Canale d'Isonzo

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Canale d'Isonzo
comune
(SL) Kanal ob Soči
Canale d'Isonzo – Veduta
Localizzazione
Stato Slovenia Slovenia
Regione statistica Goriziano
Territorio
Coordinate 46°05′19″N 13°38′23″E / 46.088611°N 13.639722°E46.088611; 13.639722 (Canale d'Isonzo)Coordinate: 46°05′19″N 13°38′23″E / 46.088611°N 13.639722°E46.088611; 13.639722 (Canale d'Isonzo)
Altitudine 105 m s.l.m.
Superficie 146,5 km²
Abitanti 5 710[1] (2011)
Densità 38,98 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 5213
Prefisso (+386) 05
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 SI-044
Targa GO
Provincia storica Litorale
Cartografia
Mappa di localizzazione: Slovenia
Canale d'Isonzo
Canale d'Isonzo
Canale d'Isonzo – Mappa
Sito istituzionale

Canale d'Isonzo[2][3], già Canale[4][5][6] (in sloveno: Kanal ob Soči, già Kanal[4] in tedesco Kanalburg) è un comune di 5.710 abitanti[1] della Slovenia occidentale, sul confine con l'Italia. Il comune è stato ricostituito nel 1995 per distacco dal comune di Nova Gorica. La cittadina di Canale, di impronta barocca e dal tipico aspetto friulano con le sue case a ballatoi, è disposta lungo le due rive del fiume Isonzo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Venne menzionata, per la prima volta, assieme al castello che la domina, nel 1140. Castello poi trasformato nel corso del sec. XVII in residenza barocca. Il ponte di Canale è ricordato dallo scrittore statunitense Ernest Hemingway nel romanzo Addio alle armi. Nell'insediamento di Plava c'è la località Zagora, nota per essere stata teatro di una delle Battaglie dell'Isonzo.

Dopo la Prima guerra mondiale e fino al 1947 fu comune autonomo della Provincia di Gorizia.

Nel 1928 furono aggregati a Canale d'Isonzo i comuni di Aiba, Auzza e Ronzina[7].

L'attuale territorio comunale era allora articolato nei comuni di:

Nel 1976 fu colpita dal Terremoto del Friuli senza particolari danni.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La fontana del Nettuno

Oltre al castello vi sono da ricordare la parrocchiale di Santa Maria Assunta (Marijino Vnebovzetje) della prima metà del sec. XV, ricostruita dopo un incendio nel 1632, la chiesa in stile gotico posta presso il cimitero del paese e dedicata a Sant'Anna (Sv. Ana) nonché la fontana del Nettuno (1815) e i monumenti al pittore Ivan Čargo e allo scalatore Valentin Stanič, posti nella piazza centrale della località.

Vi è da segnalare inoltre il santuario di Nostra Signora delle nevi (Marjia Snežna) posto nei pressi della frazione di Auzza.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentato in parte nella carta IGM in scala 1 a 25.000: 26-III-NE, 26-III-SO

Società[modifica | modifica wikitesto]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Canale d'Isonzo, pur all'interno della Regione geografica italiana e dal 1920 al 1947 politicamente italiano (in provincia di Gorizia dal 1927), è abitato per la massima parte da sloveni. Fino al XVI secolo il piccolo centro isontino aveva come principale lingua d'uso il ladino, anche se tutta la zona era popolata da etnie slave da molto tempo prima. In seguito, sotto l'impero austro-ungarico, l'idioma diffuso tra le classi colte divenne il tedesco, mentre nel linguaggio familiare e delle campagne era usato lo sloveno; l'italiano però non era percepito come lingua straniera, data la vicinanza con Gorizia e con i paesi della pianura friulana con cui spesso i mercanti locali erano a contatto. Il censimento etnico italiano del 1921 riportava che tra i 4077 abitanti di allora, 140 fossero italiani.

Il censimento sloveno del 2001 mostra invece i seguenti dati: di un totale di 5978 abitanti, 5427 sono sloveni, mentre nessuno è di nazionalità italiana. Di contro, vi sono: 140 serbo-croati, 74 serbi, 66 bosniaci, 42 croati, 42 albanesi, 13 macedoni e 8 romeni.

Frazioni e Località[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Canale d'Isonzo è diviso in 38 insediamenti (naselja)[9]:

Abitanti celebri[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]