Aleppo

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Aleppo
città
(AR) حلب (Ḥalab)
Aleppo – Veduta
Localizzazione
StatoSiria Siria
GovernatoratoAleppo
DistrettoJabal Sam'an
Sottodistretto
Territorio
Coordinate36°13′N 37°10′E / 36.216667°N 37.166667°E36.216667; 37.166667 (Aleppo)Coordinate: 36°13′N 37°10′E / 36.216667°N 37.166667°E36.216667; 37.166667 (Aleppo)
Altitudine379 m s.l.m.
Superficie190 km²
Abitanti1 900 000[1] (stima 2009)
Densità10 000 ab./km²
Altre informazioni
LingueArabo
Prefisso021
Fuso orarioUTC+2
Nome abitantialeppini
SoprannomeLa bigia, La capitale del Nord
Cartografia
Mappa di localizzazione: Siria
Aleppo
Aleppo
Sito istituzionale
La città vecchia vista dalla cittadella

Aleppo (in arabo: حلب‎, Ḥalab) è una città della Siria settentrionale, capitale dell'omonimo governatorato e del distretto di Jabal Sam'an. Per la sua importanza è spesso soprannominata la Capitale del Nord.[2]

Seconda città per popolazione della Siria dopo la capitale Damasco, mentre nel 2010 aveva una popolazione di almeno 4 600 000 abitanti (agglomerato urbano)[3], dopo lo scoppio della guerra civile siriana il numero è sceso, secondo stime del 2018, a 1 850 000 abitanti.

È una delle più antiche città del mondo[4], complice la posizione strategica a metà strada tra il mar di Levante e il fiume Eufrate. Secondo ritrovamenti archeologici la fondazione della città risale al I millennio a.C.[5], anche se è verosimile che la città risalga al III millennio a.C., ed essa è stata abitata ininterrottamente da allora.

La cittadella, delimitata da una cinta muraria, è stata inserita tra i patrimoni dell'umanità dall'UNESCO nel 1986.

Distante pochi chilometri dal confine con la Turchia, la popolazione include arabi, armeni, curdi, circassi e turchi, mentre dal punto di vista religioso nonostante la maggioranza della popolazione sia di religione islamica, Aleppo è la terza maggiore città cristiana del mondo arabo, dopo Beirut e Il Cairo.

Nell'anno 2006 Aleppo è stata la prima città a fregiarsi del titolo di "Capitale culturale del mondo islamico".

A partire dal 2012, Aleppo è stata coinvolta nella guerra civile siriana, diventando il centro di una prolungata battaglia, conclusasi nel 2016, che ha provocato oltre 31 000 morti devastando l'intera città, che viene talvolta definita la Stalingrado di Siria.[6]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Si trova in una conca fra le montagne e il suo clima non è sempre particolarmente favorevole.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome arabo della città, Ḥalab, deriva dall'accadico Ḫalap o Ḫalab. La città viene citata inoltre nelle fonti egiziane come hlp, e in quelle ugaritiche e aramaiche come hlb. Nell'età antica Aleppo fu nota anche come Beroea o Berya[7].

L'origine del toponimo è oscura ma vi sono diverse ipotesi al riguardo: nella lingua amorrita Halab significa metallo di ferro o rame di cui il luogo era importante fornitore nell'antichità; in lingua aramaica significa bianco come il colore del marmo abbondante nell'area; in arabo Ḥalab Ibrāhīm significa (lui) Abramo allatta la (mucca) bianca poiché, come racconta il viaggiatore Ibn Baṭṭūṭa, il patriarca, soggiornando nel luogo e avendo un gregge numeroso, era solito distribuirne ai poveri.[8]

La città è anche polarmente nota come "la grigia" (al-Shahbāʾ)[9], in riferimento al colore delle pietre calcaree con cui sono costruiti la cittadella e buona parte degli edifici.[10]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

La città appare nei documenti ritrovati negli archivi Ittiti di Mari ed Ebla, risalenti al II millennio a.C., che la descrivono come capitale del regno amorreo di Yamkhad.

