Brigata alpina "Cadore"

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Brigata alpina "Cadore"
CoA mil ITA alp bde Cadore.png
Scudetto della Brigata alpina "Cadore"
Descrizione generale
Attiva1º luglio 1953 - 10 gennaio 1997
NazioneItalia Italia
ServizioCoat of arms of the Esercito Italiano (1991-2014).svg Esercito Italiano
Tipobrigata alpina
Guarnigione/QGBelluno
MottoAlti come pini, forti come torri, uniti come catene
Parte di
Comandanti
Degni di notaCarlo Ravnich
Luigi Vismara
Carlo Jean
Giulio Primicerj
Primo Gadia
Giorgio Donati
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La Brigata alpina "Cadore" era una delle cinque brigate alpine dell'Esercito italiano. Stanziata con i suoi reparti nella provincia di Belluno e nella provincia di Vicenza, aveva il quartier generale nella città di Belluno. L'unità fu sciolta nel 1997, quando al comando c'era il generale Primo Gadia.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La Brigata Alpina "Cadore" riallaccia le proprie origini alle antiche Milizie di Autodifesa del Cadore, formata da montanari e valligiani che volontariamente si riunivano a difesa della loro terra. Nel 1848, guidate dal patriota Pier Fortunato Calvi, le Milizie dimostrarono il loro valore nei combattimenti contro gli austriaci durante l'insurrezione del Cadore.

Con l'annessione al Regno d'Italia, prende sede nel 1872 a Pieve di Cadore la 14ª Compagnia Alpina. In seguito, con l'espansione delle Truppe Alpine, i cadorini e i bellunesi venivano tradizionalmente inquadrati nel 7º Reggimento Alpini e nei suoi storici Battaglioni "Feltre", "Pieve di Cadore", "Belluno", "Val Cismon", "Val Piave", "Val Cordevole", "Monte Pavione", "Monte Pelmo", "Monte Antelao" e "Monte Marmolada" oppure nel Gruppo Artiglieria da Montagna "Belluno" ed in seguito nel 5º Reggimento Artiglieria Alpina (Gruppo "Belluno", "Lanzo", "Val Piave" e "Val Brenta"). Particolarmente violenti furono i combattimenti sulla Marmolada dove gli austriaci avevano approntato appostamenti difensivi anche scavando caverne nei ghiacciai.[1]

Inquadrati in tali reparti, le penne nere cadorine parteciparono a tutte le guerre della storia d'Italia, dalle Campagne d'Africa alla Grande Guerra, dalla Guerra d'Etiopia alla II Guerra Mondiale. Al termine dell'ultimo conflitto il 7º Alpini non viene immediatamente ricostituito, ma le tradizioni militari del Cadore sono comunque tenute vive dal Battaglione Alpini "Feltre", alle dipendenze della Brigata Alpina "Julia".

Nel 1953, accogliendo le istanze delle popolazioni cadorine che chiedevano la ricostituzione del loro storico reggimento, viene disposta la costituzione della Brigata Alpina "Cadore" con alle proprie dipendenze, oltre al 7º Alpini, il 6º Artiglieria da Montagna, reggimento quest'ultimo che raccoglie le tradizioni degli artiglieri cadorini del vecchio 5º Reggimento.

Dalla costituzione agli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º luglio 1953 si costituisce ufficialmente la Brigata Alpina "Cadore", al comando del generale Carlo Ravnich ma i suoi organici saranno via via completati soltanto nei mesi seguenti. Nel 1954, ancora in fase di formazione, reparti della Brigata sono mobilitati per l'emergenza di Trieste e inviati al confine orientale. Nello stesso anno, con solenne cerimonia in Piazza dei Martiri a Belluno, avviene la consegna delle Bandiere di Guerra ai suoi due reggimenti (7º Alpini e 6º Artiglieria da Montagna).

L'organico definitivo della Brigata prevedeva:

  • Quartier Generale
  • 7º Reggimento alpini (con Cp. Comando, 7ª Cp. Mortai, Battaglioni "Feltre", "Pieve di Cadore", "Belluno")
  • 6º Reggimento Artiglieria da Montagna (con Rep. Comando, Gruppi "Lanzo", "Agordo", "Pieve di Cadore" e Contraerei)
  • Compagnia Genio Pionieri
  • Compagnia Trasmissioni
  • Plotone Alpini Paracadutisti
  • Servizi

Tale organico subirà negli anni numerosi aggiustamenti:

  • nel 1957 viene sciolto il Gr. Artiglieria Contraerei
  • nel 1957 viene costituito il Btg. Alpini da Posizione "Cadore" (poi XIX Alpini da Posizione poi XIX d'Arresto)
  • nel 1957 i servizi sono riuniti nel Raggruppamento Servizi "Cadore"
  • nel 1957 viene costituita la Sezione Aviazione Leggera "Cadore"
  • nel 1963 il XIX Btg. Alpini d'Arresto diventa Btg. Alpini d'Arresto "Val Cismon"
  • nel 1964 il Pl. Paracadutisti viene assorbito dalla costituenda Cp. Alpini Paracadutisti di Bolzano
  • nel 1964 viene sciolta la 7ª Cp. Mortai Reggimentale
  • nel 1966 la Sez. Aviazione Leggera diventa Reparto Aviazione Leggera.

Nel 1963, in seguito al disastro del Vajont, la Brigata interviene per prima a Longarone in soccorso alla popolazione colpita. Per l'impegno dimostrato durante tutte le operazioni di soccorso i reggimenti della "Cadore" vengono decorati con Medaglia d'Oro al Valor Civile. L'intervento della Brigata in pubbliche calamità si ripete nel 1966, in occasione delle violente alluvione nel bellunese.

Per tutti gli anni sessanta, oltre alla normale attività addestrativa, la Brigata partecipa regolarmente alle operazioni di ordine pubblico in Alto Adige funestato dal terrorismo separatista.

Nel 1975, alla vigilia della ristrutturazione, la Brigata aveva la seguente struttura organica (tra parentesi le sedi stanziali dei reparti):

  • Quartier generale (Belluno)
  • 7º Reggimento alpini (Belluno)
    • Compagnia comando (Belluno)
    • Battaglione alpini "Feltre" (Feltre e Strigno)
    • Battaglione alpini "Pieve di Cadore" (Tai di Cadore e Pieve di Cadore)
    • Battaglione alpini "Belluno" (Belluno e Agordo)
  • Battaglione alpini d'arresto "Val Cismon" (Santo Stefano di Cadore)
  • 6º Reggimento artiglieria da montagna (Belluno)
    • Reparto comando (Belluno)
    • Gruppo artiglieria da montagna "Lanzo" (Belluno)
    • Gruppo artiglieria da montagna "Agordo" (Feltre)
    • Gruppo artiglieria da montagna "Pieve di Cadore" (Bassano)
  • Compagnia genio pionieri (Belluno)
  • Compagnia trasmissioni (Belluno)
  • Reparto aviazione leggera (Belluno)
  • Raggruppamento servizi (Belluno)
    • Compagnia comando (Belluno)
    • Autoreparto (Belluno)
    • Reparto rifornimenti recuperi e riparazioni (Belluno)
    • Battaglione sanità (Belluno)
    • Compagnia sussistenza (Belluno)

La ristrutturazione del 1975, gli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975 l'Esercito Italiano è interessato da una profonda ristrutturazione, che prevede tra l'altro l'abolizione del livello reggimentale. Si assiste perciò al doloroso scioglimento del 7º Alpini e del 6º Artiglieria da Montagna, le cui Bandiere di Guerra vengono consegnate rispettivamente al Battaglione "Feltre" e al Gruppo "Lanzo".

Ulteriori provvedimenti che riguardano la Brigata sono la soppressione del Gruppo "Pieve di Cadore", il passaggio del RAL al costituendo 4º Raggr. ALE "Altair", la trasformazione del Raggr. Servizi in Battaglione Logistico, la costituzione della Compagnia Controcarri e la costituzione del Reparto Comando e Trasmissioni, che ingloba il Quartier Generale e la Cp. Trasmissioni. Il Btg. "Belluno" da reparto operativo diventa un Centro Addestramento Reclute. Il Btg. "Val Cismon" viene dapprima contratto a Compagnia autonoma e successivamente passa al Btg. "Val Brenta" della "Tridentina".

