Rivolta di Trieste

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Rivolta di Trieste
Rivolta di Trieste 1953.jpg
Rivolta di Trieste, manifestanti italiani devastano la sede del "Fronte per l'Indipendenza del TLT" e ne incendiano il mobilio.
Stato bandiera Territorio Libero di Trieste
Luogo Trieste
Data Dal 3 al 6 novembre 1953
Tipo Repressione della Polizia civile alle dipendenze del Governo militare alleato
Morti 6
Feriti Centinaia
Responsabili Polizia civile, agli ordini del Governo militare alleato guidato dal generale Thomas Willoughby Winterton
Motivazione Repressione delle agitazioni filoitaliane

La rivolta di Trieste è la definizione data ai moti triestini del novembre 1953, che vennero duramente repressi dalla Polizia civile alle dipendenze del Governo militare alleato (GMA), la forza di amministrazione militare alleata angloamericana al cui capo sedeva il generale britannico Thomas Willoughby Winterton.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Con la fine della II guerra mondiale l'Italia perse una regione del proprio territorio nazionale: la Venezia Giulia. Nel capoluogo Trieste, e nel territorio immediatamente circostante, fu stabilito nel 1947 dal Trattato di pace che dovesse sorgere il TLT, Territorio Libero di Trieste: uno stato indipendente sotto l'egida dell'ONU, che ne avrebbe nominato il Governatore. Tuttavia, nonostante ne fosse stato redatto e ratificato lo Statuto, a causa dei veti incrociati tra gli ex Alleati non si riuscì a trovare un accordo su quale Governatore nominare, così il Territorio rimase diviso in due zone: la Zona A, governata dal Governo Militare Alleato, e la Zona B, sotto amministrazione militare jugoslava. Per nove anni le diplomazie italiane e jugoslave lavorarono per ottenere l'intero Territorio, creando così una situazione di stallo.

Nell'estate 1953 una svolta: il governo italiano schiera le truppe al confine, Tito risponde con movimenti militari e i due eserciti si fronteggiano[senza fonte] portando l'Europa a un passo dalla guerra. Gli Alleati provano a lavorare per una divisione del Territorio fra i due paesi, ma complicano ulteriormente la situazione pubblicando la nota bipartita: una dichiarazione nella quale assumono l'impegno di cedere l'amministrazione civile della Zona A al Governo Italiano.

Di fronte alla reazione del maresciallo Tito, che si prepara a invadere Trieste, gli Alleati interrompono l'applicazione della nota bipartita suscitando vive proteste da parte italiana.

Svolgimento della protesta[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 novembre, a Trieste, in occasione dell'anniversario dell'annessione della città all'Italia nel 1918, il sindaco Gianni Bartoli contravviene al divieto del generale Winterton esponendo la bandiera tricolore dal pennone del Municipio, ma subito ufficiali inglesi intervengono per rimuoverla e requisirla.

Il 4 novembre i manifestanti di ritorno dal sacrario di Redipuglia improvvisano una manifestazione per l'italianità di Trieste. La Polizia Civile, guidata da ufficiali inglesi ma composta da triestini, interviene duramente per sequestrare la bandiera dei manifestanti: ne seguono violenti scontri, che in pochi minuti si propagano in tutta la città.

Il giorno dopo, il 5 novembre, gli studenti proclamano uno sciopero e manifestano di fronte alla chiesa di Sant'Antonio. Al passaggio di una vettura della Polizia Civile, con a bordo un ufficiale inglese, danno vita a una sassaiola. L'ufficiale affronta i manifestanti ma viene strattonato e gettato a terra sulle scale della chiesa. Interviene allora il nucleo mobile della Polizia Civile, creato proprio in previsione di queste giornate, che disperde i ragazzi che si rifugiano dentro la chiesa, dove vengono inseguiti e malmenati violentemente. Il vescovo Antonio Santin stabilisce per il pomeriggio la cerimonia di riconsacrazione del tempio: partecipano migliaia di cittadini, e all'arrivo delle camionette della Polizia nascono nuovi incidenti. L'ufficiale inglese apre il fuoco, e i poliziotti ne seguono l'esempio: muoiono Piero Addobbati e Antonio Zavadil, mentre decine di altri ragazzi vengono feriti. I segni dei proiettili resteranno visibili su due lati della chiesa fino alla ristrutturazione del 2012.

