Dmitrij Medvedev

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Dmitrij Anatol'evič Medvedev
Дмитрий Анатольевич Медведев
Дмитрий Медведев (21-02-2022).jpg
Medvedev nel 2022

Vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa
In carica
Inizio mandato 16 gennaio 2020
Presidente Vladimir Putin
Predecessore Carica istituita

Primo ministro della Federazione Russa
Durata mandato 8 maggio 2012 –
16 gennaio 2020
Presidente Vladimir Putin
Predecessore Vladimir Putin
Successore Michail Mišustin

Presidente della Federazione Russa
Durata mandato 7 maggio 2008 –
7 maggio 2012
Capo del governo Vladimir Putin
Predecessore Vladimir Putin
Successore Vladimir Putin

Segretario del Consiglio dei Ministri dell'Unione Russia-Bielorussia
Durata mandato 18 luglio 2012 –
16 gennaio 2020
Predecessore Vladimir Putin
Successore Michail Mišustin

Leader di Russia Unita
In carica
Inizio mandato 30 maggio 2012
Predecessore Vladimir Putin

Vice-Primo ministro della Federazione Russa
Durata mandato 14 novembre 2005 –
12 maggio 2008
Capo del governo Viktor Zubkov
Predecessore Michail Michajlovič Kas'janov
Successore Viktor Zubkov

Dati generali
Partito politico Russia Unita (dal 2012)[1]
Indipendente (1991-2012)
PCUS (fino al 1991)[2]
Titolo di studio PhD in Law
Università Università Statale di San Pietroburgo
Firma Firma di Dmitrij Anatol'evič Medvedev Дмитрий Анатольевич Медведев

Dmitrij Anatol'evič Medvedev (in russo: Дмитрий Анатольевич Медведев? ascolta[?·info]; Leningrado, 14 settembre 1965) è un politico russo, 3º Presidente della Federazione Russa (dal 2008 al 2012), vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa dal 2020. Ha ricoperto la carica di Primo ministro dal 2012 al 2020.

Eletto Presidente della Federazione Russa a seguito delle elezioni del 2008, si impegnò in un programma di modernizzazione ad ampio raggio, volto a modernizzare l'economia e la società del paese e a ridurne la dipendenza dal petrolio e dal gas.[3] Durante il mandato di Medvedev, il trattato di riduzione delle armi nucleari New START è stato firmato da Russia e Stati Uniti, la Russia è emersa vittoriosa dalla seconda guerra in Ossezia del Sud e si è ripresa dalla Grande Recessione. Medvedev ha anche lanciato una campagna anticorruzione, nonostante in seguito sia stato lui stesso accusato di corruzione.

A seguito delle elezioni presidenziali in Russia del 2012, gli succederà Vladimir Putin che lo nominerà Primo ministro della Federazione Russa. Medvedev si dimetterà, insieme al resto del governo, il 15 gennaio 2020 per consentire a Putin di apportare radicali modifiche costituzionali; gli succede Michail Mišustin il 16 gennaio 2020. Lo stesso giorno Putin lo nomina vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa.

Se, per alcuni analisti, in vista della sua elezione nel 2008 sembrò rappresentare una concreta possibilità di "un nuovo periodo più liberale nella politica russa", più vicino all'Occidente, in seguito assumerà posizioni molto più dure (dalla richiesta di reintroduzione della pena di morte a quella di sanzioni per le imprese occidentali nel paese).[4][5][6]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Dmitrij Medvedev nel 1967 all'età di 2 anni

Dmitrij Anatol'evič Medvedev nacque a Leningrado il 14 settembre 1965, unico figlio di Anatolij Afanas'evič Medvedev e Julija Veniaminovna Medvedeva, nata Šapošnikova. Suo padre era ingegnere chimico insegnante all'Istituto di Stato di Tecnologia di Leningrado, mentre sua madre aveva studiato lingue all'Università statale di Voronež e insegnava russo all'Università pedagogica statale di Russia Herzen, venendo successivamente assunta come guida turistica alla Reggia di Pavlovsk. I suoi nonni erano invece di origini ucraine, della regione di Belgorod.