Al termine della ristrutturazione, l'organico della Brigata è quindi il seguente (tra parentesi la sede dei reparti):

  • Nappina blu - Brigade supports.png Rep. Comando e Trasmissioni "Cadore" (Belluno e Arabba)
  • Nappina bianca.png Btg. Alpini "Feltre" (Feltre e Strigno)
  • Nappina rossa.png Btg. Alpini "Pieve di Cadore" (Tai, Pieve e S.to Stefano di Cadore)
  • Nappina verde.png Btg. Alpini "Belluno" BAR (Belluno)
  • Nappina artiglieria.png Gr. Artiglieria da Montagna "Lanzo" (Belluno)
  • Nappina artiglieria.png Gr. Artiglieria da Montagna "Agordo" (Bassano del Grappa)
  • Nappina blu compagnia controcarri.png Cp. Controcarri "Cadore" (Belluno)
  • Nappina amarante.png Cp. Genio Pionieri "Cadore" (Belluno)
  • Nappina viola.png Btg. Logistico "Cadore" (Belluno)

Nel 1976 la Brigata interviene in Friuli in soccorso delle popolazioni colpite dal terremoto, partecipando anche alla successiva opera di ricostruzione delle strutture. Ulteriori operazioni di soccorso si hanno nel 1980 in occasione del terremoto in Irpinia e in Basilicata e nel 1985 in seguito alla catastrofe della Val di Stava.

Gli anni novanta, lo scioglimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991 inizia un'altra ristrutturazione dell'Esercito, che porta ad un'ulteriore riduzione dei reparti e alla ricomparsa dei reggimenti, articolati però su un solo battaglione. Nell'ambito della "Cadore" vengono dapprima sciolti la Cp. Controcarri e il Gruppo "Agordo", quindi il Btg. "Belluno" viene trasformato in via sperimentale in 16º Reggimento "Belluno".

Nello stesso anno, durante la Guerra del Golfo, reparti della Brigata vengono schierati in Veneto e Puglia a presidio di obiettivi sensibili.

L'anno successivo viene ricostituito il 7º Rgt. Alpini (su base Btg. "Feltre"), il 12º Rgt. Alpini (su base Btg. "Pieve di Cadore") e il 6º Rgt. Artiglieria da Montagna (su base Gr. "Lanzo"). Nel 1993 la Cp. Genio Guastatori confluisce nel Rep. Comando e Trasmissioni, che diventa Rep. Comando e Supporti Tattici.

Dal punto di vista operativo gli anni '90 sono caratterizzati dalla partecipazione a numerose operazioni di ordine pubblico e controllo del territorio: "Vespri Siciliani" in Sicilia, "Riace" in Calabria e "Forza Paris" in Sardegna. Continuano anche gli interventi di soccorso per pubbliche calamità, in particolare nel 1994 nel Piemonte alluvionato.

Nel 1995, con lo scioglimento del 6º Rgt. Artiglieria da Montagna, iniziano a farsi sentire le prime avvisaglie di un prossimo scioglimento della Brigata. Nel frattempo viene contratto a quadro il 12º Rgt. Alpini e sottoalimentati gli altri reparti.

Dopo una solenne cerimonia tenutasi il 10 gennaio 1997 in Piazza dei Martiri a Belluno, il 31 gennaio viene sancito ufficialmente lo scioglimento della Brigata Alpina "Cadore" e contestualmente del suo Rep. Comando, del Btg. Logistico e del 12º Alpini. Rimangono in vita il 7º Alpini e il 16º "Belluno", che passano alle dipendenze della Brigata Alpina "Julia".

Nel 2004 anche il 16º "Belluno" viene soppresso. Rimane in vita ad oggi il solo 7º Alpini, che trasferitosi nella storica sede di Belluno, continua a tramandare le tradizioni della disciolta Brigata Alpina "Cadore".

Sedi e distaccamenti[modifica | modifica wikitesto]

La Brigata Alpina "Cadore" aveva il comando a Belluno ed i reparti di stanza nella provincia e nelle zone limitrofe, in particolare nel Cadore, regione storica da cui la Brigata prende il nome.

Di seguito un elenco indicativo delle località e delle caserme che hanno ospitato nel corso degli anni reparti della Cadore, nonché delle aree addestrative, polveriere e altri siti che, pur non essendo di esclusiva pertinenza della Brigata, venivano spesso utilizzati dalla stessa

in provincia di Belluno:

in provincia di Vicenza:

in provincia di Trento:

in provincia di Bolzano:

Reparti appartenuti alla Brigata[modifica | modifica wikitesto]

Il Reparto Comando[modifica | modifica wikitesto]

Il Centro Addestramento Reclute[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 1955 viene costituito a Montorio Veronese il BAR (Battaglione Addestramento Reclute) "Cadore", preposto alla formazione e all'addestramento di base delle reclute di leva da inviare poi ai diversi reparti della Brigata. Prima di tale data la "Cadore", che non disponeva di un proprio BAR, veniva alimentata da quello della "Julia". Nel 1956 il BAR "Cadore", assieme a quello della "Tridentina" e dell'"Orobica", viene inquadrato nel 12º Centro Addestramento Reclute.

Nel 1963 il 12º CAR si trasferisce a Cuneo cambiando denominazione in 2º Rgt. Alpini CAR. Il dipendente BAR "Cadore" viene distaccato a Mondovì, Ceva e Boves. Il BAR si articolava su tre Compagnie, "Feltre", "Pieve di Cadore" e "Belluno", ognuna delle quali addestrava le reclute destinate agli omonimi Battaglioni operativi della Brigata, vi era inoltre una quarta Compagnia che addestrava le reclute dell'Artiglieria da Montagna. Il BAR viene sciolto nel 1973. Da tale data la Brigata sarà in parte alimentata da reclute provenienti dagli altri Battaglioni del 12º CAR, ed in parte verrà sperimentato l'addestramento delle reclute direttamente presso il reparto di impiego.

Denominazioni:

  • 1955-1973: Battaglione Addestramento Reclute "Cadore"

Sedi:

  • 1955-1963: Montorio Veronese
  • 1963-1973: Mondovì

Motto:

  • non conosciuto

L'attività di Battaglione Addestramento Reclute viene ereditata nel 1975 dal Battaglione Alpini "Belluno", che in quell'anno viene trasformato da unità operativa a unità prettamente addestrativa. Le reclute rimanevano a Belluno per circa un mese, l'attività addestrativa si incentrava prevalentemente su regolamenti, uso delle armi individuali e addestramento formale. Con la cerimonia del giuramento si concludeva l'addestramento di base e le reclute, divenute alpini, venivano quindi inviate ai reparti di impiego.

Nel 1991 viene elevato al rango reggimentale, assumendo la denominazione di 16º Reggimento "Belluno" RAR (Reggimento Addestramento Reclute), rimanendo immutati compiti e funzioni. Nel 1996, in seguito allo scioglimento del BAR della "Julia", provvede ad addestrare le reclute anche di questa Brigata.

Nel 1997, dopo lo scioglimento della Brigata "Cadore", passa dapprima alle dipendenze della "Julia", quindi nel 1998 viene riconfigurato in Centro Incorporazione Leva (CIL) e passa alle dirette dipendenze del Comando Truppe Alpine. Rispetto al normale CAR, presso il CIL le reclute rimangono solo una settimana per la procedura di incorporo, vestizione, visite mediche per proseguire tutta l'attività addestrativa nei rispettivi reparti operativi. In tal veste il "Belluno" provvede ad alimentare reparti di stanza nell'Italia Settentrionale, anche non appartenenti alle Truppe Alpine.

A causa della graduale riduzione della componente di leva, il "Belluno" a partire dal 2002 viene progressivamente anemizzato, fino allo scioglimento nel novembre 2004.

