Alessandra Kersevan

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Alessandra Kersevan (Monfalcone, 18 dicembre 1950) è una saggista ed editrice italiana, specializzata in storia e cultura del Friuli-Venezia Giulia e del confine orientale tra le due guerre.

Sulla scia dei lavori di Teodoro Sala ed Enzo Collotti, fa parte di quel gruppo di storici che a partire dagli anni novanta del XX secolo ha intrapreso ricerche sui crimini di guerra italiani all'estero. I suoi studi in questo settore si sono concentrati prevalentemente sulle attività del Regio Esercito nel teatro bellico Jugoslavo e sui campi di internamento per civili jugoslavi.

A queste ricerche, Kersevan ha abbinato una continua attività in conferenze e dibattiti, dedicati in modo particolare ai temi relativi alle foibe e all'esodo istriano-dalmata, che spesso hanno causato violente polemiche, da parte di storici accademici, associazioni legate al mondo degli esuli, rappresentanti politici di centrodestra e gruppi legati alla destra estrema.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Laureata in filosofia nel 1974 con una tesi in storia contemporanea sul Partito Comunista nella Resistenza (relatore Enzo Collotti), è stata insegnante di lettere nelle scuole medie fino ai primi anni 1990. Alessandra Kersevan si è dedicata dal 1992 alla stesura di saggi storici sulle questioni di confine tra Italia e Jugoslavia,[1] in modo particolare in relazione all'occupazione fascista di Croazia e Slovenia, all'eccidio di Porzûs e ai campi di concentramento per slavi.[2]

Ha costituito a Udine un gruppo di lavoro chiamato Resistenza storica, facente riferimento a KappaVu, casa editrice di proprietà sua e del marito Giancarlo Velliscig, specializzata in analisi storiche sui fatti friulani e giuliani tra le guerre e in testi in lingua friulana[3]. Alle attività di ricerca, abbina quelle di cantante in gruppi jazz-popolari, assieme al marito e ad altri artisti[4], essendo una dei fondatori del gruppo "Canzoniere di Aiello", nato negli anni 1970. Il gruppo si propone principalmente di riscoprire la musica locale popolare, partigiana e di rivolta, con particolare attenzione sul mettere in musica i versi dei poeti friulani.[5]

La sua prima opera Che il mondo intero attonito sta (1992) descrive la figura dell'arcivescovo di Udine Giuseppe Nogara, ritenuto contiguo e fiancheggiatore del fascismo nella sua opera di oppressione delle minoranze slovene e croate che vivevano nelle terre di confine annesse all'Italia dopo la prima guerra mondiale. Altre opere hanno riguardato il comportamento delle truppe italiane nei territori occupati in Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale e il ruolo della polizia fascista e dei suoi fiancheggiatori civili nel rastrellamento e la repressione di resistenti, sia italiani che jugoslavi, nonché le vicende degli jugoslavi internati nei lager sparsi lungo il territorio italiano (Un campo di concentramento fascista: Gonars 1942-1943 del 2003 e Lager italiani del 2008).[6][7]

Un altro tema affrontato da Alessandra Kersevan, sia in un'opera scritta sia in dibattiti pubblici, è l'Eccidio di Porzûs, proponendo un'interpretazione secondo la quale nelle estreme propaggini nordorientali d'Italia si sarebbero saldati gli interessi degli angloamericani, dei partigiani "bianchi" delle Brigate Osoppo, della chiesa locale e dei fascisti della Decima Mas contro i comunisti del IX Korpus sloveno e dele Brigate garibaldine che operavano in zona (Porzûs. Dialoghi su un processo da rifare, 1995).

Polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Per la sua opera di ricerca storica Alessandra Kersevan è stata oggetto di accese critiche a opera delle associazioni dei profughi istriani in Italia. Kersevan - rifacendosi principalmente ai testi della ricercatrice Claudia Cernigoi - mette in discussione il numero delle vittime delle foibe,[8] giudicato troppo elevato in raffronto ai documenti storici a disposizione, e contesta il fatto che si trattasse di massacri etnici: sostiene infatti che ad essere uccisi furono in gran parte noti collaborazionisti e spie della polizia fascista.[8]

Prendendo ad esempio la foiba di Basovizza - e sempre rifacendosi a Cernigoi - Kersevan ritiene che non vi fu mai commesso alcun omicidio di massa e che la sua esistenza come luogo della memoria sia frutto di propaganda. Kersevan ritiene altresì necessario che la storiografia riveda il concetto di «italiani brava gente»[8] e investighi maggiormente sui numerosi crimini di guerra italiani in più zone di conflitto, dal fronte orientale al nord Africa.[8]

Fra gli storici, Paolo Simoncelli l'ha definita "negazionista" (le virgolette sono nel testo)[9]. Kersevan ha respinto l'accusa di negazionismo; le sue tesi sono state tuttavia fortemente criticate come giustificazioniste da Gianni Oliva[10]. Secondo lo storico Alessandro Campi, quelle della Kersevan "sono posizioni quantomeno "controverse" (...) è tecnicamente una revisionista di estrema sinista (esattamente come esistono, tecnicamente, i revisionisti di estrema destra dell'Olocausto)"[11].

