Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate
| Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate | |
|---|---|
| Tipo | nazionale |
| Data | 4 novembre[1] |
| Celebrata in | |
| Oggetto della ricorrenza | Vittoria dell'Italia nella prima guerra mondiale e completamento dell'unità nazionale |
| Ricorrenze correlate |
|
| Data d'istituzione | 1922 |
| Altri nomi | |
La Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate è una giornata celebrativa nazionale italiana che si celebra ogni 4 novembre. Fu istituita per commemorare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale contro l'impero austro-ungarico, con l'entrata in vigore dell'armistizio di Villa Giusti (firmato il 3 novembre 1918 e reso pubblico il giorno dopo), evento che permise all'Italia l'annessione delle terre irredente di Trento e Trieste. Per tale motivo, l'intervento italiano nella prima guerra mondiale è stato anche considerato il completamento del processo di unificazione risorgimentale come quarta guerra d'indipendenza italiana.
In occasione delle celebrazioni il presidente della Repubblica rende omaggio al Milite Ignoto con la deposizione di una corona di alloro all'Altare della Patria al Vittoriano. Inoltre alte cariche dello Stato si recano in visita ai luoghi legati alla Prima guerra mondiale. Istituita nel 1919, la celebrazione del 4 novembre è l'unica festa nazionale che abbia attraversato decenni di storia italiana: dall'età liberale, al Fascismo, all'Italia repubblicana[4].
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Primi anniversari
[modifica | modifica wikitesto]Istituita nel 1919, la celebrazione del 4 novembre è l'unica festa nazionale che abbia attraversato decenni di storia italiana: dall'età liberale, al Fascismo, all'Italia repubblicana[4]. Il giorno 4 novembre 1919 fu dichiarato festivo[5] come primo anniversario della fine della Prima guerra mondiale. In particolare a Milano, le manifestazioni di fascisti e arditi portarono a scontri con socialisti, contrari all'esaltazione della guerra.[6][7][8]

L'anno successivo il 4 novembre non fu dichiarato festivo, ma si svolse la «Festa delle Bandiere», che vide giungere a Roma la bandiera di tutte le unità delle forze armate in Italia o all'estero.[9] In quel periodo però il clima politico era particolarmente teso per l'occupazione delle fabbriche e per le vittorie dei socialisti alle elezioni amministrative,[10] con conseguenti violenze squadriste, come a San Giovanni Rotondo il 14 ottobre.[11] Già l'arrivo della prima bandiera fu causa di violenze da parte dei partecipanti alla manifestazione, in particolare contro tramvieri ritenuti socialisti, con anche la distruzione di una vettura tramviaria.[12][13]

Nel 1921, in occasione delle «onoranze al soldato ignoto» che si svolsero all'Altare della Patria, il 4 novembre fu nuovamente dichiarato festivo.[14] In questa occasione il Milite Ignoto venne sepolto solennemente all'Altare della Patria a Roma[15]. La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto con la traslazione da Aquileia dei resti di un soldato dopo un viaggio in treno speciale attraverso varie città italiane, è stata la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita[16], dato che vi partecipò un milione di persone[17].
L'istituzione dell'«anniversario della Vittoria»
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A ottobre del 1922 il secondo governo Facta inserì stabilmente il 4 novembre tra le festività come «anniversario della nostra vittoria»[18], già prima della marcia su Roma. Il fascismo si propose «come unico erede dell'esperienza vittoriosa e impose il ricordo dei caduti nella prospettiva di una pedagogia politica dell'obbedienza e del sacrificio».[19]
Nell'ottobre 1922, poco dopo la marcia su Roma, la festa cambiò nome in Anniversario della Vittoria, assumendo quindi una denominazione caratterizzata da un forte richiamo alla potenza militare dell'Italia, mentre dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1949, il significato della festa è tornato quello originale, ridiventando la celebrazione delle forze armate italiane e del completamento dell'Unità d'Italia[4]. Infatti, con la vittoria nella prima guerra mondiale, l'Italia completò l'unità nazionale, iniziata con il Risorgimento, con l'annessione di Trento e Trieste, tant'è che questo conflitto è considerato la quarta guerra d'indipendenza italiana, sebbene oggi tale termine abbia perso di rilevanza, senza però scomparire.