La porta di accesso alla Cittadella

Fu conquistata dal re ittita Muršili I, nel 1600 a.C., lasciando un vuoto politico nel nord della Siria sino all'inizio del XV secolo a.C., quando viene annessa al regno hurrita di Mitanni. Il re ittita Shuppiluliuma nel 1473 a.C. riconquista la città, che diventa sede religiosa dell'impero ittita.

Nel 1274 a.C. il re di Aleppo Telepinu partecipa con le forze hittite alla famosa battaglia di Kadesh svoltasi sulle rive dell'Oronte, non distante dalla città. La battaglia segnò la fine dell'espansione verso nord degli Egiziani.

Zona storica di Aleppo

Dopo la caduta dell'Impero hittita con l'invasione dei Popoli del Mare (1190 a.C.), Aleppo forma uno dei piccoli stati neo-hittiti, mentre l'elemento arameo aveva il sopravvento tra la popolazione, come in tutta la Siria del nord; infatti più tardi Aleppo diventa capitale di un regno aramaico.

Tiglatpileser I, nell'XI secolo a.C., invade l'impero ittita e fonda l'impero assiro, nel quale viene definitivamente inclusa con la vittoria di Salmanassar III nella battaglia di Qarqar (853 a.C.), la città di Aleppo, che da quel momento conserva come unico motivo di prestigio il celebre ed antico santuario del dio della tempesta, Hadad.

I caldei o neo-babilonesi si sostituiscono brevemente agli assiri nel 612 a.C., e a loro volta sono sconfitti da Ciro II di Persia (539 a.C.), fondatore dell'Impero achemenide. Viene istituito il sistema amministrativo delle satrapie.

Nel 333 a.C. Aleppo viene conquistata da Alessandro Magno, e viene chiamata 'Beroea' dal suo successore Seleuco I Nicatore, che la fortifica a scopo militare, ed è annessa alla satrapia di Babilonia. Fece parte dell'Impero seleucide fino all'arrivo dei romani; ma, tra il secondo ed il primo secolo a.C., soffrì per le lotte dinastiche all'interno della famiglia regnante e la città fu conquistata anche dal re d'Armenia Tigrane.

Nel 64 a.C. Pompeo annette la Siria alla Repubblica Romana; la città diviene quindi parte dell'Impero romano prima, e di quello Bizantino poi.

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 540, la città venne distrutta dal re sasanide Cosroe I e fu riedificata e fortificata dall'imperatore Giustiniano.

Con l'avanzata della potenza araba nel VI secolo, gli aleppini aprono le porte della città a Khalid ibn al-Walid nel 637. Sotto gli Omayyadi la città prospera, per poi declinare quando gli Abbasidi spostano la capitale del califfato a Baghdad e distruggono tutte le opere degli Omayyadi (resta solo l'impianto della grande Moschea). La dinastia degli Hamdanidi, iniziata con ʿAli Sayf al-Dawla, che rese Aleppo indipendente dal califfo, regna dal 944 al 1003 e, proprio con Ali Sayf, ancora oggi ricordato ad Aleppo, difende la città contro gli attacchi dell'imperatore bizantino Niceforo Foca che, nel 962, riesce a saccheggiare la città ma non a conquistarne la Cittadella.

In seguito la città cadde sotto il controllo dei Fatimidi sciiti nel 1015, di alcune tribù beduine nel 1024, della famiglia dei Banu ʿAqīl nel 1080, dei turchi Selgiuchidi sunniti nel 1086 e della dinastia urtuchide nel 1117.

Durante le crociate la città viene assediata, senza esito, dai cristiani nel 1098 mentre, nel 1124, arriva in aiuto della città l'atabeg selgiuchide di Mosul, ʿImād al-Dīn Zangī. Con Nur al-Din Zangi (1128 – 70), figlio di Zangi e atabeg di Mosul, Aleppo diventa il fulcro della reazione islamica contro i crociati e, alla morte di questi, passa al curdo Saladino, fondatore della dinastia degli Ayyubidi, che riunisce sotto un'unica guida diverse fazioni islamiche e pone fine alla terza crociata. Il figlio del Saladino, al-Zahir Ghazi, fece scavare il fossato e ricoprì di pietre la scarpata della Cittadella.