Denominazioni:

  • 1975-1991: Battaglione Alpini "Belluno" BAR
  • 1991-1992: Reggimento Alpini "Belluno" RAR
  • 1992-1998: 16º Reggimento "Belluno" RAR
  • 1998-2004: 16º Reggimento "Belluno" CIL

Sede:

  • 1975-1991: Belluno

Motto:

  • Sunt rupes virtutis iter

Il 7º Alpini e i suoi Battaglioni[modifica | modifica wikitesto]

Battaglione "Feltre"[modifica | modifica wikitesto]

Battaglione "Pieve di Cadore"[modifica | modifica wikitesto]

Viene costituito in seno al 6º Reggimento Alpini nel 1886. All’atto della creazione fanno parte del battaglione Pieve di Cadore le compagnie 67a , 68a (già del battaglione Cadore) e 75a (di nuova costituzione). Il 1º agosto 1887 viene inquadrato nel 7º Reggimento Alpini. Viene mobilitato nel 1914, e riceve una compagnia di milizia mobile, la 96a. All’inizio delle ostilità il battaglione è nella zona del Cadore, le compagnie 67a e 75a alle Tre Cime di Lavaredo, la 68a sul Col Quaternà e la 96° sul Monte Piana. La mattina del 24 viene attaccato dagli Austriaci, dopo una breve preparazione d’artiglieria. Riesce a mantenere le posizioni ma subisce numerose perdite. Opera inoltre in Valle Ansiei, a Cima Undici, sul Monte Cristallo e a Forcella Forame. Nel 1916 cede la compagnia di milizia mobile al Monte Antelao. Nel 1917 prende parte con gli altri battaglioni del 7º Alpini, alla battaglia della Bainsizza. Il 24 ottobre 1917 è dislocato nel settore dell’Altissimo, inquadrato nel 13º Gruppo Alpini, dove rimane fino al settembre 1918, allorché il 13º Gruppo Alpini confluisce nell’80ª Divisione, neocostituita, che viene inviata nella zona pedemontana del Grappa. Dopo il successo della battaglia sul Grappa, due plotoni di Arditi del Pieve di Cadore, entrano a Feltre il 31 ottobre, mentre gli Austriaci sono in ritirata. Nel febbraio 1936 il Pieve di Cadore viene inquadrato nel neocostituito 12º Reggimento Alpini della Divisione Pusteria, allorché il 7° viene inviato in Africa con il Feltre e altri battaglioni. Tra il 1935 e il 1937, oltre alle consuete compagnie, inquadra una compagnia armi d’accompagnamento, la 96°. Nel 1937 è di nuovo in organico nel 7º Alpini, di ritorno dall’Africa. Viene mobilitato nel 1939 e dal 1940, partecipa con il 7º Alpini, alle operazioni sul fronte occidentale. Segue gli altri battaglioni del reggimento nelle azioni che si svolgono in Valle Lausanier, sul Piccolo San Bernardo, St. Fois e in Valle Isere, fino all’armistizio con la Francia. A fine novembre viene inviato insieme alla Divisione in Albania. Opera nella Valle dell’Osum insieme al battaglione Feltre. Il 4 dicembre occupa Gallina de Qaf, e il 6 dicembre subisce un violento attacco. Nonostante una strenua difesa, il 9 dicembre la posizione viene abbandonata e il Pieve di Cadore ripiega su Cerevoda. Alla fine dell’anno si trova, insieme al Feltre alle pendici del Monte Tomori. Con la ripresa dell’offensiva, il 9 marzo 1941 occupa Selanji. Il 14 Aprile è a Ciafa Devris, il 16 a Melka e il 18 a Erseka. Il 22 raggiunge, insieme agli altri battaglioni del 7°, l’obiettivo finale, Konitsa. Per le operazioni in Grecia, viene assegnata al Feltre e agli altri reparti del 7º Alpini, la Medaglia d’argento. Nel luglio 1941 viene inviato insieme agli altri reparti del 7º Alpini, in Montenegro per operazioni di ordine pubblico e lotta contro la guerriglia. Nel agosto 1942 viene rimpatriato in Italia. Dopo un periodo di riorganizzazione, viene inviato in novembre nella zona della Provenza, con compiti di presidio. Dopo l'8 settembre segue le altre unità del 7º Alpini nel tentativo di rientrare in Italia, ma si scioglie il 12 dello stesso mese presso Cuneo, dove molti alpini vengono catturati e deportati in Germania. Viene ricostituito nel 1953, alle dipendenze del 7º Alpini nella Brigata Cadore. Inquadra la sola compagnia 67a, la compagnia comando e il comando di battaglione. Il 18 ottobre 1957 viene costituito un battaglione di formazione, sempre denominato Pieve di Cadore, con le compagnie 67a e 77a (dal Belluno) e una compagnia mortai da 81, oltre alla compagnia comando e al comando di battaglione. Il battaglione viene trasportato due giorni dopo alla frontiera orientale per l’esigenza “T” e viene messo alle dipendenze della Brigata Alpina Julia. Nel frattempo il Pieve di Cadore rimasto a Belluno, forma le compagnie 68a e 75a , oltre a una compagnia mortai, la 167a. Il 7 dicembre il battaglione così formato viene inviato a Cividale del Friuli e si posiziona nel settore Natisone-Iundro. Il battaglione di formazione precedentemente assegnato alla Julia, si scioglie e il Pieve di Cadore riacquista la 67ª compagnia. Il 14 dicembre 1953, il Pieve di Cadore, insieme agli altri reparti del 7°, lascia la frontiera e ritorna alla sede. Nel giugno del 1956 il battaglione cambia denominazione in Feltre, cambiando contestualmente numerazione delle compagnie. Nel frattempo viene riformato un nuovo battaglione Pieve di Cadore, costituito dalle sole compagnie 68a e 167a . Il 1º febbraio si ricostituisce la 67ª compagnia, mentre il 21 dello stesso mese, è il turno della 75ª. Dal 1961 partecipa con aliquote di personale alle operazioni di mantenimento di ordine pubblico in Alto Adige Il 9 ottobre del 1963 è il primo reparto ad accorrere in soccorso a Longarone dopo il disastro del Vajont. Nel novembre 1966 è in soccorso alle popolazione della Val Cismon colpite da grave alluvione. Nel 1970 termina il servizio di ordine pubblico in Alto Adige. L’11 novembre 1975 a seguito dello scioglimento del 7º Reggimento Alpini, viene posto alle diretta dipendenze della Brigata Alpina Cadore. L'8 agosto 1992, con la ricostituzione dei reggimenti alpini, viene posto alle dipendenze del rinato 12º Reggimento Alpini. Tra il 1992 e il 1993 partecipa all’operazione antimafia Vespri Siciliani nella zona di Gela. Il 31 gennaio 1997 il battaglione Pieve di Cadore viene definitivamente sciolto insieme al 12º Reggimento Alpini e alla Brigata Alpina Cadore.

Battaglione "Belluno"[modifica | modifica wikitesto]

