Obiezione di coscienza in Italia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Obiezione di coscienza.

L'obiezione di coscienza in Italia fa riferimento ad alcuni istituti giuridici volti a regolare l'esercizio dell'obiezione di coscienza.

Obiezione al servizio militare di leva[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Servizio militare di leva in Italia, Servizio civile nazionale e Storia della renitenza alla leva in Italia.

Fino alla promulgazione di una legge che regolamentasse la fattispecie, l'obiezione di coscienza in Italia fu sempre trattata alla stessa stregua della renitenza alla leva (mancata presentazione al distretto militare per le visite di leva, o alla destinazione assegnata per lo svolgimento del servizio), oppure alla diserzione (rifiuto di proseguire il servizio di leva dopo averlo intrapreso).

Il primo obiettore italiano ufficialmente documentato fu Remigio Cuminetti, un Testimone di Geova che, nel 1916, in piena Grande Guerra, finì sotto processo per diserzione a causa del suo rifiuto di indossare l'uniforme. Nel 1940, ancora vigente il regime fascista, 26 Testimoni di Geova furono processati e condannati perché rifiutarono l'obbligo militare.[1]

Nel secondo dopoguerra, spiccano anche i casi di Rodrigo Castello, di Pietrelcina (BN), cristiano pentecostale condannato dal Tribunale militare e successivamente tornato in libertà a seguito di amnistia, e di Enrico Ceroni, altro Testimone di Geova che, dopo perizia psichiatrica, fu condannato a 5 mesi e 20 giorni di reclusione con il beneficio della condizionale. Tra il 1946 e il 1959 ci furono 179 giovani tra i Testimoni di Geova che rifiutarono di indossare la divisa militare.[senza fonte] Il primo processo penale di notevole risonanza fu quello a Pietro Pinna, svoltosi nel 1949. Pietro Pinna, che si appellava semplicemente ai principi della non violenza, fu condannato a 10 mesi di reclusione con il beneficio della condizionale. La notorietà che assunse il caso Pinna portò alla prima presentazione del progetto di legge relativo al riconoscimento dell'obiezione di coscienza (onorevole Colosso, Deputato del PSI, e onorevole Iginio Giordani, Deputato della DC) e permise l'avvio di un dibattito ventennale - non privo di asprezze, polemiche e accuse di viltà, scarso patriottismo e alto tradimento - sull'obiezione di coscienza, che sfociò con la legge summenzionata.

Il 1950 vede il processo di Eveloine Santi, obiettore di fede valdese. Negli anni sessanta si terranno poi i processi agli obiettori cattolici, Giuseppe Gozzini e Fabrizio Fabbrini. A questo si aggiunsero le forti prese di posizione in favore dell'obiezione di coscienza da parte di padre Ernesto Balducci e di don Lorenzo Milani che trattò l'argomento nella sua opera L'Obbedienza non è più una virtù subendo anche un processo.

Su proposta del Sen. Anderlini nel 1970 viene presentata in Parlamento, insieme ai colleghi democristiani Giovanni Marcora e Carlo Fracanzani, una proposta di legge per legalizzare l'obiezione di coscienza. La proposta viene approvata dal Parlamento due anni dopo, con l'istituzione del servizio civile obbligatorio per chi rifiuta di prestare il servizio militare. Tuttavia vi furono casi di giovani che rifiutarono anche il servizio civile, in quanto gestito comunque dal Ministero della Difesa, dichiarandosi obiettori totali e subendo così la carcerazione.

La prima norma nell'ordinamento italiano a disciplinare l'obiezione di coscienza fu la legge 15 dicembre 1972 n. 772 (la cosiddetta Legge Marcora dal nome del suo relatore) seguita dal relativo regolamento di attuazione di cui al D.P.R. 28 novembre 1977 n. 1139 ("Norme di attuazione della legge 15 dicembre 1972, n. 772, sul riconoscimento dell'obiezione di coscienza"). Tale legge permise agli obiettori di scegliere il servizio civile sostitutivo obbligatorio, di durata di 8 mesi superiore alla durata del servizio che si sarebbe dovuto svolgere. Per protestare contro una legge giudicata non equa, nel gennaio del 1973 venne fondata la Lega degli obiettori di coscienza (LOC) per iniziativa del Partito Radicale, di Pietro Pinna divenuto fondatore con Aldo Capitini del Movimento Nonviolento, del Senatore Luigi Anderlini e del valdese Giorgio Peyrot, esponente del gruppo cristiano Movimento Internazionale di Riconciliazione (MIR) [2].