Gli studi e la carriera accademica[modifica | modifica wikitesto]

Medvedev nel 1982 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Leningrado dove si laureò nel 1987 insieme con Il'ja Eliseev, Anton Aleksandrovič Ivanov, Nikolaj Vinničenko e Konstantin Čujčenko e nel 1990 conseguì un dottorato in diritto privato con una tesi "Problemi di realizzazione del diritto civile nella personalità dell'impresa di stato".[7]

Parallelamente alla carriera universitaria, Medvedev incominciò a interessarsi di problemi sociali e politica seguendo la figura di Anatolij Sobčak, uno dei principali politici democratici in Russia tra gli anni '80 e '90 nonché uno dei suoi professori all'università. Nel 1988 Medvedev entrò nel team di democratici di Sobčak e prestò servizio de facto come capo della sua campagna per ottenere un seggio nel parlamento dell'URSS.[8]

Dopo l'avvenuta elezione di Sobčak, Medvedev continuò la sua carriera accademica come docente nella sua alma mater, ora rinominata Università di Stato di San Pietroburgo.[9] Qui insegnò diritto civile e romano dal 1991 sino al 1999. Inoltre nel 1990 lavorò all'agenzia municipale sovietica per il petrolio di Leningrado. Dal 1991 al 1996 fu tra gli esperti del comitato per le relazioni esterne dell'ufficio del sindaco di San Pietroburgo, organo presieduto da Vladimir Putin.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre del 1999 è diventato uno dei tanti amministratori di San Pietroburgo portati ai vertici dello Stato da Vladimir Putin. A dicembre dello stesso anno è stato nominato capo delegato dello staff presidenziale. Medvedev è diventato uno dei politici più vicini al presidente Putin durante le elezioni del 2000, quando è stato posto a capo del quartier generale della campagna elettorale. Dal 2000 al 2001 e poi nuovamente dal giugno 2002 all'ottobre 2003 ha presieduto il consiglio di amministrazione di Gazprom, mantenendo l’incarico fino alla sua elezione a presidente della Federazione Russa, nel 2008. Nel novembre 2005 è stato nominato da Putin Vice-Primo ministro, presidente del Consiglio per lo sviluppo dei progetti prioritari nazionali e presidente del Presidio del Consiglio.

Presidente della Russia (2008-2012)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere stato scelto come candidato alle elezioni presidenziali in Russia del 2008 dal partito del precedente presidente Putin, Russia Unita, è stato eletto come successore di quest'ultimo, sostenuto indirettamente anche da altre forze politiche, entrando in carica il 7 maggio.

Il giuramento del presidente Medvedev al palazzo del Cremlino il 7 maggio 2008

Dmitrij Medvedev tenne il suo giuramento come terzo presidente della Federazione Russa in una cerimonia svoltasi al Cremlino di Mosca.[10] La sua cerimonia d'installazione coincise incidentalmente con le celebrazioni del Giorno della Vittoria il 9 maggio successivo. Egli prese pertanto regolarmente parte alla parata militare sulla Piazza Rossa e firmò un decreto presidenziale per fornire una sede all'associazione dei veterani di guerra.[11]

L'8 maggio 2008, Dmitrij Medvedev nominò Vladimir Putin quale nuovo Primo ministro di Russia come aveva promesso di fare durante la campagna elettorale. Questa nomina venne approvata dalla Duma con una netta maggioranza di 392 voti contro 56, con la sola opposizione del partito comunista. Il 12 maggio 2008, Putin propose una lista di nomi per il suo nuovo gabinetto di governo che Medvedev approvò.[12] Medvedev rimase comunque molto cauto nel non sbilanciare il delicato equilibrio delle differenti fazioni del governo. Ad ogni modo, l'influenza dei potenti siloviki si indebolì dopo la presa della presidenza e i primi 20 giorni. Al loro posto Medvedev portò i cosiddetti civiliki.[13]

La seconda guerra in Ossezia del Sud[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seconda guerra in Ossezia del Sud.

Il conflitto di lunga data tra Georgia e le regioni separatiste dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia, supportate entrambe dalla Russia, raggiunse il punto di rottura nell'estate del 2008. Gli attacchi d'artiglieria da parte dei separatisti filo-russi ruppero gli accordi di pace firmati a Soči nel 1992. Per porre fine agli attacchi osseti e ristabilire l'ordine, le Forze Terrestri georgiane sono state inviate nella zona di conflitto in Ossezia del Sud la notte tra il 7 e l'8 agosto.[14] I georgiani hanno preso il controllo della maggior parte di Tskhinvali, una baluardo separatista, in poche ore. Pacificatori russi e civili con cittadinanza russa morirono durante gli scontri.[15][16]

