Sloveni in Italia

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Sloveni in Italia
Boris Pahor par Claude Truong-Ngoc juin 2015.jpg
Lo scrittore sloveno triestino Boris Pahor nel 2015.
 
Luogo d'origineFriuli-Venezia Giulia
Popolazionecirca 50.000
Lingualingua slovena in Italia
Religionecattolicesimo
Distribuzione
Italia Italia

La minoranza slovena in Italia è una minoranza nazionale riconosciuta in Italia. La comunità slovena in Italia è formata prevalentemente da autoctoni residenti in Friuli-Venezia Giulia, ma anche da alcuni espatriati, specialmente nelle principali città (secondo l'ISTAT, erano 2.506 i cittadini della Repubblica di Slovenia in Italia al 31 dicembre 2016).[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Panorama delle Valli del Natisone, una minoranza linguistica slovena

La diffusione dell'uso dello sloveno in alcune zone di confine nel Nord-est dell'Italia trova la sua origine nell'Alto Medioevo; risalgono all'VIII secolo i primi documenti storici che attestano l'arrivo, dall'area balcanico-danubiana, di gruppi di popolazioni slave ed il loro passaggio nelle zone marginali della pianura friulana e delle sponde nord-orientali del Mare Adriatico, che dopo molteplici vicende storiche vennero infine riunificate nel Stato italiano.

I primi territori, dove risideva una minoranza slava, ad entrare a far parte del territorio dello Stato italiano furono quelli della Slavia friulana (Benecija), ovvero la Val Resia (Rezija), le Valli del Torre (Terska dolina) e le Valli del Natisone (Nediške doline), nel 1866 a conclusione della terza guerra di indipendenza italiana. La partecipazione al plebiscito del 21-22 ottobre 1866 della minoranza friulana di lingua slovena,[2] fu particolarmente significativa.[3] L'Impero austriaco, infatti, dopo il trattato di Campoformio aveva annullato l'autonomia giuridica,[4] linguistica e fiscale un tempo riconosciuta dalla Serenissima Repubblica di Venezia alla comunità slovena, la quale anche per questo motivo aderì alle idee risorgimentali,[5] che andarono ampliandosi sempre di più dopo la breve parentesi del 1848. Il voto antiaustriaco degli sloveni fu unanime: su 3.688 votanti vi fu una sola scheda contraria al Regno d'Italia.[6] Il passaggio al Regno d'Italia comportò molti cambiamenti economici, sociali e culturali per tale territorio,[7] ma iniziò anche una politica di italianizzazione delle Valli del Natisone e del Torre,[8] che nei decenni successivi al plebiscito alimentò un progressivo sentimento di delusione delle speranze di riconoscimento dell'identità della minoranza slovena.

L'assegnazione all'Italia degli altri territori ancora oggi con una presenza di parlanti sloveno (Val Canale, Gorizia e Trieste)[9], avvenne al termine della prima guerra mondiale in base al Trattato di Rapallo (1920)[10].

Nel 1922, con l'avvento del fascismo e con l'acutizzarsi del revisionismo e revanscimo jugoslavo, nei territori annessi all'Italia venne applicata l'assimilazione culturale attraverso l'italianizzazione forzata della minoranza.

