Partito Marxista-Leninista Italiano

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Partito Marxista-Leninista Italiano
Partito Marxista-Leninista Italiano
Segretario Giovanni Scuderi
Stato Italia Italia
Fondazione 9 aprile 1977
Sede Via Antonio del Pollaiuolo, 172a
Firenze
Ideologia Comunismo
Marxismo-Leninismo
Antirevisionismo
Stalinismo[1][2][3][4]
Maoismo
Collocazione Sinistra extraparlamentare
Seggi Camera
0 / 630
Seggi Senato
0 / 315
Seggi Europarlamento
0 / 73
Testata Il Bolscevico
Colori Rosso
Sito web www.pmli.it

Il Partito Marxista-Leninista Italiano (PMLI), è un partito politico italiano, comunista antirevisionista, fondato a Firenze il 9 aprile 1977. I militanti fondatori entrarono nel 1967 nel Partito Comunista d'Italia di orientamento marxista-leninista per poi uscirne nel 1969 fondando l'Organizzazione Comunista Bolscevica Italiana marxista-leninista, che nel 1977 diede vita al PMLI. Il partito ha come scopo finale la realizzazione del comunismo.[5] Il partito rifiuta la visione trotzkista del marxismo.

Linea politica[modifica | modifica wikitesto]

Il PMLI è un partito marxista-leninista che si pone come obiettivo l'instaurazione in Italia della dittatura del proletariato, tappa intermedia per la realizzazione del comunismo[6]. Durante le elezioni politiche e amministrative, il Partito svolge una campagna astensionistica[7]. Ciononostante, il Partito però non esclude in linea di principio di utilizzare le istituzioni rappresentative qualora lo ritenesse opportuno per i propri scopi[8]. Il PMLI propone alle masse la creazione delle Istituzioni Rappresentative delle masse fautrici del socialismo: le Assemblee popolari e i Comitati popolari, da intendere come alternativa "dal basso" alle attuali istituzioni rappresentative[9]. Non accetta l'Unione europea, definita imperialista, e non si candida quindi alle sue elezioni[10]. Fornisce invece indicazione di voto ai referendum abrogativi e ai referendum costituzionali[11].

Il PMLI trae ispirazione anche dagli ideali di Karl Marx, Friedrich Engels, Lenin, Stalin e Mao Zedong, definiti infatti «i 5 grandi maestri del proletariato internazionale»[12]. Autodefinendosi "rivoluzionario", il movimento, sul modello della Rivoluzione d'Ottobre del 1917 e di quella Cinese del 1949, mira all'azione rivoluzionaria per abbattere l'attuale governo italiano definito "capitalista, neofascista, presidenzialista, federalista, interventista, espressione dei partiti della destra e della sinistra del regime", per realizzare un'Italia «unita, rossa e socialista». Per realizzare questo progetto, il PMLI ha elaborato un programma generale[5] e una articolata piattaforma rivendicativa[13]. Il Partito esclude risolutamente qualsiasi forma di terrorismo, che per i Marxisti-Leninisti è uno strumento della reazione e della classe dominante borghese, ed espressione dell'anarchismo, dell'avventurismo e dell'individualismo piccolo-borghese[14].

Il PMLI rifiuta il trotskismo, in quanto ritenuto ritenuto "deviazione borghese e anticomunista"[15], nonché ogni forma di revisione del marxismo, quella riformista dell'Ottocento, quella sovietica di Nikita Kruscev, definito "restauratore del capitalismo nell'URSS", quella cinese di Deng Xiaoping e quella italiana del PSI e del PCI fin dai tempi di Gramsci[16]. Il PMLI inoltre giudica negativamente le figure di Fidel Castro e Che Guevara, in quanto espressioni dell'individualismo e di una rivoluzione cubana non diretta da un partito comunista o dalle masse stesse come sosteneva Lenin[17].