La sua presenza in celebrazioni del giorno del ricordo (10 febbraio) come relatrice è stata oggetto di contestazione. Ospite in Rai alla trasmissione di Bruno Vespa Porta a Porta del 13 febbraio 2012, ha messo in evidenza[12] l'erronea attribuzione di una foto ai fatti delle foibe: essa era invece legata all'esecuzione di alcuni sloveni a opera di soldati italiani, che ebbe luogo nella località di Dane (Slovenia) il 31 luglio 1942. La Kersevan è stata pertanto ripresa duramente dal gornalista e paragonata col KGB sovietico dal senatore del Popolo della Libertà Maurizio Gasparri, anch'egli presente in trasmissione[13]; nel corso della stessa trasmissione la Kersevan ha sostenuto che la memoria delle foibe sia stata creata ad arte nel dopoguerra per screditare il movimento partigiano.[14] Peraltro, nei giorni seguenti il quotidiano Libero le attribuì falsamente alcune affermazioni.[15][16]

Nel febbraio 2013 un incontro organizzato dai collettivi studenteschi all'Università di Verona intitolato Foibe: tra mito e realtà è stato annullato dal rettore Alessandro Mazzucco per motivi di sicurezza[17] dopo le violente reazioni di alcune associazioni di estrema destra, di profughi istriani e del sindaco di Verona Flavio Tosi.[17] I contestatori ricorsero anche all'uso di gas lacrimogeni per impedire la conferenza. Rifondazione Comunista successivamente condannò l'accaduto ed espresse la propria solidarietà alla studiosa.[18]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandra Kersevan e Pierluigi Visintin, Che il mondo intero attonito sta. Giuseppe Nogara. Luci e ombre di un arcivescovo 1928-1945, Udine, KappaVu, 1992.
  • Alessandra Kersevan, Porzûs. Dialoghi sopra un processo da rifare, Udine, KappaVu, 1995, ISBN 8889808756.
  • Alessandra Kersevan, Un campo di concentramento fascista. Gonars (1942-1943), Udine, KappaVu - Comune di Gonars, 2003, ISBN 8889808705.
  • Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943, Roma, Nutrimenti, 2008, ISBN 8888389946.
  • Alessandra Kersevan (a cura di), Da Sanremo alle foibe. Spunti di riflessione storica e culturale sullo spettacolo Magazzino 18, Udine, KappaVu, 2014, ISBN 8897705456.

Lingua friulana[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandra Kersevan e Giancarlo Velliscig, Cjantis e rimarolis pai frutins, Udine, KappaVu, 1987, ISBN 8897705162.
  • Alessandra Kersevan (a cura di), San Pieri e il Signor e altris contis dal bon acet. Racconti dell'accoglienza., Udine, KappaVu, 2005, ISBN 8889808543.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandra Kersevan (a cura di), Intersezioni babeliche. Lingue dominanti e lingue dominate nella letteratura del '900, Udine, KappaVu, 2007, ISBN 8889808179.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chi siamo : Alessandra Kersevan, ecommerce.kappavu.it. URL consultato il 30 giugno 2012.
  2. ^ Alessandra Kersevan, Un campo di concentramento fascista. Gonars 1942-1943, Kappa Vu, 2003.
  3. ^ Kappa Vu ed., ecommerce.kappavu.it. URL consultato il 30 giugno 2012.
  4. ^ L’avanguardia friulana a "Udin&Jazz", 1 luglio 2015, dal sito www.ilFriuli.it.
  5. ^ Aiar di Tuessin 2.0. Dîs musichis par dîs poets, 2 luglio 2015, dal sito www.euritmica.it.
  6. ^ Alessandra Kersevan, Lager italiani, Nutrimenti, 2008.
  7. ^ Paolo Rumiz, I volenterosi carnefici del Duce, in la Repubblica, 13 aprile 2008. URL consultato il 30 giugno 2012.
  8. ^ a b c d Le foibe tra mito e realtà: intervista ad Alessandra Kersevan, senzasoste.it, 11 febbraio 2011. URL consultato il 30 giugno 2012.
  9. ^ Paolo Simoncelli, La ratifica italiana. Adesione della Croazia alla UE: evento silenziato, in Avvenire, 6 marzo 2012. URL consultato il 15 febbraio 2017.
  10. ^ Francesca Angeli, Alla Camera si minimizzano le foibe. Ma lo storico Oliva: "Fu pulizia etnica", in Il Giornale, 10 febbraio 2017. URL consultato il 16 febbraio 2017.
  11. ^ Alessandro Campi, Una certa idea dell'Umbria. Cronache scettiche del «cuore rosso» d'Italia, Perugia, Morlacchi, 2005, ISBN 9788889422953., p. 206
  12. ^ Dieci febbraio, Dossier "Manipolazioni fucilati di Dane, Slovenia, 31 luglio 1942", in www.diecifebbraio.info.
  13. ^ Michele Smargiassi, Non dire falsa testimonianza, in la Repubblica, 23 marzo 2012. URL consultato il 30 giugno 2012.
  14. ^ La storica nega le Foibe: Vespa su tutte le furie, in Libero, 14 febbraio 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  15. ^ liberoquotidiano.it, La storica nega le Foibe: Vespa su tutte le furie, liberoquotidiano.it, 14 febbraio 2012.
  16. ^ rai.it, Il giorno del Ricordo - Porta a Porta, rai.tv, 13 febbraio 2012.
  17. ^ a b Angiola Petronio, Incontro revisionista sulle foibe. Il rettore lo sospende: inopportuno, in Corriere del Veneto, 12 febbraio 2013. URL consultato l'11 marzo 2013.
  18. ^ Giacomina Pellizzari, Kersevan assediata: Rifondazione è solidale, in Messaggero Veneto - Giornale del Friuli, 20 febbraio 2013. URL consultato il 26 ottobre 2014.