Il battaglione Belluno viene costituito il 1º ottobre 1910, con la riunione delle compagnie alpine 77a e 78a, a Belluno, in seno al 7º reggimento Alpini. Nel 1914 vengono formate anche la 79ª compagnia e la 106ª compagnia di milizia mobile. Nel Maggio 1915, allo scoccare delle ostilità, il Belluno, assegnato alla 4ª Armata si trova in Valle Cordevole e in Val Biosis, insieme al battaglione Val Cordevole. La sera del 26 Maggio assalta con successo il Passo Fedaia e il Passo di Padon. Nei giorni successivi opera assalti al passo di Contrin, tra le pareti sud della Marmolada, fino alla conquista di Cima di Ombrettola. Il 27 giugno dopo aver tentato invano di spingersi oltre, viene sostituito in linea dal 51º Reggimento Fanteria e trasferito poco dopo nella zona di Cortina. Tra il 7 e 10 luglio occupa forcella Bois e quota 2509 di Cima Bois. Ad agosto combatte assiduamente tra Punta Marietta e Cima Tofana. A settembre il battaglione al completo cerca di occupare il Castelletto con un attacco, che però fallisce. Infine il Belluno con il Val Chisone, occupa la quota 2590 dei Piccolo Lagazuoi e quota 2480 del vicino ripiano. Le 3 Compagnie partecipano ad un fallito assalto alla vetta del Col di Lana. Alla fine del 1915, 78ª e 79ª compagnia raggiungono Col di Cortina, mentre la 106a rimane sulla Tofana Prima e la 77a alle pendici del Col di Lana. L’8 gennaio 1916 le compagnie 79° e 106° vennero inviate a presidio di q. 2678 del Piccolo Lagazuoi mentre la 77° rientrava al battaglione dal Col di Lana. In questo periodo con il contributo di diversi alpini dei reparti del Belluno, iniziano i lavori per la galleria del Castelletto, che raggiunge a giugno i 507 metri di lunghezza. Alle ore 3,40 del 11 luglio circa 350 quintali di gelatina collocata nella galleria, vengono fatti saltare, poco dopo i reparti del Belluno assaltano le pozioni austriache. Dopo due giorni di accaniti combattimenti, viene finalmente conquistata la cima, e viene fatto saltare l’ultimo tratto di galleria. A luglio occupa il “Sasso Misterioso”, subendo però moltissime perdite a causa dei colpi provenienti dalle postazioni austriache sul Piccolo Lagazuoi. La 79ª compagnia viene quasi completatemene annientata. Ad agosto il Belluno occupa le pendici della Tofana Prima e si spinge verso la riva destra del rio Travenanzes. La fine nel 1916 vede il battaglione Belluno attestarsi a difesa su Cima Falzarego, Col dei Bois, Forcella Bois e sul versante ovest della Tofana Prima di Roces. Nel 1917 il battaglione Belluno fu marginale protagonista della “Guerra di Mine”. A partire dal gennaio 1917 Italiani e Austriaci si impegnarono nello scavo di diverse gallerie e nel brillamento di numerose mine sul Lagazuoi e sulla Cengia Martini. Alla fine di giugno il Battaglione Belluno si ritira per lasciare il posto ai reparti del 12º Gruppo Alpini. Il Battaglione Belluno con gli altri reparti del 7º Reggimento Alpini e del 5º Gruppo Alpini, si sposta sul fronte dell’Isonzo. Dal 17 agosto partecipa con gli altri reparti del 5º Gruppo Alpini alla battaglia della Bainsizza ottenendo qualche modesto successo. Viene inviato poco prima del termine della battaglia in zona di riposo a nord di Cividale. Dal 13 ottobre viene schierato in prima linea sulla dorsale di Monte Jeza, fra Jazne e Javor. Il 23 è in riserva nella zona di Drezenca. Il 24 a seguito dell’offensiva austriaca è inviato di rinforzo ai reparti in prima linea. Poco dopo i reparti sono costretti a ritirarsi, il Belluno viene inviato in difesa sulla vetta del monte Stol. Il giorno dopo a causa del successo dell’offensiva austro-ungarica, inizia la ritirata. I reparti abbandonano la posizione dirigendosi a sud, verso l’area di resistenza, oltre il Po. Partecipa alla difesa del Bosco del Consiglio. Il 9 dicembre, nell’ambito della riorganizzazione seguente a Caporetto, il Belluno, fortemente ridotto nell’organico a causa delle numerose perdite, viene sciolto. Cessate le ostilità, nell’ambito della smobilitazione dell’Esercito, il 16 marzo 1919 viene ricostituito utilizzando il personale derivante dallo scioglimento del battaglione Val Cordevole. Dal febbraio 1935 viene inquadrato nel neo-costituito 12º Reggimento Alpini, mentre il 7º Reggimento Alpini, con il Feltre e altri battaglioni viene inviato in Africa. Nel 1939 con il ritorno del 7° dall’Africa, il 12° viene sciolto e il Belluno ritorna a essere parte del 7°. Mobilitato per l’inizio delle ostilità con la Francia, il 23 giugno 1940 attacca dal Passo di Goretta le posizioni francesi, raggiungendo in giornata la Cabane Donadieu e il Lago Lauzanier settentrionale. Con il termine delle ostilità rimane nella zona del Col della Maddalena fino a luglio, per poi spostarsi nelle zone intorno a Cuneo, raggiungendo poi ad agosto, la Val Pusteria. Con l’inizio delle operazione contro la Grecia, si decide l’invio della Divisione Pusteria. Il Belluno giunge in Albania tra novembre e dicembre del 1940. Dal 28 di novembre il Belluno viene separato dagli altri due battaglioni del 7° , inserito nel 1º Gruppo Alpini, e inviato quindi insieme agli reparti in esso inquadrati, sulla linea Strakavec-Maleshoves-Shes i Mal – quota 623 – Vojussa. Fino al 4 dicembre è impegnato con il battaglione Val Natisone in numerosi combattimenti fra il Mali Policanit e il fondo valle. Il 6, a seguito del ripiegamento ordinato dal comando, si schiera sulla linea Shes i Mal - Dosnice - pendici orientali dello Strakavec insieme ad altri reparti. La pressione nemica aumenta e le perdite sono notevoli, il battaglione Val Natisone viene ridotto a un centinaio di uomini e la 77ª compagnia del Belluno viene mandato in rinforzo. A causa dello sfondamento in più punti, lo schieramento viene fatto arretrare, e il Belluno si trova in posizione difensiva in Val Zagorias, il 18 dicembre. Il 20 la 78ª compagnia respinge un attacco di due compagnie nemiche. Il 23 dicembre un plotone della 78º compagnia viene inviato a riconquistare la cima del Bregianit, persa a seguito di un attacco nemico. Il mattino del 24 è di nuovo in mani italiane, ma poche ore dopo, la posizione deve essere abbandonata, dopo numerosi attacchi a causa dell’esaurirsi delle munizioni. Nella notte tra il 24 e il 25, gli alpini riconquistano la vetta, che però deve essere ben presto abbandonata, perché sconquassata da un bombardamento continuo. Il 27 è di nuovo in mano Greca. I successivi tentativi di riconquista falliscono. Il 28 e il 29 il Battaglione è attaccato numerose volte in Val Zagorias, ma respinge tutti gli attacchi. Il 15 febbraio inizia un massiccio attacco greco su tutte le posizioni italiane. Il nemico costringe il Belluno a indietreggiare fino alla confluenza della Voyussa con il Zagorias. Lo schieramento italiano a questo punto resiste agli assalti nemici. Il 24 febbraio, il Belluno ridotto a poco più di cento alpini e 7 ufficiali, viene sostituito in linea dal Susa e mandato per la riorganizzazione a Tomori. Il 7 marzo 1941,ricostituite le compagnie, raggiunge gli altri reparti del 7° della Pusteria nella valle dell’Osum. Il 31 marzo a seguito di un attacco greco contro la 287a del Val Pescara, nella zona del Convento di Tege, viene organizzato un contrattacco che coinvolge anche le compagnie del Belluno. A causa delle condizioni avverse, l’attacco non avviene, e il Belluno rimane schierato in difesa sulla quota 1508 e alle pendici del Golico.Il 18 Aprile è a Fresheri con il Feltre e il Val Pescara partecipando all’offensiva finale italiana. Il 23 aprile, scatta l’armistizio. Il Belluno e gli altri reparti del 7°, vengono insigniti della Medaglia d’Argento. I primi di luglio viene inviato in Montenegro con il Feltre dove, fino ad agosto 1942, partecipa ad operazioni di rastrellamento e azioni contro la guerriglia locale.Da ricordare l'attacco subito dalla 77ª compagnia forte di 160 uomini il 1 dicembre 1941. La compagnia proveniente da Prijepolje e diretta a Pljevlja per la strada di Passo Jabuka fu attaccata da oltre 400 partigiani, sistemati su posizioni dominanti il passaggio obbligato di Rikavce. Il combattimento fu feroce, durò sei ore e si concluse dopo una lotta durissima con il quasi totale annientamento della compagnia. Le perdite furono gravi: 48 morti, fra cui 12 feriti soppressi dopo la cattura, 52 prigionieri fra cui il comandante tenente Gioia. Tutti i prigionieri furono poi barbaramente trucidati ad eccezione dell'ufficiale medico Tomaselli e di altri sette alpini che riuscirono in seguito a fuggire. A novembre, dopo un periodo di riposo, viene dislocato in Provenza, con compiti di presidio. L’8 settembre il battaglione cerca di rientrare in Italia, ma il 12 settembre si scioglie. La maggior parte degli alpini viene catturata dai tedeschi. Il Battaglione Belluno viene ricostituito il 1 settembre 1953, e comprende la sola compagnia 77a. Il 18 ottobre 1953 il Battaglione Pieve di Cadore, ingloba la 77ª compagnia e viene inviato sul confine per l’esigenza "T” (Trieste), e dislocato nella zona di Cividale del Friuli. Il Battaglione Belluno viene ricostituito pochi giorni dopo con le compagnie 78ª e 79ª e la 116ª compagnia mortai. Il Battaglione Belluno riceve nel 1956 l’organizzazione definitiva. Fanno parte dell’organico le consuete compagnie 77a, 78a e 79°, e la compagnia mortai 116°. Dal 1961 partecipa con aliquote di personale alle operazioni di mantenimento di ordine pubblico in Alto Adige A seguito del disastro del Vajont, la notte del 9 ottobre 1963 il Battaglione Belluno viene chiamato in soccorso e raggiunge Longarone alle 2 del 10 ottobre e inizia senza sosta l’opera di soccorso e conforto della popolazione colpita. Partecipa per due mesi all’opera di recupero delle salme e collabora alla ricostruzione. Il 10 novembre 1963 nuova riorganizzazione: la 78ª compagnia si trasferisce al Battaglione Feltre a Strigno e prende il nome di 65ª compagnia alpini. La 65ª compagnia alpini del Battaglione Feltre si trasferisce da Agordo a Belluno, cambiando denominazione in 78ª compagnia. Il 2 giugno 1964, insieme agli altri reparti impegnati nelle operazioni di soccorso in Vajont, in piazza dei Martiri a Belluno, viene consegnata la medaglia d’oro al valor civile, che viene appuntata sulla bandiera del 7º Reggimento Alpini. Anche l’A.N.A. ha voluto premiare gli alpini intervenuti, regalando loro una medaglia con inciso: "Vi chiamò il dovere - trovaste l’orrore - vi sostenne l’amore.". Nel novembre 1966 il "Belluno" è di nuovo impegnato in un’altra calamità naturale. L’alluvione che colpisce la zona del bellunese causa vittime e danni consistenti. Anche in questa occasione è forte la gratitudine della popolazione e delle amministrazioni locali. L’anno dopo, durante la festa delle Forze Armate (4 di novembre), all’interno della Caserma Salsa, si inaugura la piccola chiesa sacrario dedicata ai caduti del 7º Reggimento Alpini. L’11 novembre 1975, alla Caserma Salsa, il 7º Reggimento viene sciolto. Sopravvivono i diversi battaglioni, sotto le dirette dipendenze della Brigata Alpina "Cadore". Il Belluno assume subito compiti di addestramento e inquadramento delle reclute diventando B.A.R. (Battaglione Addestramento Reclute). Nel 1980 è al comando del ten.col. Fondi. Il 19 settembre 1991 il Battaglione Alpini Belluno diventa 16º Reggimento Alpini Belluno. Con la trasformazione in Reggimento la 116ª compagnia mortai viene sciolta e la 77ª compagnia neutralizzata (esistente sulla carta ma in pratica senza organico e senza comandante), inoltre il battaglione cambia denominazione, divenendo sulla carta 1º battaglione reclute, rimanendo a tutti gli effetti battaglione Belluno. Il battaglione seguirà le sorti del 16º reggimento. Dal 2002 il reparto si occupa anche della vestizione di aliquote di VFA e richiamati anche di specialità diverse dagli alpini. A causa della progressiva diminuzione del personale di leva la struttura muta in base alle nuove esigenze. Viene prima sciolta la 78ª compagnia e poi la 79a. Il Battaglione arriva allo scioglimento due anni dopo con la sola C.C.S. Il giorno 30 novembre 2004 il 16º reggimento "Belluno" ed il battaglione Belluno vengono sciolti in una uggiosa mattinata con una mesta cerimonia.|Motto="Sunt Rupes Virtutis iter".|Decorazioni alla Bandiera=Ordine Militare d'Italia - decr. 5 giugno 1920. All'Arma di Fanteria: "Nei duri cimenti della guerra, nella a tormentata trincea o nell'aspra battaglia, conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace, domò infaticabilmente i luoghi e le fortune, consacrando con sangue freddo la romana virtù, dei figli d'Italia. (1915 - 1918)." Medaglia d'Argento - decr. 31 dicembre 1947. "Per cinque mesi consecutivi, combatteva strenuamente una lotta impari e dura, per difficoltà di terreno e di clima contro un nemico ben agguerrito e piu' nemeroso, imponendosi con il suo valore e con la sua tenacia. In un aspro combattimento, durato piu' giorni, nonostante le gravissime perdite subite, teneva valorosamente testa all'avversario. difendendo accanitamente una posizione assai contestata ed offrendo largo tributo di sangue" (Shes i Mal, Val Zagorias, Bregianit, Golico. 27 novembre 1940 - 23 aprile 1941). Medaglia d'Oro al Valor Civile - 18 maggio 1964. (Vajont, Ottobre 1963).|Sede=1953 - 2004: Caserma Salsa - Belluno}} Il Battaglione alpino "Belluno" venne costituito il 1º ottobre 1910 a Belluno, inquadrato del 7º Reggimento Alpini.