Reparti delle Forze armate della Federazione Russa, non appartenenti alla forza congiunta di peacekeeping, avevano già illegalmente attraversato il confine russo-georgiano, passando per il tunnel di Roki, e avanzato in Ossezia del Sud il 7 agosto stesso prima ancora della risposta militare georgiana.[17][18] Medvedev accusò la Georgia di "aggressione contro l'Ossezia del Sud"[14] e l'8 agosto lanciò un'invasione terrestre, aerea e marittima su vasta scala nello Stato georgiano con il pretesto di un'operazione di peace-enforcement.[19]

Il 12 agosto, Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica francese e capo di Stato di turno alla presidenza del Consiglio dell'Unione europea, negoziò un accordo di cessate il fuoco. Cinque giorni di conflitto costarono la vita a 48 soldati russi, tra cui 10 pacificatori, mentre la Georgia perse 170 militari e 14 poliziotti.[20] La guerra provocò 192 000 sfollati e sebbene molti siano tornati alle loro case dopo il conflitto,[21] 20 272 persone, per lo più di etnia georgiana, sono rimaste sfollate fino al 2014.[22]

L'opinione popolare russa circa l'intervento militare fu largamente positiva, non solo tra i sostenitori del governo, ma anche in tutto lo spettro politico nazionale.[23] La popolarità di Medvedev crebbe del 10% giungendo così al 70%,[24] avendo dato prova di coinvolgimento diretto negli sforzi bellici.[25]

Nel 2021, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che la Russia mantiene il "controllo diretto" sulle regioni separatiste ed è responsabile di gravi violazioni dei diritti umani che si verificano nelle regioni.[26]

La crisi economica del 2008[modifica | modifica wikitesto]

Videoblog di Medvedev postato dopo la sua visita in America Latina nel novembre del 2008

Nel settembre del 2008, la Russia venne colpita dalle prime ripercussioni della crisi finanziaria globale. La recessione diede prova di essere la peggiore nella storia della Russia e l'indebitamento nazionale passò a più dell'8% nel 2009.[27] La risposta del governo fu l'uso di più di un trilione di rubli (più di 40 miliardi di dollari statunitensi) per venire in aiuto alle banche ed evitare dissesti,[28] oltre ad iniziare un programma di stimolo su vasta scala, prestando il corrispondente di 50 miliardi di dollari alle aziende.[27][28] Nessuna delle principali banche del paese collassò e la situazione economica venne ristabilita già dal 2009, ma la crescita sostanziale venne ripresa solo dal 2010.[29][30]

Secondo alcuni esperti nel campo, la crisi economica e la seconda guerra in Ossezia del Sud ritardarono il programma di riforme liberali di Medvedev. Al posto di lanciare le tanto attese riforme, infatti, il governo e la presidenza dovettero concentrarsi sulle misure anti-crisi e sulla politica estera per le implicazioni della guerra.[31][32]

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Nella sfera economica, Medvedev lanciò un programma per modernizzare l'economia della Russia e la sua società, diminuendo la dipendenza del paese dall'esportazione del petrolio e del gas naturale e creando un'economia diversificata basata sull'alta tecnologia e l'innovazione.[3] Nel novembre del 2010, nel suo discorso annuale all'Assemblea Federale, Medvedev propose un programma per privatizzare le dipendenze statali non più necessarie anche a livello regionale e locale, col piano di incamerare 32 miliardi di dollari entro tre anni. Tale somma, nell'ottica del presidente, doveva essere utilizzata per modernizzare l'economia locale.[33][34]

Medvedev fece dell'innovazione tecnologica uno dei suoi punti chiave nella presidenza. Nel maggio del 2009, Medvedev istituì una Commissione Presidenziale per l'Innovazione da lui personalmente presieduta e convocata una volta al mese. La commissione comprendeva l'intero governo russo e alcune tra le migliori menti del mondo accademico e del business russo.[35] Medvedev riuscì inoltre a prevedere la privatizzazione delle gigantesche corporazioni statali.[36]

Nel giugno del 2010 visitò la sede di Twitter nella Silicon Valley dichiarando la missione di voler portare più tecnologia ed investimenti nel proprio paese.[37]

Riforma della polizia[modifica | modifica wikitesto]