Nel 1138 la città subisce molti danni a causa di un terremoto catastrofico che causa circa 250.000 vittime.

La città viene conquistata e devastata durante le incursioni mongole in Palestina del 1260. I Mamelucchi nel 1292 ricostruiscono la Cittadella che nuovamente viene distrutta nel 1400 con l'invasione di Tamerlano.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1516 Aleppo passa sotto gli Ottomani con Selim I, che sconfigge i Mamelucchi di Siria ed Egitto. Vi si stabilisce la residenza di un Wali (governatore), e nei quattro secoli che seguono la città resta uno degli scali commerciali più importanti al mondo, confluendovi le vie carovaniere dell'Asia e dell'Arabia con i collegamenti al Mar Mediterraneo nei porti di Tripoli e Alessandretta. È tappa obbligatoria nei pellegrinaggi islamici alla Mecca.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1822, un terribile terremoto uccide il 60% della popolazione della città, che in pochi decenni si risolleva e alla fine di quel secolo raggiunge nuovamente i centomila abitanti.

In seguito alla caduta dell'impero ottomano nel 1920 viene imposto il protettorato francese nel territorio attualmente compreso negli stati di Siria, Libano e Israele, oltre alla zona di Alessandretta, che viene ceduta arbitrariamente dai francesi al nuovo Stato Turco, privando così Aleppo del suo porto storico.

Fu punto strategico per la confluenza della fiumana di armeni deportati dall’Anatolia al deserto di Deir el-Zor durante il genocidio armeno.[11][12]

Nel 1946 la Siria si autoproclama repubblica indipendente.

Le misure di nazionalizzazione del 1958 (costituzione della Repubblica Araba Unita), inasprite nel 1963, determinano la partenza di numerosi industriali e commercianti con un conseguente rallentamento della crescita economica, mentre numerosi finanziamenti pubblici attivano l'industrializzazione della capitale, Damasco.

Aleppo comunque resta la seconda città della Siria e può vantare negli ultimi anni un considerevole sviluppo in campo industriale, commerciale ed agricolo.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La grande moschea di Aleppo

La varietà culturale e religiosa della città viene pienamente rispecchiata negli edifici religiosi che vi sorgono, importanti sedi sia della religione islamica, come la moschea degli Omayyadi, che cristiana. Durante la guerra civile siriana diversi minareti della città, tra cui quello della grande moschea, sono andati distrutti, mentre le cattedrali e chiese cristiane sono state abbandonate, salvo poi esser restaurate o riaperte dopo il 2016.

La città conta in tutto 41 moschee, 13 zawiye, 9 chiese cristiane e una sinagoga.[13]

Madrasa al-Halawiyya[modifica | modifica wikitesto]

In origine cattedrale bizantina (conserva ancora le colonne con capitelli bizantini del V secolo) che la tradizione vuole fondata da Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino il Grande; confiscata, nel 1124, per le atrocità commesse dai Crociati. Il nome della madrasa deriva da hulw (dolce), perché al tempo di Nur al-Din Zangi venivano distribuiti dolciumi alla popolazione. La madrasa, restaurata, è usata ancora oggi come scuola coranica.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

L'importanza, soprattutto commerciale della città, si riflette pienamente sulle architetture civili che hanno attraversato i diversi secoli di storia della città; nel dettaglio si possono ancora ammirare: 16 caravanserragli, ossia grandi edifici con cortile interno volti ad ospitare le carovane itineranti, 2 imponenti bimaristan, ossia ospedali islamici talvolta utilizzati come manicomi, 8 hammam oltre che svariate residenze tradizionali, mausolei e madrase.[13] Inoltre i suq di Aleppo sono considerati i più estesi del Vicino Oriente con circa 12 km complessivi.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Cittadella, fortezza di origini medievali posta al centro della città antica;

Bab Antakia, la porta di Antiochia[modifica | modifica wikitesto]

La massiccia porta è rafforzata da due grandi bastioni esagonali eretti dal nipote del Saladino, il figlio di al-Zahir Ghazi, al-Nasr Yūsuf II, della dinastia degli Ayyubidi. Da qui partiva la strada per Antiochia, e da questa porta i musulmani entrarono pacificamente ad Aleppo nel 637. L'iscrizione più antica che è riportata nelle pietre della struttura risale al 1016-1018.