Nel corso del primo conflitto mondiale ha combattuto nel 1915 in Alta Val Cordevole, sul Sasso di Mezzodi, nel massiccio montuoso del Tofane, sul Col di Lana, nel 1916 in Val Costeana, nel massiccio del Tofane, sul Castelletto e nel 1917 in Val Costeana, prese parte alla Battaglia della Bainsizza, e poi sul Monte Rosso, sul Monte Stol, e al Bosco del Cansiglio. Il 9 dicembre 1917 il battaglione viene sciolto, per essere ricostituito nel marzo del 1919 per cambio di denominazione del battaglione alpini "Val Cordevole".

Dal febbraio 1936 passa alle dipendenze del 12º Reggimento Alpini di nuova costituzione per la campagna in Africa Orientale, rientrando a far parte del 7º Reggimento Alpini nell'aprile del 1937.

Inquadrato nella Divisione alpina "Pusteria" prese parte alla seconda guerra mondiale, impiegato inizialmente sul fronte occidentale e successivamente sul fronte Greco-Albanese in Montenegro e nel 1942 in Provenza.

In seguito alla proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre 1943 dalla Francia fece rientro in Italia, e a Cuneo fu preda dei tedeschi.

Il Battaglione "Belluno" venne ricostituito il 1º settembre del 1953, inquadrato nel 7º Reggimento alpini.

Nel 1975, con la Riforma dell'Esercito Italiano che aboliva il livello reggimentale e il conseguente scioglimento del 7º Reggimento Alpini, il battaglione alpino "Belluno" è passato alle dirette dipendenze della Brigata "Cadore" con compiti di Centro addestramento reclute della brigata.

Il 6º Artiglieria da montagna e i suoi Gruppi[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del 6º Artiglieria da montagna sono antecedenti alla nascita della Brigata alpina "Cadore". Nel 1941 si costituisce infatti il 6º Reggimento Artiglieria apina, con deposito ad Ivrea ed inquadrando i Gruppi "Val d'Adige", "Val d'Orco" e "Val Chisone". Si trattava di un reparto di mobilitazione, appositamente costituito per le esigenze della guerra in corso e posto alle dipendenze della Divisione alpina "Alpi Graie".

Il Reggimento opera in Montenegro e successivamente sulla costa ligure con compiti di difesa costiera, partecipando tra l'altro alla difesa di La Spezia. Nel periodo 1942-43 inquadra i Gruppi "Valle Isonzo" e "Val Tagliamento". Viene sciolto nel 1943, in seguito all'armistizio dell'8º settembre.

Nel 1953 si ricostituisce a Belluno quale 6º Reggimento Artiglieria da montagna, alle dipendenze della Brigata alpina "Cadore", strutturato su un Reparto Comando, un Gruppo Artiglieria contraerei leggera e tre Gruppi Artiglieria da montagna ("Lanzo", "Agordo" e "Pieve di Cadore"). Nel 1957 il Gruppo Contraerei viene sciolto.