Medvedev iniziò delle riforme riguardo alle forze dell'ordine alla fine del 2009, tramite decreto presidenziale il 24 dicembre. Sulla base di queste riforme, i salari degli ufficiali di polizia russi vennero incrementati del 30%, il ministero dell'interno avrebbe apportato dei tagli al proprio personale amministrativo e la polizia sarebbe stata centralizzata.[38] Circa 217 miliardi di rubli (7 miliardi di dollari) sono stati disposti per aumentare il budget federale della polizia nel 2012–2013.[39]

La campagna anti-corruzione[modifica | modifica wikitesto]

Medvedev presiede il "Consiglio Anti-Corruzione" il 30 settembre 2008

Con l'intento di combattere la corruzione ormai dilagante in tutto il Paese, Medvedev il 19 maggio 2008 siglò un decreto con misure valide per contrastare tale fenomeno ed istituì un "Consiglio Anti-Corruzione".[40][41] Il piano prevedeva l'inasprimento delle sanzioni in caso di corruzione, con particolare attenzione agli ufficiali di legge ed agli amministratori municipali.[42][43] La proposta divenne legge il 25 dicembre 2008 col n. N 273-FZ.[44] Secondo il professor Richard Sakwa, "La Russia possiede ora una vera e propria legislazione contro la corruzione il che può ritenersi un passo avanti, anche se i risultati preliminari sono stati scarsi."[41][45]

Il 13 aprile 2010, Medvedev siglò il decreto presidenziale n. 460 che introduceva la "strategia nazionale anti-corruzione" come politica di governo a medio termine in due anni. La nuova strategia aumentò ulteriormente le multe in caso di corruzione.[46][47] Secondo Georgij Satarov, presidente di Indem, quest'ultimo decreto "probabilmente riflette la frustrazione di Medvedev nell'essere riuscito ad ottenere ben poco dal 2008."[46]

Nel gennaio 2011, il presidente Medvedev venne costretto ad ammettere la sua sconfitta nel progetto anti-corruzione.[48] Il 4 maggio 2011, Medvedev annunciò comunque di voler continuare i propri sforzi in questa direzione.[49] Un nuovo decreto legge aumentò di 100 volte l'ammontare delle sanzioni in caso di corruzione, portando la multa massima a 500 000 000 di rubli (18 300 000 dollari statunitensi).[50]

Sviluppo del sistema politico[modifica | modifica wikitesto]

Sergej Mironov fu il grande critico delle elezioni regionali del 2009

Le elezioni regionali tenutesi il 1º marzo 2009 vennero seguite da accuse di aver posto delle risorse amministrative a disposizione dei candidati del partito di Medvedev, con in testa soprattutto il capo del partito Russia Giusta, Sergej Mironov, il quale si dimostrò particolarmente critico nei confronti di quelle elezioni. In risposta a questo, Medvedev incontrò il responsabile della commissione elezioni, Vladimir Čurov, e gli chiese comunque una moderazione nell'uso delle risorse amministrative.[51] Nell'agosto 2009, Medvedev promise di diminuire volontariamente la posizione troppo predominante del partito Russia Unita nelle legislature regionali, ritenendo che "nuovi tempi democratici" fossero maturi.[52] Le successive elezioni regionali tenutesi l'11 ottobre 2009 vennero vinte dal partito Russia Unita con il 66% dei voti. Le elezioni vennero ancora duramente contestate per l'uso di risorse amministrative a favore dei candidati di Russia Unita. Il partito comunista russo, il Partito Liberal-Democratico di Russia e Russia Giusta si rivoltarono ancora una volta compatti.[51] Il professor Richard Sakwa disse che sebbene Medvedev avesse promesso un maggior pluralismo politico, dopo le elezioni del 2009, si è formato un crepaccio crescente tra le parole di Medvedev e la situazione che andava peggiorando, con la domanda derivante "se Medvedev avesse il desiderio o la capacità di rinnovare il sistema politico russo."[51]

Il 26 ottobre 2009, il primo capo dello staff presidenziale, Vladislav Surkov, si espresse dicendo che una maggiore apertura apparentemente democratica avrebbe potuto portare solo a una maggiore instabilità di governo e spezzare ulteriormente la Russia.[53] Il 6 novembre 2010, Medvedev pose il proprio veto sulla legge per le restrizioni delle dimostrazioni anti-governative per calmare i toni. Il decreto, passato il 22 ottobre, prevedeva infatti a chiunque di organizzare manifestazioni di piazza non precedentemente debitamente segnalate alle autorità.[54]

Medvedev visita la repubblica russa del Tatarstan

Nel suo primo discorso al Parlamento russo il 5 novembre 2008,[55] Medvedev propose di cambiare la Costituzione di modo da aumentare i termini di incarico del presidente e della Duma da quattro a sei e cinque anni rispettivamente.