  • gran parte degli impieghi pubblici furono assegnati agli appartenenti al gruppo etnico italiano;
  • nelle scuole fu vietato l'insegnamento dello sloveno in tutte le scuole della regione. Con l'introduzione della Legge n. 2185 del 1/10/1923 (Riforma scolastica Gentile), fu abolito nelle scuole l'insegnamento della lingua slovena. Nell'arco di cinque anni tutti gli insegnanti sloveni delle scuole con lingua d'insegnamento slovena, presenti sul territorio abitato dalla minoranza slovena assegnato all'Italia con il trattato di Rapallo, furono sostituiti con insegnanti originari dell'Italia, e l'insegnamento impartito esclusivamente in lingua italiana;[11][12]
Proclama del Comando Squadristi di Dignano
  • col Regio Decreto n. 800 del 29 marzo 1923 furono ripristinati d'ufficio i nomi italiani e veneti a tutte le centinaia di località riconosciuti come parte integrante del territori nazionale col Trattato di Rapallo, o rettificando ortograficamente le denominazioni italiane, con talvolta dei piccoli adattamenti[13], abolite dopo la Terza guerra d'indipendenza italiana[14] nel Litorale austriaco o introducendone delle nuove nella Carniola interna di denominazione in lingua italiana:
    così Boljunc divenne Bagnoli,
    [...] Dolina - San Dorligo della Valle,
    [...] Dekani – Villa Decani[15],
    [...] Jelšane – Elsane,
    [...] Mošćenice – Moschenizza[13],
    [...] Veprinac – Apriano, ...,
    [...] Tinjan – Antignana[13][16];
  • in base al Regio Decreto Legge N. 494 del 7 aprile 1926 furono ripristinanti i cognomi di origine italiana agli sloveni, cognomi modificati durante l'amministrazione austriaca:
    così Adamich venne ripristinato in Adami,
    [...] Dimnik - Dominici,
    [...] Klun - Coloni,
    [...] Polh - Poli, ...[17].

In base alla determinazione del confine italo-jugoslavo dopo la seconda guerra mondiale, le aree assegnate all'Italia risultavano abitate da circa 60.000 sloveni, mentre le aree assegnate alla Jugoslavia risultavano abitate da circa 350.000 italiani. L'Italia repubblicana, senza negoziare reciprocità, riconobbe agli sloveni residenti sul suo territorio i diritti riconosciuti alle minoranze linguistiche dalla nuova Costituzione:

«La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.»

(Art. 6 della Costituzione della Repubblica Italiana)

Diffusione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Provincia di Udine[modifica | modifica wikitesto]

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Udine nel 1971[18]
 
madrelingua italiana (499.975)
  
96,7%
madrelingua slovena (16.935)
  
3,3%

I cittadini italiani di lingua slovena della provincia di Udine sono suddivisi in tre comunità autoctone, ognuna con specificità proprie.

La maggior parte è compresa nella Slavia friulana, dove si parlano i dialetti sloveni detti del Natisone (nadiški) e del Torre (terski). Essa comprende i comuni di Lusevera, Taipana, Pulfero, Savogna, Grimacco, Drenchia, San Pietro al Natisone, San Leonardo, Stregna e le frazioni montane dei comuni di Nimis, Attimis, Faedis, Torreano e Prepotto. L'arrivo delle popolazioni slave sulle sponde del fiume Natisone iniziato già nel VII secolo è documentato dallo storico Paolo Diacono[19]. Gli slavi si stabilirono in queste zone già in epoca longobarda, tanto che fu proprio il potere longobardo ad accogliere i primi coloni, determinando una sorta di divisione tra popolazione romanza e minoranza slava, quasi coincidente con le caratteristiche del territorio tra pianura (resclusivamente omanza) e il territorio montuoso delle prealpi (con la minoranza slava).

Gli abitanti di Resia parlano un dialetto sloveno (il resiano) con caratteristiche proprie,[20] il quale viene percepito da molti parlanti, che hanno sviluppato una propria peculiare identità etno-linguistica, come idioma a sé stante.

I parlanti sloveno della Val Canale vivono nei comuni di Malborghetto-Valbruna (frazioni Valbruna, Bagni di Lusnizza, Santa Caterina, Ugovizza), Pontebba (frazione Laglesie San Leopoldo), a Tarvisio (frazioni Camporosso, Cave del Predil, Fusine in Valromana). Storicamente hanno fatto parte, fino al 1918, della Carinzia e della Carniola (frazione tarvisiana di Fusine in Valromana) e sono l'unica comunità slovena della provincia di Udine che ha storicamente goduto di un sistema scolastico in lingua slovena. È da segnalare, tuttavia, che gli abitanti della Slavia friulana storicamente hanno sempre rifiutato la qualifica di "sloveni", non identificandosi infatti in tale etnia.[21]

In base al censimento del 1921 gli Sloveni in provincia di Udine erano circa 34.000.[22]

Comuni a maggioranza slavofona nella provincia di Udine:

Le origini del nome

Il nome italiano Gorizia deriva dal sostantivo slavo gorica (leggi gorìza), diminutivo di gora (monte), e significa collina.[23] Si tratta di un toponimo slavo comune in Friuli - es. Goricizza (frazione di Codroipo, UD), Gorizzo (frazione di Camino al Tagliamento, UD), ecc. - che probabilmente sta ad indicare il ripopolamento della zona ad opera di genti slave dopo le devastanti incursioni degli Ungari (IX secolo).