Tra novembre e dicembre del 1922 alle scolaresche venne ordinata l'istituzione di strade o parchi delle Rimembranze in ogni comune («per ogni caduto dovrà essere piantato un albero»)[20] e vennero fornite indicazioni per la loro creazione.[21] A dicembre 1923 venne inoltre stabilita la «costituzione di una guardia d'onore in ogni comune ove esistano pubblici monumenti, parchi o viali della Rimembranza in omaggio al caduti della guerra nazionale», precisando che tale guardia d'onore «farà servizio d'onore presso i luoghi sacri alla ricordanza dei caduti nei giorni anniversari dello Statuto, della dichiarazione di guerra, della Vittoria e della marcia su Roma».[22] Contemporaneamente, con la riorganizzazione delle festività, furono indicate come festività nazionali solo la prima domenica di giugno («Celebrazione dell'Unità d'Italia e dello Statuto») e il 4 novembre («Anniversario della Vittoria»).[23] Proseguendo nell'equiparazione tra la Prima guerra mondiale e il fascismo, nel 1926 i viali e i parchi dedicati «ai caduti nella guerra 1915-1918 e alle vittime fasciste» furono dichiarati monumenti pubblici.[24]
Per gli anni 1927 e 1929 fu stabilito di spostare le celebrazioni del 28 ottobre (anniversario della marcia su Roma) e del 4 novembre rispettivamente all'ultima domenica di ottobre e alla prima domenica di novembre,[25][26] «per evitare che i molti giorni di feste civili e religiose portino un'interruzione troppo lunga dell'attività della nazione».[27] Successivamente nel 1941 venne stabilita la sospensione della celebrazione delle festività nazionali e delle solennità civili per la durata della guerra.[28]
Il passaggio a «giorno dell'Unità nazionale»
[modifica | modifica wikitesto]Fu il secondo governo Bonomi a ripristinare temporaneamente alcune festività, compreso il 4 novembre sempre come «anniversario della Vittoria»;[29] anche con la riorganizzazione delle festività nel 1946 venne confermata come «anniversario della Vittoria della guerra 1915-18»,[30] mentre nel 1949 divenne «giorno dell'Unità nazionale»,[31] con riferimento all'acquisizione dei territori al termine della Prima guerra mondiale.

All'inizio di novembre del 1953, in particolare in concomitanza con le celebrazioni del giorno 4, si ebbero moti di rivolta a Trieste, che vennero duramente repressi dal "nucleo mobile" antisommossa della Polizia Civile alle dipendenze del Governo Militare Alleato, la forza di amministrazione militare alleata angloamericana; morirono sei persone.[32]
Tra gli anni sessanta e settanta, in particolare durante la stagione dei movimenti giovanili del Sessantotto, le celebrazioni vennero contestate, spesso attraverso la distribuzione di volantini o l'affissione di manifesti polemici nei confronti delle Forze armate. Ad esempio il 4 novembre 1965 i radicali Andrea e Lorenzo Strik Lievers distribuirono manifestini per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza, considerati «sobillatori», e nel 1966 furono arrestati;[33] furono poi assolti, anche in appello, dall'accusa di aver istigato i militari a disobbedire alle leggi perché il fatto non costituiva reato.[34] Successivamente due sacerdoti di Pinerolo furono accusati di vilipendio delle Forze armate per aver esposto un manifesto antimilitarista il 4 novembre 1971;[35] il processo vide la testimonianza anche di storici, tra i quali Giorgio Rochat, e i sacerdoti furono assolti nel dicembre 1974.[36] Inoltre il 17 gennaio 1975 Pietro Pinna, segretario del Movimento nonviolento, fu arrestato per un'affissione effettuata il 4 novembre 1972 («Non festa ma lutto»); era stato condannato per vilipendio alle Forze armate e fu scarcerato il 15 febbraio 1975 in seguito a un decreto presidenziale di grazia.[37]
Nel 1977, con le disposizioni per aumentare il numero di giorni lavorativi, il 4 novembre smise di essere giorno festivo e le celebrazioni furono spostate alla prima domenica di novembre.[38] Nel corso degli anni Ottanta e Novanta la sua importanza nel novero delle feste nazionali è andata declinando:[39]
Negli anni duemila, grazie all'impulso dato dal Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, che fu protagonista, all'inizio del XXI secolo, di una più generale azione di valorizzazione dei simboli patri italiani, la festa è tornata a celebrazioni più ampie e diffuse[41].
Il 100º anniversario nel 2018
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Le celebrazioni del centenario della vittoria del Regno d'Italia nella Grande Guerra, portate a festività nazionale il mese prima, sono iniziate già la serata del 3 novembre 2018 con la consegna delle insegne dell'Ordine Militare d'Italia da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di cui è istituzionalmente Gran Maestro, al Quirinale.
Il 4 novembre 2018 sono continuate nella deposizione di una corona d'alloro al Milite Ignoto dell'Altare della Patria a Roma da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle altre massime cariche dello stato, seguita dalla visita ufficiale al Sacrario di Redipuglia per poi spostarsi, a conclusione, in Piazza Unità d'Italia a Trieste.