L'8 maggio 2009 propose alla legislatura un vero e proprio decreto ed il 2 giugno controfirmò la legge, compreso l'emendamento che prevedeva che i membri della Corte Costituzionale russa fossero proposti al Parlamento dal Presidente anziché eletti tra i giudici come si era fatto fino a quel punto.[56]

Medvedev col presidente siriano Bashar al-Assad durante una visita ufficiale in Siria, 2010

Nel maggio del 2009, Medvedev ormai deciso a difendersi dagli attacchi provenienti soprattutto dal mondo della politica ai suoi tentativi di riforma stabilì una commissione presidenziale con lo scopo di contrattaccare i presunti errori e falsificazioni storiche diffuse contro di lui e contro il suo governo.[57] Nell'agosto di quello stesso anno, si rifiutò di equalizzare le vittime dello stalinismo e del nazismo. Difendendo lo stalinismo, Medvedev negò il coinvolgimento dell'Unione Sovietica nella complicità dell'invasione della Polonia nel 1939 da cui iniziò la Seconda Guerra mondiale, fatti che sia l'Unione europea che l'OSCE si rifiutarono di riconoscere come veritieri. Secondo le dichiarazioni di Dmitrij Medvedev, fu Iosif Stalin che de facto "alla fine, salvò l'Europa".[58]

In un discorso del 15 settembre 2009, Medvedev disse che nel 2004 votò a favore dell'abolizione dell'elezione diretta dei presidenti delle regioni russe a favore della loro nomina diretta da parte del Cremlino.[59][60]

Riforma elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009, Medvedev propose un emendamento alla legge elettorale che avrebbe portato la soglia di elezione di un partito alla Duma dal 7% al 5%. L'emendamento divenne legge nella primavera di quello stesso anno. Ai partiti che avessero ricevuto più del 5% ma meno del 6% sarebbe stato garantito un seggio in parlamento, mentre i partiti che avessero ricevuto più del 6% ma meno del 7% avrebbero ricevuto due seggi. I restanti seggi sarebbero poi stati divisi proporzionalmente tra tutti i partiti che avessero ricevuto più del 7%.[61]

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Medvedev con la cancelliera tedesca Angela Merkel in Germania nel luglio del 2011

In agosto, durante il terzo mese della presidenza Medvedev, la Russia prese parte alla seconda guerra in Ossezia del Sud, che portò a tensioni nelle relazioni russo-statunitensi a valori mai così elevati dalla fine della Guerra Fredda. Il 26 agosto, dopo il voto unanime dell'Assemblea Federale, Medvedev emise un decreto presidenziale per riconoscere l'Abcasia e l'Ossezia del Sud come stati indipendenti,[62] un'azione condannata dal G7.[63]

Medvedev col presidente statunitense Barack Obama firma il trattato New START a Praga

Il 31 agosto 2008, Medvedev annunciò lo spostamento delle relazioni internazionali della Russia sotto il suo diretto controllo, ricostruite sulla base di cinque nuovi principi:[64] la supremazia dei principi del diritto internazionale, la "multipolarità" del mondo, la Russia non avrebbe cercato il confronto con altre nazioni, la Russia avrebbe protetto i propri cittadini ovunque essi si trovassero e che la Russia avrebbe sviluppato sempre maggiori legami amicali con le regioni favorevoli.

Nel suo discorso al Parlamento il 5 novembre 2008, egli promise inoltre di depositare un missile Iskander presso l'Oblast di Kaliningrad per contrastare il sistema missilistico statunitense impiantato in difesa in Europa orientale. Dopo l'annuncio del presidente statunitense Barack Obama il 17 settembre 2009 di non voler impiegare il deposito di missili nell'area della Repubblica Ceca e della Polonia, Medvedev si convinse a ritirare la propria decisione.[65] Il 21 novembre 2011, Medvedev disse che la guerra in Georgia aveva impedito ulteriori espansioni della NATO.[66]

Primo ministro della Russia (2012-2020)[modifica | modifica wikitesto]

Medvedev con Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo, e Jose Manuel Barroso, a Bruxelles, 2010

L'8 maggio 2012, il neo presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha nominato Medvedev Primo ministro[67]. Il decreto di nomina è arrivato dopo l'approvazione della Duma (il ramo del Parlamento russo che ha il potere di eleggere il Primo ministro), che ha eletto Medvedev con 299 sì e 144 no su 450 deputati. L'ex presidente è stato appoggiato da due partiti, Russia Unita e il Partito Liberal-Democratico di Russia.