Nel 1975 il Reggimento viene sciolto, lasciando in vita due Gruppi alle dirette dipendenze del Comando Brigata: il "Lanzo" con sede a Belluno (che eredita la Bandiera di Guerra reggimentale) e l'"Agordo" con sede a Bassano del Grappa.

Nel 1991 anche l'"Agordo" viene sciolto, mentre il "Lanzo" si sposta a Bassano, dove l'anno successivo, proprio sulla base del "Lanzo", si ricostituisce il 6º Reggimento Artiglieria da montagna. Viene definitivamente sciolto nel 1995.

Denominazioni:

  • 1941-1943: 6º Reggimento Artiglieria alpina
  • 1953-1975: 6º Reggimento Artiglieria da montagna
  • 1992-1995: 6º Reggimento Artiglieria da montagna

Sedi:

  • 1941-1941: Ivrea
  • 1942-1942: Aosta
  • 1943-1943: Acqui Terme
  • 1953-1975: Belluno
  • 1992-1995: Bassano del Grappa

Motto:

  • Ferro ignique ad excelsa.

Gruppo "Lanzo"[modifica | modifica wikitesto]

Composto da tre batterie 16ª, 44ª, 47ª. Fondato originariamente alle dipendenze del 5º Reggimento artiglieria alpina nel 1935, partecipa alla Guerra di Etiopia. Viene sciolto nel 1937. Ricostituito all'inizio della Seconda guerra mondiale, sempre alle dipendenze del 5º Reggimento e nell'ambito della Brigata alpina "Pusteria". Alla fine delle operazioni sul fronte occidentale, il "Lanzo" nell'estate del 1943 viene mandato in Provenza, dove termina la sua vita operativa con l'armistizio, non prima di aver partecipato alle operazioni contro i tedeschi insieme all'11º Reggimento alpini. Nel 1953 viene ricostituito all'interno del 6º Reggimento. In effetti il "Lanzo" si può considerare molto più antico. La 16ª batteria è infatti stata costituita nel 1905 (prima indipendente poi all'interno del gruppo "Bergamo"), mentre le altre due nel 1916. Nonostante l'appartenenza a reggimenti e gruppi diversi, le tre batterie si trovarono tutte e tre sul Montello nel 1918 (la 16º nel 2º rgt, la 44º nel 1º rgt e la 47º nel 3º rgt).

Motto: Tasi e tira (del 1935).

Gruppo "Agordo"[modifica | modifica wikitesto]

Si costituisce il 1º luglio 1953 a Belluno come Gruppo mortai del 6º Reggimento artiglieria da montagna. Ha alle proprie dipendenze un Reparto comando e tre batterie (1ª, 2ª, 3ª) mortai da 107. Nel 1954 le batterie cambiano numerazione, diventando 41ª, 42ª e 43ª, ereditando le tradizioni delle omonime Batterie alpine che avevano combattuto durante la Seconda guerra mondiale con il Gruppo "Val Tagliamento".

Nel 1956 viene riarmato con il mortaio da 120 in luogo di quello da 107.

Nel 1957 viene trasferito a Feltre, presso la Caserma "Zannettelli".

Nel 1959 il Gruppo viene armato con i nuovi obici da 105/14 (in dotazione alla 41ª e 42ª batteria) mentre i mortai da 120 rimangono in dotazione alla 43ª.

Nel 1970 anche la 43ª Batteria viene armata con l'obice da 105/14, uniformandosi alle altre due. Nel 1973 il Reparto comando viene trasformato in Batteria comando e servizi.

Nel 1975 viene sciolto a Feltre e ricostituito a Bassano del Grappa, Caserma "Monte Grappa", rilevando uomini e mezzi del disciolto Gruppo "Pieve di Cadore". Nello stesso anno, in seguito allo scioglimento del 6º Reggimento artiglieria da montagna, passa alle dirette dipendenze della Brigata alpina "Cadore".

Nel 1982 viene riarmato con l'obice pesante campale da 155/23 a traino meccanico.

Nel 1991 viene sciolto, uomini e mezzi confluiscono nel Gruppo artiglieria da montagna "Lanzo" contestualmente trasferitosi a Bassano proveniente da Belluno.

Denominazione:

  • 1953-1991: Gruppo Artiglieria da montagna "Agordo"

Sedi:

  • 1953-1957: Belluno
  • 1957-1975: Feltre
  • 1975-1991: Bassano del Grappa

Motto:

  • Oms, crets, canons, dut un toc

Gruppo "Pieve di Cadore"[modifica | modifica wikitesto]

Si costituisce il 1º luglio 1953 a Belluno, come Gruppo di manovra del 6º Reggimento artiglieria da montagna. Ha alle proprie dipendenze un Reparto comando e tre batterie (1ª, 2ª e 3ª) obici da 100/17. Nel 1954 le batterie cambiano numerazione, diventando 37ª, 38ª e 50ª le tradizioni delle omonime batterie alpine che avevano combattuto durante la Seconda guerra mondiale, rispettivamente con il Gruppo "Valle Isonzo" (37ª e 38ª) e "Val Chisone" (50ª).

Nel 1957 viene trasferito in Valsugana, a Strigno, frazione del comune di Castel Ivano (TN), presso la Caserma "De Gol", dove rimane di stanza fino al 1963, anno in cui è trasferito a Bassano del Grappa, presso la Caserma "Monte Grappa", mentre le salmerie sono distaccate nella vicina Caserma "San Zeno" nel comune di Cassola (VI).

Nel 1959 il Gruppo viene armato con i nuovi obici da 105/14 (in dotazione alla 37ª e 38ª Batteria) e con i mortai da 120 (in dotazione alla 50ª).

Nel 1970 anche la 50ª Batteria viene armata con l'obice da 105/14, uniformandosi alle altre due. Nel 1973 il Reparto comando viene trasformato in Batteria comando e servizi.

Nel 1975 viene sciolto, uomini e mezzi confluiscono nel Gruppo artiglieria da montagna "Agordo" contestualmente trasferitosi a Bassano proveniente da Feltre.

Denominazione:

  • 1953-1975: Gruppo Artiglieria da montagna "Pieve di Cadore"

Sedi:

  • 1953-1957: Belluno
  • 1957-1963: Castel Ivano, fr. Strigno
  • 1963-1975: Bassano del Grappa

Motto:

  • Pi dur de 'na piera

Gli Alpini d'arresto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alpini d'Arresto.

A partire dal 1951, al fine di presidiare le opere di difesa permanenti poste lungo il confine con l'Austria e la Jugoslavia, in previsione di un attacco delle truppe del patto di Varsavia vennero creati i precedenti battaglioni da posizione e nell'ambito della brigata "Cadore" nel 1957 venne costituito il Battaglione Alpini da Posizione "Cadore" poi rinominato XIX Alpini da Posizione poi XIX e poi d'arresto. Nel 1962, per trasformazione dei precedenti battaglioni da posizione venne creata la specializzazione degli Alpini d'Arresto. Reparti con compiti medesimi erano stati creati nel dopoguerra anche in ambiente di pianura denominati di "Fanteria d'arresto", con l'unica differenza che la collocazione geografica delle opere e dei reparti degli Alpini d'Arresto era in zona montana e quindi di competenza alpina. La gran parte delle opere derivavano dal riutilizzo delle fortificazioni del Vallo Alpino già utilizzate dalla Guardia alla frontiera (GAF) nel periodo pre-bellico e opportunamente riadattate con le nuove esigenze di difesa NBC (nucleare-chimica-biologica) post-belliche.

Nel 1963 il XIX Battaglione Alpini d'Arresto diventa Battaglione Alpini d'Arresto "Val Cismon".

Gli Alpini d'arresto furono definitivamente sciolti nel 1992, dato il cessato pericolo della guerra fredda.