Nella città storica, insieme a Trento, dell'irredentismo italiano, dopo i discorsi della varie autorità presenti, si è svolta la presentazione delle bandiere di guerra ed una rievocazione in divise storiche dello sbarco dei bersaglieri nel porto della città, evocato tramite il mezzo da sbarco "San Marco" della Marina Militare (che presenziava anche con la fregata Luigi Rizzo), seguito a conclusione da dei colpi d'artiglieria a salve verso il mare e dal passaggio delle Frecce Tricolori.
Il cambio di denominazione nel 2024
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Dal 1949 al 2023, rispetto alla denominazione ufficiale di «giorno dell'Unità nazionale», le celebrazioni erano indicate tradizionalmente anche come «giornata delle Forze Armate», come appare dai messaggi inviati dal presidente Luigi Einaudi e dal ministro della difesa Randolfo Pacciardi per l'anniversario nel 1949 e nel 1950.[42][43][44][45]
Nel 2022 il presidente Sergio Mattarella indicò la necessità di formalizzare la denominazione completa.
Con l'approvazione della legge 1º marzo 2024, n.27 la denominazione è stata effettivamente modificata in Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate,[47] precisando però che non è ripristinata come festività nazionale. Infatti, già nel 2023 la proposta di legge venne modificata per evitare aumenti di spesa.[48]
Celebrazioni
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In occasione delle celebrazioni il presidente della Repubblica rende omaggio al Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro all'Altare della Patria al Vittoriano. Inoltre alte cariche dello Stato si recano in visita ai luoghi legati alla Prima guerra mondiale.[49]
Durante la giornata la bandiera italiana e la bandiera europea vengono esposte sugli edifici sede di uffici pubblici e istituzioni.[50]
Il Ministero della cultura ha stabilito l'apertura gratuita dei musei e dei parchi archeologici statali in occasione della festività nel 2023[51] e nel 2024.[52]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Le celebrazioni sono stabilite per la prima domenica di novembre come da Legge 5 marzo 1977, n. 54, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 7 marzo 1977. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Presidenza della Repubblica Italiana (a cura di), Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Festa delle Forze Armate, su quirinale.it.
- ↑ Festa delle forze armate: cos’è e da dove nasce la ricorrenza del 4 novembre, su La Stampa, 4 novembre 2022. URL consultato il 14 dicembre 2023.
- 1 2 3 4 Novembre 1918. Una data da ricordare, su risorgimentofirenze.it. URL consultato il 20 gennaio 2016.
- ↑ Regio decreto 19 ottobre 1919, n. 1888, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 22 ottobre 1919. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- 1 2 La festa della vittoria e la classe operaia (PDF), in Avanti!, 5 novembre 1919, p. 3. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Dimostrazioni in Piazza del Duomo. Tafferugli, squilli, bastonate e arresti (PDF), in Avanti!, 5 novembre 1919, p. 3. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Giornata di conflitti a Milano tra fascisti e socialisti, in Il Messaggero, 5 novembre 1919, p. 1. URL consultato il 23 ottobre 2023.
- ↑ A. Miniero, Da Versailles al milite ignoto. Rituali e retoriche della vittoria in Europa (1919-1921), Gangemi, 2008, pp. 98-99.
- ↑ Statistica delle elezioni generali politiche per la XXVI legislatura (15 MAGGIO 1921). In appendice Statistica delle elezion generali amministrative del 1920 (PDF), Roma, 1924, p. LVI. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ A. Tedesco, Fermate i socialisti. Il massacro del 14 ottobre 1920 a San Giovanni Rotondo, Arcadia, 2020.
- ↑ A. Miniero, Da Versailles al milite ignoto. Rituali e retoriche della vittoria in Europa (1919-1921), Gangemi, 2008, p. 101.
- ↑ Grave incidente per un doloroso equivoco, in La Tribuna, 28 ottobre 1920, p. 2.
- ↑ Regio decreto 28 ottobre 1921, n. 1462, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 29 ottobre 1921. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ MILITE IGNOTO, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 30 gennaio 2016.
- ↑ Tobia, p. 73.
- ↑ Tobia, p. 80.
- ↑ Regio decreto-legge 23 ottobre 1922, n. 1354, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 26 ottobre 1922. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ P. Genovesi, Il culto dei caduti della Grande Guerra nel 'progetto pedagogico' fascista, in L. Bellatalla (a cura di), Lo tsunami delle guerre: guerra, educazione e scuola, collana Annali on-line della Storia dell’educazione e della politica scolastica, vol. 8, n. 12, 2016, p. 89. URL consultato il 25 ottobre 2023.