Provincia di Gorizia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Gorizia compare per la prima volta nell'anno 1001, in una donazione imperiale che Ottone III fece redigere a Ravenna, mediante la quale egli cedeva il castello di Salcano e la villa denominata Goriza (medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum), a Giovanni, patriarca di Aquileia, ed a Guariento, conte del Friuli. La località è ricordata successivamente nel 1015 (medietatem unius villae que sclavonica lingua vocatur Goriza).

Comunità di lingua slovena sono presenti anche nei centri industriali della Bisiacaria.

In base ai dati del censimento del 1910, nell'area compresa nell'attuale provincia di Gorizia risiedevano circa 20.000 Sloveni, di cui circa 11.000 nella città di Gorizia, che in quel tempo contava circa 31.000 abitanti (dentro i confini attuali del comune di Gorizia viveno 16.700 slovenofoni su 39.700 abitanti).[22][24]

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Gorizia nel 1971[18]
 
madrelingua italiana (131.879)
  
92,6%
madrelingua slovena (10.533)
  
7,4%

Lo sloveno standard è parlato da parte della minoranza di lingua slovena della città di Gorizia e in alcune zone dei comuni di Monfalcone, di Ronchi dei Legionari e di Sagrado, mentre nei comuni di San Floriano del Collio, Savogna d'Isonzo, Doberdò del Lago e nelle frazioni di Oslavia, Piuma, Groina e Sant' Andrea lo sloveno è la lingua parlata dalla maggior parte della popolazione. Nel comune di San Floriano del Collio e in alcune frazioni di Cormons, Dolegna del Collio e Gorizia (Podgora/Piedimonte) è diffusa la variante detta dialetto del Collio (briško narečje), mentre nei comuni del Carso goriziano e nei sobborghi meridionali di Gorizia si parla il dialetto carsico (kraško narečje).

Comuni a maggioranza di lingua slovena nella provincia di Gorizia:

Provincia di Trieste[modifica | modifica wikitesto]

Il carnevale del Carso di Opicina, Trieste
Ufficio del comune di Trieste riservato ai residenti di madrelingua slovena.
Indicazione della sede del distretto sanitario ad Aurisina

In provincia di Trieste, dove risiede la comunità di lingua slovena più numerosa[25] della regione, lo sloveno è parlato, dagli appartenenti della minoranza, su quasi tutto il territorio della provincia, tranne che nel centro abitato di Muggia ed in alcune sue frazioni. Nel comune di Trieste lo sloveno è minoritario in città, ma un po' più presente in alcuni sobborghi periferici e nelle frazioni dell'entroterra carsico.

Gli antenati slavi degli attuali appartenenti alla minoranza slovena iniziarono a stabilirsi nelle aree disabitate nei dintorni della città di Trieste già all'epoca di Carlo Magno[26][27], come risulta documentato dal Placito del Risano[28][29] formulato nell'804 presso il fiume Risano a soli 12 km a sud di Trieste.

In base ai dati del censimento del 1910, nell'area compresa dall'attuale provincia di Trieste risiedevano circa 69.000 Sloveni, di cui circa 56.000 nel comune di Trieste, che in quel tempo contava circa 230.000 abitanti[22][24]. Da segnalare che la stragrande maggioranza degli sloveni residenti nella zona, era in realtà composta da persone trasferitesi dalle aree interne dell'attuale Slovenia nei 20-30 anni precedenti, sia per le opportunità di lavoro offerte dall'allora unico porto imperiale di rilevo, sia favoriti dalle politiche di "slavizzazione" attuate dal governo imperial-regio, dopo l'unificazione italiana.