Di contro, il PMLI giudica Ho Chi Minh una figura rivoluzionaria marxista-leninista di riferimento, riconoscendo i suoi meriti come presidente del Comitato Centrale dell'allora Partito dei Lavoratori del Vietnam e come primo presidente della Repubblica Democratica del Vietnam. Condannano però il Vietnam unito, per via delle aperture al libero mercato e dell'invasione della Cambogia. I membri del Partito Marxista-Leninista Italiano prendono a modello la Costituzione sovietica del 1936 come prova della realtà del sistema socialista in URSS, facendo loro i principi sanciti dalla nuova Costituzione[18]. Conseguentemente considerano l'URSS del dopo XX congresso del PCUS e della destalinizzazione, un paese "socialista a parole e imperialista nei fatti", da cui la locuzione del termine socialimperialismo sovietico[19].

Per il PMLI, dalla morte di Mao e cambiamento di strategia politica nella Repubblica Popolare Cinese (definito dal PMLI "paese ultrarevisionista e fascista")[20], nel mondo non esiste nessun paese autenticamente socialista[21].

In quanto marxista, il PMLI è un partito ateo: seguendo l'esempio di Mao Zedong sono accettati però come simpatizzanti di partito e possono svolgere propaganda per il partito i credenti anticlericali e comunisti[22].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primissimi fondatori del PMLI, che il Partito ricorda come «i quattro pionieri», erano Giovanni Scuderi, Mino Pasca, Nerina "Lucia" Paoletti e Patrizia Pierattini. Iniziarono la loro militanza marxista-leninista nel 1967, entrando nel Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista). Successivamente, nel 1969, i quattro denunciarono il PCd'I come partito revisionista, giudicato «copertura a sinistra del PCI»[23]. Il 14 dicembre 1969 i quattro dirigenti, con il Comitato provinciale di Firenze, si scissero dal PCd'I e fondarono l'Organizzazione Comunista Bolscevica Italiana marxista-leninista, per poi stampare dal giorno successivo, il primo numero dell'organo ufficiale dell'Organizzazione, Il Bolscevico. In questo numero, denso di citazioni di Marx, Lenin, Stalin e Mao Zedong, l'Organizzazione scriveva:

« Il presidente Mao ha detto spesso che "senza distruzione non c'è costruzione. La distruzione è la critica, è la rivoluzione. Per la distruzione occorre il ragionamento e questo significa la costruzione. La distruzione viene in primo luogo, essa porta naturalmente con sé la costruzione". Dalla distruzione del PCd'I di Firenze è sorta, su basi completamente marxiste-leniniste, l'Organizzazione Comunista Bolscevica Italiana marxista-leninista. Essa si propone di costruire il partito rivoluzionario che assuma il marxismo-leninismo-pensiero di Mao Tsetung quale base teorica che guida il suo pensiero. »

Il PCd'I veniva accusato di tradire le sue originali aspirazioni rivoluzionarie:

« (NdQ: PCd'I) ormai completamente smascherato e corroso all'interno da mille insanabili contraddizioni, - e della crescente maturità ideologica e politica dei rivoluzionari che in numero sempre più grande smascherano le organizzazioni falsamente marxiste-leniniste e sulla base dell'invincibile pensiero di Mao Tse Tung[24] »

Il lavoro dell'OCBI m-l, dunque, era principalmente quello di raccogliere le forze per creare un partito rivoluzionario. Già nel 1970 venne riconosciuta ufficialmente dal Partito Comunista Cinese (PCC), tant'è vero che l'ambasciata di Roma inviterà i dirigenti dell'Organizzazione alle feste ufficiali della Repubblica Popolare Cinese, mentre l'Organizzazione invierà diversi messaggi al PCC, riguardo allo svolgimento del suo X Congresso e di cordoglio per le morti di Zhu De e Zhou Enlai, per avere poi una corona di fiori di fianco alla salma di Mao il 18 settembre 1976, al termine delle onoranze funebri[25].

Infine, dopo aver radunato alcune decine di militanti provenienti da Toscana, Lombardia, Sicilia e Calabria, l'Organizzazione, fonderà il Partito Marxista-Leninista Italiano il 9 aprile 1977[23].

La nascita del PMLI[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 aprile 1977 si tenne a Firenze il Congresso fondativo del PMLI. Nel corso di questo Congresso, ne vennero adottati lo Statuto e il Programma, il simbolo (falce e martello neri sovrastati dall'effigie di Mao, in campo rosso) e gli inni (L'Internazionale, Il Sole Rosso e Bandiera rossa). Giovanni Scuderi venne acclamato all'unanimità Segretario generale[25].

