Mascabroni

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Mascabroni
Descrizione generale
NazioneItalia Italia
ServizioAlpini
Tipounità speciale
Ruoloassalto
Battaglie/guerrePrima guerra mondiale
Parte di
Comandanti
Degni di notaGiovanni Sala
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Mascabroni è l'appellativo gergale con cui divenne celebre una piccola formazione combattente di Alpini, durante la Grande Guerra.

Il reparto[modifica | modifica wikitesto]

I Mascabroni erano Alpini di un reparto speciale che operò sulle creste di Cima Undici, Gruppo del Popéra, nelle Dolomiti orientali, tra il 1915 e il 1916, con il compito di raggiungere posti avanzati, attrezzare le creste e i canaloni per ricavare posti di osservazione e infine effettuare l'assalto di sorpresa alle postazioni nemiche del Passo della Sentinella.

Per questi motivi il reparto venne formato con esperti rocciatori provenienti dal Battaglione Fenestrelle e dal Battaglione Pieve di Cadore, scelti tra i più atletici e determinati.

Fu loro comandante il capitano Giovanni Sala (Borca di Cadore, 12 novembre 1883 - Merano, 17 luglio 1965), a denominarli "Mascabroni", utilizzando un termine gergale degli Alpini traducibile con il significato di spavaldi e strafottenti.[1]

L'assalto al Passo della Sentinella[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 1916, sul fronte dolomitico, ebbe inizio un'operazione militare delle truppe italiane, volta all'eliminazione di alcuni punti d'osservazione che guidavano il tiro dell'artiglieria austriaca, in particolare della dominante postazione della Croda Rossa.

Il cammino di avvicinamento alle postazioni nemiche, durato alcune settimane, fu reso possibile dalle "vie alpine" tracciate dall'irredentista trentino Italo Lunelli, che guidava una truppa particolarmente esperta di Alpini rocciatori. La spedizione culminò con un assalto combinato e a sorpresa che portò a conquistare il Passo della Sentinella, il 16 aprile 1916; un'azione divenuta leggendaria nell'immaginario popolare dell'epoca.

Nei fatti, i "Mascabroni" al comando del capitano Giovanni Sala, appostati a Cima Undici, si divisero in due gruppi e discesero per canaloni scarsamente sorvegliati, perché giudicati "impraticabili e suicidi" dal comando austriaco, cogliendo di sorpresa il presidio nemico, che fu quasi completamente fatto prigioniero, e tagliando le loro linee di comunicazione. L'operazione, costata solo 5 feriti, fu talmente silenziosa e ben riuscita che venne scoperta con tre ore di ritardo dagli austriaci, quando ormai il consolidamento delle postazioni italiane rendeva inutile il loro contrattacco.

Elenco dei Mascabroni scesi sul passo della Sentinella:

I Gruppo, sten. De Poi Mario 1ª Squadra: cap. magg. Stragà Beniamino; cap. De Villa Giovanni; soldati Canciani Angelo, Lorenzin Evaristo, Zornio Domenico, Dal Canton Giovanni, Belletti Giovanni detto Ciccon. 2ª Squadra: cap. Da Col Fedele; soldati Romagnoli Domenico, Passuello Adriano, De Marco Amedeo, Olivier Domenico, Moglia Luigi, Marangon Leone. 3ª Squadra: cap. Coutandin Giovanni; Soldati Bertero Giobatta, Lantelme Enrico, Alloero Michele, Arri Domenico, Usseglio Remigio.

II Gruppo, sten. Jannetta Enrico 1ª Squadra: cap. magg. Bertagnin Valentino; soldati De Luca Cristiano, Prever Michele, De Lorenzo Luigi, Da Re Felice. 2ª Squadra: soldati Davià Aurelio, Grandelis Silvio, Mazzorana Giovanni, Marta Angelo, De Mario Luigi, De Zolt Galdino, Piol Ruggero, Chiaradia Domenico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «I soldati che componevano le due squadre furono da me denominati “i mascabroni”, che nel gergo di Cima Undici voleva dire gente rude, ardita, noncurante dei disagi e, se vogliamo, anche un po' strafottente al modo alpino, ma sempre generosa e pronta a dare in qualunque momento il proprio sangue per la Patria e per i compagni. È un nome che io davo a quei soldati che durante lo svolgimento della difficile impresa si dimostrarono i più arditi, i più tenaci nell'affrontare le difficoltà, pieni di fede nel successo, un po' “brontoloni”, ma in definitiva sempre di buon umore e sostanzialmente molto disciplinati; gente tutto cuore e tutta sostanza; poca forma, che molto spesso è ipocrisia. Gli alpini, poi sono brontoloni di natura, non per indisciplina; bisogna conoscerli a fondo per poterli giudicare». (da Crode contro crode di Giovanni Sala, ediz. Cedam 1959).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Walter Musizza - Giovanni De Donà, Giovanni Sala, Il Capitano della Sentinella, Edizioni DBS, 2015
  • Sandro Vescovi, La Strada degli Alpini e il Bivacco ai Mascabroni, Il Mulo, ANA, dicembre 2001, n.37
  • Andrea Carta, Cima Undici: una guerra e un bivacco, ediz. Giovane Montagna 1993
  • Andrea Carta, video I Mascabroni e l'epopea di Cima Undici https://vimeo.com/237378665
  • Andrea Carta, video Sulle orme dei Mascabroni https://vimeo.com/155687574
  • Andrea Carta, video Giovanni Sala, il Capitano della Sentinella https://vimeo.com/162401991
  • Antonio Berti, Guerra in Ampezzo e Cadore. 1915-1917, Mursia, Milano, 2005, ISBN 88-425-3388-2
  • Giovanni Sala e Antonio Berti, Guerra per crode, ediz. Cedam (Padova) 1933
  • Giovanni Sala, Crode contro crode, ediz. Cedam (Padova) 1959

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]