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Trieste nel 1971[18]
 
madrelingua italiana (275.597)
  
91,8%
madrelingua slovena (24.706)
  
8,2%

Nelle zone rurali del comune di Muggia, nella maggior parte delle frazioni del comune di Dolina-San Dorligo della Valle e in alcuni rioni periferici di Trieste è diffuso il dialetto istriano-variante di Risano. Nei comuni di Monrupino, Sgonico e in alcune frazioni di Dolina-San Dorligo della Valle è diffuso il dialetto carniolino centrale (notranjsko narečje). Lo sloveno è diffuso come dialetto carsico (kraško narečje) anche su tutto il territorio del comune di Duino-Aurisina (ad esclusione della frazione Villaggio del Pescatore), dove però è minoritario rispetto all'italiano.

Comuni a maggioranza di lingua slovena nella provincia di Trieste:

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

La minoranza slovena in Italia è rappresentata da due strutture organizzative che complessivamente coordinano la quasi totalità delle attività comunitarie slovene: la Slovenska kulturno gospodarska zveza (SKGZ - Unione Culturale Economica Slovena) e lo Svet slovenskih organizacij (SSO - Confederazione delle Organizzazioni Slovene). Le istituzioni culturali cardinali invece sono il teatro, la Glasbena Matica (Centro musicale sloveno), la biblioteca (Narodna in Studijška Knjižnica) e lo SLORI (Istituto sloveno di ricerche).

Informazione[modifica | modifica wikitesto]

A Trieste viene stampato il quotidiano Primorski Dnevnik, a Cividale del Friuli il settimanale Novi Matajur e il quindicinale DOM kulturno verski list, a Gorizia il settimanale cattolico Novi glas. Inoltre c'è Rai Radio Trst A che è un'emittente radiofonica italiana a diffusione regionale, edita dalla Rai, in lingua slovena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ISTAT 2016
  2. ^ Così gli sloveni nel 1866 entrarono nel Regno d'Italia, in Il Piccolo, 21 ottobre 2016 (archiviato il 25 ottobre 2016).
  3. ^ Le Valli fra Italia, Austria e il rimpianto di Venezia, in Messaggero Veneto, 19 ottobre 2016 (archiviato il 25 ottobre 2016).
  4. ^ In particolare, l'Austria abolì la comunione della terra, che venne divisa ed affittata a privati.
  5. ^ Si veda a tal fine la poesia Predraga Italija, preljubi moj dom (Carissima Italia, amatissima mia casa) di don Pietro Podrecca e l'esperienza garibaldina di Carlo Podrecca.
  6. ^ Michela Iussa, Le Valli del Natisone dal risorgimento all'avvento del fascismo, in Lintver (archiviato il 25 ottobre 2016).
  7. ^ (SLIT) Posledice plebiscita na posvetu / Il post plebiscito in un convegno, in Dom, 20 ottobre 2016 (archiviato il 25 ottobre 2016).
  8. ^ (SLIT) Benečija in Rezija 150 let v Italiji / Benecia e Resia da 150 anni in Italia, in Dom, 14 ottobre 2016 (archiviato il 25 ottobre 2016).
  9. ^ Carta linguistica del Littorale Austro Illirico giusta le statistiche ufficiali dei singoli comuni e località (31 dicembre 1900), Istituto Geografico De Agostini, Novara; riportata in: Sandi Volk, Esuli a Trieste, Edizioni Kappa Vu, Udine, 2004
  10. ^ Bojan Brezigar, Tra le Alpi e l'Adriatico - Gli Sloveni nell'Unione Europea, pg.7, Centro d'Informazione di Bruxelles - Ufficio Europeo per le Lingue Meno Diffuse, 1996, ISBN 90-74851-30-4
  11. ^ Pavel Strajn, La comunità sommersa – Gli Sloveni in Italia dalla A alla Ž, - Editoriale Stampa Triestina, Trieste 1992
  12. ^ Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale (op. cit.)
  13. ^ a b c Moschenizze/Mošćenice nel distretto giudiziale di Volosca/Volosko e Antignana/Tinjan nel distretto giudiziale di Mitterburg/Pisino/Pazin in: SPECIAL-ORTS-REPERTORIUM DES ÖSTERREICHISCH-ILLYRISCHEN KÜNSTENLANDES. NEUBEARBEITUNG AUF GRUND DER VOLKSZÄHLUNG VOM 31. DECEMBER 1890. HERAUSGEGEBEN VON DER K. K. STATISTISCHEN CENTRAL-COMMISSION.
  14. ^ «Sua Maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l'influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno. Sua maestà richiama gli uffici centrali al forte dovere di procedere in questo modo a quanto stabilito.». Francesco Giuseppe I d'Austria, consiglio della Corona del 12 novembre 1866
  15. ^ Villa Decani in: Mappa della Comune di Villa Decani, nel Circolo d'Istria, Distretto di Capodistria, rilevata dalli sottoscritti Geometra sotto l'ispettorato Bellati nell'anno 1818, foglio 4 di 12 – Archivio di Stato di Trieste
  16. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 99, 27 aprile 1923.
  17. ^ Paolo Parovel, L'identità cancellata, Eugenio Parovel Editore, Trieste 1985
  18. ^ a b c Pavel Stranj, La comunità sommersa, Založba tržaškega tiska, Trst 1992
  19. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, libro V
  20. ^ https://www.treccani.it/enciclopedia/comunita-slovena_(Enciclopedia-dell'Italiano)/
  21. ^ https://www.micura.it/upload-ladinia/files/449.pdf
  22. ^ a b c Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, op.cit.
  23. ^ "Il castello di Gorizia", Sergio Tavano, Libreria Adamo, 1978
  24. ^ a b Paolo Parovel, L'identità cancellata, op.cit.
  25. ^ Raoul Pupo, Il Lungo esodo, pag.304, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 304 ISBN 88-17-00562-2
  26. ^ Janko Jež - Monumenta Frisingensia: la prima presentazione in Italia dei Monumenti letterari sloveni di Frisinga del X-XI secolo...: con traduzione dei testi, cenni di storia del popolo sloveno e dati sugli Sloveni in Italia – Trieste: Mladika; Firenze: Vallecchi Editore, 1994 - ISBN 88-8252-024-2
  27. ^ Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, Bandecchi &Vivaldi, Pontedera, 2007 - ISBN 978-88-86413-27-5
  28. ^ Storia - Istria - MEDIOEVO: Il placito di Risano[collegamento interrotto] Centro di Documentazione Multimediale delle Culture Giuliana, Istriana, Fiumana, Dalmata: Medievale – Il Placito di Risano
  29. ^ Storia Liceo F. Petrarca – Trieste – a.s. 2001/2002: Il Carso tra natura e Cultura