Gli Alpini paracadutisti[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni cinquanta viene valutato l'impiego di unità paracadutiste in montagna e viene programmata la costituzione di un Plotone alpini paracadutisti presso ciascuna Brigata alpina. Nel 1956 si costituisce a Belluno il Plotone alpini paracadutisti "Cadore", unità d'élite della Brigata. Nel 1963 il Plotone viene trasferito a Bolzano dove assieme ai Plotoni delle altre Brigate, confluisce nella costituenda Compagnia alpini paracadutisti di Corpo d'Armata (attuale 4º Reggimento alpini paracadutisti).

Denominazione:

  • 1956-1963: Plotone alpini paracadutisti "Cadore"

Sede:

  • 1956-1963: Belluno

Motto:

  • Mai morti

Il Genio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1953 si costituisce a Belluno la Compagnia Genio pionieri "Cadore", alle dirette dipendenze del Comando Brigata. Si articola su tre Plotoni Genio pionieri ed un Plotone attrezzature speciali. Nel 1986 viene trasformata in Compagnia Genio guastatori. Nel 1993 passa alle dipendenze del Reparto Comando e Supporti Tattici "Cadore". Viene sciolta nel 1997 contestualmente alla soppressione della Brigata "Cadore"

Denominazioni:

  • 1953-1986: Compagnia Genio pionieri "Cadore"
  • 1986-1997: Compagnia Genio guastatori "Cadore"

Sede:

  • 1953-1997: Belluno

Motto:

  • Gnanca 'na piega

Le Trasmissioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1953 si costituisce a Belluno la Compagnia Trasmissioni "Cadore", alle dirette dipendenze del Comando Brigata. Nel 1975 si scioglie, lasciando in vita due Plotoni Trasmissioni, che vengono inquadrati nel Reparto Comando e Trasmissioni di Brigata. Nel 1977, dalla riunione di questi due Plotoni, la Compagnia Trasmissioni si ricostituisce, rimanendo però inquadrata all'interno del Reparto Comando e Trasmissioni (dal 1993 Reparto Comando e Supporti Tattici). Viene sciolta nel 1997, contestualmente alla soppressione dell'intera Brigata "Cadore"

Denominazioni:

  • 1953-1975: Compagnia Trasmissioni "Cadore"
  • 1975-1977: 1º e 2º Plotone Trasmissioni / Reparto Comando e Trasmissioni "Cadore"
  • 1977-1993: Compagnia Trasmissioni / Reparto Comando e Trasmissioni "Cadore"
  • 1993-1997: Compagnia Trasmissioni / Reparto Comando e Supporti Tattici "Cadore"

Sede:

  • 1953-1997: Belluno

Motto:

  • non conosciuto

L'Aviazione leggera[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1956 si costituisce sull'aerocampo di Belluno la Sezione Aerei Leggeri "Cadore", alle dirette dipendenze del Comando Brigata. Nel 1966 viene trasformato in Reparto Aviazione Leggeri "Cadore", articolato su due Sezioni. In seguito si aggiungerà anche una Sezione Elicotteri da Ricognizione (SER). Nel 1976 il RAL si trasforma in 44º Gruppo Squadroni ERI "Fenice" e passa alle dipendenze del 4º Raggruppamento ALE "Altair" di Bolzano, rimanendo però di stanza a Belluno e continuando la sua attività di volo orientata prevalentemente a favore della Brigata "Cadore" (un distaccamento a Campoformido era invece di appoggio per la "Julia"). Nel 1996 muta denominazione in 48º Gruppo Squadrone EA "Pavone" e passa alle dipendenze del 7º Reggimento AVES "Vega", dov'è tuttora inquadrato. Con il cambio di dipendenza cessa anche il tradizionale impiego a favore delle Truppe Alpine. Nel 1998 lascia la storica sede di Belluno per trasferirsi a Rimini, sua attuale sede.

Denominazioni:

  • 1956-1966: Sezione Aerei Leggeri "Cadore"
  • 1966-1976: Reparto Aviazione Leggera "Cadore"
  • 1976-1986: 44º Gruppo Squadroni Eri "Fenice"
  • 1986-1993: 44º Gruppo Squadroni ALE "Fenice"
  • 1993-1996: 44º Gruppo Squadroni AVES "Fenice"
  • 1996-1998: 48º Gruppo Squadroni AVES "Pavone"

Sede:

  • 1956-1998: Belluno

Motto:

  • non conosciuto

I Supporti logistici[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla sua costituzione la Brigata "Cadore" ha avuto in organico diverse unità dei servizi logistici: un'Officina mobile, un Parco mobile, un Autoreparto, una Sezione Sanità e una Sezione Sussistenza, tutti con sede a Belluno. Nel 1956 tutti questi supporti vengono riuniti nel Comando Unità Servizi (CUS) "Cadore". Nel 1961 il Parco mobile e l'Offina mobile si fondono nel Reparto Rifornimenti, Recuperi e Riparazioni.

Nel 1967 il CUS "Cadore" si trasforma in Raggruppamento Servizi "Cadore". Ulteriori variazioni organiche si hanno sempre nel 1967, quando la Sezione Sussistenza diventa Compagnia Sussistenza, e nel 1968, con la costituzione del 103º Ospedale da Campo. Nel 1973 la Sezione Sanità e l'Ospedale da Campo vengono riuniti nel Battaglione Sanità.

Nel 1976 il Raggruppamento viene contratto in Battaglione Logistico "Cadore", articolato su Compagnia Comando e Servizi, due Reparti Logistici Leggero, Reparto Logistico Medio, due Sezioni di Sanità (queste ultime in posizione quadro). Nel 1981 il Battaglione viene riordinato su quattro Compagnie (Comando e Servizi, Rifornimenti, Mantenimento, Trasporti Medi) e un Reparto Sanità in posizione quadro. Viene sciolto nel 1997 contestualmente alla soppressione dell'intera Brigata "Cadore".

Denominazioni:

  • 1956-1967: Comando Unità Servizi "Cadore"
  • 1967-1976: Raggruppamento Servizi "Cadore"
  • 1976-1997: Battaglione Logistico "Cadore"

Sede:

  • 1956-1997: Belluno

Motto:

  • L'impegno mi esalta

La fanfara e il coro[modifica | modifica wikitesto]

Come ogni Brigata Alpina, la "Cadore" aveva in organico una fanfara ed un coro.

La fanfara, nata in sostituzione delle disciolte fanfare reggimentali, aveva sede a Belluno ed era amministrata dal Reparto Comando di Brigata. Si componeva di 30-40 elementi, tutti di leva, agli ordini di un Maresciallo. La fanfara, oltre ad accompagnare le diverse cerimonie militari (giuramento, cambio comandante, ecc.), partecipava a numerose esibizioni pubbliche in Italia e all'estero.

Dal punto di vista coreografico, la fanfara in genere si schierava "fronte 6" e nella prima fila allineava i sei tamburi imperiali, ciascuno dei quali recava una lettera in modo da comporre una grande scritta "C-A-D-O-R-E". Le file successive erano composte dagli altri strumenti (trombe, clarinetti, sassofoni, flicorni, ecc.). Alla testa della fanfara precedeva sempre il mazziere, che recava a tracolla una fascia verde con i simboli della brigata.

L'ultima esibizione della fanfara è stata il 31 gennaio 1997, quando a Belluno ha accompagnato le varie fasi della cerimonia di scioglimento della Brigata alpina "Cadore".

Il brani più caratteristici eseguiti dalla fanfara erano: " La Bella del Cadore e Trentatré " mentre il coro spaziava da brani di tradizione alpina ad armonizzazioni moderne di canti di montagna e popolari.

Il coro nasce nel 1979, quando l'ANA organizzò a Bolzano la prima rassegna di cori alpini tra i reparti in armi. Costituito da una trentina di elementi, il coro dipendeva dal Reparto Comando di Brigata, ma, poiché era una formazione "extra organico", i suoi elementi avevano in genere anche altri incarichi (a differenza della fanfara dove i componenti erano a incarico esclusivo).

Il coro, che tramandava la storica tradizione del canto alpino, era una sorta di "ambasciatore" del reparto da montagna. Esso infatti proiettava l'immagine della Brigata in numerose città e località, in Italia e all'estero, gareggiando a manifestazioni di diverso tipo, non necessariamente a carattere militare, suscitando ovunque simpatia ed entusiasmo. Dalla nascita fino alla sua chiusura il coro fu diretto dal Cappellano Militare Generale Don Sandro Capraro.