La durata superiore del servizio civile sostitutivo di quello armato fu dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza 19 luglio 1989, n. 470 che considerava la maggior durata del servizio alternativo a quello armato una:

« sanzione conseguente ad una particolare espressione della persona, nel più aperto contrasto sia con il principio di eguaglianza che con il diritto di libera manifestazione del pensiero, dando vita ad un'ingiustificata valutazione deteriore delle due forme di servizio alternativo a quello armato.[3] »

Una disciplina organica della materia però si ebbe solo con la legge 8 luglio 1998 n. 230 che, abrogando la precedente legge n. 772/1972, e riconobbe compiutamente per la prima volta il diritto all'obiezione di coscienza, configurando la stessa non più come un beneficio concesso dallo Stato, bensì come un diritto della persona.

Con la sospensione delle chiamate al servizio militare di leva in Italia ad opera della legge 23 agosto 2004 n. 226 (a partire dal 1º gennaio 2005), risultò sospesa di fatto anche l'opzione del servizio civile obbligatorio per obiezione di coscienza.

L'essere obiettori di coscienza al servizio militare obbligatorio comportava tuttavia alcune conseguenze sullo stato giuridico, come conseguenza l'irrinunciabilità di tale status e l'impossibilità, vita natural durante, di ottenere il porto d'armi[4] e di essere reclutato nelle forze armate italiane e nelle altre forze di polizia italiane (es. polizia municipale).[5] Tali limitazioni permasero tuttavia con la riforma del 1998, benché altre disposizioni che potessero essere ritenute discriminatorie siano state comunque eliminate da tale legge. Inoltre, l'essersi dichiarati obiettori poteva rendere molto difficile lavorare nel campo dell'industria della difesa.

L'emanazione della legge 2 agosto 2007 n. 130 ha reso tuttavia possibile esercitare la rinuncia allo stato di obiettore: infatti la norma ha modificato la legge del 1998, stabilendo che l'obiettore ammesso al servizio civile, decorsi almeno cinque anni dalla data in cui è stato collocato in congedo secondo le norme previste per il servizio di leva, possa rinunziare allo status di obiettore di coscienza presentando apposita dichiarazione, non revocabile, da inoltrare all'Ufficio nazionale per il servizio civile,[6] facendo così venire meno le limitazioni residue di cui alla legge n. 230/1998 e ponendo fine in modo effettivo a talune discriminazioni cui obiettivamente andavano incontro i cittadini, che avessero scelto di prestare il servizio civile in luogo di quello di leva. Il d.lgs 5 marzo 2010 n. 66 (Codice dell'ordinamento militare) dispone che agli obiettori di coscienza che sono stati ammessi a prestare servizio civile è vietato partecipare ai concorsi per qualsiasi impiego (pubblico o privato) che comporti l'uso delle armi e comunque partecipare a qualsiasi procedura concorsuale per l'arruolamento nelle forze armate italiane e nelle forze di polizia italiane,[7] facendo però salva la possibilità di rinuncia allo status di obiettore.[8]

Obiezione alla sperimentazione animale[modifica | modifica wikitesto]

La legge 12 ottobre 1993, n. 413 in materia di Norme sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale riconosce il diritto all'obiezione di coscienza nei confronti della sperimentazione animale.

Qualsiasi ente che svolga sperimentazione animale deve obbligatoriamente rendere noto agli operatori la possibilità dell'obiezione di coscienza e tale scelta non deve avere in alcun modo conseguenze sfavorevoli[9][10].

Obiezione nella pratica medica[modifica | modifica wikitesto]

Obiezione nell'ambito dell'interruzione volontaria di gravidanza (IVG)[modifica | modifica wikitesto]

L'obiezione di coscienza per i professionisti sanitari è prevista per l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG): introdotta in Italia dalla legge 22 maggio 1978 n. 194[11]. L'obiezione di coscienza sollevata da un medico è revocata con effetto immediato in caso di sua partecipazione diretta in pratiche di IVG, ad eccezione dei casi in cui sussiste una condizione di imminente pericolo di vita per la donna.[11][12].