Dalla sua fondazione, il segretario del Partito Marxista-Leninista Italiano è Giovanni Scuderi[26]. Tale movimento ha sedi dislocate in varie parti d'Italia: una a Roma (Cellula "Rivoluzione d'Ottobre")[27], Forlì (Cellula "Stalin"), a Napoli (Redazione de Il Bolscevico via Santa Maria dell'Aiuto, 5), a Rimini (Cellula "G. Stalin" presso la Casa del Popolo di Torre Pedrera"), a Fucecchio (Cellula "Vincenzo Falzarano" presso il Circolo ARCI "Gaetano Pacchi", a Milano (Cellula "Mao Zedong"), Catania ( Cellula "Stalin": via Padova, 88) e una a Firenze (sede centrale), inoltre altre organizzazioni territoriali nel paese[28].

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Commemorazione di Stalin[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 marzo 2003 il partito fu al centro di svariate polemiche a seguito della volontà di commemorare il cinquantenario della morte di Josif Stalin[29]. Un mese prima, il 5 febbraio, Italo Bocchino a nome di tutto il gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale svolse un'interrogazione parlamentare sulla liceità della commemorazione. Il governo non poté che constatare che essa «non si pone[va] contro i principi del nostro ordinamento.»[30] Ma il giorno della commemorazione a Firenze avranno luogo tre contro-manifestazioni organizzate da Forza Italia, Alleanza Nazionale e Forza Nuova.[31]

In seguito l'esponente del partito Mino Pasca partecipò alla trasmissione 8 e 1/2 condotta da Giuliano Ferrara. Alla trasmissione partecipava l'esponente di Rifondazione Comunista Rina Gagliardi che Pasca attaccò definendola trotzkista.[32]

Commemorazione di Mao Zedong[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno a Firenze il PMLI tiene una commemorazione in ricordo di Mao Zedong, scomparso il 9 settembre 1976, alla quale partecipano militanti e simpatizzanti del partito[33].

Commemorazione di Lenin[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno il PMLI, a gennaio, tramite l'organizzazione dell'Emilia-Romagna, organizza a Cavriago la commemorazione della scomparsa di Lenin, con un discorso ufficiale del responsabile seguito da un pranzo collettivo[34].

Il Bolscevico[modifica | modifica wikitesto]

il Bolscevico
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità settimanale
Genere politico/organo di partito
Fondatore Giovanni Scuderi
Fondazione 15 dicembre 1969
Inserti e allegati 16 pagine
Sede via Gioberti, 101 Firenze
Editore Partito Marxista Leninista Italiano
Direttore Monica Martenghi
Vicedirettore Mino Pasca
Redattore capo Loris Sottoscritti
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea abbonamento
Edizione digitale http://www.pmli.it/bolscevico.php
Sito web www.pmli.it/0ilbolscevico.htm
 

Il PMLI ha un organo editoriale ufficiale settimanale, Il Bolscevico[35], con sede a Firenze. Il Bolscevico ha sospeso la pubblicazione cartacea dal 18 settembre 2013, e viene pubblicato in forma digitale, trasferendo la sua redazione a Napoli.

Sin dai primi numeri, il ritratto e le citazioni di Mao campeggiano sulla prima pagina de Il Bolscevico, venendo successivamente spostati di fianco alla testata.

Il giornale, che ha cadenza settimanale, è stato fondato nel 1969[36] da Giovanni Scuderi.

Attualmente le rubriche in cui il settimanale si divide sono cinque:

  • Lettere, in cui vengono riportate le opinioni di sostegno al Bolscevico e al PMLI.
  • Dialogo con i lettori: scambio di vedute ideologiche tra i lettori e i giornalisti. Le missive dei lettori non devono superare le 60 righe dattiloscritte.
  • Contributi: articoli (di sostegno o di parziale critica) scritti dai lettori e indirizzati soprattutto ai vertici del partito.
  • Corrispondenza con le masse: raccolta delle denunce di fatti e avvenimenti sociali, politici, sindacali che interessano i lettori in prima persona.
  • Sbatti i signori del palazzo in 1ª pagina: ovvero le denunce delle ingiustizie, angherie, soprusi e malefatte commesse da ministri, sindaci, assessori e funzionari pubblici in genere.

