Sull'attività di Valgimigli come traduttore si legga il giudizio di Vincenzo Di Benedetto: "Singolare [...] è la capacità di rifuggire da ogni tentazione di 'effetto' esterno, sonante, declamatorio (una tentazione che invece inquina le traduzioni di un Ettore Romagnoli o di un Bignone). E in più, rispetto a esiti pur felici nella loro smaliziata modernità, quali le versioni di un Quasimodo, la presenza costante di un retroterra filologico, di una percezione professionale delle valenze inscritte nella parola, nel nesso, nel costrutto antichi" (V. Di Benedetto, "Valgimigli traduttore dell'Orestea", in Introduzione a Eschilo, Orestea, Rizzoli, Milano 1980 (BUR L 257), p. 40).

Sull'attività di Valgimigli in quanto filologo, penetrante il giudizio di Enzo Degani, che lo definisce "lettore di poesia tutt'altro che svenevole, interprete quanto mai felice di poeti e filosofi di Grecia". (E. Degani, Italia, in La filologia Greca nel secolo XX., p. 1089). Di particolare interesse l'allora non comune trasversalità degli interessi di lettura , che spaziò da temi tradizionali per la letteratura e la filologia greche, a scelte più schiettamente filosofiche (versioni dall'opera platonica, che sostituì quella sistematica ma veramente obsoleta di R. Bonghi). Quest'interesse dal significato personalissimo entrerà influenzando non soltanto la sua opera critica e di filologo, ma i numerosi contributi di elzevirista e biografo culturale. Da citare senz'altro il contributo alla ricostruzione della scuola bolognese carducciana e delle abitudini umane e critiche di Carducci letterato e docente.

Scrisse anche saggi, poesie e libri autobiografici. Tra cui:

  • Il mantello di Cebète, Padova, Le Tre Venezie, 1947 (considerato il capolavoro del Valgimigli prosatore).
  • La mula di don Abbondio, 1954.
  • Colleviti, Milano, Mondadori, 1959.
  • Uomini e scrittori del mio tempo, Firenze, Sansoni 1965 (seconda edizione ampliata, la prima risale al 1943)..

Curò l'edizione nazionale Lettere del Carducci (8 volumi, 1952-1960), l'edizione dei Carmina di Giovanni Pascoli Milano, Mondaadori, 1951), con Carlo Muscetta l'edizione delle Opere di Vincenzo Monti (Milano-Napoli, Riccardi, 1963), con E.Bolisani La corrispondenza poetica di dante Alighieri e Giovanni del Virgilio (Firenze, Olschki, 1963).

Scelte politiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo bolognese frequentò circoli repubblicani e socialisti, maturando un fermo anticlericalismo e nello stesso tempo "un socialismo umanitario alla Pascoli".[6] Nel 1898 cercò di arruolarsi con i volontari garibaldini per andare in Grecia ma fu riformato alla visita medica.[7]Fu poi antifascista (firmò nel 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Croce) scontando la sua opposizione al regime con il carcere[8] e iscritto al Partito Socialista Italiano. Fu amico di Pietro Nenni e di Sandro Pertini.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Pellegrino, Un maestro bibliotecario: Manara Valgimigli alla Classense, Accademie e Biblioteche d'Italia, 1947.
  • Giovanni Mesini, Manara Valgimigli a Ravenna, Ravenna, Longo, 1966.
  • L.Goffi, Omaggio a Manara Valgimigli, Atti del seminario di studi di Vilminore di Scalve, 1970,
  • Ettore Bonora (a cura di), "Manara Valgimigli" in Dizionario della Letteratura Italiana, Milano, Rizzoli, 1977
  • Maria Vittoria Ghezzo, Studi e ricordi, Milazzo, Spes, 1977.
  • Ettore Mazzali, “Manara Valgimigli”, in AA. VV., Letteratura italiana. I critici, vol. IV, Milano, Marzorati, 1987.
  • Claudio Marabini, Manara Valgimigli in I Grandi Romagna, Bologna, Poligrafici Editoriale, 1990.
  • Marino Biondi, Valgimigli e il tempo del Carducci in La Val di Bagno in età medioevale e moderna, Bagno di Romagna, Centro di studi storici, 1991.pp. 2437–2458.
  • Antonio Carrannante, "Manara Valgimigli (1876-1965) 'uomo di scuola' ", in Otto/Novecento, 1994, 1, pp. 181–198.
  • Vincenzo Di Benedetto, "Valgimigli traduttore dell'Orestea", in Introduzione a Eschilo, Orestea, Milano, Rizzoli, 1980 (BUR L 257), pp. 39–41.
  • Alessio Catania, Roberto Greggi (a cura di), Le opere e i giorni di Manara Valgimigli: classicità umanesimo nella cultura italiana del Novecento, Bologna, Il Nove, 1993.
  • Franca Strocchi, Manara Valgimigli in Personaggi della vita pubblica di Forlì e circondario, Urbino, Edizioni Quattroventi, 1996.
  • Antonello Nave-Giorgio Ronconi, Quando la sera cala. Un carteggio tra Manara Valgimigli e Giuseppe Fatini (1956-1962), in «Atti e Memorie dell'Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti già dei Ricovrati e Patavina», CXXIV (2011-2012), III, pp. 155–190.
  • Walter Della Monica, Manara Valgimigli in Poeti e scrittori della Romagna, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2015.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN36957502 · ISNI: (EN0000 0001 0887 9935 · SBN: IT\ICCU\CFIV\037328 · LCCN: (ENn79064914 · GND: (DE118940082 · BNF: (FRcb121635406 (data) · BAV: ADV10127903
  1. ^ Walter Della Monica, Poeti e scrittori di Romagna, Cesena, Il Ponte Vecchio, 2005, p. 46.
  2. ^ Giannino Zanelli, Il Resto del Carlino, 29 agosto 1965.
  3. ^ Claudio Marabini, I Grandi di Romagna, Bologna, Poligrafici Editoriale, 1990, p. 152.
  4. ^ Giovanni Spadolini, Il suo e il nostro 'Carlino', Il Resto del Carlino, 29 agosto 1965.
  5. ^ Franca Strocchi, Personaggi della vita pubblica di Forlì e circondario, Urbino, Edizioni Quattroventi, 1996, p. 865.
  6. ^ M.Biondi, Valgimigli e il tempo del Carducci, Bagno di Romagna, Centro di Studi Storici, 1991, p. 283.
  7. ^ Franca Strocchi, op. cit., p. 865.
  8. ^ Franca Strocchi, op.cit., p. 865.