Medvedev ed il presidente sudcoreano Lee Myung-bak, 2010.

È la seconda volta dopo Putin che un ex presidente ricopre anche la carica di capo del governo[68]. Medvedev ottenne l'incarico di primo ministro di Russia dall'8 maggio 2012, dopo che il presidente Vladimir Putin ebbe siglato la formalizzazione della sua designazione a quel ruolo.[69]

Il 19 maggio 2012 Dmitrij Medvedev prese parte al G8 tenutosi a Camp David, negli Stati Uniti, rimpiazzando il presidente Putin, che decise di non rappresentare direttamente la Russia al summit. Medvedev fu il primo primo ministro russo a rappresentare la Russia in quel frangente. Il 21 maggio 2012 il suo gabinetto venne approvato dal presidente. Il 26 maggio, venne nominato leader del partito Russia Unita, formazione di maggioranza. Già in precedenza Medvedev era entrato a far parte del partito e pertanto era divenuto il primo primo ministro russo ad aver avuto una qualche affiliazione ad un partito politico specifico.[70]

A seguito dell'annessione della Crimea alla Russia, Il 31 marzo 2014 Medvedev fu il primo leader russo a visitare la Crimea da quando essa è divenuta parte occupata della Russia (18 marzo di quell'anno). Durante la visita egli annunciò formalmente l'istituzione di un Ministero Federale per gli Affari della Crimea.[71] Durante la visita ufficiale in Armenia tenutasi il 7 aprile 2016, Medvedev ha visitato il Complesso del Memoriale di Tsitsernakaberd per rendere omaggio alle vittime del genocidio armeno commesso dai Giovani Turchi e dai nazionalisti turchi guidati da Mustafa Kemal Atatürk (1915–1923). Medvedev ha deposto una corona di fiori sul Fuoco Eterno e ha commemorato le vittime in accordo con il riconoscimento di quel crimine da parte della Russia già dal 1995.[72]

Il 7 maggio 2018, Dmitrij Medvedev fu nominato primo ministro da Vladimir Putin per un altro mandato.[73] Nell'estate del 2018 si svolsero proteste in tutto il paese contro l'aumento dell'età pensionabile introdotto dal governo di Medvedev. Il piano di aumento venne annunciato inaspettatamente dal governo il 14 giugno, in coincidenza con il giorno di apertura del campionato mondiale di calcio 2018 in Russia.[74] A seguito delle manifestazioni, l'indice di approvazione di Medvedev e Putin diminuì notevolmente.

Medvedev, insieme a tutto il suo gabinetto, si è dimesso il 15 gennaio 2020, dopo che Putin ha pronunciato il discorso presidenziale all'Assemblea federale, in cui ha proposto diversi emendamenti alla costituzione, approvati tramite referendum costituzionale a giugno. Putin ha accettato le dimissioni.[75] Putin ha suggerito a Medvedev di assumere la carica di vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa.[76]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Dmitrij Medvedev e sua moglie Svetlana Medvedeva nel 2008

Medvedev è sposato ed ha un figlio, Il'ja Dmitrevič Medvedev (n. 1995). Con sua moglie, Svetlana Vladimirovna Medvedeva, si fidanzò ai tempi della scuola e si sposò nel 1989.[77] La coppia vive di norma in un appartamento nel quartiere Zolotye Ključi di Mosca.[78]

Sebbene sappia parlare inglese, preferisce solitamente conferire in russo.[79]

È autore di diverse pubblicazioni, di stampo accademico e non.[80][81]

Nell'ottobre 2008, ha iniziato a postare dei videoblog sul sito presidenziale.[82] I suoi videoblog sono presenti anche sul suo LiveJournal ufficiale blog_medvedev[83] dal 21 aprile 2009 ad opera dell'amministrazione del Cremlino. Nel giugno del 2011 Medvedev ha partecipato al lancio del progetto "Eternal Values" di RIA Novosti con il consiglio della Wikimedia Foundation russa.[84][85]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni critici hanno definito la sua presidenza "in tandem"[67] (nel giornalismo anglosassone si è parlato di "tandemocracy") con Vladimir Putin[86], accusandolo di esserne una "marionetta".[87][88][89]