Il 6 novembre la città è attraversata da una folla immensa, decisa ad attaccare tutti i simboli dell'occupazione inglese: sono date alle fiamme auto e motociclette della Polizia, e viene messa a ferro e fuoco la sede del "Fronte per l'Indipendenza del Territorio Libero di Trieste".

I manifestanti giungono in Piazza Unità d'Italia e tentano di assaltare il Palazzo della Prefettura, sede della Polizia Civile. Gli agenti reagiscono sparando sulla folla, ferendo decine di persone e uccidendo Francesco Paglia, Leonardo Manzi, Saverio Montano ed Erminio Bassa.[1]

Questo episodio costringerà le diplomazie a trovare una soluzione: undici mesi dopo, nel 1954 con il Memorandum di Londra il Territorio viene spartito fra Zona A, assegnata all'amministrazione civile Italiana, e zona B, assegnata all'amministrazione civile della Jugoslavia.

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Reazioni in Italia[modifica | modifica wikitesto]

L'8 novembre si svolsero, nella Cattedrale di San Giusto, i funerali delle sei vittime. Al corteo funebre partecipò la quasi totalità della popolazione di Trieste[senza fonte].

Nello stesso giorno si tenne una cerimonia a Roma, a Santa Maria degli Angeli, con la presenza di tutti i ministri del Governo Pella ai quali era stata vietata da Winterton la partecipazione ai funerali triestini. Gli Alleati accusarono "agitatori italiani" di aver provocato gli incidenti per costringere Winterton a chiedere l'intervento delle truppe italiane.

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Per i 50 anni è stato pubblicato dalle edizioni Italo Svevo di Trieste "I Ragazzi del '53", all'Università di Trieste è stata dedicata una targa a Francesco Paglia, studente universitario, inoltre è stata richiesta dalla Lega Nazionale, dalla Provincia di Trieste e dal comune di Trieste al presidente della repubblica una medaglia d'oro al valor civile ai caduti, come ultimi martiri del Risorgimento italiano. La richiesta è stata accolta dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi l'11 ottobre 2004 con la seguente motivazione:

Animato da profonda passione e spirito patriottico partecipava ad una manifestazione per il ricongiungimento di Trieste al Territorio nazionale, perdendo la vita in violenti scontri di piazza. Nobile esempio di elette virtù civiche e amor patrio, spinti sino all'estremo sacrificio. Trieste 5-6 novembre 1953.[2]

In occasione dei 60 anni, la Lega Nazionale ha curato la pubblicazione di un saggio storico di Michele Pigliucci, intitolato "Gli ultimi martiri del Risorgimento - Gli incidenti per Trieste italiana del novembre 1953", presentato da Ivan Buttignon e dal presidente della Lega Nazionale avv. Paolo Sardos Albertini a Trieste, nella Galleria Tergesteo, il 20 ottobre 2013. Nella stessa occasione sono stati presentati il libro di Paolo Sardos Albertini e Piero Delbello "La Lega Nazionale e i ragazzi del '53", da Diego Redivo, e il libro di William Klinger "Il terrore del popolo: storia dell'OZNA", da Lorenzo Salimbeni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ PIGLIUCCI M., Gli ultimi martiri del Risorgimento. Gli incidenti per Trieste italiana del novembre 1953, Edizioni Mosetti, Trieste 2013. ISBN 978-88-9026-741-3.
  2. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=144531

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • PIGLIUCCI MICHELE, Gli ultimi martiri del Risorgimento. Gli incidenti per Trieste italiana del novembre 1953, Edizioni Mosetti, Trieste 2013. ISBN 978-88-9026-741-3.
  • SARDOS ALBERTINI PAOLO e DELBELLO PIERO, La Lega Nazionale e i ragazzi del '53, Edizioni Mosetti, Trieste 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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