Un vicolo nel quartiere cristiano

Al-Jdayde[modifica | modifica wikitesto]

Era l'insediamento cristiano "fuori le mura" vicino alla Bāb al-Faraj (Porta della Gioia), risalente al XV secolo, dopo la devastazione operata da Tamerlano, ed ora a pieno titolo i quartieri di al-Jadīda[14] e al-Tadrība sono inseriti nei giri storico-turistici della città. Nei due quartieri si trovano alcune case tradizionali arabe dei secoli XVII-XVIII, come il Palazzo Ghazaleh, con all'esterno alte mura di protezione; nel passato, di notte, i tre cancelli d'ingresso venivano chiusi e presidiati da guardie. Detto anche quartiere cristiano o quartiere armeno, vi si trovano quasi[15] tutte le chiese della città:

la chiesa Ortodossa Armena della Vergine Maria, del XV secolo, con un monumento, nel cortile, che ricorda il massacro degli Armeni operato dai Turchi Ottomani, nel 1915. Oggi è un museo d'arte religiosa;
la chiesa Cattolica Armena, ricavata dall'abitazione della famiglia Qara Ali, nel 1830;
  • la melchita, come la chiesa Greca Cattolica, del 1843, decorata all'interno in stile mamelucco, con pietre bianche, nere e gialle;
  • la greco-ortodossa, come la chiesa dedicata alla Vergine Maria, con una splendida collezione di icone di scuola aleppina, restaurata, nel XIX secolo;
  • la Chiesa cattolica sira, come la chiesa Siriana cattolica, già esistente, nel XVI secolo e ricostruita, nel 1825, oggi ospita un seminario;
  • ed altre.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Aleppo ospita una delle popolazioni più variegate del Vicino Oriente, che include arabi, curdi, armeni, circassi e turchi. La maggioranza della popolazione è di fede musulmana sunnita, mentre oltre 300.000 cristiani appartenenti ad una decina di confessioni fanno di Aleppo la terza maggiore città cristiana del mondo arabo dopo Il Cairo e Beirut. Nella seconda metà del XX secolo la comunità ebraica di Aleppo si è drasticamente ridimensionata a causa di diverse ondate migratorie causate da fattori politici (il conflitto arabo-israeliano) ed economici, mentre diverse migliaia di drusi, alawiti e ismailiti delle province circostanti si sono stabiliti in città.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso del museo Nazionale
  • Museo Nazionale di Aleppo, dove si trovano le seguenti sale:
    • al piano terra, sala dei reperti della zona di Jazīra, sala di Mari, sala di Hama, sala di Ugarit, sala di Tell Halaf, sala di Arsian Tash, sala di Tell Ahmar ed infine una sala con reperti provenienti da siti diversi
    • al piano superiore vi sono reperti del periodo preclassico e interessanti testimonianze del periodo romano e bizantino;
  • Museo delle Tradizioni, con arredi che ricreano l'atmosfera di una sontuosa residenza dell'Aleppo del XIX secolo;
  • Museo della Cittadella

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Aleppo è famosa nel mondo arabo per la varietà e la raffinatezza della sua cucina, pari a quella libanese.

Piatto tipico di Aleppo è il Kebab alle ciliegie, per la cui preparazione si utilizza una varietà di ciliegie specifica e tipica della zona.

Altra deliziosa preparazione è la confettura di rose, di lunga tradizione condivisa con la città di Damasco, ma non è possibile provvedersene nei suq locali in quanto viene preparata solo per uso familiare e non è prodotta in quantità sufficienti per il commercio.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La città è servita dall'Aeroporto internazionale di Aleppo, che è base secondaria della Syrianair, la principale compagnia aerea siriana.