Riceve forti accuse di corruzione dal politico di opposizione Aleksej Naval'nyj, poi culminate nella video-inchiesta On vam ne Dimon (trad.: "Non chiamarlo Dimon").[90][91][92][93]. Naval'nyj sarà successivamente oggetto di provvedimenti giudiziari denunciati, dallo stesso e da associazioni e media occidentali, come politicamente motivati.[94][95][96][97]

Durante la crisi russo-ucraina nel 2022 diffonde via Telegram messaggi d'odio intrisi di antioccidentalismo.[98][99][100][101]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze russe[modifica | modifica wikitesto]

Collare dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Sant'Andrea
— Mosca, 7 maggio 2008
Ordine al merito per la Patria di I Classe - nastrino per uniforme ordinaria Ordine al merito per la Patria di I Classe
Medaglia commemorativa per il 1000º anniversario di Kazan' - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il 1000º anniversario di Kazan'
Medaglia del governo della Federazione Russa - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia del governo della Federazione Russa

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Ordine della gloria (Armenia) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della gloria (Armenia)
Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Sava (Chiesa Ortodossa Serba) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine di San Sava (Chiesa Ortodossa Serba)
Medaglia per il decimo anniversario di Astana capitale (Kazakistan) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia per il decimo anniversario di Astana capitale (Kazakistan)
Gran croce dell'Ordine del sole del Perù (Perù) - nastrino per uniforme ordinaria Gran croce dell'Ordine del sole del Perù (Perù)
— [102]
Gran cordone dell'Ordine del liberatore (Venezuela) - nastrino per uniforme ordinaria Gran cordone dell'Ordine del liberatore (Venezuela)
Ordine "Danaker" (Kirghizistan) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine "Danaker" (Kirghizistan)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Председатель Партии "Единая Россия".
  2. ^ Медведев Дмитрий Анатольевич.
  3. ^ a b Russia Profile Weekly Experts Panel: 2009 – Russia's Year in Review, su russiaprofile.org, Russia Profile, 31 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 19 gennaio 2011).
  4. ^ (EN) Putin anoints Medvedev to be successor as Russian president, su The Guardian, 10 dicembre 2007.
  5. ^ (EN) Russia's Putin and successor stage double act, in Reuters, 19 dicembre 2007.
  6. ^ (EN) Once A Hope Of Russian Liberals And The West, Medvedev Beats A Bellicose Drum To Stay Safe, Relevant, su Radio Free Europe/Radio Liberty.
  7. ^ Who is Dmitry Medvedev?, Russia Today, 4 marzo 2008.
  8. ^ Andreas Umland, The Democratic Roots of Putin's Choice, in Washington Post, 11 dicembre 2007. URL consultato il 10 maggio 2008; Galina Kozhevnikova and Vladimir Pribylovskii Rossiiskaia vlast' v biografiiakh I: Vysshie dolzhnostnye litsa RF v 2004 g. Stuttgart: ibidem-Verlag, 2007, p. 117.
  9. ^ Levy, Clifford J.; p. A18
  10. ^ ABC Live, su abclive.in. URL consultato il 28 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 27 maggio 2009).
  11. ^ Medvedev decrees to provide housing to war veterans.  – ITAR-TASS, 7 May 2008, 15.27
  12. ^ Prime Minister Putin appoints new government – 2, RIA Novosti, 12 maggio 2008.
  13. ^ All the Next President's Men, Russia Profile, 19 dicembre 2007 (archiviato dall'url originale il 4 agosto 2011).
  14. ^ a b (EN) Russian Federation: Legal Aspects of War in Georgia, su Biblioteca del Congresso. URL consultato il 31 marzo 2021.
  15. ^ EU report, volume II (PDF), su ceiig.ch, Independent International Fact-Finding Mission on the Conflict in Georgia, 30 settembre 2009. URL consultato il 30 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2011).
  16. ^ Alexander Nicoll e Sarah Johnstone, Russia's rapid reaction, su iiss.org, International Institute for Strategic Studies, settembre 2008. URL consultato il 9 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2008).
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