Processi al Bolscevico[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 settembre 1970 Giovanni Scuderi, allora Segretario generale dell'OCBI m-l (l'Organizzazione che poi, il 9 aprile 1977, darà vita al PMLI) e Direttore politico de Il Bolscevico, viene processato dal tribunale di Firenze per aver pubblicato sul giornale la posizione elettorale dell'OCBI m-l dal titolo Il potere politico nasce dalla canna del fucile. Il processo si concluderà in Cassazione il 29/3/74 con la conferma della condanna a 10 mesi di reclusione con la sospensione della condizionale comminata nel processo di appello del 12/12/72 per il reato di "propaganda sovversiva e antinazionale continuata".

Il 17 dicembre 1970 Scuderi viene condannato dall'allora pretore di Firenze Francesco Fleury a 40 mila lire di multa per "violazione delle disposizioni sulla stampa continuata". Fleury intimò altresì la sospensione della sua pubblicazione perché la legge sulla stampa proibisce l'uscita di periodici che non abbiano come direttore un giornalista iscritto all'albo professionale, costringendo a modificare per oltre un anno (gennaio 1970-marzo 1971) la testata del giornale fino a farla uscire col nome "Il Proletario".

Per lo stesso reato Scuderi viene condannato a 15 mila lire di multa dal Tribunale di Firenze il 14/4/75. Nell'aprile 1972 Scuderi viene incriminato per "vilipendio al capo dello Stato" in riferimento all'editoriale de Il Bolscevico dal titolo Un presidente, per chi e per che cosa (Leone), anche se in questo caso il ministro di Grazia e Giustizia, cui spetta il nulla osta, non dà l'autorizzazione a procedere. Il 14 giugno 1974 Scuderi viene processato per aver pubblicato su Il Bolscevico il documento elettorale dell'OCBI m-l Abbandonate le illusioni parlamentari, il potere politico nasce dalla canna del fucile e condannato ad altri 2 mesi di reclusione con la condizionale, che vanno a sommarsi ad altre condanne subite in qualità di Segretario generale dell'Organizzazione. La condanna diviene definitiva il 9/5/75 con la sentenza emessa dalla corte d'Appello di Firenze che riunifica ben 3 procedimenti penali aperti tra il febbraio '73 e l'aprile '74 che, oltre al documento citato, riguarda i documenti: La strage di Milano ha fallito il suo scopo, Abbasso il governo clerico-fascista Andreotti.

Il 22 giugno 1974, un'altra comunicazione giudiziaria viene inviata a Scuderi per un articolo dal titolo La magistratura appoggia apertamente le misure fasciste del governo con l'accusa di "vilipendio alla magistratura".

Il 27 ottobre 1986 la 2ª corte d'assise di Firenze condanna Giovanni Scuderi e Patrizia Pierattini, direttrice responsabile de Il Bolscevico, rispettivamente a 8 mesi e a 5 mesi e 10 giorni per "istigazione di militari a disobbedire alle leggi". L'incriminazione è inerente al discorso pronunciato da Scuderi al Comitato centrale del PMLI il 3 maggio 1986 e pubblicato su Il Bolscevico n. 20 del 16 maggio, in cui si denunciava "la politica imperialista dell'allora neoduce Craxi contro la Libia". In appello (4/11/87) la sentenza viene riconfermata. Il 14 giugno 1988 però la 1ª sezione penale della Corte suprema di Cassazione assolve entrambi gli imputati con formula piena perché‚ "il fatto non sussiste".

Il 10 ottobre 1987 il giudice istruttore di Bologna e poi il 5 gennaio 1988 la corte di appello di Bologna emettono entrambe sentenza di archiviazione del procedimento penale in fase istruttoria che vede indagati l'ex direttrice responsabile de Il Bolscevico Patrizia Pierattini ed il giudice Domenico Gallo, per il reato di "vilipendio alla magistratura" e "istigazione a disobbedire alle leggi", in riferimento ad una dichiarazione scritta da Gallo sul processo Scuderi-Il Bolscevico del 1986 e pubblicata sul giornale stesso. Il sostituto procuratore generale di Bologna Gino Paolo Latini ricorre contro entrambe le sentenze, mal ricorso però viene definitivamente rigettato dalla Cassazione il 6/4/88.