Lo status di obiettore non esonera il professionista sanitario dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento[11][13]. Il SSN è tenuto a assicurare che l'IVG si possa svolgere nelle varie strutture ospedaliere deputate a ciò, e quindi qualora il personale assunto sia costituito interamente da obiettori dovrà supplire a tale carenza in modo da poter assicurare il servizio, ad es. tramite trasferimenti di personale.[11][14]

Il professionista sanitario, anche se obiettore, non può invocare l'obiezione di coscienza qualora l'intervento sia indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo[11][15] (esempio: donna che giunge presso il pronto soccorso ospedaliero con grave emorragia in atto a causa di un aborto clandestino: il medico, anche se obiettore, ha in tale situazione l'obbligo di portare a termine la procedura di aborto se questo è indispensabile per salvare la vita della donna).

In caso di massiccia adesione all'obiezione di coscienza la cittadinanza ivi residente può ritrovarsi in difficoltà per l'erogazione di talune prestazioni, portando alla perdita di alcuni diritti, per tale motivo nel 2014 l'Europa ha richiamato l'Italia e in particolar modo la regione Marche.[16]

Le percentuali di obiettori di coscienza sono, stando al 2012, del 69,6% fra i ginecologi, del 47,5% per gli anestetisti e del 45% per il personale non medico, con un'ampia variazione regionale, in particolare al Sud, dove le percentuali possono anche arrivare al 90%.[17] Per quanto riguarda gli ostetrici le percentuali sono superiori al 70%.[18]

Obiezione nell'ambito delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT)[modifica | modifica wikitesto]

Nella c.d. legge sul biotestamento[19] si prevede che nel caso in cui le diposizioni anticipate di trattamento (DAT) siano contrarie a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali il medico non sia tenuto a prestare le stesse e quindi a rispettare la volontà espressa dal paziente. A fronte di tali richieste il medico non ha, quindi, obblighi professionali e può rifiutarsi di dare corso alle DAT, tuttavia ogni azienda sanitaria pubblica o privata garantisce la piena e corretta attuazione dei principi della legge sul biotestamento[20].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ cesnur.org
  2. ^ http://www.serviziocivilemagazine.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4644:rappresentanza-dei-volontari-in-servizio-civile-dalle-origini-ai-nostri-giorni&catid=87:speciale-qquelli-che-aspettano-lassemblea&Itemid=188
  3. ^ Testo della sentenza 470/1989 da giurecost.org
  4. ^ art. 15 comma 6 legge 8 luglio 1998, n. 230 A coloro che sono stati ammessi a prestare servizio civile è vietato detenere ed usare le armi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), nonché assumere ruoli imprenditoriali o direttivi nella fabbricazione e commercializzazione, anche a mezzo di rappresentanti, delle predette armi, delle munizioni e dei materiali esplodenti[...]
  5. ^ art. 1 legge legge 8 luglio 1998, n. 230 I cittadini che, per obbedienza alla coscienza, nell'esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, opponendosi all'uso delle armi, non accettano l'arruolamento nelle Forze armate e nei Corpi armati dello Stato[...]
  6. ^ art. 1, comma 7-ter legge 130/2007
  7. ^ Art. 636 d.lgs 5 marzo 2010 comma 1.
  8. ^ Art. 636 d.lgs 5 marzo 2010 commi 2 e 3
  9. ^ Legge 12 ottobre 1993, n. 413, in materia di "Norme sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale."
  10. ^ Obiezione di coscienza alla sperimentazione animale sul sito della Lega Anti Vivisezione
  11. ^ a b c d e Legge 22 maggio 1978, n. 194 - Norme per la tutela sociale della maternita' e sull'interruzione volontaria della gravidanza., su normattiva.it. URL consultato il 05-04-2013.
  12. ^ articolo 9, ultimo comma, L. 194/1978
  13. ^ articolo 9, comma terzo, L. 194/1978
  14. ^ articolo 9, comma quarto, L. 194/1978
  15. ^ articolo 9, comma quinto, L. 194/1978
  16. ^ Aborto e obiezione di coscienza, l'Europa bacchetta le Marche
  17. ^ Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78), Roma, 15 ottobre 2014, pagg. 41-42.
  18. ^ Huffington Post, Aborto, l'obiezione di coscienza in Italia tra le più alte al mondo. In alcune regioni arriva al 100%, 12 marzo 2014.
  19. ^ SCHEDA - Ecco il testo della legge sul biotestamento | LaPresse, in LaPresse, 14 dicembre 2017. URL consultato il 2 gennaio 2018.
  20. ^ (IT) Legge sul biotestamento: cosa prevede in 10 punti | Altalex, su Altalex. URL consultato il 2 gennaio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]