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, Bandecchi & Vivaldi Editori, Pontedera 2007.
  • Joachim Hösler, Slovenia: storia di una giovane identità europea (Trieste: Beit, 2008).
  • Milica Kacin-Wohinc & Jože Pirjevec, Storia degli Sloveni in Italia (Venezia: Marsilio, 1998).
  • Bogomila Kravos, Un teatro per la città: breve storia del teatro sloveno di Trieste dal 1850 al 2000, Trieste-Lubiana, SLORI-SSG-SLOGI, 2015.
  • Paolo Parovel, L'identità cancellata, Eugenio Parovel Editore, Trieste 1985.
  • (SLITEN) Mi, Slovenci v Italiji=Noi, sloveni in Italia=We, the Slovenes in Italy, Trieste-Gorizia, SKGZ-SSO-SLORI, 2018.
  • Aleksander Rojc, Cultura musicale degli sloveni a Trieste, Trieste, Editoriale Stampa Triestina, 1978.
  • Pavel Stranj, La comunità sommersa, 2ª ed., Trieste, Editoriale Stampa Triestina, 1992, ISBN 88-7174-031-9.
  • Vida Valenčič, Botta e risposta sugli sloveni in Italia (Trieste: SLORI Istituto sloveno di ricerche, 2003).
  • Marta Verginella, Il confine degli altri: La questione giuliana e la memoria slovena (Roma: Donzelli, 2008).
  • Marta Verginella, Sandi Volk, Katja Colja, Storia e memoria degli sloveni del Litorale (Trieste: Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, 1994).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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