Il 18 ottobre 1990 viene aperto un procedimento penale a carico di Scuderi e di Mino Pasca e Monica Martenghi, gli ultimi due rispettivamente direttore politico e direttrice responsabile de Il Bolscevico e dello stampatore, con l'accusa di "offesa al prestigio del presidente della Repubblica", in relazione all'articolo Fare piena luce sui rapporti Cossiga-P2. Il 20 aprile 1991, il Gip accoglie la richiesta di proroga di sei mesi dei termini di scadenza delle indagini preliminari avanzata dal Pm. Inoltre, nel novembre del 1991 si apprende che indagini riguardano l'editoriale pubblicato su Il Bolscevico del 29 marzo 1991 dal titolo Attenti a Cossiga. Il 13 novembre 1991, la 2ª sezione penale di Firenze assolve Scuderi, Pasca e Martenghi e altri due militanti di base dal reato di "istigazione alla diserzione e alla disobbedienza militare" durante la guerra nel Golfo, in merito allo slogan "Disertare, non sparare, rivoltarsi" riportato sui numeri del 28/12/90 e 25/1/91 de Il Bolscevico, perché‚ "il fatto non sussiste". Tale sentenza viene riconfermata in pieno il 10/11/92 in secondo grado, con la sostituzione della formula di assoluzione per Pasca e Scuderi con "per non aver commesso il fatto".

Il PMLI ha vinto una causa che aveva intentato nei confronti dei quotidiani Libero e La Padania che avevano accusato il PMLI di rapporti con organizzazioni islamiche fondamentaliste e qaediste. I quotidiani sono stati condannati a versare un risarcimento economico al Pmli per diffamazione[37].

Relazioni con gli altri partiti di stampo marxista-leninista[modifica | modifica wikitesto]

Il PMLI ha avuto stretti contatti con il Partito Comunista Cinese fino al 1981, dall'accesso alla segreteria generale da parte di Deng Xiaoping, i due partiti hanno rotto definitivamente. Il PMLI ha cercato anche di stringere rapporti amichevoli con il Partito del Lavoro d'Albania, ma poi il PMLI si è dissociato da Enver Hoxha dopo che quest'ultimo ha respinto il Maoismo.

Dal 1975, il Partito ha avuto stretti rapporti con il Partito Comunista di Kampuchea, anche in seguito alla all'invasione vietnamita della cambogia nel 1978; un dirigente del partito ha visitato una zona controllata dal PCK nel 1987. Dopo l'arresto di Pol Pot nel 1997, il PMLI ha criticato i Khmer Rossi.

Il partito ha sostenuto la Rivoluzione iraniana in chiave anti-imperialista e un dirigente del partito ha visitato l'Iran nel 1992.

Nel 1993 il partito ha partecipato a un seminario internazionale sul pensiero di Mao Zedong organizzata dal Partito Marxista-Leninista di Germania. Il partito ha stretti rapporti con il Partito Comunista Marxista-Leninista di Grecia, con il Centro Marxista-Leninista in Messico, con il Partito Marxista-Leninista d'Ucraina, con il Partito Comunista delle Filippine, con il Partito Rivoluzionario Comunista d'Argentina, con il Partito Comunista della Turchia-marxista-leninista, con il Partito Comunista Rivoluzionario dell'Uruguay e con il Partito Comunista d'India (marxista-leninista) Liberazione.

