Giulio Bedeschi

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« La notte di Natale calò sulla distesa bianca; era patetica e struggente come solo i soldati in trincea la sentono, lontani da ogni bene, dispersi nel silenzio, prossimi alle stelle. »

(Giulio Bedeschi, Centomila gavette di ghiaccio)
Giulio Bedeschi
Giulio Bedeschi.jpg
Giulio Bedeschi
31 gennaio 1915 – 29 dicembre 1990
Nato a Arzignano
Morto a Verona
Dati militari
Paese servito
Forza armata
Reparto Brigata alpina "Julia"
Anni di servizio 1940 - 1945
Grado sottotenente medico
Guerre campagna di Grecia
Campagna di Russia
Decorazioni Croce di guerra al valor militare BAR.svg CGVM 1942
Croce di guerra al valor militare BAR.svg CGVM 1943
MeritoMilitare.png CMG
1940-1943ItalianWarMedalRibbon.gif G 40-43
fonti nel testo
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Giulio Bedeschi (Arzignano, 31 gennaio 1915Verona, 29 dicembre 1990) è stato un militare e scrittore italiano, noto soprattutto per il libro Centomila gavette di ghiaccio.

L'esperienza della guerra[modifica | modifica wikitesto]

La produzione letteraria di Bedeschi, in parte autobiografica, tratta principalmente le vicende del corpo degli Alpini durante il secondo conflitto mondiale al quale partecipò come ufficiale medico.

"Alpino, medico e scrittore", come lui stesso amava definirsi, dopo essersi laureato in medicina all'università di Bologna frequenta la scuola allievi ufficiali, terminata nel 1940. Arruolatosi volontario per la campagna di Grecia, Bedeschi partecipò come sottotenente medico nel II btg dell'11° Fanteria, divisione "Casale", poi venne trasferito alla 13ma Batteria del Gruppo Conegliano, 3º Reggimento Artiglieria da Montagna, divisione alpina "Julia" con cui partecipò alla campagna italiana di Russia. Sopravvisse alla tragedia della ritirata.

Dopo l'8 settembre 1943 si iscrisse al Partito Fascista Repubblicano e comandò la XXV Brigata Nera "Arturo Capanni" di Forlì.
La fine delle ostilità trovò il suo reparto dislocato nella zona di Thiene a fronteggiare la resistenza vicentina, ingaggiando pesanti scontri con le brigate partigiane della zona, fino alla resa.

Successivamente alla resa, alcuni brigatisti neri della "Capanni" furono uccisi sul posto mentre altri 25 furono prelevati da una squadra di partigiani forlivesi e fucilati senza processo. Si ignora tuttora il ruolo avuto da Giulio Bedeschi in tali ultime vicende.

La Commissione provinciale di Forlì per l'applicazione di sanzioni a carico di fascisti politicamente pericolosi giudicandolo "fascista politicamente pericoloso" lo invitò a comparire il giorno 24 aprile 1946 per essere interrogato" ma stante la sua scomparsa ciò non avvenne ed egli «federale repubblichino di Forlì, fuggito al Nord, latitante» fu di conseguenza privato dei «diritti elettorali attivi passivi per anni dieci»[1].

Secondo lo storico Benito Gramola, che sul tema ha pubblicato un libro[2], questi si sarebbe nascosto presso conoscenti salvando la vita. Si sarebbe successivamente trasferito in Sicilia, ove avrebbe trascorso i primi anni del dopoguerra senza timore di rappresaglie.

Gli scritti[modifica | modifica wikitesto]

Le emozioni ed esperienze vissute e raccolte, furono la base del suo libro capolavoro, Centomila gavette di ghiaccio. Scritto nel 1945-46 e terminato definitivamente nel 1948, venne riscritto dopo aver perso la prima stesura durante l'alluvione del Polesine del 1951, dopo una serie di rifiuti, trovò un editore (Mursia) che lo pubblicò nel 1963. Il libro vinse il Premio Bancarella l'anno successivo.

Nel 1966 pubblicò un secondo libro,Il peso dello zaino, seguito di Centomila gavette di ghiaccio. Dopo questo furono dati alle stampe molti altri suoi libri tra cui: La rivolta di Abele; Gli Italiani in Russia; Nikolajewka: c'ero anch'io; Fronte greco-albanese: c'ero anch'io; Fronte d'Africa: c'ero anch'io; Fronte russo: c'ero anch'io; Il Corpo d'Armata Alpino sul fronte russo.

Nel 2004 esce postumo il libro Il segreto degli alpini, raccolta di scritti dell'autore vicentino, sempre edito da Mursia e curato dalla moglie, Luisa Vecchiato Bedeschi, che ne realizza tra l'altro la breve e toccante introduzione. Nel libro vengono citate le esperienze del tenente al fronte, specie nella raccolta di lettere dal fronte russo, datate 1943. Prima di queste una serie di aneddoti che contraddistinguono il corpo degli alpini, ricordi affettuosi e ricostruzioni dettagliate del cappello alpino, dei fedeli muli e del fucile 91 rendono il libro un insieme coinvolgente ed eterogeneo dell'esperienze vissute dall'autore.

Gli incontri con i suoi compaesani Bepi De Marzi e il paroliere Carlo Geminiani hanno ispirato alcuni dei canti alpini e popolari più belli del musicista e compositore vicentino: Joska la rossa, l'Ultima notte, Il ritorno, Le voci di Nikolajewka, Il Golico.

Ad Arzignano inoltre, sua città natale, gli è stata dedicata la nuova biblioteca comunale.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Croce di guerra al valor militare BAR.svg Croce di guerra al valor militare

In un lungo periodo operativo, metteva in luce elette qualità di soldato. In aspro combattimento contro le forze avversarie, assisteva fra i pezzi numerosi feriti gravi.

- medio Don (fronte russo)16-30 gennaio 1943-

Croce di guerra al valor militare BAR.svg Croce di guerra al valor militare

Ufficiale medico di batteria alpina, di provato valore, in una difficile situazione che portava a continui, durissimi combattimenti difensivi, assolveva il suo compito di sanitario con serenità, calma e capacità incurante del micidiale fuoco nemico. Con la parola e con l'esempio trasfondeva in tutti gli elementi della batteria, la sua fede e la sua ferma fiducia nel successo e contribuiva oltre al suo stretto compito, a tutte le attività della batteria, specie nei momenti più avversi. Dava così conferma di doti non comuni di valore, di entusiasmo e di irremovibile tenacia alpina.

-Iwanowka quota ovest di Nowa Kalitwa (Russia) 17-25 dicembre 1942-

Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra

1940-1943ItalianWarMedalRibbon.gif Medaglia commemorativa della guerra 1940-1943

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Beretta, Salò: una condanna per Bedeschi, L'avvenire, 9 aprile 2013.
  2. ^ Benito Gramola: La 25ª brigata nera Arturo Capanni ed il suo comandante Giulio Bedeschi, edizioni Cierre in coedizione con l'Istituto storico della Resistenza e dell'Età contemporanea di Vicenza

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