Viene sciolto nel 1996, nell'imminenza dell'ormai prossima chiusura della Brigata alpina "Cadore".

La fanfara e il coro, seppure spariti dagli organici militari dell'Esercito, sono stati entrambi ricostituiti qualche anno dopo dagli ex appartenenti, alpini in congedo, che durante il servizio di leva hanno fatto parte delle relative formazioni in armi.

Il "Coro Brigata Cadore"[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 2001 gli Alpini, Massimo dalle Nogare di Pove del Grappa, Alberto Sberze di Valli del Pasubio, Maurizio Bordignon di Bassano del Grappa, Stefano Canale di Thiene e Renato Secco di Seren del Grappa con atto notarile hanno costituito il "Coro Brigata Cadore", erede ufficiale dello storico coro militare. La direzione artistica viene affidata a Lucantonio Pillon fino alla prematura dipartita. Attualmente è diretto da Michele Segato e dal presidente onorario Monsignor Sandro Capraro.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Alla Brigata nel suo complesso[modifica | modifica wikitesto]

  • Valor civile bronze medal BAR.svg Medaglia di Bronzo al Valor Civile (alla Brigata Alpina "Cadore") "Con il generoso slancio di tutti i suoi uomini si adoperava per contenere e ridurre le disastrose conseguenze di una violenta alluvione. (Trentino-Alto Adige e provincia di Belluno, 4 novembre - 11 dicembre 1966)"
  • Cittadinanza Onoraria di Belluno (1983)
  • Cittadinanza Onoraria di Longarone (1988)
  • Cittadinanza Onoraria di Arcade (1990)
  • Cittadinanza Onoraria di Cardeto (1991)
  • Cittadinanza Onoraria di Marostica (1992)
  • Cittadinanza Onoraria di Bassano del Grappa (1994)
  • Cittadinanza Onoraria di Conegliano (1995)

Al 7º Reggimento Alpini[modifica | modifica wikitesto]

  • Cavaliere BAR.svg Ordine Militare di Savoia (all'Arma di Fanteria) "Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea o nell'aspra battaglia, conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace, domò infaticabilmente i luoghi e le fortune consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d'Italia (1915-1918)"
    Cavaliere BAR.svg Ordine Militare di Savoia (all'Arma di Fanteria) "Pari alla sua fama millenaria, espressione purissima delle alte virtù guerriere della stirpe, si prodigava eroicamente in tutte le battaglie dando prezioso contributo di valore e di sangue alla vittoria (3 ottobre 1935 - 13 maggio 1936)"
    Valor militare silver medal BAR.svg Medaglia d'Argento al Valor Militare (al Btg. Alpini "Feltre") "Per la splendida prova di valore data dal Battaglione "Feltre" nel combattimento del 23 marzo 1913 ad Assaba"
    Valor militare silver medal BAR.svg Medaglia d'Argento al Valor Militare (al Btg. Alpini "Monte Pavione") "Il Battaglione "Monte Pavione", con ferrea tenacia e con superbo valore, per tre giorni consecutivi, resisteva all'impeto di una intera divisione nemica, saldamente tenendo, con l'eroico sacrificio dei suoi alpini, le tormentate trincee che gli erano state affidate. Contrattaccando ogni sera con manipoli di prodi, riusciva ad inchiodare l'invasore sulla linea che la Patria aveva additato per l'estrema resistenza (Val Calcino, 11-13 dicembre 1917)
    Valor militare silver medal BAR.svg Medaglia d'Argento al Valor Militare (al Btg. Alpini "Monte Marmolada") "Il Battaglione "Monte Marmolada" respingeva, disperdeva con tenacia sanguinosa per ben sette volte, ingenti masse di baldanzosi nemici anelanti a traboccare in pianura (Monte Tonderecar, 15-22 novembre 1917). Nella disperata difesa di una posizione attaccata da ogni parte, avvelenata di gas e sconvolta da implacabili bombardamenti, si imponeva all'ammirazione dello stesso avversario (Castelgomberto, 4-5 dicembre 1917)"
    Valor militare silver medal BAR.svg Medaglia d'Argento al Valor Militare (al Btg. Alpini "Uork Amba") "Durante aspra, prolungata battaglia contro preponderanti forze terrestri ed aeree, impegnato in successive critiche situazioni, si imponeva per elevato spirito guerriero, tenendo testa, a costo di sanguinosi sacrifici, ad agguerrito avversario, cui dava luminose prove di indomabile tenacia e valore. (Africa Orientale, 9 febbraio - 27 marzo 1941)
    Valor militare silver medal BAR.svg Medaglia d'Argento al Valor Militare (al Btg. Alpini "Feltre") "Già decorato di due medaglie al valor militare, in cinque mesi di guerra italo-greca, in prolungate privazioni, in numerosi accaniti combattimenti di goni genere, durati anche più giorni consecutivi, con gravissime perdite, rifulse costantemente per sovrumano spirito di sacrificio, indomito valore nell'attacco, per strenua resistenza nella difesa contro nemico sempre soverchiante di forze e di mezzi, confermando ancora una volta le sue elette tradizionidi virtù militari, di grande eroismo, di amore alla gloria, di dedizione assoluta al culto del dovere e della Patria. (Fronte greco-albanese, 24 novembre 1940 - 23 aprile 1941)"
    Valor militare silver medal BAR.svg Medaglia d'Argento al Valor Militare (al 7º Rgt. Alpini) "Per l'esemplare ardimento e la salda tenacia con cui il Battaglione "Feltre", facendo olocausto del fiore dei suoi alpini, si oppose sul Grappa all'avanzata di soverchianti forze nemiche" (Val Calcino, Monte Valderoa, novembre-dicembre 1917)
    Valor militare bronze medal BAR.svg Medaglia di Bronzo al Valor Militare (al VII Btg. Complementi) "Conquistava, e con tenacia manteneva posizione sul fianco di una Amba, infrangendo ripetuti assalti di soverchianti forze nemiche, mentre i suoi reparti di scalatori raggiungevano l'impervia cima dell'Amba stessa, dopo una giornata di sforzi ammirevoli, in bella emulazione con un nucleo di camicie nere e ascari. (Amba Uork, 27 febbraio 1936)"
    Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al Valor Civile (al 7º Rgt. Alpini) "Accorso con i suoi magnifici reparti, eredi di nobili tradizioni, sui luoghi colpiti dall'immane disastro del Vajont, il 7º Reggimento Alpini, tra insidie, ostacoli ed innumerevoli difficoltà, ha dimostrato, nel soccorrere le popolazioni superstiti, altissimo senso del dovere, sprezzo del pericolo e mirabile spirito di fraterna solidarietà, onorando l'Esercito e benemeritando dalla Nazione. (ottobre 1963)"
    BenemerenzaSiculo1908.png Medaglia di Benemerenza per il Terremoto Calabro-Siculo (al 7º Rgt. Alpini) "Si segnalò per operosità, coraggio, filantropia nel portare soccorso alle popolazioni funestate dal terremoto calabro-siculo del 28 dicembre 1908"

Al 6º Reggimento Artiglieria da Montagna[modifica | modifica wikitesto]

  • Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al Valor Civile (al 6º Rgt. Artiglieria da Montagna) "Accorso con i suoi magnifici reparti, eredi di nobili tradizioni, sui luoghi colpiti dall'immane disastro del Vajont, il 6º Reggimento Artiglieria da Montagna, tra insidie, ostacoli ed innumerevoli difficoltà, ha dimostrato, nel soccorrere le popolazioni superstiti, altissimo senso del dovere, sprezzo del pericolo e mirabile spirito di fraterna solidarietà, onorando l'Esercito e benemeritando dalla Nazione. (ottobre 1963)"

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

Comandanti della Brigata "Cadore"[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Giorgio Donati, comandante FTASE, ripreso a Verona nel 1983 ca.

Generali:

Persone legate alla Brigata[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Viazzi - Arturo Andreoletti Con gli alpini sulla Marmolada: 1915-1917 Edizioni Mursia ISBN 978-88-425-0868-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]