Segretari generali[modifica | modifica wikitesto]

Congressi nazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso nazionale - Firenze, 9-11 aprile 1977
  • II Congresso nazionale - Firenze, 6-8 novembre 1982 - Avanti sulla via dell'Ottobre
  • III Congresso nazionale - Firenze, 27-29 dicembre 1985 - Il socialismo è l'avvenire della classe operaia e dei lavoratori italiani
  • IV Congresso nazionale - Firenze, 26-28 dicembre 1998 - Costruiamo un grande, forte e radicato PMLI per combattere la seconda repubblica neofascista, presidenzialista e federalista e realizzare l'Italia unita, rossa e socialista
  • V Congresso nazionale - Firenze, 6-8 dicembre 2008 - Avanti con forza e fiducia verso l'Italia unita, rossa e socialista

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Viva i cinque maestri del proletariato internazionale, su pmli.it. URL consultato il 9 agosto 2014.
  2. ^ Stalin: su alcune questioni di storia del bolscevismo, su pmli.it. URL consultato il 9 agosto 2014.
    «se si studiano le opere di Lenin e Stalin tutto diventa chiaro e si capisce quello che dobbiamo fare per essere dei veri comunisti [...]. Chi non fa questo studio, vuol dire che non vuol sapere niente di socialismo e di comunismo, che sta dall'altra parte della barricata, anche se si ritiene un comunista».
  3. ^ Dialogo con i lettori. «Non è sbagliata la linea del socialismo in un solo Paese sostenuta da Stalin?», su pmli.it. URL consultato il 9 agosto 2014.
    «per definirsi marxisti-leninisti occorre condividere e sostenere il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e i suoi Maestri ideologici che sono Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao».
  4. ^ Dialogo con i lettori. «Mao e Stalin erano veri comunisti o "dittatori spietati"?», su pmli.it. URL consultato il 9 agosto 2014.
    «Tutti i veri comunisti e tutti coloro che vogliono cambiare il mondo devono imparare a ragionare e a vedere le cose come Stalin e Mao, nonché come Marx, Engels e Lenin».
  5. ^ a b PMLI Programma politico del PMLI, su www.pmli.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  6. ^ NON C'È CONTRADDIZIONE TRA GLI INSEGNAMENTI DI LENIN E L'ASTENSIONISMO DEL PMLI?
  7. ^ NEL FUOCO DELLA BATTAGLIA ELETTORALE ASTENSIONISTA FACCIAMO EMERGERE I CARATTERI DI CLASSE DEL PMLI
  8. ^ PMLI 24º Anniversario della fondazione del Partito del proletariato, della riscossa e della vittoria
  9. ^ PMLI Per l'Italia unita, rossa e socialista. Per le città governate dal popolo e al servizio del popolo. Contro il regime capitalista, neofascista, presidenzialista, federalista
  10. ^ PMLI Sei motivi per delegittimare l'Unione Europea imperialista
  11. ^ VOTA NO contro il federalismo del "centro-sinistra e quello del governo del neoduce Berlusconi
  12. ^ PMLI Il PMLI, figlio e erede del Sessantotto, tiene vivi gli insegnamenti di quella rivolta storica. Di Emanuele Sala, su www.pmli.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  13. ^ Nuovo programma d'azione del PMLI, Comitato centrale del PMLI, 17 febbraio 2001. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  14. ^ LA POSIZIONE DEL PMLI SULLA VIOLENZA RIVOLUZIONARIA E IL TERRORISMO
  15. ^ PMLI Dialogo con i lettori. Potete rispondere a queste domande sul comunismo?, su www.pmli.it, 14 dicembre 2005. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  16. ^ PMLI La storica battaglia contro i revisionisti e i falsi comunisti
  17. ^ PMLI Analisi delle concezioni e della politica di Guevara
  18. ^ Stalin, la vita e l'opera. Capitolo 16: La nuova Costituzione sovietica, su www.pmli.it, PMLI. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  19. ^ PMLI L'abbattimento del muro di Berlino non rappresentò il crollo del socialismo ma il fallimento storico dei rinnegati revisionisti
  20. ^ PMLI Viva il 60º Anniversario della Repubblica Popolare Cinese. Mao: Il popolo cinese si è alzato in piedi
  21. ^ Dialogo su centri sociali, Cuba e Corea del nord, su www.pmli.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  22. ^ Essere dialettici verso i credenti
  23. ^ a b Giovanni Scuderi, 26° Anniversario della fondazione del Partito del proletariato, della riscossa e della vittoria, su www.pmli.it, 9 Aprile 2003. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  24. ^ Documento di rottura del Comitato provinciale di Firenze col PCd'I
  25. ^ a b Stefano Ferrante, La Cina non era vicina. «Servire il popolo» e il maoismo all'italiana, Sperling & Kupfer, 2008.
  26. ^ Sandro Bordone, La normalizzazione dei rapporti tra PCC e PCI, in "Il Politico. Rivista italiana di scienze politiche", a. XLVIII n. 1, Pavia, Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Pavia–Giuffrè, 1983, p. 143.
  27. ^ PMLI Contro Alemanno e Rutelli, le due facce della stessa medaglia borghese. Uniamoci per Roma governata dal popolo e al servizio del popolo e per l'Italia unita, rossa e soci...
  28. ^ Le nostre sedi...
  29. ^ Alessandro Trocino, Gli Stalinisti d'Italia celebrano Baffone, in Archivio Corriere della Sera, 3 marzo 2003.
  30. ^ XIV LEGISLATURA Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 259, su legxiv.camera.it, Camera dei Deputati - Chiosco internet, mercoledì 5 febbraio 2003. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  31. ^ EVENTO STORICO
  32. ^ Pasca difende ed esalta Stalin e smaschera la trotzkista Gagliardi
  33. ^ I giovani al centro della Commemorazione di Mao
  34. ^ Il PMLI commemora Lenin in piazza a Cavriago
  35. ^ Pagina web de Il Bolscevico, su www.pmli.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  36. ^ B. Marin, Guida ragionata ai periodici italiani. 2002, Strumenti Editoriali, Milano, 2002.
  37. ^ Bollettino OSSERVATORIO SULLA LEGALITA' onlus - Notizie