La situazione dell'antica città di Aleppo nel novembre 2013[modifica | modifica wikitesto]

La città è stata sede di feroci combattimenti, nel corso della guerra civile combattuta in Siria, che hanno prodotto seri danni, tra cui, il grande Suq medievale che è stato dato alle fiamme e la Moschea Omayyade, o Grande moschea, ridotta a campo di battaglia[16].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ World Gazetteer
  2. ^ Siria, ripresa evacuazione di Aleppo. Anche la piccola Bana tra i tremila che lasciano la città, in la Repubblica, 19 dicembre 2016.
  3. ^ Il che la rendeva la città più popolosa della nazione.
  4. ^ La classifica delle 10 più antiche città del mondo, su travel365.it.
  5. ^ Aleppo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 15 marzo 2020.
  6. ^ Siria, Assad paragona Aleppo a Stalingrado. "Accetterò solo la vittoria". Tregua voluta da Usa e Russia in vigore, ma si spara ancora, in HuffPost, 5 maggio 2016. URL consultato il 15 marzo 2020.
  7. ^ Secondo la Tabula Peutingeriana.
  8. ^ Ibn Baṭṭūṭa, I viaggi, Einaudi, Torino, 2006, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2006.
  9. ^ (AR) تعريف و معنى شَهْباءُ في معجم المعاني الجامع - معجم عربي عربي, su almaany.com. URL consultato il 15 marzo 2020.
  10. ^ Palmira, Aleppo e Damasco, le più antiche città della Siria, su supereva.it. URL consultato il 15 marzo 2020.
  11. ^ Armenian Genocide, su www.armenian-history.com. URL consultato il 3 settembre 2019.
  12. ^ “Il deserto non finiva mai la gente si lasciava cadere” - La Stampa, su lastampa.it, 29 ottobre 2015. URL consultato il 3 settembre 2019.
  13. ^ a b Hadjar 2005
  14. ^ "Jdeydé" è il diminutivo dialettale di "al-Jadīda", che di per sé significa "la Nuova": quindi "La piccola Nuova".
  15. ^ la Chiesa Latina (cattolica), dedicata a San Francesco (i francescani si trovano ad Aleppo sin dal 1233, quando un accordo tra il papa Gregorio IX e il figlio del Saladino, al-Zahir Ghazi, permise loro di assistere i Crociati prigionieri ad Aleppo) è stata costruita nel 1939, e si trova fuori da Jdeydé
  16. ^ Tratto dall'articolo de La Stampa di Torino, del 08/11/2013, a cura della giornalista, Carla Reschia - Siria, in macerie i gioielli dell'Unesco:
    Ad Aleppo la grande e sontuosa moschea degli Omayyadi, un capolavoro del XIII secolo, che secondo la tradizione musulmana custodisce la tomba del profetta Zaccaria, è stata per mesi terreno di scontri tra ribelli e governativi. Ora ha l'aspetto di un campo di battaglia: crollato il minareto millenario, crivellati dai colpi di mitra i colonnati, la corte pavimentata in marmo bianco e nero, le fontane per le abluzioni. Non ha avuto sorte migliore il suq, il grande mercato coperto medievale. Dove le foto delle guide turistiche mostrano ancora lussuose botteghe di oreficeria e negozi di tappeti pregiati, oggi si trovano solo le arcate annerite dall'incendio che l'ha completamente distrutto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • J. Sauvaget, Alep: essai sur le développement d'une grande ville syrienne des origines au milieu du XIXe siècle, Parigi, 1941.
  • Julia Gonella, Wahid Khayyata, Kay Kohlmeyer, Die Zitadelle von Aleppo und der Tempel des Wettergottes, Rhema-Verlag, Münster 2005, ISBN 978-3-930454-44-0.
  • (FR) Abdallah Hadjar, Monuments historiques d'Alep, trad. par Madeleine Trokey, Automobile et Touring Club de Syrie (ATCS), Aleppo, 2005
  • Alfonso Anania - Antonella Carri - Lilia Palmieri - Gioia Zenoni, SIRIA viaggio nel cuore del Medio Oriente, Polaris, 2009, pp. 377–405
  • Giulia Annalinda Neglia, Aleppo. Processi di formazione della città medievale islamica / Processes of Formation of the Medieval Islamic City, PolibaPress, Bari 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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