Santa Lucia d'Isonzo

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Santa Lucia d'Isonzo
insediamento
(SL) Most na Soči
Santa Lucia d'Isonzo – Veduta
Localizzazione
StatoSlovenia Slovenia
Regione statisticaGoriziano
ComuneTolmino
Territorio
Coordinate46°09′08.28″N 13°44′39.48″E / 46.1523°N 13.7443°E46.1523; 13.7443 (Santa Lucia d'Isonzo)Coordinate: 46°09′08.28″N 13°44′39.48″E / 46.1523°N 13.7443°E46.1523; 13.7443 (Santa Lucia d'Isonzo)
Altitudine159 m s.l.m.
Superficie1,57 km²
Abitanti445 (31-12-2008)
Densità283,44 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale5216
Fuso orarioUTC+1
Provincia storicaTolmino
Cartografia
Mappa di localizzazione: Slovenia
Santa Lucia d'Isonzo
Santa Lucia d'Isonzo

Santa Lucia d'Isonzo[1] (in sloveno: Most na Soči) è una frazione del comune sloveno di Tolmino di 445 abitanti[2].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Santa Lucia d'Isonzo è abbarbicata su uno sperone roccioso in prossimità della confluenza dell'Idria nell'Isonzo. In passato gli alvei dei due fiumi, profondamente scavati nella roccia, fornivano all'insediamento un'eccellente protezione dai nemici. A causa del limitrofo bacino idrico di Doblari, i meandri del fiume furono interamente inondati e ai piedi del paese si costituì uno specchio d'acqua che ora attrae sia pescatori che visitatori, i quali possono ora percorrere sentieri panoramici. Anche i basamenti calcarei di Chiusa di Tolmino[3] (Pod Ključem) sono di interesse geologico.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il paese, durante il dominio asburgico, costituiva il comune omonimo insieme alla frazione di Santa Lucia Stazione (Postaja) e il suo nome in sloveno era Sveta Lucija ob Soči, Santa Lucia di Tolmino o Santa Lucia d'Isonzo in italiano e in tedesco Sankta Luzia o Maurus Brucke. Nel 1947, dopo la Seconda guerra mondiale e la cessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia il paese prese il nome di Sveta Lucja na Mostu che poi cambiò definitivamente nel 1952 in Most na Soči (lett. Ponte d'Isonzo), a sottolineare la sua posizione geografica a cavallo tra l'Isonzo e il fiume Idria, che ha costituito nei secoli una solida barriera naturale contro gli invasori, anche se la motivazione reale fu l'abolizione di ogni riferimento alla religione decretata dal regime comunista.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ritrovamenti archeologici eccezionali (più di 7.000 tombe tornate alla luce) fanno di questa località uno tra i siti archeologici della preistoria più importanti d'Europa. I rilevanti ritrovamenti spaziano dalla fine dell'età del Bronzo e gli albori dell'epoca romana. Dal momento che la maggior parte di essi risale dell'età del ferro, si ritiene che sia esistita una comunità consistente, la Civiltà di Santa Lucia (Sveta Lucija Culture). Al periodo romano risalgono invece le rovine di una abitazione, non lontane dal centro del paese. Altri reperti di Santa Lucia sono esposti in vari musei archeologici come quello di Trieste, di Vienna e Tolmino, il capoluogo[4].

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, e la parentesi del Regno ostrogoto, i Longobardi si insediarono nel suo territorio, seguiti poi attorno al VI secolo da popolazioni slave. Alla caduta del Regno longobardo subentrarono quindi i Franchi; nell'887 Arnolfo, Re dei Franchi orientali, istituì la marca di Carniola; nel 957 la Carniola passò sotto l'autorità del Duca di Baviera e poi nel 976 nel Ducato di Carinzia appena costituito dall'imperatore Ottone II.
In seguito il Ducato di Carinzia passò, come ricompensa per i servigi resi all'imperatore Rodolfo I contro Ottocaro II di Boemia, a Mainardo II di Tirolo-Gorizia; il territorio di Santa Lucia quindi entrò nella Contea di Gorizia e in seguito della Contea di Gorizia e Gradisca[5].
Con il trattato di Schönbrunn (1809) entrò a far parte delle Province Illiriche.
Col Congresso di Vienna nel 1815 rientrò in mano austriaca come parte del Regno d'Illiria; passò nel 1849 sotto il profilo amministrativo al Litorale austriaco[6].
Dopo la Prima guerra mondiale entrò a far parte del Regno d'Italia nella Provincia del Friuli[7] come comune autonomo[7], con il nome di Santa Lucia di Tolmino, e comprendeva gli insediamenti (naselja) di Ciadra (Čadrg), Dòllia (Dolje), Gàbria di Tolmino (Gabrje), Lubino (Ljubinj), Piedimelze (Podmelec), Polubino (Poljubinj), Pràpeno di Lubino (Prapetno), Ràuna di Sàbicce (Tolminske Ravne), Sàbbice di Tolmino (Žabče), Sellìschie di Tolmino (Selišče), Sottolmino (Zatolmin), Villa Grotta di Dante (Zadlaz-Žabče) e Vollària (Volarje).
Nel 1927, con la ricostituzione della provincia di Gorizia[8] il comune cedette i suoi insediamenti al comune di Tolmino, ma assorbì i comuni di Paniqua e Monte San Vito.

Nel 1934 il comune, allora denominato Santa Lucia di Tolmino, assunse la denominazione di Santa Lucia d'Isonzo[9].

Luoghi d'Interesse[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa parrocchiale presente nella località è dedicata a Santa Lucia e appartiene alla diocesi di Capodistria[10]. La chiesa più antica del paese è però la cappella dedicata a San Mauro che, secondo le prime testimonianze scritte, risale al 1192. Poco lontano dal centro della frazione, nella località Santa Lucia Stazione (Postaja) si trova un solenne monumento ai caduti durante la Prima guerra mondiale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. il toponimo "S. Lucia" a p. 55 sull'Atlante geografico Treccani, vol I, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2008.
  2. ^ Popolazione dei comuni e degli insediamenti del Goriziano Sloveno
  3. ^ Arturo De Varda, Francesco Blasi e Guido Randich, Carte geologica e pedologiche delle provincie di Gorizia e Trieste e del territorio delle bonifiche della Bassa Friulana, Firenze, Fondazione per la Sperimentazione agraria, 1938.
  4. ^ Museo Archeologico di Tolmino
  5. ^ rielaborazione G.I.S. con i confini attuali e quelli del Josephinische Landesaufnahme (1763-1787), in Isonzo-Soča n.79/80 – Ottobre/Novembre 2008, pg. 18-22, “La Contea di Gorizia tra vecchi e nuovi confini”, Michele Di Bartolomeo
  6. ^ Santa Lucia (St. Luczja) – catasto austriaco franceschino
  7. ^ a b Regio Decreto 29 marzo 1923, G.U. 27 aprile 1923, n.99
  8. ^ Archivio di Stato di Gorizia
  9. ^ R.D. 27 dicembre 1934, n. 2295
  10. ^ Lista delle Chiese della Diocesi di Capodistria Archiviato il 6 marzo 2009 in Internet Archive.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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