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Vettori (a cura di), La sinistra extraparlamentare in Italia. Storia, documenti, analisi politica, Roma, Newton Compton, 1973.
  • Paolo Murialdi et al., Storia della stampa italiana, V, La stampa italiana del neocapitalismo, Roma-Bari, Laterza, 1976.
  • Sandro Bordone, La normalizzazione dei rapporti tra PCC e PCI, in "Il Politico. Rivista italiana di scienze politiche", a. XLVIII n. 1, Pavia, Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Pavia–Giuffrè, 1983, pp. 115–158.
  • Adalberto Baldoni, con Sandro Provvisionato, La notte più lunga della repubblica. Sinistra e destra, ideologie, estremismi, lotta armata. 1968-1989, Roma, Serarcangeli, 1989.
  • Archivio del Centro di documentazione di Lucca, I periodici politici, Firenze, Regione Toscana, 1994.
  • Michele Brambilla, Dieci anni di illusioni. Storia del Sessantotto, Milano, Rizzoli, 1994. ISBN 88-17-84328-8
  • Attilio Mangano, con Antonio Schina, Le culture del Sessantotto. Gli anni Sessanta, le riviste, il movimento, Pistoia-Bolsena, CDP-Massari, 1998. ISBN 88-457-0117-4
  • Roberto Niccolai, Quando la Cina era vicina. La rivoluzione culturale e la sinistra extraparlamentare italiana negli anni 60 e 70, Pisa-Pistoia, BFS-CDP, 1998. ISBN 88-86389-37-X
  • Dolores Negrello, A pugno chiuso. Il Partito comunista padovano dal biennio rosso alla stagione dei movimenti, Milano, FrancoAngeli, 2000. ISBN 88-464-2146-9
  • Alan John Day, Directory of European Union political parties, London, Harper, 2002, p. 149. ISBN 0-9536278-6-1
  • Alan John Day, Political parties of the world, London, Harper, 2002, p. 274. ISBN 0-9536278-7-X
  • Sabina Morandi, In movimento. Da Seattle a Firenze. Diario di una mobilitazione globale, Roma, DeriveApprodi, 2003. ISBN 88-88738-04-5
  • Silvia Casilio, Il cielo e caduto sulla terra! Politica e violenza politica nell'estrema sinistra in Italia, 1974-1978, Roma, Edizioni associate, 2005. ISBN 88-267-0402-3
  • Passare il segno: la forma della contestazione. Catalogo del Fondo '68-'77 della Biblioteca di via Senato, Milano, Biblioteca di via Senato, 2008. ISBN 978-88-96040-07-2

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]