- ↑ Circolare n. 67 (30 novembre 1922), in Bollettino ufficiale del Ministero dell'Istruzione pubblica, 1922, p. 2187. URL consultato il 25 ottobre 2023.
- ↑ Circolare n. 73 (27 dicembre 1922), in Bollettino ufficiale del Ministero dell'Istruzione pubblica, 1922, pp. 2426-2428. URL consultato il 25 ottobre 2023.
- ↑ Regio decreto 9 dicembre 1923, n. 2747, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 31 dicembre 1923. URL consultato il 25 ottobre 2023.
- ↑ Regio decreto-legge 30 dicembre 1923, n. 2859, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 15 gennaio 1924. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Legge 21 marzo 1926, n. 559, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 15 aprile 1926. URL consultato il 25 ottobre 2023.
- ↑ Regio decreto-legge 23 ottobre 1927, n. 1922, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 25 ottobre 1927. URL consultato il 23 ottobre 2023.
- ↑ Regio decreto-legge 13 ottobre 1929, n. 1827, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 22 ottobre 1929. URL consultato il 23 ottobre 2023.
- ↑ Cose italiane, in La Civiltà Cattolica, 1927, p. 280.
- ↑ Regio decreto-legge 24 luglio 1941, n. 781, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 16 agosto 1941. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Circolare n. 16939/3.3.3 del 4 novembre, in Bollettino delle poste e delle telecomunicazioni, n. 9, 1º dicembre 1944, p. 387.
- ↑ Decreto legislativo luogotenenziale 22 aprile 1946, n. 185, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 24 aprile 1946. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Legge 27 maggio 1949, n. 260, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 31 maggio 1949. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Dietro le bare dei sei caduti duecentomila triestini in lutto, in La Stampa, 9 novembre 1953, p. 1.
- ↑ Dieci arresti per manifestini contro il servizio militare, in Corriere d'Informazione, 10-11 marzo 1966, p. 4.
- ↑ Assoluzioni confermate per i manifestini antimilitaristi, in Corriere della Sera, 1º novembre 1966, p. 8.
- ↑ Preti imputati per vilipendio, in La Stampa, 10 dicembre 1975, p. 4.
- ↑ Assolti dal vilipendio i due preti di Pinerolo, in La Stampa, 24 dicembre 1975, p. 5.
- ↑ Risposte scritte a interrogazioni (PDF), in Camera dei deputati. Seduta del 16 ottobre 1975, p. 5605.
- ↑ Legge 5 marzo 1977, n. 54, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 7 marzo 1977. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Da dove viene la festa del 4 novembre, su Il Post, 4 novembre 2018. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ S. Romano, I travagli del calendario nazionale italiano, in Corriere della Sera, 6 giugno 2007, p. 37.
- ↑ Il significato della festa del 4 novembre, su arezzonotizie.it. URL consultato il 20 gennaio 2016.
- ↑ Per la giornata delle forze armate (1949), in Discorsi e messaggi del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, Roma, 2005, pp. 611-612. URL consultato il 30 ottobre 2023.
- ↑ Il 4 novembre. Messaggio di Einaudi alle Forze armate, in Corriere della Sera, 4 novembre 1949, p. 1.
- 1 2 Per la giornata delle forze armate (1950), in Discorsi e messaggi del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, Roma, 2005, p. 614. URL consultato il 30 ottobre 2023.
- ↑ La celebrazione del IV novembre. Messaggio di Einaudi alle Forze armate, in Corriere della Sera, 4 novembre 1950, p. 1.
- ↑ Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Festa delle Forze Armate, su Presidenza della Repubblica, 4 novembre 2022. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Legge 1º marzo 2024, n.27, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 16 marzo 2024. URL consultato il 1º febbraio 2025.
- ↑ Giorno festivo, anzi no: la retromarcia sul 4 novembre dei partiti al governo, su Pagella politica, 11 luglio 2023. URL consultato il 22 ottobre 2023.
- ↑ Verso il 4 Novembre: il perché della festività nazionale, su Ministero della Difesa. URL consultato il 29 ottobre 2023.
- ↑ Decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 2000, n. 121, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 16 maggio 2000. URL consultato il 29 ottobre 2023.
- ↑ 4 NOVEMBRE 2023, su Ministero della cultura, 6 ottobre 2023. URL consultato il 29 ottobre 2023.
- ↑ 4 NOVEMBRE 2024, su Ministero della cultura. URL consultato il 26 ottobre 2024.
Voci correlate
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